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mollette

Ci sono sempre dei fiori per chi vuole vederli. M'incuriosiscono ogni volta questi Greci, «saliti per il culto durante la festa». Gente che, vestita della voglia di Dio, si aggirava tra le strade di Gerusalemme con un unico pensiero in testa: andare a cercare quell'Uomo che era sulla bocca di tutti, in cuore a tanti. A voce alta l'ammisero: «Vogliamo vedere Gesù!» Lo dissero in faccia a Filippo, il quale Gesù lo conosceva assai. Dunque è come se gli avessero detto: “Tu che lo conosci, presentacelo, per cortesia!” Quel grido, ammissione della voglia-matta di vedere Gesù, li smaschera agli occhi di Filippo: immagino, i Greci, con quella voglia, cucita addosso, che ti fa socchiudere gli occhi e girare la testa. Dove c'è un solo rumore, la sera, quando si chiude la porta di casa: la voglia di te, di Lui. E in quel volere conoscere Gesù, senza dirlo è come se avessero confidato che stavano ritrovando la parte più bella della loro voglia di vivere. Uno deve sempre desiderare qualcosa per essere vivo, anche se i suoi desideri fossero contorti al pari dei cavatappi. È il desiderio che fa (ri)fiorire ogni cosa. Senza, il cuore è ko.
Lo incontrano. Il loro desiderio si è avverato, perchè quando desideri una cosa, l'universo intero trama e trema perchè tu la possa realizzare. Guarda che accelerazione di voci: «Filippo andò a dirlo ad Andrea». Non è mica finita lì, già avrebbe voluto dire tanto coinvolgere nel contagio un terzo. No, non basta: «E poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù». Dunque, invece che andare solo soletto a bussare, Filippo crea per strada un'alleanza: “In due abbiamo più potere di contrattazione!” avrà pensato. A Cristo, dunque, attraverso i fratelli, gli amici, i postini del cuore. E il Cristoddio, come un ragno che tutt'attorno s'è formato una ragnatela. “Ti immagini – avrà detto uno dei Greci all'altro suo compagno -: se ci verrà data la fortuna d'incontrarlo, ci fioriranno gli occhi se Lo guardiamo”. E l'altro, subito a correggerlo: “Ci fioriranno gli occhi se ci guarderà, fratello!” Tutto un gioco di sguardi: appassionati, lucenti, pestiferi, vogliosi. Cuori ardenti, cuori infiammati, cuori in allerta: «Vogliamo vedere Gesù!». Tanta è stata la passione con la quale ne han sentito parlare, ch'è sbocciato in loro il desiderio di andarGli incontro. Di conoscerlo per davvero, non per sentito dire. E lo incontreranno.
Eccolo. Scarnificato, nudo, ridotto all'osso delle parole. Siamo ormai nella Gerusalemme cornuta, caritatevole. Ricercato, seguito, quotato: nelle sue mani possiede il mondo intero. Eppure non perde il senso della misura: è l'unico ad avere ben chiara la strada che s'aprirà dopo la curva: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo – si presenta così a chi Lo cerca come fosse un divo -; se invece muore, produce molto frutto». I Greci, pur (sopraf)fini d'intelletto, capiscono, non capiscono. Forse capiscono che quest'Uomo valeva davvero la pena d'incontrarlo. “Vivrete sul filo del rasoio se vi fiderete di costui” avrà fatto recapitare loro Satàn tramite i suoi ministri. Ma, ormai, lo sguardo del Cristo li aveva ingabbiati: “Il desiderio sarà ancora più forte quand'è appeso ad un filo” avrà ribattuto loro col suo sguardo divino. Sarà sempre così: all'interno di ogni desiderio – come scrisse Emile Cioran – c'è un monaco e un macellaio che si combattono. Il Desiderato cadrà per aria: gli salderanno la carne delle dita con i chiodi. Morirà, per portare frutto: «Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (cfr Gv 12,20-33) predisse a quei cercatori venuti da lontano. Satàn, pirla, penserà di avere vinto il giorno in cui lo crocifiggerà. Non capì, a corto com'è un po' di tutto, di averGli dato ragione: ha dovuto morire, Cristo, per portare frutto. Capita ancora oggi: dire “Ti voglio!” è potentissimo, ma dire “Mi vuoi?” è dolcissimo. I Greci Lo volevano, anche Lui li voleva: la sola grande tristezza è quella di non desiderare più nulla. Di avere Cristo in tasca ed essersi ingialliti nell'andarlo a cercare la domenica. Abietti, scocciati, abitudinari. Mica come i Greci! Pare che per molti il desiderio più grande sia quello d'essere il più ricco in cimitero. Voglia al ribasso.

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire (Giovanni 12,20-33).


Editoriali della Quaresima 2021
Mercoledì delle Ceneri, Ricordati che sei polvere (di stelle), 17 febbraio 2021
I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
II^ Domenica di Quaresima, Il divino Lavandaio27 febbraio 2021
III^ Domenica di Quaresima, Vendono il sole per comprare una candela, 6 marzo 2021
IV^ Domenica di Quaresima, Chiaroscuri sui pipistrelli13 marzo 2021

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì con Giotto, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021
II^ giovedì con Giotto, L'incostanza e la fortezza25 febbraio 2021
III^ giovedì con Giotto, L'ira e la temperanza4 marzo 2021
IV^ giovedì con Giotto, La stoltezza e la prudenza, 11 marzo 2021
V^ giovedì con Giotto, L'infedeltà e la fede, 18 marzo 2021

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Dal 2 marzo, in tutte le librerie, Dei vizi e delle virtù (Rizzoli 2021), il nuovo libro di Papa Francesco e Marco Pozza

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti - ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza - è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: "Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario". Riflettere su questi temi serve a "capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire". Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

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don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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