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donna lebbrosa
Ha appreso che l'Uomo-in-viaggio sta passando dalle sue parti e si è appeso alla grazia di quella vicinanza: «Se vuoi, puoi purificarmi». E' strana la macchina dei miracoli di Cristo: quando Gli riesce di compierli – giacché non sempre gli è possibile a causa di un indice di fede insufficiente – li compie sempre a favore di altri, mai di se stesso. Li firma, quando li firma, mai per aumentare, sempre per nascondersi, per poi riapparire sotto le mentite spoglie di una storia sanata, di una carne guarita. Con l'aggiunta, nel caso la gente lo applauda per il suo tentativo riuscito, d'arrabbiarsi parecchio: non è al miracolo che Lui vorrebbe la gente si fermasse, ma alla percezione che il regno di Dio sta accadendo sotto i loro occhi, in presa-diretta. Per questo Cristo prova compassione: è materia di viscere in fiamme, manovra di madre tutta presa, un gesto di pronto soccorso. E' l'attestazione che Dio s'interessa dell'uomo: «Lo voglio, sii purificato!» Visto che l'uomo lebbroso l'ha lasciato libero anche di non guarirlo, di passare oltre, allora Gesù decide di guarirlo: non c'è nulla che infastidisca maggiormente il Cristo del vedersi costretto da qualcuno all'azione. Il lebbroso, che è carne-che-spurga, lo sa. Per questo: dice «Se vuoi». All'Uomo-che-chiama si rivolge nella medesima maniera di quell'Uomo quando è Lui ad invitare l'uomo: «Se vuoi essere perfetto, va'» (Mt 19,21). Lasciato libero, Cristo arresta il mondo intero pur di riaccendere la luce in quel piccolo mondo in allarme. Lo vide lebbroso e, coinvolgendosi, sognò per lui la guarigione da quel male che lo teneva staccato dal resto dell'umanità «Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò». C'è qualcosa di più affascinante di vedere gente-che-spurgava rinascere di nuovo? Di ritrovare un figlio perduto, una pecora andata a ficcarsi in chissà quali rovi, una dramma caduta per terra? Cristo pare proprio dire di sì, sognando che l'uomo s'accorga di ciò che realmente sta accadendo: non tanto un lebbroso che guarisce – sarebbe già tantissimo accorgersi che a Dio l'uomo importa per davvero – quanto ammirare il regno di Dio che sta sbocciando. Lui è questo che va cercando e quando non Gli riesce quasi s'incupisce: "Lasciate perdere il bozzetto – sembra dire con piglio di scultore – fissate tutto lo sguardo sull'opera d'arte!". L'abbozzo è già tanto, ma la scultura è molto più grande dell'idea.
Non gli basta vederlo, lo tocca. «Dio è il Dio del presente. Come ti trova, così ti riceve e così ti prende. Non come tu fosti, ma come sei in questo momento» (A. Lécu). E' sfumatura cara a Francesco, il Papa della carne-toccata: «Bisogna avere un contatto. Anzi bisogna toccare la gente, accarezzarla. Il tatto è il senso più religioso dei cinque. Fa bene dare la mano ai bambini, ai malati: stringere la mano, accarezzare. Oppure in silenzio guardare gli occhi: anche questo è contatto». Il toccare di Gesù è l'annuncio di ciò che un giorno spetterà di fare ai suoi seguaci, come gesto di restituzione della grazia ricevuta: buttarsi dentro la storia profana, ficcarsi col cuore nelle faccende che sanguinano, mescolarsi con tutta la realtà. Trasfigurare con lo sguardo tutto ciò che il mondo scarta di brutto, ad oltranza: «E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato». Senza guadagnare nulla in cambio se non la certezza che il bene fatto è stato fatto gratis, senza fini di lucro: «Guarda di non dire niente a nessuno!» Lui, invece, griderà: non è per disobbedienza, tanto meno per chissà quale dispetto. E' solo che certi giorni la gioia esplode così pre-potente nel cuore che al solo pensiero di tentare d'arginarla i muscoli infiacchiscono: quando Cristo si mette in testa d'intervenire, è con troppa forza che interviene. Non conosce amore che rimanga indifferente alla vergogna di chi Gli si inginocchia davanti: «Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire» (Sal 34,6).
Complicano la vita al Cristo i miracoli che Gli riescono: in ogni deserto dove il Guaritore penetra, subito s'accende un formicolio d'umani. D'ora innanzi più nessuna solitudine per l'Uomo venuto al mondo per guarire. Con il guadagno di un'immane conforto: nulla di tutto quello che ci accade riesce a toccarci senza prima aver toccato il cuore di Dio. Dell'Uomo che cura con sguardi e carezze.

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte (Marco 1,40-45).


(immagine tratta da www.evangelico.it)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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