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Malaysian Christians participate in the communion rite at a Sunday service inside a church in Petaling Jaya near Kuala Lumpur on January 10, 2010. Malaysian Christians turned up to Sunday services in their thousands, presenting a united front of defiance in the face of a series of church firebombings that has heightened ethnic tensions. Four churches have been targeted since January 8 amid an escalating row over the use of the word "Allah" as a translation for the Christian God by non-Muslims in the Muslim-majority nation. AFP PHOTO/Saeed KHAN (Photo credit should read SAEED KHAN/AFP/Getty Images)

Il tempo d'appoggiarlo sulla lingua che già mi tremano le ossa: “Qui c'è il mio Signore: Cristoddìo”. E in un battito di ciglia, il mio passato torna a ripresentarsi davanti: vuole incatenarmi ad un destino che non vorrei (più). A questo Pane, il panis angelicum, le mani del sacerdote gli hanno cambiato sostanza: è un “pezzo d'Uomo”, è l'Ecce homo. «Il corpo di Cristo» mi dice il sacerdote mentre il Pane mi si avvicina. «Amen» gli rispondo, e già mi sento piccolo, inadeguato, solcato dal logorìo dell'età e dei vizi. Eppure Lui non scappa: è un cacciatore (d'anime), s'addentra nel nascondiglio del mio corpo per cogliere e stimolare la mia anima. A guardami dentro sono un labirinto insolubile, porto il chiasso di una riunione di condominio, scrivo dappertutto “Proprietà privata. Vietato entrare!” Eppure Lui dentro me vuole entrare. Dentro me, nelle cui vene scorre il sangue di Giuda Iscariota: “Non cerco piacere nelle creature facili, adoro complicarmi la vita!” mi sento rispondere man mano che l'Ostia scende. Mi sbilancia, m'illumina.
Chi mi sta accanto, in fila indiana verso l'altare, non vede altro che un viso scaltrito, buffone, malridotto: mi riservano, magari, occhiatacce oblique. Che al mio Cristoddìo fanno capire volentieri ciò che loro preferiscono tacere: «Congeda la folla perchè vada nei villaggi, nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo». Come dire: “Mandalo a casa, non è degno di te: ci farà svergognare per tutta la città!” Gli consigliano caldamente, loro a Lui, di tenersi il pane tutto per loro, che gli altri muoiano di fame: cos'importa della pancia dell'affamato, - della gola dell'assetato, della pelle indolente dell'ignudo, della sorte di un condannato - quando la tua è piena zeppa da vomitare cibo e bevande? Non si accorgono, loro che gli sono così vicini da bearsi del titolo di discepoli, che manco io vorrei che quel Pane mi desse la caccia: perchè, toccandomi, d'improvviso mi misura l'altezza e l'immensità della mia miseria. Non lo vorrei manco vedere che s'avvicina perchè, vedendolo, vedo bene chi sono, da dove vengo, verso dove sto andando. Non è un pane che sazia come quello dei fornai, è un Pane che illumina come un lampione lungo una strada di campagna, nebbiosa e sonnolenta. Glielo dico: “Discòstati da me, che sono un peccatore!” E lui, invece che discostarsi, dice: “Mangiami, per sempre tuo voglio rimanere!” E il prete, pur scontento della mia faccia, non può reggere la forza d'urto che gli viene da quel Pane: «Voi stessi date loro da mangiare». Il fastidio che avran provato di discepoli, a dover fare controvoglia quel gesto d'umanità, può lottare soltanto con il gaudio provato dal Cristo nell'abitare nel mio nascondiglio.
Mentre ritorno al mio banco, penso che anche mio fratello Giuda – il porco come dicono in tantissimi - quel Giovedì Santo ha fatto la sua Prima Comunione assieme agli altri del catechismo. Cristoddìo volle farsi mangiare anche da Lui: forse perchè, avendo già intuito cosa gli balenava nel cuore, fino all'ultimo s'avventurò nel tentativo di salvarlo. Era pur sempre il suo amico, non volle vestirsi proprio all'ultimo da doganiere del Regno di lassù. Sapeva bene Lui, creatore di questo Pane che mai consuma, che «l'Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (Evangelii gaudium). Per questo, fino ad ora, è ancora qui a dirmi: “Dai, Marco mio: ricominciamo daccapo. Come i bambini, come i campi dopo l'inverno”. Io, quando lo mangio, manco so il male che ho combinato: però sento chi sono diventato per colpa di quel male che ho fatto. Questa lucidità è la prima grazia domenicale dell'Ostia: la grazia dell'evidenza. Senza di lei, è certo, il lampione in me rimarrebbe spento. Mi complimento per la sua audacia, anche per la sua cocciutaggine: un principe meriterebbe un trattamento diverso, lo so. Come ho ben presente, appena lo sento entrare, il non sconto che mi premette: «Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca (l'Ostia)» (Sequenza).
Come dire: “Io vengo da te, però tu dammi una mano a rimanere in te. Altrimenti non mi riesce di realizzare il mio sogno. Salvo ti vorrei”.

(da Il Sussidiario, 18 giugno 2022)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste (Luca 9,11-17).


Editoriali del Tempo di Quaresima e di Pasqua 2022

Mercoledì delle Ceneri, Una strana allegria al pensiero di  riprovarci2 marzo 2022
I^ Domenica di Quaresima, Il porcello e il Santo, 5 marzo 2022
II^ Domenica di Quaresima, La Chiesa che s'addormenta12 marzo 2022
III^ Domenica di Quaresima, E' difficile calcolare la mia età19 marzo 2022
Solennità dell'AnnunciazioneL'annunciazione dell'angelo a Mariupol, 25 marzo 2022
IV^ Domenica di Quaresima, Si vince e si perde (sempre) in due, 26 marzo 2022
V^ Domenica di Quaresima, Inno alla (ver)gogna, 2 aprile 2022
Domenica delle Palme, Fra intendersi e fraintendersi è un attimo, 9 aprile 2022
Giovedì Santo, La Prima Comunione di Giuda, 14 aprile 2022
Venerdì Santo, Il condominio del Gòlgota, 15 aprile 2022
Sabato Santo, Il sepolcro prestato16 aprile 2022
Pasqua di Risurrezione, Più forte del buio è la luce, 17 aprile 2022
II^ Domenica di Pasqua, Impreparati alla gioia, 23 aprile 2022
III^ Domenica di Pasqua, Lo spigolo del letto, 30 aprile 2022
IV^ Domenica di Pasqua, L'erotismo della voce e delle mani, 7 maggio 2022
V^ Domenica di Pasqua, Gratis et amore Dei, 14 maggio 2022
VI^ Domenica di Pasqua, Promemoria per gli smemorati, 21 maggio 2022
Solennità dell'Ascensione del Signore, Eppure28 maggio 2022
Solennità della Pentecoste, Tutti giù dal letto!, 4 giugno 2022
Solennità della santissima Trinità, Discorsi lasciai in sospeso11 giugno 2022

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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Commenti   

SrMRita
#1 Fame d'amoreSrMRita 2022-06-19 11:28
Come non provare la beatitudine e l'infinita gratitudine per un Dio-Uomo pazzo di noi? Affamato d'amore viene a sfamarci Lui di sé e ci riconsegna a noi stessi, ci raccoglie nelle sue ceste, fa di noi la prova provata che chi non impara ad amare e a lasciarsi amare fino a "sprecarsi", sta ancora accontentandosi
delle briciole di quel poco pane che è riuscito a guadagnarsi da solo e che mai diventerà condivisione e moltiplicazione.
Grazie don Marco!

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