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In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
(Dal Vangelo di Giovanni, cap. 16 vv. 12-15)
In cucina una giovane mamma stava preparando la cena con la mente totalmente concentrata su ciò che stava facendo: preparare le patatine fritte. Stava lavorando sodo per preparare un piatto che i bambini avrebbero apprezzato molto: le patatine fritte erano il loro piatto preferito. Il bambino più piccolo, quattro anni, aveva avuto un'intensa giornata all'asilo e raccontò alla mamma quello che aveva visto e fatto. La mamma gli rispondeva distrattamente con monosillabi e borbottii. Qualche istante dopo si sentì tirare la gonna e udì: "Mamma..." La donna accenno di sì col capo e borbottò qualche parola. Sentì altri strattoni alla gonna e di nuovo: "Mamma...". Ma lei continuava imperterrita a sbucciare le patate. Passarono altri cinque minuti. Il bambino si attaccò alla gonna della mamma e tirò con tutte le sue forze. La donna fu costretta a chinarsi verso il figlio. Il bambino le prese il volto fra le manine paffute, lo portò davanti al proprio viso e disse: "Mamma, ascoltami con gli occhi!"

occhi

Ascoltarsi con gli occhi: perché tutte le cose importanti passano attraverso gli occhi. Ascoltare qualcuno con gli occhi significa dirgli: "Tu sei importante per me". Se l'Ascensione è la presentazione fatta da Gesù al Padre della sua Sposa, se la Pentecoste è il regalo-nozze più discusso firmato dal Padre, la festa della Santissima Trinità è questo gioco di sguardi tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Quasi a dire: studiamo la tattica per dare continuità a quest'Amore. Ecco perché se dobbiamo vivere nell'unità non è perché, fatti i conti in tasca, il bilancio quadra meglio a essere solidali tra noi. Non è un bisogno tattico, non è un fatto di calcolo o di convenienza: la comunione nella Chiesa non è riducibile ad una scelta furba derivante dalla considerazione che stare insieme, lavorare insieme, camminare insieme produce di più sul piano della resa pratica. Non pensi a quello che dici mentre dipingi il segno della croce sul tuo corpo? "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Eccole qui le ragioni della nostra comunione. Nel fatto che la Chiesa è l'immagine della Santissima Trinità. Di più. E' la propaggine di quella piccolissima comunità divina – il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo – che si prolunga sullo spartito musicale della storia e della cronaca quotidiana. Fantastico pensare che la Chiesa nasce dall'alto, affonda le radici nella Trinità. E' per questo che il mistero principale della nostra fede ci è stato rivelato da Gesù di Nazareth: non per le nostre contemplazioni astratte. Ma perché dobbiamo concretizzarlo nella vita di ogni giorno e sui crinali del terribile quotidiano.
Sono persone. Non cifre. Non codici fiscali. Non numeri di matricola apposti sulle casacche delle nostre tute da lavoro. Siamo persone, non barattoli gettati da Dio sulla terra destinati a ruzzolare sotto i calci dei bambini.
stelle3Sono persone uguali. Adesso capite dove si attacca tutta lo spasimo e l'insistenza della Chiesa quando annuncia l'uguaglianza? Siamo tutti uguali! Non ci sono uomini di serie A e uomini di serie B. E' il mistero trinitario che ci interpella ogni volta che scorgiamo segni di ingiustizia nella cronaca quotidiana. E' il mistero della Trinità che ad ogni uomo imprime il sigillo dell'uguaglianza con Dio.
Sono persone uguali e distinte. Ogni uomo ha il suo volto e la sua storia, i suoi sogni e le sue fatiche, le sue aspirazioni e le sue paure. E' un identikit intrasferibile. Dio ci conosce per nome, non per sigla. Ci chiama per nome uno ad uno. "Non ti dimenticherò mai. Ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano" (Is 49,15-16). Sapere che questa frase di Isaia Dio la ripete a te, a me, a tutti fin da quando siamo stati concepiti nel grembo materno, non può non alzare la soglia del nostro rapporto con Lui. Lui che, come dice il profeta Baruc, "chiama le stelle per nome, ed esse gli rispondono eccomi brillando di gioia" (Ba 3,34-35), Lui che non deposita negli archivi i nostri volti, ma li sottrae all'usura delle stagioni illuminandoli con la luce del suo volto. Lui che non seppellisce i nostri nomi nel parco delle rimembranze, ma li evoca uno ad uno dalla massa indistinta delle nebulose e, pronunciandoli, con la passione struggente dell'innamorato, li incide sulle rocce dei colli eterni.
"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". E' un mondo, quindi, che dobbiamo amare. Che non dobbiamo scomunicare. Che dobbiamo inseguire. Che non può lasciarci chiudere occhio, finché lui non dorme sonni tranquilli. Al quale dobbiamo voler bene, sapendo che amare il mondo significa farsi carico di tutti i problemi dell'umanità e, quindi, salire sulla croce. E' urgente prendere coscienza che siamo un popolo che passa in mezzo al mondo per annunciare che il Signore è risorto e cammina con noi. Siamo le riserve che attendono la discesa in campo del titolare. Ma voi potete intuire che se il mondo non è il rivale della chiesa ma il suo destinatario, come credenti dovremmo essere più audaci, più propositivi, più carichi di fantasia, meno ripetitivi. Dovremmo avere il coraggio di gridare con chiarezza e fermezza tutto intero il messaggio di Gesù Cristo. Dovremmo tornare a stupirci. Appiattiti dagli standard, omologati dagli schemi, prigionieri della ripetizione modulare senza stupore è difficile l'incontro con Dio. "O Signore nostro Dio, quanto è il grande il tuo nome su tutta la terra" (Sal 8,1). Perché i bambini leggono questa scritta su tutta la curva del cielo, da oriente ad occidente, vedono il mare in tempesta o il firmamento d'agosto, il colore dei fiori sui crepacci e l'incantesimo delle vette innevate, lo struggimento degli alberi nella bufera e lo splendore negli occhi di una donna. Perché i bambini sì e noi no? Perché loro specchiandosi negli occhi di Dio si scoprono poeti e noi mercanti in cerca di contrattazioni?

"Papà – chiede un bambino - cosa serve credere? Il mondo è sempre lo stesso!". "Il sapone esiste da tantissimo tempo – risponde il vecchio – eppure c'è ancora gente sporca".
Con la piantina delle nostre città tra le mani e il vangelo in filigrana stavo studiando i punti in cui scarabocchiare questa scritta: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Volevo contribuire anch'io nell'evangelizzazione della mia città.
Poi mi son bloccato perché mi è sorto un dubbio.
Viene prima l'evangelizzazione o l'umanizzazione?

Buona settimana!
GOD BLESS YOU
don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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Commenti   

manuboc
#1 graziemanuboc 2010-05-31 13:39
grazie don marco per le tue parole sempre così concrete e vicine al quotidiano...
ho letto tutti i libri con i racconti di bruno ferrero e quella del bambino che chiede alla mamma di "guardarlo con gli occhi" è la mia preferita, forse perché sono mamma e spesso mi ritrovo a pensare di fare qualcosa di bello per i miei tre figli ma nello stesso tempo presa dai doveri quotidiani mi perdo tante loro emozioni...
auguro a tutti di trovare il coraggio di tornare bambini!!! :-)
adsocrate
#2 Non lo so...adsocrate 2010-05-31 18:22
Citazione:
Siamo tutti uguali! Non ci sono uomini di serie A e uomini di serie B.
Forse davanti a Dio siamo tutti uguali: ricchi e poveri, deboli e forti, potenti ed insignificanti, onesti e delinguenti, santi o demoni....

Ma davanti agli uomini...non siamo tutti uguali, è solo un'utopia, una speranza, un parlare "politicamente corretto"...

Ogni società (cioè noi) ha un modello di "uomo" particolare chiamato di serie A e chi si discosta da alcuni canoni diventa inesorabilmente di serie B,C ecc..

Pertanto abbiamo che chi risponde a certi canoni di bellezza, intelligenza, costituzione fisica, situazione economica, preparazione culturale, segni caratteriali.... va avanti, è bene accetto dovunque, gli si aprono molte porte, ecc... chi invece non risponde ad alcuni requisiti... trova mille difficoltà.

Non so quanto la cosa sia naturale..., coè faccia parte della selezione naturale..., ma non condivido pienamente questo egualitarismo (ipocrita) dei giorni nostri.

Come si fa a non preferire chi non ci crea problemi, chi sa dialogare, chi ci
rende allegri, chi ha gli stessi nostri interessi...

Cerchiamo di non essere ipocriti, ...è la realtà.

Citazione:
Viene prima l'evangelizzazione o l'umanizzazione?
Secondo me non c'è evangelizzazione senza umanizzazione, anzi lo scopo dell'evangelizzazione è quello di rendere l'uomo più umano (e quindi più simile a Dio) e meno simile alle bestie. Quindi le due cose sono strettamente connesse ed interdipendenti.
mauri_vall
#3 e Dio c'è lo stessomauri_vall 2010-06-03 07:47
per il mio lavoro sono a contatto con tanta gente, a volte cerco nello sguardo di queste persone qualcosa che mi porti a pensare che lì dentro c'è Dio. Quasi mai lo vedo, poi mi guardo negl' occhi allo specchio e mi chiedo se dentro di me Lui c'è, e spessissiomo non lo so e non lo vedo. Poi la vita ti fa cadere, ruzzolare in qualche scarpata e lì piano piano senti una forza che ti spinge a tirarti su, a superare l'ostacolo o il problema ed è li che cominci a guardare e guardarti in modo diverso usando gli occhi del cuore e ti accorgi di essere parte di qualcosa di diverso quasi divino. In quel momento percepisco che c'è un legame con un'Entità e questo legame lo percepisco anche negli sguardi delle persone che mi circondano. Allora capisco che Lui c'è lo stesso anche quando sono superficiale o distratto o arrabbiato. Capisco che per percepire questo Spirito devo sempre, prima di tutto, fare silenzio, ascoltarmi, aprirmi agli altri serenamente.
Il mio sapone è questo, cerco di usarlo il più spesso possibile perchè in questo mondo mi sporco molto facilmente. Non ne ho molto ma lo condivido volentieri buona vita a tutti

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