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Tintoretto La Resurrezione

L'importante è non perdere mai di vista il quadro generale: le battaglie sono battaglie, la guerra è la guerra. E' quest'ultima che va vinta. “Il fatto è che la vita ha la tendenza a giocarti dei tranelli quando meno te l'aspetti” ragionava tra sé la Madonna mentre, impavida e in ginocchio, teneva accesa la speranza nella notte più concitata dell'umanità. Lei, nel frattempo, si era fatta d'una bellezza matura, seducente: stava assumendosi il rischio dei rischi nel continuare a pescare speranza mentre anche gli amici del Figliolo, i vecchi pescatori di Gennesaret, stavano trabattando per ritornare ai loro vecchi lavori. “E' finita, è stato bello, custodiamo ciò che è stato: un sogno di un bagliore unico. Però è finita, amici!” Un filo di rabbia serpeggiava nei loro volti: una grande rabbia, d'altronde, è impossibile senza un grande amore. Discorsi nottambuli tra uomini frastornati da una storia più grande di loro: il passato, nei loro occhi, non c'era già più. Restava il futuro, tutto da riscrivere, ripartendo daccapo. Lei, Maria Nazarena, resse lo stress, l'urto dell'abbandono. L'impazienza.
Lui, Gesummio, portò pazienza quand'era più facile cedere alla fretta: è abbastanza strano cosa può far succedere una persona quando rallenta il ritmo. Poi, passati i tre giorni del chicco che deve morire per raddoppiare, se ne esce. Sposta la pietra, non disturba le guardie, cammina a passi felpati, silenzioso. Che nessuno se ne accorga: come a Betlemme, la notte in cui nacque. Così a Gerusalemme, nella notte in cui rinasce. «Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello – è la stupenda Sequenza Pasquale della liturgia – Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa». Le parole hanno il potere di infilarsi nella memoria: “Lo avevo detto, promesso, scritto nei cuori: dopo tre giorni, risusciterò – ripete tra Sè nel silenzio della notte gerolosomitana -. Forse non ci hanno creduto, troppo grande la gioia. Avessi detto che, una volta morto, sarebbe finito tutto, forse ci avrebbero creduto con più facilità”. La cosa difficile, in verità, era cercare di orientarsi dentro quello sconforto: a nessuno piace scoprire d'essere stato adescato. Mentre cammina per la città, si accorge che nessuno Lo sta cercando, tanto meno aspettando: sono passati solo tre giorni, ma il tempo ha quell'indomabile potere di smorzare i colori di una storia, finche ne lascia solo un'impronta sfuocata. “Fà nulla, Gesù – dice a Sè medesimo per ritrovare il ritmo -: se nessuno più mi cerca, tornerò ancora io a cercare loro. Di casa in casa, bussando di porta in porta, passando di cuore in cuore. Il (santo) sepolcro, nel frattempo, era diventato un guscio vuoto.
Il fatto serio è che la vita non prende mai la direzione che t'aspetti: «Maria, raccontaci: che hai visto sulla via?» prosegue la Sequenza. E lei, donna dell'ora prima, a rigettare addosso ciò che aveva sul bordo del cuore, sulla punta della lingua, in attesa soltanto che le venisse chiesto: «La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti». E la storia ricomincia daccapo, ancora una volta: Cristo con le gambe in spalla, con il sorriso sul volto (“Il mondo sorride se tu gli sorridi” è sempre stato convinto), la gioia nel cuore. Verso Emmaus, ancora sulla battigia del mare, dentro la stanza del Cenacolo. Delude, ancora una volta, le aspettative: perchè dopo un'impresa del genere, minimo-minimo ci si aspettava i fuochi d'artificio, tipo una conferenza stampa, un annuncio in prima pagina: “Sono risorto! Ve l'avevo detto! Ho vinto: Satàn è fottuto!” Invece nulla di nulla, ancora una sorpresa: “L'annuncio lo darò a modo mio: non faccio proclami, l'affido alla gente che incontrerò – ha deciso nel sepolcro -. Nel loro vissuto, imprimerò la mia gioia, in modo tale che la gente, vedendoli così, si sa mai che chiedano di Me”. Anche da Risorto, insomma, non è cambiato: resta una lepre, di quelle che cambiano direzione continuamente e fanno impazzire la gente che caccia. «Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto». Maria, da parte sua, ripensava che per tanti anni aveva sentito che mancava qualcosa alla sua vita, non sapeva cosa. Adesso capisce: “Mammamia, sono tornato. Eccomi!”

(da Il Sussidiario4 aprile 2021)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti (Giovanni 20,1-9).


Editoriali della Quaresima 2021
Mercoledì delle Ceneri, Ricordati che sei polvere (di stelle), 17 febbraio 2021
I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
II^ Domenica di Quaresima, Il divino Lavandaio27 febbraio 2021
III^ Domenica di Quaresima, Vendono il sole per comprare una candela, 6 marzo 2021
IV^ Domenica di Quaresima, Chiaroscuri sui pipistrelli13 marzo 2021
V^ Domenica di Quaresima, La voglia di Te è più forte della voglia di me20 marzo 2021
Domenica delle Palme, Il Diomendicante e il frutto della Passione, 27 marzo 2021
Giovedì Santo, Masticami, Giuda. Ovverosia del Giovedì Santo, 1 aprile 2021
Venerdì Santo, Pilato e Veronica. Ovverosia, del Venerdì Santo, 2 aprile 2021
Sabato Santo, Silenzio per cena. Ovverosia, del Sabato Santo2 aprile 2023

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì con Giotto, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021
II^ giovedì con Giotto, L'incostanza e la fortezza25 febbraio 2021
III^ giovedì con Giotto, L'ira e la temperanza4 marzo 2021
IV^ giovedì con Giotto, La stoltezza e la prudenza, 11 marzo 2021
V^ giovedì con Giotto, L'infedeltà e la fede, 18 marzo 2021
VI^ giovedì con Giotto, L'invidia e la carità25 marzo 2021
VI^ Giovedì con Giotto, La disperazione e la speranza, 31 marzo 2021

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Dal 2 marzo, in tutte le librerie, Dei vizi e delle virtù (Rizzoli 2021), il nuovo libro di Papa Francesco e Marco Pozza

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti - ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza - è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: "Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario". Riflettere su questi temi serve a "capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire". Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

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Compianto

Sotto la croce quattro matti in cerca di gloria. Tutti pronti per gli sfottò, come se la cima del Calvario fosse diventata una curva di ultras incarogniti: «Scenda ora dalla croce e gli crederemo» (Mt 27,42). La sensibilità è il metro degli sciocchi: il cazzeggio è ciò che riesce loro meglio. Cristo, da lassù, fiuta la trappola: “Figurarsi se scendo dal patibolo. Certo: se scendessi, tutti crederebbero che io sono Colui che sono. Loro, però, non capiscono che, così facendo, li renderei schiavi di un miracolo: io, invece, voglio dei cuori liberi. Morirò, dunque, e mi aspetterà chi mi crederà. Poi, alla fine, ci sta che facciamo la conta”. In croce, squadrando Madonnamia, Gli riuscì un sorriso: la capacità di sorridere in punto di morte rimarrà, nei secoli, il suo marchio di fabbrica. Sotto la croce, c'è un carnaio tutto compresso in pochi metri quadrati di terra: quanto spreco in quegli sguardi beffardi. Sono burroni profondissimi, immobili, ingannatori. “A te, Mammamia, affido la speranza che non delude: resisti (almeno) tu, perchè se molli anche tu è finita per davvero”. Il sonno di Maria, questa notte, avrà la velocità bavosa delle lumache.
Un attimo prima, glielo pongono tra le braccia: la ragazza-madre diventa madre-pietosa, la Pietà del Buonarrotti: “Guardala, eccola qui: c'ha ancora negli occhi la speranza che Gli ho visto sbocciare quand'era bambino” si rincuora tra sé. Forse si autoconvince, o forse ci crede per davvero: le madri sanno fronteggiare l'orrore per sprofondarlo. “Figliomio, io ti ho fatto nascere, adesso tocca a te rinascere. Io, cadesse il mondo intero, a te mi affido. Di te mi fido. Ora pro nobis peccatoribus” (Firmato: tua madre)”. Poi d'un tratto, l'ultimo regalo recapitato: “Maria, non mi conosci, forse non ci siamo mai visti finora – Le s'avvicina Giuseppe d'Arimatea -. Era mio amico Gesù, ci siamo visti a ore alterne, di nascosto, quando la notte soffiava. Accetta il mio regalo per Lui e per te: prendetevi il mio sepolcro, lo metto a disposizione dell'Amico!” Parole ultime, confidenze a bordo-roccia, risultato finale della somma totale di chi è rimasto dopo che tutti sono scappati via: l'intelligenza è sopravvalutata, la stupidità sottovalutata. Satàn, grullo, canta vittoria: “Vinto! Abbiamo vinto! Giuro: ci ho sempre creduto. Grazie per la fiducia accordatami”. «All'ombra de' cipressi e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della morte me duro?» (U. Foscolo). Ognuno, con Cristo dentro la fossa, ha la necessità di far uscire la rabbia che ha dentro. La rivalsa, o la speranza. Per i conti, domattina.
Dentro, dietro la pietra: “Ho toccato il fondale, Padremmio: più in basso di così non è possibile andare – grida muto il Figliolo al Padre – Questa morte è la perla nera indecifrabile del nostro amore. Non ti capisco, ma ti amo: per questo mi sono fidato di Te in questa calata agli inferi”. E' Vangelo: per andare a salvare l'uomo, se c'è una vetta la si deve raggiungere al più presto, se c'è un abisso lo si deve toccare il prima possibile. “La morte? - si chiederà, mi chiederà, la gente nei secoli a venire – Il carcere, al confronto, è una vacanza da custodire come il migliore dei viaggi mai compiuti”. Lì fuori, nella Gerusalemme cianotica e caotica, tutti sono intenti a discutere il suo caso: “Non immaginavo d'essere un argomento così eccitante di conversazione” - medita tra Sè medesimo -. La gente è così, lo è da quando esiste il mondo: ha sempre più opinioni sulla vita altrui che su quella propria". A Maria, (ma)donna bambina, toccherà sfidare la supponenza dei bulli: “I bulli io li conosco assai – ribatte alle amiche che l'invitano ad appisolarsi un po' – Vedrai che sono pronti a farsi da parte appena trovano qualcuno che tiene loro testa”.
«Scenda ora dalla croce e gli crederemo», mi han gridato poco fa. Fossi sceso, era la stessa cosa di chiedere a qualcuno d'amarti: e così non funziona!" Qualcuno, fuori, inizia ad avere rimorsi “Benvenga: vuol dire che la coscienza gli funziona: lo riaccoglierò”. Fra tre giorni, però: “Adesso devo star qui, a marcire del tutto: perchè se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimarrà da solo. Devo morire, per risorgere e moltiplicarmi". L'impazienza è nemica del cacciatore. “Veglia tu, Madonnamia: fa le veci del mondo”.
Domattina chi avrà Dio con sé sarà sempre in maggioranza.

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.
Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. là lo vedrete, come vi ha detto"» (Marco 16,1-7).


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I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
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III^ giovedì con Giotto, L'ira e la temperanza4 marzo 2021
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V^ giovedì con Giotto, L'infedeltà e la fede, 18 marzo 2021
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Veronique

Pilato è un giudice quaraquaquà. Ha il cuore che assomiglia ad una agenzia di affitti. “Affittasi!” ha appeso sulla fronte. Affitti brevi, affitti lunghi. Al posto dei monocali-bicamere-tricamere, però, lui affitta pensieri già pensati. È uno che giudica a seconda dell'umore della folla: vuol piacere a tutti, questo è il fatto serio e ridicolo. “Vorresti sapere a cosa sto pensando, Mammamia – bisbìglia con lo sguardo Cristo alla Madonna – Chiaro: tutto dipende da che giudice prende in mano il tuo fascicolo (Amen)”. Quand'era in vita, Lui faceva risuonare le parole nel cuore degli uomini; adesso in quella specie di tribunale, imbastito alla rinfusa, non vuole più parlare. Glielo dice con la bocca chiusa: “M'avvalgo della facoltà di non rispondere. Quello che dovevo dire, l'ho detto tutto”. Cede solo un attimo, quando Pilato, nel pretorio, vuol fare il saputello di fronte alla Sapienza: «Tu sei il re dei Giudei?» Domanda d'aceto, insulsa, tautologica. Cristo, misericordioso, ribatte con chiarezza: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?» (Gv 18, 33-34). Smascherato, Pilato! “Non è vendetta, nemmeno un moto d'ira – si confessa il Cristo – È che ne ho le scatole piene di stare assieme a gente che pensa pensieri già pensati. Gente che affitta pensieri: Pilato, per me, stasera deve chiudere la sua agenzia d'affitti”. No, quella di Pilato non è cattiveria, è il dramma dell'uomo politicamente corretto: forse, a furia di maneggiare il codice penale, si è lasciato viziare dal lusso e dalla prepotenza. “Capisco che stia maledendo il caso che gli è capitato tra le mani – prova a giustificarlo Cristo – ma basterebbe usare un po' il cervello per capire ch'è tutta una macchinazione. Vabbè! (Amen) E così sia”.
Ha fatto vincere, ha fatto vivere Barabba: «Barabba era un brigante» (Gv 18,40). Capiterà sempre così, quando lasci scegliere alla folla incarognita e prostituita: sceglierà Barabba, sempre, al posto di Cristo. “Chissenefrega, avanti! - si ripete l'esortazione del Padre – Devo credere che sono il suo Figlio prediletto, l'amato. Mi fido, croce in spalla, forza cuoremmio”. Il pensiero degli amici è costante: spariti tutti, come passeri dopo una sassaiola. Eccetto Maria, non c'è più nessuno che venga a sedersi nell'intimo della sua tana di solitudine: “Un piano di riserva? mi sta chiedendo qualcuno. Quale piano di riserva: l'amore non ha piani di riserva. Quello se l'inventeranno i miei successori. Per questo, vedrete se sbaglio di tanto, ne incontrerete a bizzeffe di credenti molli e insoddisfatti”.
Tutto è compiuto! Nessun puledro, stavolta: croce in spalla! «Mammamia, guarda che ti sento addosso, anche se non ti vedo!». Qui, su per il Calvario, le botte le danno al Figlio, ma il tormento è di Maria. In tanti assistono allo spettacolo: quando passa si spostano leggermente, indietreggiano per pudore o per un malcelato sospetto d'esser giudicati infami a compatirlo. Veronica, invece, se ne frega di tutti, di tutto: passerà alla storia come la donna politicamente (s)corretta. Si stacca dal gruppo delle donne che si battono il petto e fanno lamenti a Gesù. Forse manco appartiene a quella ciurma di femmine: “Io, da bambina, mai avrei immaginato d'arrivare a questo punto – si dice tra sé mentre va incontro al Cristo-sfigurato – Eppure è per questo che sono nata, lo sento. Adesso lo capisco!” Veronica l'impavida: non ha paura, nessuna vergogna. La sua non è burocrazia: già in tante, forse pagate, fanno le lamentazioni. Lei è lei: Lo vede, s'intenerisce, si avvicina. Gli asciuga quel suo dolcissimo Volto con un fazzoletto, Gli toglie «la comune polvere, la polvere di tutti, la polvere della sua faccia; incollata dal sudore» (Ch. Péguy). Nessuna distanza, va a mescolasi col più Grande Condannato della storia: “Grazie, Padremmio: dopo la pavidità di Pilato, Veronica è la tua risposta al mio cuore!” Questo gesto avrebbero dovuto farlo gli apostoli, altro che fuggir via come pavidi fuggiaschi. Hanno la faccia così sozza che hanno deciso di non inserirla nei loro Vangeli: “Si raccomanda la censura!” si sono accordati loro quattro. Chissenefrega! A Veronica basta il sorriso di Gesù: “Pago quel che c'è da pagare – risponde alla folla cretina – ma al cuore non è dato di comandare”. Appeso alla croce, Cristo ripensa a quel fazzoletto. La dolcezza vincerà sempre sulla violenza: “Grazie Veronique!” Lei, da lontano, poggia il viso sul fazzoletto sporco di sangue.

(Leggi il Vangelo della Passione secondo l'evangelista Giovanni)


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