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compitoinclasse
La lezione somigliò moltissimo ad un compito-a-sorpresa. Entri in classe che sei tranquillo: "Domani andiamo avanti con la spiegazione" hai sentito dire dalla professoressa ieri. Tu hai interpretato la frase a modo tuo - "Oggi non si studia!" - ma il giorno dopo, ecco lo sconcerto molesto, irritante: un'interrogazione senza avviso. Pietro, più uomo di pesca che di genio, aveva ancora sulle labbra la sua risposta all'interrogazione del Rabbì: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». La votazione fu dieci-e-lode, da non crederci: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa». Quando il Maestro, però, voltò pagina e andò oltre la materia studiata per quel giorno - «Cominciò a dire apertamente che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto» - Pietro inciampò, come uno che viene beccato in fallo: «Dio te ne scampi, Signore!». La votazione calò: «Lungi da me, Satana!"» (Mt 16,13-23). Pietro capì fino a dove volle capire. Poi batté i pugni.
Sei giorni resistettero in tensione: musi di qua, spallucce di là, lezioni digerite a fatica. Rimbrotti e condoglianze. "A cosa gioverà guadagnare il mondo per poi perdersi l'anima" si erano sentiti rinfacciare in quei giorni ventosi. Fu per questo che, cuore di Maestro, volle tentare di salvare quelle anime amiche. La lezione, inutile tacerlo, sarebbe stata difficile da capire per dei geni, figuriamoci per una ciurma di uomini avvezza a lucci e sardine più che a concetti di testa. Arrestò, per una giornata, il programma fissato e fece loro ripetizione. Uscì una sorta di visita culturale guidata sul Tabor, un tiro di sguardo da Nazareth. Ne portò su tre – non i più santi, non i più scalmanati – a nome di tutti. Poi, anche stavolta, mise in scena una lezione inattesa. Ciò che videro li sbigottì: «Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti». Quel loro amico ebreo, che avevano sempre visto col mantello di lana grezza addosso, lo videro rivestito di luce, uno sposo in bianco. Così dannatamente bello da far perdere loro i sensi: «Quella luce era sempre la stessa che riconosciamo attraverso i racconti di coloro che l'hanno veduta, da Paolo di Tarso alla piccola Bernadette Soubirous» (F. Mauriac). Ciò che alla luce rimase incompiuto, lo completò l'impeto d'urto di una voce paterna: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». Il Figlio si cuce addosso la luce, il Padre apre bocca, lo Spirito fa esplodere la miccia. Ai tre fu evidente che quell'Uomo non era per nulla un mentitore: avevano intravisto, per pura grazia, il futuro. Era loro chiaro che la promessa che Lui stava predicando per tutta la terra di Galilea un giorno sarebbe divenuta storia. La più bella storia.
C'era da crederci. D'aiutare gli altri a crederci: fu vietato loro campeggiare in quota, lassù da soli: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne». Il Maestro puntò il dito verso valle: andassero a fare-ripetizione della materia vista agli amici rimasti giù. A districarsi tra gli sghignazzi luride di Lucifero: "Un Dio crocifisso? Non v'accorgete che perdete tempo, gente? Sveglia!" Satana, quest'oggi, nulla potrà contro quei tre cuori infiammatisi sul Tabor: "È stata tutta un'illusione, date retta a me. Capita quando l'aria è rarefatta, ecco perché vi ha tirati lassù. In pianura non gli sarebbe riuscito". Imbecille com'è, Satana non capisce che quando all'uomo si fa chiara la ragione per la quale vive, il cuore abita già nella festa. Sorprendendo pure se medesimo, si scoprirà capace di sopportare il più grande dolore, la più grande tassa d'inquietudine quando gli si schiarisce la traiettoria del suo vivere, del suo perpetuo balenare in burrasca. È il sospetto che la sua storia sia una stramaledetta cosa dopo l'altra a renderlo titubante, pensieroso, sguardo d'ansia. Cristo, fiutato l'inghippo, arrestò subito il suo incedere: se li portò sul monte, fece loro ripetizione, rese evidente quel suo sogno d'essere governatore dei cuori. Loro gli scattarono una foto: troppo bello per farselo sfuggire. Se la misero in tasca: la tireranno fuori nei giorni inquieti, nei giorni di fiacca. Guardandola, aiuteranno il cuore a continuare a battere forte.

(da Il Sussidiario, 24 febbraio 2018)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. 
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti (Marco 9,2-10).

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don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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