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SantaFamiglia

Nessuna fregatura! Sarà anche vero che l'angelo del Signore li avrà colti alla sprovvista, nel pieno di una notte qualunque, ma quell'alzataccia, ai pastori, ne valse davvero la pena. La promessa era stata mantenuta: «Trovarono Maria, Giuseppe, il bambino, adagiato nella mangiatoia». Ognuno, quella notte, ci ha messo del suo: i pastori sono partiti «senza indugio», gli angeli mantennero la parola data. Chi l'incrociò, sul sentiero diretto alla grotta, poteva nutrire la netta sensazione che nemmeno loro sapessero dove stavano andando. Anche loro avevano tempi stretti, sempre più congestionati, evidenziati nelle agende. Da bambini, mi torna facile pensare, anche loro avranno preteso sicurezza, che gli imprevisti fossero eliminati, che le varianti fossero il più vicino possibile allo zero assoluto. Poi, una notte, vennero gettati allo sbaraglio. Un annuncio li mise a soqquadro: «Vi annunzio una grande gioia!» (Lc 2,10). Non capirono di quale gioia parlasse loro: fu una nottata dura, asfittica, afosa, affannosa, assurda, a tratti impensabile. Una scossa al cuore li fece, però, sospettare che si trattasse di un qualcosa d'indicibile bellezza, una sorta di magia. Non la potevano conoscere mentre stavano andando: l'han capita soltanto dopo essere arrivati alla grotta. Al traguardo: “Siam senza fiato, gente!”
Trovarono il Dio (in)atteso. Lo «videro» ma, guardando bene, si accorsero di vedere meglio prima di tutto loro stessi. Guardandolo, si scoprirono guardati e, d'un tratto, non capirono più se erano loro, infelici, a guardare Dio oppure s'era Dio, felice, che stava guardando loro. Capirono bene, però, ch'era un qualcosa di unico ciò che avevano di fronte: la magia, a saperla scorgere, è sempre lì, inattesa, in attesa. Servono occhi che, ogni qualvolta riappare, ricomincino a raccontarla con parole nuove, mai sentite, gustose, saporite. Quel giorno, ai pastori, lo stipendio non arrivò nelle tasche ma attraverso gli occhi: il lieto fine fu il gusto della (loro) vita. Per questo, poi, non poterono che narrarlo, al maggior numero d'increduli possibile. Al mondo circostante: «I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto». Tutto come promesso, la promessa era stata mantenuta appieno. Non un'aggiunta, non una sottrazione: tutto «com'era stato detto loro». D'altronde, quando la strada sale, non ti puoi nascondere.
Il Dio fatto carne, trovarono: non solo Lui, però. Anche la discrezione fatta carne, giacchè ebbero la fortuna smisurata di trovare il pacchetto-completo della salvezza cristiana: Gesù, Giuseppe, Maria. Anche Maria! Ditemi voi: qual madre, sentendo tessere lodi smisurate sul suo figliolo, non darebbe in escandescenza, montandosi la testa? Attorno alla grotta «tutti quelli che udirono si stupirono delle cose dette loro dai pastori». Cose uniche, difficili persino da immaginare. Elogi sperticati, da fare delirare la testa a chiunque. Non a Lei, però, che – t'immagini lo sguardo? - «da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Fu lì che, dopo la carne del Verbo, anche la discrezione si fece tale: la discrezione si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Non svalvolò, Maria: non perse il senso della misura. Ad ammirarla da vicino, si notava un certo-che di delicato nel suo esserci, non esserci: “Eccolo il fascino della discrezione” disse il pastore Tonio al pecoraio Eumeo. “Guardala che bella: mi piacciono le persone discrete – rispose Eumeo -: danno valore a ciò che tengono dentro”. Date loro torto! Maria custodiva, meditava: tempi allungati, azioni la cui durata non è fissata. All'ombra di Maria, anche Giuseppe trovava riparo: lui, intontito per i troppi complimenti, andava ad acquietarsi nello sguardo della (ma)donna, ch'era la sua donna, per ripararsi dalla buriana delle parole superflue. “Questi due non sono gente falsa, si vede da distante – aggiunse un terzo -. I falsi li riconosci da quanto teatrali sono!” Giuseppe e Maria, invece, stavano lì, in punta di piedi, quasi a chiedere il permesso: bisogna averci fatto le ossa per guardare in faccia la bellezza e stare in silenzio. Immagino che per Dio, avere vicino due persone così, sia stato un piacere immenso. Piacere reciproco.

(da Il Sussidiario, 1 gennaio 2022)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo (Luca 2,16-21).


Tempo d'Avvento e di Natale

I^ Domenica d'Avvento, L'attenzione di Veronica, 28 novembre 2021
II^ Domenica d'Avvento, Le cose belle hanno il passo lento, 5 dicembre 2021
Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria, Centopercento donna, 8 dicembre 2021
III^ Domenica d'Avvento, Distinto e d'istinto, 11 dicembre 2021
IV^ Domenica d'Avvento, Confidenze, 18 dicembre 2021
Solennità del Natale del Signore, I Tre dell'Ave Maria25 dicembre 2021
Festa della Santa Famiglia di Nazareth, Cronaca di una famiglia in crisi, 26 dicembre 2021

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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