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Non li avesse scelti Lui, gli apostoli, verrebbe voglia di scommettere che fossero usciti dal genio di qualche fumettista, di un vignettista che sogna di fare cappottare dalle risate i suoi affezionatissimi lettori. Invece son usciti dal cuore di Cristo, dunque ci sono padri-nella-fede. Non per questo, però, Lui ha cancellato le tracce di ciò che fecero, di ciò che sono stati: degli emeriti incapaci in materia di Vangelo. È il caso di oggi: Gesù – appena dopo le confidenze pazze fatte tra Lui e Pietro sulla strada per Cesarea, con annessa tirata d'orecchi – inizia a dire ai suoi discepoli la verità che li attende: ne parla con precauzione, fa attenzione a non spaventarli troppo, avanza passo-passo. Loro sono molli come budini: nei loro volti c'è un'ansia senza paragoni: "Morire per vivere, perdere per vincere? Vi pare normale un uomo così, gente?" bisbigliava il Menzognero che s'infilava di continuo nelle loro confidenze. E loro, poveri-cristi amici del Cristo, arrancavano nel capire. Tanto che l'evangelista li sveste: «Essi non capivano queste cose e avevano paura di interrogarlo». Siccome non capiscono – e si vergognano di alzare la mano -, parlano di tutt'altro. Sono gente vergognosa gli apostoli, così vergognosi che si vergognano di dare risposta alla Sua domanda: «Di che cosa stavate discutendo lungo la strada?» Domanda tautologica: ha già sentito l'affar che preme loro dibattere. Vuol sentirselo dire da loro: «Essi tacevano». Troppo, per gente come loro, metterci la faccia: «Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande».
Manca poco, a Cristo, per strapparsi tutti i capelli.
Non s'arrende: son pur sempre amici suoi, scelti da Lui. Non riconosciamo mai Dio quando passa: Dio è sempre un incompreso, uno sconosciuto. Non capirlo è la miglior garanzia di una fede cristallina: non capirlo, ammetterlo. Li fa sedere, non si arrende alla loro ignoranza: vuole insegnare loro un'altra un'unità di misura. Non più solo centimetri, metri, chilometri: "13cm di profondità, 20cm di lunghezza. Sono alto un metro e settanta. Sono 235 chilometri di viaggio". D'ora innanzi il Cielo si misurerà in infanzia: "O tornerete bambini, o il Regno dei Cieli scordatevelo". Da oggi vera solitudine sarà sperimentare l'inutilità della nostra infanzia: «Se sapessi dov'è la strada che torna indietro, la lunga strada per il paese dei bambini» scrisse il teologo protestante D. Bonhoeffer. Perché i bambini? Perché con i bambini è facile capirsi: quando ti prendono per la mano, hanno già scelto di fidarsi di te. Dio è bambino: ti prende per mano, ha deciso di fidarsi di te. Non potevano capirlo al volo quegli uomini così grezzi e spigolosi: è per questo che li fa sedere, li ammaestra, insegna loro una misurazione diversa per vedere quanto son grandi: "Più sei piccolo più sei alto, più accetti di perdere più sali in classifica, più ti metti a sciacquare i piedi più signore sarai". Alla porta del Cielo sta affissa una scritta: "Si prega di rimanere bambini per non perdere la felicità acquisita". È il Vangelo, come un carro ribaltato: ciò che a prima vista pare ovvio, ovvio non è più. "Avanti, guardando indietro" sembra insegnar Cristo agli amici. Non amici-gamberi, ma amici-bambini: avanzeranno senza scordare il bambino che sono stati. Senza vergognarsi dell'infanzia, la stagione nella quale si hanno sempre i tergicristalli negli occhi, la spavalderia di chi, per riuscire un giorno a capire, è disposto prima ad amare. A fidarsi a occhi chiusi.
Che, a ben pensarci, è ciò che fece Dio stesso a Betlemme: si rimpicciolì – dice Paolo agli amici di Colossi – fino a farsi bambino ed entrare nel grembo di una (ma)donna. Tornò bambino, Lui che era immensamente grande, per aprire all'uomo la strada per ritornare ad essere come Dio, com'era agli inizi di tutto: rimpicciolirsi, abbassarsi, svestirsi. Calarsi, umiliarsi, inginocchiarsi. Pare cosa buffa, ma è Vangelo: il modo migliore per arrivare ad essere noi stessi è fare di tutto per assomigliare a Dio. Lasciandoci guidare dal bambino che siamo stati.

(da Il Sussidiario, 22 settembre 2018)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». 
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Marco 9,30-37).

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amoresfondo
Ce l'aveva sulla punta della lingua da chissà quanto tempo quella domanda. Da quando li adocchiò – reti tristi, cuori fiacchi, braccia spossate – a Cafarnao, nei dintorni. La tenne stretta a sé: ci sono domande che ci si può giocare una sola volta nella vita. Cristo lo sa: l'occasione è nulla senza un'inclinazione, un desiderio, un cuore in accelerazione. Quando la legna è pronta, basterà una scintilla. Per chi ha mira, basterà un colpo solo. Dio, in guerra, va per amore: è cecchino di cuori, ha mira da batticuore. A Cesarea e dintorni: «Ma voi, chi di te che io sia?» La pone esattamente lì, bordo-strada: camminando a piedi prega, pregando cammina nei cuori di chi gli va dietro. Non gl'importa granché della gente: "Chi mi ama mi segua, chi mi odia m'insegua" è il suo motto, sotto-sotto, detto con maggior garbo, un pizzico d'eleganza in più. Dei suoi amici, invece, gli sta a cuore sapere l'indice di gradimento di Lui nei loro cuori. «Ma» è particella avversativa, una rovesciata al volo. È contropiede affilato: "Degli altri m'importa, non m'importa. Per voi, però, mi piacerebbe sapere chi sono io". Cristo è l'uomo delle domande. Alle domande degli altri, risponderà con altrettante domande. Perché il punto di domanda tra tutti è il segno di punteggiatura più ricco: apre un capoverso, fa prendere la rincorsa ad una frase, è trampolino di lancio.
E, domandando, restaura i cuori. Per questo, prima li imbraga nell'amicizia: ci sono domande che necessitano del contesto adatto, di un vestito su-misura, un parterre-de-roi appositamente convocato. Li ha imbragati nell'amicizia e ha fatto loro la domanda mentr'erano nell'intimità, quando i loro cuori erano sintonizzati tra di loro. Non se l'aspettavano, forse, una domanda così scabra, schietta, così spigolosa d'essere dolcissima. Cristo conosce assai il vantaggio della sorpresa, della leggerezza: «Ma voi, chi dite che io sia?» Chi rispose – Pietro alzò subito la mano – non rispose con testa: dell'astrattezza di un certo catechismo a Cristo non gl'importa nulla. Cerca, come una donna con la lanterna in mano, qualcuno che ancora s'interessi di Lui, per il quale sia ancora un Dio interessante: vuole il cuore, a tutti i costi, costi quel che costi. Eccolo il cuore meno-scontato, capace di una sintesi improvvisa e spontanea. Una dichiarazione d'amore uscita dalle labbra più inquiete di tutta la classe degli apostoli: «Tu sei il Cristo». È l'uomo di mille traversie, Pietro: alti e bassi, come le burrasche che domava come nessun altro in alto mare. Stavolta, messo in condizioni ottimali, non si vergogna di dar voce al suo cuore: "Tu sei il mio amore. Sei il mio tutto. Puntualmente in ritardo, ma sarò sempre al tuo fianco: potrai contare su di me". È il cuore che il Cristo si era messo in testa d'accendere. D'allora, sbaglierà ancora un'iradiddio di volte il pescatore: Cristo, per altrettante volte, lo rimetterà in sesto. Gliel'ha insegnato Lui stesso, quand'erano ancora semplici apprendisti in fatto di pesca-di-uomini: per allenarsi a vincere, non bisognerà aver paura di perdere. Tutto qui.
Il tempo di un battito di ciglia e Pietro sbaglia subito bersaglio. In materia di Cielo e di eternità, ha la grazia di un elefante in un negozio di gioielli: «Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo». Lui, adesso che tutti sanno che Dio è il suo amore, se lo vuole proteggere. Si metterà davanti per fargli da scudiero, da scudo: nessuna sofferenza, nessun rischio. Figurarsi Gerusalemme e la sua matta mattanza. E Cristo, Uomo tutto d'un pezzo, ad insegnargli che all'amore non si può comandare. All'amore si va dietro, si sta dietro: «Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Non teme, Cristo, di dire al suo amico-pescatore che ha la faccia di Satana quando parla così. Pietro a Lui: "Mi metto davanti io, tu vieni dietro a me". Cristo a Pietro: "Torna al tuo posto: è affare mio guidarti. Lascia che ti faccia strada io". Chissà se Pietro credeva a Satana. Per questo, Cristo affonda la lama: che non si creda in lui, è proprio quello che il Diavolo spera. Cristo ne sa una più del diavolo.

(da Il Sussidiario, 15 settembre 2018)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». 
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Vangelo di Marco 8,27-35).

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cavallodirazza
Lui è buono come il miele e loro ne assaporano il gusto, pur senza volerlo mai assaggiare veramente: sono mosche cocchiere, si pensano generali d'armata di elevato spessore. S'attaccano a lui, son mosche sul miele: «Si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme». Lui, il Maestro, è l'Uomo della nuova legge; scribi e farisei - stimabili topi da biblioteca – sono un mausoleo ambulante e vivente della vecchia Legge, quella che "teniamo l'onore in casa". Quella che, a dare retta a Cristo, non salva più: quando lo faceva, poi, salvava male. Non salvava affatto! La differenza tra Cristo e gli avversari, è una differenza di posizione: Cristo sta dentro ai problemi – in fondo alla scarpata, nel mezzo del dramma, dentro un marasma d'affanni, dolori -, loro stanno se ne stanno seduti a vedere cosa fanno gli altri. Per giudicare: «Perché – chiedono al loro Avversario - i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?» Non hanno visto i corpi che prima erano sofferenti e adesso sono gaudenti, le carni spossate diventate gioiose, le membra fiacche divenute membra d'assalto. Assolutamente: i frutti dell'amore non li vogliono vedere. Vedono solo quello che fa comodo: le mani non lavate, le camicie stirate male, le vesti stropicciate. Loro, i foto-modelli della legge, sono inappuntabili: profumati, vestito perfetto, un perpetuo intonare preghiere da quando spunta il sole a quando tramonta. Il cuore, però, è altrove. Non è per Lui, con Lui, in Lui: vorrebbero fare vedere questo, ma siccome non lo è affatto, Cristo glielo sbatte addosso. Senza il politicamente corretto, il loro riconosciuto marchio di fabbrica: «Ipocriti! Bene ha profetato Isaia di voi: "Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me». Detto così, pulito-pulito.
Facciano quello che vogliono: nessun obbligo a seguirLo. Nessuno si azzardi ad imbrigliare Cristo: «Il vero dramma della Chiesa che ama definirsi moderna – annotava Papa Luciani, 33 giorni di stupore in accelerazione - è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole». Cristo porta negli occhi il grido della gente, l'urlo di chi ha il cuore affranto, l'emozione di chi era perduto ed è stato ritrovato. Il loro tentativo, invece, è ingabbiare Cristo dentro una formula, regolarizzare l'amore. «Ipocriti!», ribatte Cristo. Che serve lavarsi le mani, strusciarsi sui banchi, pettinarsi i capelli, recitare mille giaculatorie una dietro l'altra, viaggiare di santuario in santuario se poi il cuore non ama Dio? Ce l'ha dura, il Cristo predicatore. Ma non molla: "Che me ne frega dell'igiene, della pulizia, di tutto il vostro galateo se poi non sapete amare? Tenetevelo!" Lui vuol mettere a nudo l'uomo, in ascolto di se stesso. "Spogliatevi dei preconcetti per venirmi appresso!" E' un bellissimo modo di mettersi a nudo: «Ascoltare senza pregiudizi e distrazioni è il più grande dono che puoi fare ad un'altra persona»: è di Walt-Disney, è Vangelo. Perché, sotto-sotto, a scribi e farisei Cristo vorrebbe far capire una cosetta semplice-semplice, visto che loro mettono prima il dogma del cuore, la legge prima dell'uomo: le persone che hanno pregiudizi, all'inferno finiranno tutte assieme, nel medesimo posto. In un luogo comune. Lui, i suoi, li ha ammaestrati all'assalto dei cuori, non a pettinare le bambole: l'auto-lavaggio è il lusso di chi ha tempo da perdere. "Salvate il cuore: tutto il resto si salverà di conseguenza" chiosa Cristo agli amici dopo aver manganellato gli altri, venuti per auto-proporsi: «Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando nell'uomo, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro» (cfr Mc 7,1-23).
A Cristo preme assai l'estirpazione del male; a loro preme l'igiene esteriore, quello che fa star buona la legge-scaduta. Le regole annoiano, Cristo è nato per provocare bruschi risvegli. Tra Cristo e gli avversari la differenza è minima. Loro aspettano che le cose accadano, Lui le fa accadere. La storia Gli darà ragione: lavare mani e posate è questione di galateo, sporcarsele è questione d'amore.

(da Il Sussidiario, 1 settembre 2018)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». 
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo» (Vangelo di Marco, 7,1-8.14-15.21-23)

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