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Browne, Henriette; A Girl Writing; Childhood Collection; http://www.artuk.org/artworks/a-girl-writing-30336

Fece testamento ch'era, tutto sommato, ancora giovane: oltrepassati i quaranta, i cinquanta erano ancora lontani. Era tra i quaranta e i cinquanta: “Ma sappiamo tutti che la morte non guarda in faccia nessuno – avrà pensato -: di fronte a lei siamo tutti uguali”. Fu ragionando così che la Madonna fece testamento, come gli umani fanno testamento prima d'andarsene via per sempre, per lasciar meno grane possibili a chi dovrà portare avanti la carretta. L'idea, forse, le balenava in testa già da un po'. Erano trascorsi già trent'anni da quando, un giorno, mise al mondo l'unico figlio: “Uno solo, ma che razza di figliolo!” le avrà detto qualcuna. Un figlio che, ancora bambino, aveva già le idee molto chiare sull'eredità: “Non mi serve niente, mamma, che non sia la tua innocenza e il tuo affetto”. Giuseppe, nel frattempo, scivolava nel baratro di un silenzio intenso: piano piano il silenzio se lo inghiottì vivo. Dopo che ebbe lasciato, in eredità, al figliolo la cosa più cara: gli aveva insegnato a diventare un onesto cittadino, a farsi uomo senz'apparire zerbino.
Maria, invecchiando, fece bene i conti di ciò che l'era rimasto di suo: tolto Giuseppe, non le rimaneva che il suo sangesù. Tutto il resto gliel'avevano tolto in nome, a causa, dell'essere madre di uno così. “Lascerò tutto alla parrocchia!” disse un giorno tra sé, scartando tutte le altre possibilità. Una parrocchia che, strada facendo, aveva contribuito anche lei a mettere in piedi, assunta da suo Figlio in persona: nei giorni di vigilia in cantiere c'è sempre lei, la domenica e le feste arriva direttamente Gesù. Dal giorno in cui, inginocchiata, pensò di fare testamento in questa maniera, non cambiò più idea. Dovette, soltanto, aspettare l'ora giusta, la circostanza migliore. Attese in preghiera e, pregando, favorì il maturarsi di quell'ora: «In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù». Capitò a Cana, dunque, che Maria individuò l'ufficio notarile migliore per invalidare l'atto. Quel dì c'erano tutti, «anche Gesù con i suoi discepoli». C'era, dunque, l'erede legittimo che, alla Madre, aveva già detto che gli bastava Lei. C'era, anche, la parrocchia del figlio, «i suoi discepoli». Che fosse l'ora giusta, lo capì quando, sollecitando il figlio - «Non hanno vino» - si sentì dire di non intromettersi: «Donna, che vuoi da me?» Qualcuno rinfaccia al Cristo d'essere stato maleducato con colei che, più di qualsiasi altro umano, si era spaccata la schiena per Lui. Lui, educatissimo, non chiese mai scusa, perchè non c'era nulla da scusarsi. Le aveva soltanto detto, in modo che nessuno capisse eccetto loro due, di aspettare perchè era il (vero) Padre a dover fischiare l'inizio. Non lui o lei: «Non è ancora giunta la mia ora». Cioè: “Un attimo solo, mamma!”
Lei capì tutto. Capì soltanto che l'ora del figlio era anche la sua ora: in direzioni opposte ma identiche. Raccolse i fili dell'anima sua, li pinzò per bene, fece le cose tutte fatte bene. E, alla presenza del figlio, lasciò tutto in eredità alla Chiesa. Leggendo a voce alta il suo testamento: «Qualunque cosa vi dica, fatela». Non lasciò, dunque, soldi in contanti, immobili, prati verdi. Lasciò ciò che il suo cuore non poteva più contenere, lui da solo: il suogesù. Fece il testamento da viva, perchè non c'era bisogno che lei morisse per lasciare la sua eredità: “Ciò che lasci nei tuoi figli – ripeteva – è più importante di ciò che lasci a loro”. Un tempo lo pensò, poi si confidò. Quando fu l'ora, lo firmò: “Ascoltate ciò che vi dice Lui, non più io. Anch'io farò così” disse agli invitati. I quali, tempo al tempo, riscossero all'istante i primi interessi dell'eredità: «Hai tenuto da parte il vino buono finora». Udendo questo, Maria capì d'avere agito alla perfezione: aveva mantenuto da parte il suo Gesù fino all'ora esatta. Poi, da granmadre quel'è sempre rimasta, capì di dovere fare un passo indietro: stava per avere inizio la partita finale, la partita per la quale ambedue erano venuti al mondo. Toccava al Figlio, però la fascia di capitano. Lei, umilissima, accettò di dipendere dalle scelte del Figlio. Andò a bordo campo, non in tribuna: “Se hai bisogno, ci sono!” Sotto la Croce rientrerà per riaccoglierselo tra le braccia. Adesso tocca a Gesù: “Sei maggiorenne! D'ora innanzi accetterò la tua libertà” pensò. Lo salutò: “Sia fatta la tua libertà, gesummio!” 
E Lui, con Lei dietro, partì.

(da Il Sussidiario15 gennaio 2022)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui (Giovanni 2,1-11).

 


(nella foto: Una ragazza che scrive di H. Browne)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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