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In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
(Vangelo di Luca cap. 4 vv. 1-13)

donnaprassedeMite ma non debole, povero ma non pitocco, calmo e slanciato, franco e umile, disinvolto e saggio. Uomo di fuoco e di lacrime, uomo di adorazione e di azione, uomo di pani, di pesci e di alti pensieri. Affascinato dal cielo ma con gli occhi sulla terra, amava la parola e praticava il silenzio, accoglieva i bambini e frustrava i mercanti. Lineamenti da re e mani da servo per lavare i piedi ai discepoli.
Insopportabile perché semplice! Tanto che Gesù, dopo una giornata di guerra aperta condotta dai suoi nemici di sempre, il gruppo dei farisei, si è sentito dire con un tono scocciato: “Tutto il mondo gli è andato dietro!” (Gv 12,19).
Quest’uomo, arrivato a trent’anni senza spendere parola alcuna, una sera consegnò l’ultimo lavoro di falegname, posò il mantello nella sua bottega e se ne andò.

Ed è sconcertante pensare che il primo segno che Gesù s’ingegna appena uscito dalla sua infanzia non è un miracolo, né una parabola. Ma è questo spartire con noi la legge di chi nasce uomo, che si chiama tentazione. Poteva cedere perché era diventato uomo fino in fondo, perché non sarebbe stata vera tentazione senza la possibilità di cadere. Un Cristo tentato dalla seduzione di Satana non mi dà scandalo, non mi stupisce, mi è di consolante compagnia. Anzi, se guardo i gesti di Satana m’innamoro ancor di più di questo Uomo che sta sconvolgendo il sonno dell’umanità. Perchè mi rendo conto che Satana non sa proprio con chi si sta misurando. Imbevuto di cecità, dilettante di teologia, psicologo ridicolo conosce bene le tecniche per mettere in crisi me, povera creatura impreziosita di limiti; ma di fronte al fascino indecifrabile dell’Infinito, nel mezzo di quel deserto – condizione ideale per smantellare la grandezza di Gesù - impazzisce per lo smarrimento e la stanchezza di un mestiere che si è logorato nel corso dei secoli.
Ecco allora le sue provocazioni come assaggio a questo sospettato Messia. “Se Tu sei il Figlio di Dio, fa che queste pietre diventino pane” (Mt 4,3). “Se tu sei il Figlio di Dio, gettati giù da questo pinnacolo e gli angeli ti sosterranno con le loro mani” (Mt 4,6). Un Cristo prestigiatore, un Cristo acrobata sui tetti delle case per sbigottire e sbalordire la folla: questa è l’idea che Satana ha del Messia. Proposte meschine e arroganti, strumenti ridicoli di proprietà di uno che ha compreso male la fisionomia di quest’avventura. Scrutate l’eleganza nella risposta data da Gesù: non c’è asprezza, non c’è sdegno nelle sue parole. C’è la serenità di un uomo che non ama la mezza misura, un uomo libero, un uomo ottimista, un uomo che sa resistere ai deserti e controbattere ai diavoli. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). “Sta scritto: non tenterai il Signore Dio tuo” (Mt 4,7). Perché se l’intelligenza di Satana arriva a citare le Scritture Sacre, Gesù Cristo non è da meno. Due segnali per far capire a quel maldestro avversario di abbandonare quello sproporzionato duello perché a provocazione – ieri come oggi - bisogna reagire con provocazione! Ma Satana è sordo di fronte al richiamo della bellezza: continua ad immaginare un uomo comperabile con il fascino delle cose di quaggiù.
Si gioca il tutto per tutto, perché si vede messo alle strette. Gli rovescia sotto gli occhi l’intero tesoro, tenta di appendergli nel cuore l’intera umanità, rischia di addomesticarlo con il luccichio della banalità: “Io ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni se mi adorerai”. Ma Satana può regalare quello che non è suo? Egli non è il padrone – come qualcuno ha tentato di insegnarci – di foreste, cattedrali, fiumi e giardini – ma ne è l’usurpatore. E’ padrone solo delle bave che noi facciamo di fronte al richiamo di tutto questo. E Gesù si stanza. Lo bracca, lo smantella e lo invita a cedere: “Vattene, Satana”. Un comando, una risposta, un sogno: non quello di preservare la sua incorruttibilità ma di proteggere il mondo in tutta la sua fantasia. E’ geniale un Gesù così! Si è lasciato tentare perché non ripetiamo nei suoi confronti le medesime seduzioni, perché non abbiamo a costruire la nostra fede su un’immagine meschina e ridicola di Lui. Ha indossato la nuda libertà di Adamo: per ri-cucire l’errore di un uomo che voleva diventare come Dio, Dio diventa uomo fino a rivestirsi della debolezza della caduta e della seduzione.

Satana che si allontana tra le dune del deserto, gli angeli che s’avvicinano a quest’uomo dichiaratosi Figlio di Dio per servirlo, noi che ci accorgiamo, chiusa questa pagina azzardata, che il gioco era stato inventato al contrario. Perché è stato Gesù Cristo che ha tentato il suo tentatore. Ha provocato l’altro a capire chi fosse veramente, ma Satana non ha retto al gioco, ne è uscito perdente.
Perdente perché vittima anche lui della sindrome di donna Prassede – di cui parla Alessandro Manzoni - la quale “diceva spesso agli altri e a se stessa che tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, che era di prendere per cielo il suo cervello” (A. Manzoni, I promessi sposi, cap.XXV)
Perdente come sua madre Maria quando lo trovò ancora bambino seduto nel Tempio ad insegnare, come me, come tanti altri perché di fronte al suo mistero brancoliamo tutti nel buio: peccatori e santi, diavolo e Madonna.
Anche se il messaggio è semplice: nell’amore non c’è altra tariffa che la vita e chi non mette in conto di perderla, non sa amare.
E’ per questo che ancora oggi ci fa tremare l’idea di imbatterci in un grande Amore!

GOD BLESS YOU!
Buona domenica
don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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