5 1 1 1 1 1

seminatore

Perché nessuno possa dire: “Io, invece, sono nato sotto una cattiva stella”. Oppure: “A me mai nessuno ha dato un pizzico di fiducia”. Cristo non è di quelli che non seminano e vorrebbero raccogliere: è uno di quei seminatori che, non fosse per l'evidenza, verrebbe da tirare loro le orecchie: “Hai visto quanto seme hai gettato alle ortiche, contadino?” Lo spreco è evidente: c'è della semente che è stata gettata nella strada, sul terreno sassoso, sui rovi. Sulla terra buona. Due sono le cose: Cristo ha sementi in più da permettersi di sprecarle, oppure è uno di quei contadini che se ne infischia del buon senso dell'agricoltura e getta semi dappertutto. «Ho grande fiducia in un seme – scrisse H. Thoreau – Convincimi che hai un seme e sono pronto ad aspettarmi meraviglie». Sementi da sprecare Dio non ne possiede affatto: tutto è numerato, fatto su-misura, cucito a mano. Il fatto che getti sementi dappertutto non è affatto un complemento di ignoranza in materia agricola ma è un complemento di fiducia in materia di cuore e affini. Un giorno il sasso potrebbe dire: “Nessuno ha investito su di me soltanto per il fatto che sono un sasso”. Oppure il rovo potrebbe avere da ridire: “Solo perché ho un carattere spinoso la gente mi scansa”. Anche la strada avrebbe lamentele già in rampa di lancio: “E chi può giurare che nella crepa del mio asfalto non nasca un fiore di papavero?” Tutte scuse, dirà qualcuno: il fatto è che a fidarsi troppo ci si può ingannare, a non fidarsi si vivrà sempre nel tormento di non essersi fidati.
Cristo, da sé, rilancia la sfida: a tutti sia data un'occasione. Per tutti c'è una manciata di semi a disposizione, nascere strada non deve essere discriminante in materia di fiducia: il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è dargli fiducia. E' la regola agricola di Cristo: non è necessario conoscere tutti i dettagli prima di aprire il cuore. Poi, nella stagione della raccolta, ognuno sarà responsabile dei semi ricevuti, ma senza la speranza che anche la strada possa far fiorire i semi - «Ha fatto germogliare fiori tra le rocce» bisbiglia, da decenni, il popolo in chiesa – è impossibile trovare l'insperato. “E' lei – è la difesa di Cristo-agricoltore – a vedere l'invisibile, toccare l'intangibile, raggiungere l'impossibile. Non semina a caso, come non parla mai a vanvera Cristo. Semina armato della speranza: che anche la strada possa fiorire, i rovi ingiallirsi di grano, i sassi farsi granai di spighe. Quando non accade, perchè sovente non accade, è perché la strada, i sassi, i rovi non l'han fatto accadere: perchè le cose accadano è legge di natura che qualcuno debba farle accadere. Il contadino ha fatto la sua parte, la terra deve metterci del suo perchè c'è una percezione più triste di non avere mai avuto un'occasione nella vita: averne avute e non averle sapute cogliere. Il pescatore sa che gettare è affare suo, riempirla è affare della corrente. Gettare il seme è affare di Cristo, renderlo frutto è affare dell'uomo. Quando non riesce, non è per la semenza guasta: è che«viene il Maligno, è incostante la seduzione della ricchezza soffoca la Parola». La risposta dell'uomo è condizione di riuscita ai desideri di Dio: pare cosa strana, ma dopo aver seminato anche Dio attende.
Ci vorrebbero delle comunità di recupero della fiducia persa più che della mal riposta: dobbiamo tutto a chi ci ha dato fiducia. Comunque non finisce mai male la semina di Dio, neanche quando tutto sembra un disastro: «Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno». Capita sempre che quando tutto il mondo ti dice “Rinuncia”, Lui sussurri di provarci ancora una volta: «I semi sono invisibili – scrive Antoine de Saint-Exupéry -. Dormono tutti nel segreto della terra finché a uno di loro non piglia il ghiribizzo di svegliarsi. Allora si stiracchia e fa spuntare timidamente verso il sole uno splendido germoglio». Nessuna scusa per dove si è nati, per chi si è: a Dio piace apparire incapace pur di non fare sentire escluso nessuno. Poi è vero anche che c'è gente che aspetta per tutta la vita un'occasione da sprecare.

(da Il Sussidiario, 11 luglio 2020)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno» (Matteo 13,1-23).

vialucis banner timeline

Dal 3 giugno in tutte le librerie I gabbiani e la rondine (Rizzoli), il nuovo libro di Marco Pozza

La sofferenza, la rinascita, la bellezza nella Via Crucis che ha commosso il mondo.
Roma, 10 aprile 2020, Venerdì Santo. Nel pieno della pandemia, la Via Crucis celebrata dal Papa non si svolge in mezzo alla folla, nel Colosseo, ma nella piazza San Pietro deserta, sotto lo sguardo dell’antico crocifisso della chiesa di San Marcello al Corso. Le parole che risuonano nella notte della morte e del dolore provengono dalla parrocchia del carcere di Padova: a meditare sulle quattordici stazioni della Passione di Cristo è un’intera comunità di uomini e donne che abita e lavora in questo mondo ristretto. “Mi sono commosso” ha scritto Papa Francesco. “Mi sono sentito molto partecipe di questa storia, mi sono sentito fratello di chi ha sbagliato e di chi accetta di mettersi accanto a loro per riprendere la risalita della scarpata.” In questo libro, partendo dalle meditazioni sulla Via Crucis raccolte e scritte insieme alla giornalista e volontaria Tatiana Mario, don Marco Pozza ha costruito un racconto sulla fede e la risurrezione dei viventi: la Via Crucis di Gesù diventa così una Via Lucis degli uomini, la cui sofferenza è stata riscattata da Cristo in persona. “Mai celebrata una Via Crucis così” scrive l’autore. “Pareva davvero d’attraversare l’Odio desiderando l’Amore.”
(Per acquistarlo clicca qui)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
Leggi tutto...


Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"

N.B. - I commenti potrebbero tardare alcuni secondi prima di apparire.

Solo gli utenti registrati possono inserire commenti!