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IMG 7342A sentirli parlare mentre erano in vita – quando Lui, giunti a sera, riusciva a far quadrare tutti i conti – erano geniali: l'uomo, quando sogna, è un genio. In fin dei conti, erano pur sempre gli amici dell'Uomo che, venuto al mondo, scelse proprio loro per ribaltare il mondo come fosse il carro di un agricolo. Ieri sera, in punta di piedi, pur sapendo che uno l'avrebbe tradito e gli altri se ne sarebbero andati per i fatti propri, li ha preparati a festa. Premura delle donne di casa mia: "Ti sei lavato i piedi prima di andare a letto, amore?" mi ripeteva la mamma alla sera. "Hai messo il pane (e la nutella) nello zaino?" era l'avvertenza ultima della nonna prima di uscire per andare a scuola. A cena, l'ultima, i piedi sporchi sono stati lavati; le pance vuote sono state riempite. C'è tanta gente che vive a pane-e-acqua. Loro, gli amici, a pane-e-acqua avrebbero potuto vivere come principi: li mise in imbarazzo con la sua cordialità. Dopo cena lasciò libera la truppa: solo lasciandoli andare per i fatti propri, avrebbe misurato il loro amore per Lui.
Con la pancia piena e i piedi puliti, gli amici s'addormentarono come dei ghiri: "Dormire fino a mezzogiorno, mangiare, buttarsi sul divano, dormire fino a sera. Perché la vita è una e va dormita fino in fondo" suggerì Lucifero, l'animale lurido della menzogna. Diedero retta a quel furfante, dimenticarono le promesse fatte all'Amico - «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!» (Mc 14,29) -, lasciarono Cristo patire come un cane, da solo come un cane: «Sedetevi qui mentre io prego»li supplicò. L'unico favore che aveva chiesto loro in vita, dopo migliaia di favori fatti loro. La risposta, al terzo tentativo, fu grottesca: «Venne per la terza volta (...) e li trovò addormentati» (Mc 14,40-41). Quando l'occasione poteva farli santi, li fece ladri: il sonno dei discepoli è l'eccitazione di Lucifero. Sempre così, ad oltranza: «Perché si dorme? Non tanto per riposare, quanto per dimenticare» scriveva E. Cioran. Dimenticare che anche l'amico Cristo, almeno una volta in vita, avesse potuto aver bisogno di loro, della compagnia, dell'affetto: si perdettero l'indice più alto di umanità dell'amico: «In realtà, si parli o meno di Dio, si evangelizza sempre se si porta Cristo dentro di sé» (P. D'Ors). Dormono come dei ghiri: Cristo, la sofferenza in persona, sta sudando sangue. Pur in condizioni pietose, sta sveglio a nome di tutti gli addormentati della storia: «Ogni eroe è sempre il solo desto in un mondo di addormentati – è di Papini nella sua Storia di Cristo - come il pilota che veglia sulla nave, nella solitudine del mare e della notte, mentre i compagni riposano». Dormono tutti, l'hanno abbandonato: amici, città, familiari e parenti. Solo in due lo vegliano, intimi seppur invisibili: Lucifero e Maria. Mentre il primo lo sfotte - "Hai visto che fallimento, vecchio mio?" -, la seconda lo accarezza col cuore: "Mamma è qui, appena dietro. Non sei solo!"
Domattina perdonerà loro pure questo, il fatto d'essersi addormentati mentre il mondo gli crollava addosso. Quel loro problema di sonno non era un difetto di fabbricazione: fu Lucifero a taroccarli in quella maniera. A ribaltare il motivo per il quale erano stati chiamati dal loro mestiere di pesca: «Molte persone passano la loro vita andando a letto quando non hanno sonno ed alzandosi quando ce l'hanno» (C. Adams). È la sorte buffa dei discepoli: hanno colpi di genio mentre dormono, hanno colpi di sonno mentre sono svegli. Ancora più umani paiono oggi, per questo loro assenteismo nel giorno di massima richiesta di lavoro.
I ghiri ronfano, i cani abbaiano, i soldati giocano: "Chissenefrega del Cristo morente. Era prevedibile, passerà anche questa". Erano tanti a ragionare così. Lui, luna-piena, continuò a brillare per la sua strada. Qualche amico, forse, si morsicava le unghie, memore d'essere tabernacolo con il Pane dentro: «Ogni uomo dovrebbe sentirsi almeno una volta come un tabernacolo vuoto: in grado di contenere quanto vi è di meglio, eppure privato di ciò che si ama ed è sacro» (P. D'Ors). Se amare è scaldarsi, Cristo è morto di freddo. Poi anche per i chiodi.

(da Il Sussidiario, 30 marzo 2018)


Indice delle riflessioni della Settimana Santa
Domenica delle Palme, «La passione e la pensione»
Giovedì Santo, «Di giovedì. Piedi sporchi e pance vuote»

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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Commenti   

Maddalena
#1 La sonnolenza degli apostoli. E nostra!Maddalena 2018-03-31 00:21
"Il Giovedì Santo si chiude con l’Adorazione eucaristica, nel ricordo dell’agonia del Signore nell’orto del Getsemani. Lasciato il cenacolo, Egli si ritirò a pregare, da solo, al cospetto del Padre. In quel momento di comunione profonda, i Vangeli raccontano che Gesù sperimentò una grande angoscia, una sofferenza tale da fargli sudare sangue (cfr Mt 26,38). Nella consapevolezza della sua imminente morte in croce, Egli sente una grande angoscia e la vicinanza della morte. In questa situazione, appare anche un elemento di grande importanza per tutta la Chiesa. Gesù dice ai suoi: rimanete qui e vigilate; e questo appello alla vigilanza concerne proprio questo momento di angoscia, di minaccia, nella quale arriverà il proditore [traditore], ma concerne tutta la storia della Chiesa. È un messaggio permanente per tutti i tempi, perché la sonnolenza dei discepoli era non solo il problema di quel momento, ma è il problema di tutta la storia. La questione è in che cosa consiste questa sonnolenza, in che cosa consisterebbe la vigilanza alla quale il Signore ci invita. Direi che la sonnolenza dei discepoli lungo la storia è una certa insensibilità dell'anima per il potere del male, un’insensibilità per tutto il male del mondo. Noi non vogliamo lasciarci turbare troppo da queste cose, vogliamo dimenticarle: pensiamo che forse non sarà così grave, e dimentichiamo. E non è soltanto insensibilità per il male, mentre dovremmo vegliare per fare il bene, per lottare per la forza del bene. È insensibilità per Dio: questa è la nostra vera sonnolenza; questa insensibilità per la presenza di Dio che ci rende insensibili anche per il male. Non sentiamo Dio - ci disturberebbe - e così non sentiamo, naturalmente, anche la forza del male e rimaniamo sulla strada della nostra comodità. L'adorazione notturna del Giovedì Santo, l'essere vigili col Signore, dovrebbe essere proprio il momento per farci riflettere sulla sonnolenza dei discepoli, dei difensori di Gesù, degli apostoli, di noi, che non vediamo, non vogliamo vedere tutta la forza del male, e che non vogliamo entrare nella sua passione per il bene, per la presenza di Dio nel mondo, per l'amore del prossimo e di Dio".
Riflessione completa: w2.vatican.va/.../hf_ben-xvi_aud_20110420.html

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