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sofferenza

Com'è difficile per chi va dietro a Cristo - e, magari, Gli ha strappato un cenno di grazia, d'attenzione, di simpatia -, accettare che, strada facendo, altri rimpolpino la compagnia. Non è tanto la gelosia di appartenere a Cristo, è l'esatto opposto: ridurre Cristo a casa privata, con tanto di cancello e vigilanza. Capiscono, capiamo, poco-nulla, non capiamo che stiamo progettando il peggior crimine che possano architettare coloro che di Cristo si spacciano seguaci: «La gelosia, quand'è arrabbiata, commette più crimini rispetto all'interesse e all'ambizione» scrisse Voltaire. Questo, appena fuori Gerico, tenta di fare la folla (che sono io): fare da scudo al Cristo, cercando d'anestetizzare i suoi movimenti, di controllare il flusso del suo amore. Tipo: “Quando presta attenzione ad altri, è attenzione rubata a noi. Cerchiamo di tener lontani gli altri, senza che s'accorga!” avranno pensato i furbetti della parrocchia, pensiamo noi. Eccoli, di fronte ad uno che grida tutto il suo patimento: «Abbi pietà di me (…) Molti lo rimproveravano perchè tacesse». Gli amichetti di Gesù, invece che dirgli: “Siccome lo conosciamo, cerchiamo di fare in modo che ti guarisca”, preferiscono l'ingordigia, imponendogli il silenzio: “Taci, è impegnato. Lascia detto a noi, poi glielo diciamo appena è tranquillo”. Potrebbe anche apparire amore, non fosse altro che poi, quando si richiama, si dice sempre di riprovare un'altra volta: la persona cercata è ancora impegnata. La folla è pazza: mette in attesa l'attesa, l'attesa più micidiale: il dolore.
Loro, quelli che hanno trovato un biglietto in prima fila per andare in gita a Gerusalemme con Cristo, fanno orecchie da mercanti coi poveri: “Pancia mia fatti capanna”. Cristoddio, invece, tiene le orecchie ben aperte, e Bartimeo lo sa: ha il fiuto di un cane per il tartufo. Gli basta sentire il profumo di Cristo perchè la vergogna se ne vada a spasso altrove: «Egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!» Staziona ai bordi della strada, sul ciglio: forse, non è difficile da immaginare, qualcuno l'avrà pure spostato con un tocco di scarpe, reso ridicolo sbeffeggiandolo (“Tanto è cieco, non vede!”), qualcuno avrà pure pensato di rubargli gli spiccioli raccapezzati. Bartimeo, nel frattempo, teneva allenati i sensi al passaggio di Cristo. Cristo, da parte sua, badava bene che la folla non gli ostruisse il canale uditivo. Lo sente, le orecchie sono il freno a mano dei suoi piedi: «Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”» L'imbarazzo si fece di carne e venne ad abitare in mezzo alla folla: coloro che lo minacciarono di tacere adesso sono costretti a chiamarlo, per portarlo da Lui. C'è gente che va dietro a Cristo da anni, senza avere ancora capito che Cristo non vuole ammiratori ma discepoli. Se non lo capiscono, lo capiranno: «Chiamatelo (voi)!» E lo scocciatore cieco, portato da loro, si farà ancor più vicino a Cristo di loro stessi: l'amore fa nascere la gelosia, ma la gelosia fa morire l'amore! E il Nazareno, in materia di gelosia, non ha bisogno d'andare a scuola: la gelosia scatta quando qualcuno fa ridere la persona amata meglio di quanto ci riesca tu. Le operazioni di salvataggio della Grazia scattano quando qualcuno fa battere il cuore di Cristo più di quanto ci riesca la folla intera.
Uno, proprio quello, sta sotto gli occhi di tutti: «Gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù». Scatta dopo che la folla è costretta a dire ciò che avrebbe voluto sentire dire solo a lei: «Alzati, ti chiama!» Fanno buon viso a cattivo gioco: ti immagini il subbuglio di quei cuori? Tutti zitti, condannati a quel vis-a-vis che non abbisogna di chiarimenti. «Che cosa vuoi che io faccia per te? (…) Rabbunì, che io veda di nuovo» (cfr Mc 10,46-52). Gli accese la luce negli occhi, lui imboccò la strada giusta: «Lo seguiva». E' festa: «Si accendono le luci qui sul palco / ma quanti amici intorno / e viene voglia di cantare / Forse cambiati / certo un po' diversi / ma con la voglia ancora di cambiare /Se l'amore è amore» (A. Venditti).
L'ape e la mosca volano entrambe: a fare la differenza è dove si posano.

(da Il Sussidiario, 23 ottobre 2021)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada (Marco 10,46-52).

 



(la foto è tratta da www.projectexcape.it)

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scimpanzè

Molto più che ad una ciurma d'amori, assomiglia ad una tribù di scimpanzè la prima Chiesa nascente: quando si ubriacano del potere, tendono a perdere il controllo. Il potere – il vero potere – quand'era in vita il Maestro, seppur a fatica, glielo lasciarono: bastava, però, iniziare a proiettarsi nel tempo senza-Cristo per andare via di testa completamente. Tutto nella norma, tutto come accade nella vita quaggiù: mentre è ancora vivo un padrone – padre di famiglia – invece che stare chini a rubargli i segreti di tanto lusso (d'animo), sgomitando si allenano i gomiti per farsi strada. E farsi trovare pronti nell'attimo in cui il padrone partirà. Sono manovre pericolosissime, sorpassi azzardati, il limite di velocità è infranto: se si accorge il padrone si rischia una lavata di capo (“Volete farmi morire prima del tempo?”), se si accorgono i fratelli iniziano le guerre intestine dentro casa. È storia feriale: certe scelte si fanno in pochi secondi, ma si scontano poi per tutta la vita. Rischiando di smarrire la rotta, così navigati eppure così naufraghi: «Il colonnello Aureliano Buendia, smarrito nella solitudine del suo immenso potere, cominciò a perdere la rotta» scrisse Gabriel Garcia Marquez. Non solo lui.
Anche gli apostoli-scimpanzè, i miei diretti antenati: «Maestro, vogliamo tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Detto così, con nonchalance, anteponendo l'arroganza al buon senso. Giacomo e Giovanni - chiamali stupidi! - han fiutato di aver trovato la gallina dalle uova d'oro: “Appena avrete l'occasione – sembra aver detto la madre, visto che il frutto cade poco lontano dall'albero – vedete di sistemarvi la vita, finch'è in vita quel vostro Amico”. Amico che, in quanto amico, fa pure finta di starci al gioco: «Che cosa volete che io faccia per voi?» risponde a quei due arrampicatori-ecclesiali. Che, senza la minima vergogna, la sparano altissima: «Di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Il fatto, dunque, s'era fatto serio: non solo il potere assoluto nelle mani di due di loro, ma che quel potere concedesse loro d'apparire così superiori agli altri dieci da avere la quota di maggioranza nel Regno dei Cieli. Cristoddio, non è poi difficile immaginarlo, con le mani nei capelli: “Diommio, che disastro! Questi non vogliono proprio capire che chi diviene potente non potrà più amare. Che quanto più grande è il potere, tanto più pericoloso l'abuso. Come spiegarglielo, Padre?” L'agitazione sale, la ciurma si spacca in due-contro-tutti: «Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono ad indignarsi con Giacomo e Giovanni». Ovvio, cos'altro avrebbero potuto fare se non allarmarsi nell'immaginarsi eredi di un'eredità già azzerata con il Padre ancora in vita? La cosa chiara, in quella faccenda scura, era che quei due fratelli stavano tentando un colpo di stato. Il colpo gobbo a Dio.
Che, pian-piano, per l'ennesima volta, prova a lavar i panni sporchi dentro casa: «Li chiamò a sé, e disse loro». In casa, che nessuno ascolti il rimbrotto: la delicatezza di Cristo, certi giorni, pare persino ingenua, tant'è bambina. Eccolo, a cercare di far germogliare fiori tra le rocce di cuori di cartapesta: «Voi sapete che i governanti dominano (…) Ma tra voi non sia così». Pare di vederlo mentre è all'opera nel calmare gli animi, nel ricucire i rapporti, rimettere pace tra fratelli: “Come uomini – avrà pensato guardandoli – non andranno mai giudicati, questi miei amici, dalle scelte giuste, ma da come riusciranno a venirne fuori da quelle sbagliate”. Non li umilia affatto per quel loro desiderare il potere, semplicemente corregge il loro desiderio: “A governare comandando son capaci tutti. Come ieri vi avrò detto che a pescar pesci son capaci tutti. Ci trovate gusto? Noi andremo a governare servendo, così li metteremo tutti in ginocchio. Se vi fidate, rischiate di diventare i primi della classe!” Ti immagini i volti, vedendosi garantire il potere assoluto, ma opposto ai loro sogni? Partì Lui, diede il (buon) esempio: «Il Figlio dell'uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire» (cfr Mc 10,35-45). L'altro potere non farà mai le cose giuste, farà solo la storia. Lui, invece, voleva vincere (sul)la storia.

(da Il Sussidiario, 16 ottobre 2021)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Marco 10,35-45).

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sguardo

Proprio così capitò: che, appena lo vide, «gli corse incontro». Gesto di una affettuosità infinita: racconta più d'una cianfrusaglia di parole. Da solo basta per dipingere quel «tale» che, per questo scatto, somiglia ad un centometrista. L'ha visto, l'ha riconosciuto: “È quello di cui tutti dicono cose impressionanti – avrà pensato tra sé -: Gli chiederò conto su ciò che nessuno è stato in grado di darmi una spiegazione”. È un tipetto che, senza allenamento, sta alzando la polvere: invidiato per la ricchezza, è vezzeggiato da bellezze d'ogni tipo, è sulla bocca di tanti. È così ricco che la ricchezza se l'è sepolto sotto: gli ha rubato il nome - “il giovane ricco” -, il mondo lo riconosce per il lusso che gestisce, non per ciò che è. Il tintinnìo delle monete è per lui come una canzone, di quelle che ti danno sensazioni opposte: quando sei felice ti piace la musica, ma quando sei triste capisci i testi. Il testo, stavolta, a quel tale è così chiaro d'apparire sconcertante: “Cos'altro mi manca se, con tutto quello che ho, non sono felice?” È ricco, ma in materia d'onestà è pure già mezzo-santo: saper interrogare il proprio cuore è avere a cuore gli interrogativi di ciò che più ti sta a cuore, la felicità. «Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che ad un tratto ne sei pieno?» (M. Luzi). Avverte una mancanza, c'è un non-so-che di fallace nel suo vivere: il cuore ha una crepa. Spande acqua. E il catechismo l'ha pure fregato: “Bambini, ascoltate bene – sibila la catechista -: per ricevere la Prima Comunione è obbligatorio conoscere i dieci comandamenti (tutti) a memoria. Capito?” A memoria: basta.
Certo che ha capito, anzi: ha battuto la maestrina dieci-a-zero. Non solo li ha imparati a memoria (ch'è facilissimo) ma li ha vissuti sulla pelle: «Maestro – pare d'immaginarselo qui, coi suoi capelli tutti pettinati - tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Gli sta dicendo la verità, ma è ciò che Iddio capisce dietro quelle parole ch'è la vera confessione: “Ho fatto tutto quello che mi è stato detto di fare, ma non basta: perchè sono avvilito? Mi hanno fregato!” Esistesse il “soddisfatto o rimborsato”, alla (sua) catechista verrebbero pignorati i beni per risarcire i danni procurati: basta davvero conoscere i comandamenti a memoria per essere felici? Cristoddio, da parte sua, risarcisce lui il macello che si è consumato nelle aule di catechismo: «Fissò lo sguardo su di lui, lo amò!» A Cristo non è ancora chiaro se quel tale accetterà o meno la sua risposta (non la accetterà), ma la prima cosa che fa è regalargli uno sguardo. Sì, forse quel tale ha un sorriso cucito sul volto: son sempre le persone più tristi quelle che fanno i sorrisi più belli, sorrisi che invocano speranza. Quel sorriso, però, guadagna lo sguardo di Dio: affilato come una lama, pungente come il cactus, pitturato come l'arcobaleno. Chi l'ha acceso possiede la mira di un cecchino, la velocità rapace del ghepardo, la fame di un bisonte. Il cuore di un'amante. Chissà a quanti altri “maestri” quel tale ha rivolto la domanda e la risposta è sempre stata la stessa: “Va bene così, allora. Non ti preoccupare”. Si accorgeva, però, che dopo averlo detto, avevano gli occhi tristi. Lo sguardo di Cristo, invece, è bollente: «Una sola cosa ti manca». Quella che aveva lì davanti, a portata d'occhio: “Ti manco io!”.
È andata com'è andata - «Si fece scuro in volto e se ne andò rattristato» (cfr Mc 10,17-30) - ma non importa affatto com'è andata a finire. Ciò che conta, a conti fatti, è che per lo spazio d'un istante sia stato concesso, al suo giovane volto, di illuminarsi d'immenso: per un battibaleno, insomma, ha avuto piena percezione di dov'era arrivato nella sua personale scalata verso la felicità. Era ad un passo, ha deciso di fermarsi lì. Avesse voluto stagnare nella sua ricchezza, non avrebbe rischiato la domanda: se sai che colui al quale porgi una domanda potrebbe risponderti inversamente a quello che tu speri, evita di domandare. Rischi d'incasinarti. Lui, invece, chiese. E Cristo rispose. Quando sgattaiolò via, Cristo non volle che gli restituisse lo sguardo: glielo lasciò cucito addosso. Come ricordo del suo incontro più bollente.

(da Il Sussidiario9 ottobre 2021)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà» (Marco 10,17-30).

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