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vastità

È tutto un vivere in perdita: il padre e la madre, i figli e le figlie, la stessa vita. Quasi che, perdendo, ci fosse in palio la libertà di non dover più dimostrare niente a nessuno. «La troverai la Via – scrisse Tiziano Terzani – se prima avrai avuto il coraggio di perderti». Perdersi per ritrovarsi: pare questo il segreto che, sotto-sotto, abita le pagine del Vangelo: a volte, è necessario fare disordine per imparare a fare ordine. “Forse non hai manco bisogno di trovare te stesso – è il concetto di questo Vangelo per me, di Cristo a me -, ma hai bisogno di perderti insieme a qualcuno”. Qualcuno di maiuscolo, un Qualcuno al cui cospetto tutto il resto ti appaia relativo, minuscolo, dannatamente più piccolo: non per questo insignificante, ma un segno di punteggiatura nella stesura di un romanzo intero. «Chi ama (qualcuno) più di me (…) Chi non prende (…) Chi avrà tenuto per sé» sono frecce appuntite scagliate da un Dio apparentemente intransigente. Folle.
Sono carezze per insegnare all'uomo la misura dell'amore: tutti i santi han avuto paura di qualcosa, hanno amato qualcosa, hanno perso qualcosa. È una legge che il Vangelo non annulla: meglio aver amato e perso piuttosto che non aver amato mai. Il fatto è che Cristo, allenatore di fuoriclasse, cerca di spingere l'uomo all'amore massimo, di portarlo sul ciglio della disperazione – questo pare causare il tagliare i ponti con gli affetti – per insegnargli la libertà d'amare e, poi, ritornare ad amare ciò che si amava con il cuore più ordinato, le misure affinate, il senso rivelato. È che per amare, con Cristo, sembra sia necessario prendere una posizione, la qual cosa è un fatto maledetto per l'uomo che, invece, ama lo stare assieme, lo star seduto un po' dappertutto, la vita disordinata. Cristo lo sa che, a prendere posizione, spesse volte si perde qualcuno. La sua versione è la sua esigenza: “A non prendere nessuna posizione – sembra reagire entrando in punta di piedi nel discorso – a volte si rischia di perdere se stessi”. Dargli torto? Si può, se solo non avesse battuto Lui per primo la strada, ritornando nelle case degli uomini con le cicatrici addosso, i segni sulle braccia di chi ha disboscato un sentiero mai percorso, il fiatone di chi, senz'olio e controvento, ha mostrato il possibile in ciò che tutti dicevano essere impossibile: ritrovarsi perdendosi.
Quand'ero bambino c'era un gioco che amavamo fare a scuola, durante il tempo della ricreazione: “Chi ride per primo, perde!”. Perdevo spesso, era il mio marchio di fabbrica non saper trattenere il sorriso per un premio che manco era mai messo in palio. Mi sentivo – rubo al mio amico Antoine de Saint-Exupéry – come colui che vorrebbe «chiudere l'acqua nelle urne perché si ama il mormorio delle fontane». Il mormorìo dell'acqua è una materia impossibile da trattenere: occorre accettare il rischio di perderlo nel mezzo di migliaia di voci per imparare a riconoscerlo dentro una foresta di suoni. "Maltratta i genitori, non ha rispetto di chi nasce sotto lo stesso tetto, ha solo in mente la Croce e la sofferenza" andrà dicendo qualcuno leggendo queste frasi di Cristo sull'amore, appuntite come un ago sulla punta del dito. Il rischio c'è tutto, è insito dentro. Dio, nella vita mia, è sempre apparso come il più grande degli equilibristi: è sull'orlo di un dirupo che l'equilibrio è massimo, e soltanto chi ha abitato gli estremi impara a conoscere l'equilibrio. In materia d'amore e affini, più che della castità, Cristo si interessa della vastità: un cuore casto, ma rabbuiato non vale un cuore rattoppato ma con l'aria fresca sul volto. La castità è come i libri che si vendono allegati ai giornali: dietro trovi scritto che "questo articolo non è vendibile separatamente". È la più bella traduzione commerciale di ciò che per Cristo non è affatto commerciabile: l'amore, quello per Lui innanzitutto. La castità (di quell'amore) non è proponibile separatamente dalla vastità del suo orizzonte. Troppo: "E se la vita ci facesse lo sgambetto?" tentiamo la scusante-variante. Mostriamole come si fa a stare in equilibrio, risponde Lui. Mentre brinda con un bicchiere d'acqua fresca in mano.

(da Il Sussidiario, 27 giugno 2020)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Matteo 10,37-42).

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Dal 3 giugno in tutte le librerie I gabbiani e la rondine (Rizzoli), il nuovo libro di Marco Pozza

La sofferenza, la rinascita, la bellezza nella Via Crucis che ha commosso il mondo.
Roma, 10 aprile 2020, Venerdì Santo. Nel pieno della pandemia, la Via Crucis celebrata dal Papa non si svolge in mezzo alla folla, nel Colosseo, ma nella piazza San Pietro deserta, sotto lo sguardo dell’antico crocifisso della chiesa di San Marcello al Corso. Le parole che risuonano nella notte della morte e del dolore provengono dalla parrocchia del carcere di Padova: a meditare sulle quattordici stazioni della Passione di Cristo è un’intera comunità di uomini e donne che abita e lavora in questo mondo ristretto. “Mi sono commosso” ha scritto Papa Francesco. “Mi sono sentito molto partecipe di questa storia, mi sono sentito fratello di chi ha sbagliato e di chi accetta di mettersi accanto a loro per riprendere la risalita della scarpata.” In questo libro, partendo dalle meditazioni sulla Via Crucis raccolte e scritte insieme alla giornalista e volontaria Tatiana Mario, don Marco Pozza ha costruito un racconto sulla fede e la risurrezione dei viventi: la Via Crucis di Gesù diventa così una Via Lucis degli uomini, la cui sofferenza è stata riscattata da Cristo in persona. “Mai celebrata una Via Crucis così” scrive l’autore. “Pareva davvero d’attraversare l’Odio desiderando l’Amore.”
(Per prenotarlo clicca qui)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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