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Ordnas Donna alla Finestra g
Per migliaia d'annate si erano riversati addosso quell'eterno dubbio, il punto-forte di Lucifero: "Dio, dove sei?" Satana, nel frattempo, amava dilettarsi nel maneggiare l'arnese del sospetto: "Eravate state avvisati: un Dio così non è affidabile". Un giorno, era mattina presto, Dio batté-un-colpo: entrò in punta di piedi nella storia, quando il popolo meno se l'aspettava: «Ave Maria, il Signore è con te» (Lc 1,28). Con-te: eccolo dov'è andato a confinarsi Dio, ecco la tenda dell'incontro. Una preposizione, tra le più minute della grammatica, per fare luce sulla posizione più irriverente della divinità: "con", complemento di compagnia, complimento di vicinanza, mai-più-soli. «Non temere!», più che un grido è una constatazione: che cosa temere di un Dio che chiede-asilo nel grembo di una donna? Maria non teme più nulla dopo quell'annuncio rocambolesco, nemmeno ha timore d'infastidire Dio: «Come è possibile?» (Lc 1,34) Credere non è rassegnarsi, è invitarsi al dialogo: il Cielo si annuncia a Maria, lei gli annuncia che lo invita a sedersi, per parlarne. Chiedere e ascoltare: questa è la nostra fede. Poi non sarà tutto chiaro, non ci sarà nulla di chiaro. Pare ovvio: Dio non parla come l'uomo. Dio è Dio, l'uomo è l'uomo, non è Dio. Con-Dio, però, anche le tenebre sono luce: «Eccomi, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,46).
L'arcangelo partì da lei. Nello stesso punto – da lei – partì pure la vita: «Con ignota dolcezza e ignota pena la giovinetta chiusa nell'ascolto sente stormire in sé i giorni futuri» (M. Guidacci). La dipingono come l'annunciazione dell'angelo a Maria. Forse sarebbe meglio far fare una capriola a quell'affermazione ormai consunta, non per questo assai noiosa. È successo così, ma è successo anche l'esatto contrario: l'annunciazione dell'arcangelo al Cielo. Quel postino, venuto con un messaggio da recapitare, rincasò con una risposta da consegnare: "Dio, Maria ha accettato l'invito". Solo in-andata, potrebbe anche apparire come una chiamata-senza-risposta. Andata e ritorno, pare ancora oggi la risposta più folle alla domanda più invadente: "Ci stai? Ci sto!" Dopo quell'annuncio-con-risposta, fu chiaro a tutti che la chiamata di Dio non andrà più ricercata nel passato della memoria ma nel tempo futuro della promessa: «Lo Spirito Santo scenderà su di te» (Lc 1,35). Che importerà, d'ora innanzi, rispondere al Cielo esagerando? A Nazareth, l'annunciazione fu anche ammaestramento: solo le vite esagerate sono degne d'essere vissute.
Un punto di contatto, per stringere la mano al mondo. Era questo che andava cercando Dio. Troppi no s'erano scagliati dalla terra al Cielo: la terra, nel tempo, s'era incagliata come nave in acque paludose. Al Cielo era necessario ripartire, piedi-a-terra: basta promesse, solamente fede alla premessa dipinta nell'Antica Alleanza: "Arriverà un giorno una Donna: sarà Donna come nessun'altra prima né dopo". Fu così che Nazareth – villaggio senza difesa, senza importanza – si fece pista d'atterraggio dell'Eternità: il grembo di una ragazza si fece bottega perché Dio iniziasse la ri-creazione del suo sogno.
Terra vergine, feriale: terra arata con benedizioni celesti mai udite prima.
Maria di Nazareth: storia di un Dio che fa il suo ingresso nella ferialità. Non rifugge la miseria, ma dentro la miseria ammaestra a cercare la bellezza. Di più: accerta che c'è, per ognuno, una percentuale di bellezza a disposizione. Eccola Maria: presso il lavatoio a sciacquare panni, al mercato a tirare il prezzo, nella bottega a far quadrare i conti, a scuola a discutere del Figlio. Vita povera: la povertà di Nazareth fu il preludio di quella di Betlemme. Nessuno, nel frattempo, s'accorse. Impossibile dire quello che significhi passare trent'anni nel compito d'essere Madre di Dio, pur avendolo come Padre: «Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura» (D. Alighieri). Scelse di stare in verticale, in ginocchio: il mondo si dilettava a stare in orizzontale. Al pipistrello di Lucifero non riuscì nulla contro di Lei: scelse di distinguersi preoccupandosi di non mettersi in mostra, che nessuna delle amiche rischiasse di sentirsi spaesata di fronte a lei. Scelse di farsi piccola: un giorno gli umani che scalano le vette l'invocheranno "Signora delle cime". Più in basso sta, più in alto la portano.
Per trent'anni ebbe grazia che a nessun'altra donna fu più concessa d'allora: quella di contemplare Dio nel quotidiano, di palparselo con le mani di madre, di portarlo a letto come fosse un bambino qualsiasi: era pur sempre il suo bimbo, «lo allattava più a lungo, per avere un motivo di abbracciarlo» (E. De Luca). Le dissero "fai attenzione!", le parlarono di spade, d'infiniti contrasti, la murarono dentro segreti intrattenibili. Lei si fece in quattro, fece di tutto, l'essenziale: fece spazio a Dio. Per farci star dentro tutti. Nel pensiero del mondo cade un'Ave.


In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». 
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei (Luca 1,26-38).

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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