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ciliegia

Tre decenni. Oppure sei lustri. O, semplicemente, trent'anni. Tanto è durato quel piallare tavoli di Cristo dentro il silenzio mansueto ed eremitico di Nazareth, sotto l'egida maestra di un carpentiere e della sua donna. Chi ha osato farfugliare qualcosa in quell'oceano di silenzio, ha lasciato qualche nota sparpagliata di qua e di là; i più – e tra questi Marco, l'evangelista di questa domenica – han scelto di non scegliere nessuno di quei fatti. Lasceranno alla vita di Cristo – un concentrato assoluto di tre anni – dire chi fu e cosa volle quell'uomo che da un pezzo di terra, trenta chilometri quadrati, iniziò a costruire la strada verso il Cielo. La scalata verso la santità.
Oggi Cristo ha trent'anni: gambe in spalla e via (liturgia della I^ domenica di Quaresima). Il momento non è dei migliori: parte «dopo che Giovanni fu arrestato». Il vento è contrario, la tormenta è sotto gli occhi di tutti, la tempesta ha già iniziato a fioccare i primi chicchi sulle teste degli amici: sulla testa di Giovanni, prima di tutto. Eppur partir si deve: nei Vangeli chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come. Non potrai scegliere se morire o meno: potrai, per, scegliere come morire: da schiavo o da uomo libero. Lui parte: il Nazareno parte. E parte guardando in faccia l'Avversario, colui al quale ha lasciato la chance di giocare le sue carte fino all'ultimo brandello di storia. Parte da Lui, parte con Lui, parte guardando Lui. Nella terra che, tra i due, è più favorevole a Lucifero che al Nazareno: il deserto. Lo spazio inospitale, la terra infingarda, la spogliazione che umilia e interroga. Il luogo scelto dal Cielo per “portare in ritiro” i suoi profeti, smontarli e rimontarli per poi rimandarli a casa. In quella che dovrà rimanere nei secoli futuri casa e memoria: le strade del mondo. Meglio se quelle sconnesse, slabbrate, bucate e distrutte dalle intemperie. Strade da riparare.
Anche Lui parte da qui. Meglio: sopratutto Lui parte da qui. Per Chi amò dirsi Uomo e Dio – perfettamente uomo e perfettamente Dio – non c'era alternativa possibile: era necessario spartire con l'umano ciò che dell'umano è più tipico: la tentazione, l'essere tentati, l'umiliante sfida con chi promette molto meno ma lo promette in tempi più rapidi. Con un guizzo di malizia, con un tocco di perversione, con quell'arrogante sorriso ch'è rimasto il tratto caratterizzante di coloro che imbrogliano per stregare i cuori. Lui è l'Uomo della fedeltà, della lealtà, della verità: l'Uomo dei tempi lunghi e delle attese spropositate, delle accelerate e delle decelerazioni. L'Uomo che, in vita, pochi ascolteranno: ancor meno gli daranno credito. L'altro, invece, è l'uomo del sorriso che inebetisce, dello sguardo che abbindola, colui che promette sapendo di non poter mantenere. Eppur vincente, eppur fascinoso, eppur collaudato nelle sue stregonerie. Mica rozzo, anzi.

Qui appare chiaro il nocciolo di ogni tentazione: rimuovere Dio che, di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente, sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. Metter ordine da soli nel mondo, senza Dio (…) è la tentazione che ci minaccia in molteplici forme.
Della natura della tentazione fa parte la sua apparenza morale: non ci invita a compiere il male, sarebbe troppo rozzo. Fa finta di indicarci il meglio: abbandonare finalmente le illusioni e impiegare efficacemente le nostre forze per migliorare il mondo. Si presenta, inoltre, avanzando la pretesa del vero realismo. Il reale è ciò che si constata: potere e pane. A confronto le cose di Dio appaiono irreali, un mondo secondario di cui non c'è veramente bisogno.
(J. Ratzinger, Gesù di Nazareth)

Da quell'incontro, Satana se ne uscirà cotto a puntino. Più di dire, dunque, che Gesù è stato tentato da Satana nel deserto, sarà più onesto d'ora in poi dire che è stato Satana ad essere vinto da Gesù nel deserto. Lasciandogli pure credere d'essere Lui a manovrare le azioni, ad accendere il duello, a sferrare l'ultimo colpo. Ciò che vale – come garanzia e come anticipo – è la finale di quella pagina: la brutta bestia se ne va a gambe piegate. E l'Altro, il Vincente, più che esultare, tira dritto: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Il tempo è compiuto: Satana è smantellato, d'ora in poi sarà nelle possibilità di tutti fare altrettanto. Il Regno di Dio, però, è vicino: non è dentro, rimane ad un passo dal possibile, alla giusta distanza della libertà umana. «L'onnipotenza debole di Dio senza l'uomo non può fare nulla. La libertà dell'uomo è l'argine nel quale Dio ha voluto confinare la sua onnipotenza» (A. D'Avenia, Ciò che inferno non è). Tra la compiutezza e la vicinanza, l'invito degli inviti: «Convertitevi e credete nel Vangelo». Convertitevi, dice Dio: cioè voltatevi verso di me, lasciatevi guardare, guardatemi. Guardiamoci. E credete nel Vangelo, non al Vangelo: buttatevi dentro la mischia, mani in pasta e sorpresa nello sguardo. Con te. Con me. Assieme: dentro il trambusto della storia. Fino in fondo, quando tutto sarà compiuto.


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Dossier

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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Commenti   

Rita71
#1 Dio o Satana?Rita71 2015-02-20 23:20
Di loro hanno scritto fiumi di narrazioni, storie vere, storie inventate, storie assurde, esistevano prima della creazione dell’uomo e lo accompagnano ancora oggi.
Dio e Satana, i due seduttori per eccellenza.
William Shakespeare “affermava che il diavolo ha il potere di comparire agli uomini seducente ed ingannatore”.
Satana ti si avvicina, all'orecchio ti sussurra dolci parole, in un piatto d’argento ti pone tutto ciò che desideri, ogni tuo desiderio è lì, basta accettarlo dalle sue mani, dare voce al proprio egoismo; Gesù, sommessamente bussa al nostro cuore, pazientemente attende, come un padre e una madre ci ama, ci fa sentire preziosi, desidera che noi conosciamo il bello, il gusto, il sapore, il profumo, l’essenza della vita dell’esistenza ma , a differenza di Satana Dio tutto ciò non lo pone in un piatto pronto per essere preso ma, ti dice: “se vuoi tutto questo seguimi !”
Lasciarsi sedurre da Dio o da Satana?
Dio ci ha creati liberi; liberi anche di sbagliare; ogni tentazione è una scelta, una scelta di amare noi stessi o amare Dio;
Da qualche giorno è iniziata la Quaresima, tempo di silenzio e di ascolto, Gesù ci invita a convertirci e a credere nel vangelo, a cambiare la nostra direzione, dare ascolto alla voce del cuore e non della mente, Satana può prendere possesso della nostra mente, può governare i nostri pensieri ma, non può disporre della nostra anima; Dio desidera innestare il suo amore in noi, un amore che non è lontano ma è già qui, già dentro alla nostra quotidianità, alla nostra vita, dentro in noi stessi, se facciamo silenzio, se ci fidiamo di Lui, sentiremo la sua forza.
Lui
#2 DissimulatamenteLui 2015-02-21 17:17
Saprebbe riconoscerlo senza farsi trarre in inganno?
www.youtube.com/watch?v=i-GMjU_frps
Paolo_Coveri
#3 Cos'è il cuore? Cos'è la mente?Paolo_Coveri 2015-02-21 22:56
Citazione Rita71:
(...) Da qualche giorno è iniziata la Quaresima, tempo di silenzio e di ascolto, Gesù ci invita a convertirci e a credere nel vangelo, a cambiare la nostra direzione, dare ascolto alla voce del cuore e non della mente, Satana può prendere possesso della nostra mente, può governare i nostri pensieri ma, non può disporre del nostro cuore; Dio desidera innestare il suo amore in noi, un amore che non è lontano ma è già qui, già dentro alla nostra quotidianità, alla nostra vita, dentro in noi stessi, se facciamo silenzio, se ci fidiamo di Lui, sentiremo la sua forza.

Ma cosa s'intende per "cuore"? E cosa per "mente"?...

Se con "cuore" intendiamo quel "sentimento" che nasce dalla coscienza, avremo sicuramente anche la necessità di comprendere a quale coscienza diamo ascolto: se a quella che deriva direttamente da Dio o a quella che - purtroppo - deriva dal "mondo".
Il Beato John Henry Newman, Cardinale della Chiesa Cattolica, nella "Lettera al Duca di Norfolk" (1874) scriveva: Citazione:
“(...) La coscienza ha diritti perché ha doveri; ma al giorno d’oggi, per una buona parte della gente, il diritto e la libertà di coscienza consistono proprio nello sbarazzarsi della coscienza, nell’ignorare il Legislatore e Giudice, nell’essere indipendenti da obblighi che non si vedono. Consiste nella libertà di abbracciare o meno una religione… La coscienza è una severa consigliera, ma in questo secolo è stata rimpiazzata da una contraffazione, di cui i diciotto secoli passati non avevano mai sentito parlare o dalla quale, se ne avessero sentito, non si sarebbero mai lasciati ingannare: è il diritto di agire a proprio piacimento”.
Quindi la coscienza è purtroppo in balia delle tentazioni del demonio.

Se con "mente" intendiamo poi la "ragione" è impossibile non ripensare al "Logos". Perché, come ricordava Benedetto XVI nel tanto contestato discorso di Regensburg (Ratisbona), il cristianesimo è la religione del "Logos", cioè secondo "ragione". Citazione:
(...) non agire secondo ragione, „σὺν λόγω”, è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente (...)
Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos. Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. (...)
il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore. Certo, l'amore, come dice Paolo, "sorpassa" la conoscenza ed è per questo capace di percepire più del semplice pensiero (cfr Ef 3,19), tuttavia esso rimane l'amore del Dio-Logos, per cui il culto cristiano è, come dice ancora Paolo „λογικη λατρεία“ – un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione (cfr Rm 12,1). (...)

Fonte: w2.vatican.va/.../...
Ma anche la "ragione", quando lasciata in balia del "mondo", specie se si ha a che fare con una realtà dove si crede di poter fare a meno di Dio, può "funzionare" male e portare quindi all'errore. Non per nulla san Paolo, nella lettera a Timoteo, mette in guardia dalla "falsa scienza": Citazione:
20 O Timòteo, custodisci ciò che ti è stato affidato; evita le chiacchiere vuote e perverse e le obiezioni della falsa scienza. 21 Taluni, per averla seguita, hanno deviato dalla fede. (1 Tm 6,20-21)
Quindi anche la ragione può essere ingannata.

Per questo torno a chiedermi: cosa s'intende per "cuore" e cosa per "mente"?
Rita71
#4 Cuore - Mente Amore - OdioRita71 2015-02-22 15:26
Carissimo Paolo, grazie, grazie infinite perché ho riletto il mio scritto e mi sono accorta dell’errore non indifferente che ho commesso usando la parola cuore; in realtà come ho già corretto, dovevo scrivere anima.
Padre Amorth precisa che Satana può prendere il corpo ma non l'anima, a meno che non sia la persona stessa che di sua volontà gliela cede.
Mi scuso profondamente con tutti nessuno escluso!
Tutte le sottolineature che tu fai le trovo giuste, le ho cercate e lette.
Parto dal presupposto che nella vita bisogna avere dei punti molto fermi, ogni cosa non può essere interpretabile altrimenti accade ciò che si sta verificando nel mondo, tutto fluttua in un limbo, ognuno si fa la sua regola, il suo Dio, il suo pensiero, il suo concetto di bene, il suo concetto di male etc.… Certamente non bisogna neppure viaggiare come i cavalli con i paraocchi
Dio quando ha creato l’uomo, ha usato, calma, ordine, e giunture:
Calma: non ha creato tutto assieme ma, ogni giorno un’azione ben precisa, NO! il tutto e subito come si vuole oggi;
Ordine: prima creò il cielo, la terra e la luce…. Genesi capitolo 1
Giunture: in un corpo sono essenziali, uniscono due arti e permettono il movimento, tutto ciò che Dio ha creato è tutto congiunto, non c’è nulla di disgiunto, tutto funziona in perfetta armonia.
Cuore, mente, coscienza, morale, sentimenti, ragione sono legati, non sono sconnessi, non sono scomparti stagni, se c’è giuntura tutto funziona.
Il cuore è la sede della vita spirituale e morale, da lì tutto ha il suo inizio.

• L'organo con cui si può vedere Dio è il cuore: la mera ragione non basta; perché l'uomo possa arrivare a percepire Dio, le forze della sua esistenza devono agire insieme. La volontà deve essere pura e già prima dev'esserlo il fondo affettivo dell'anima, che indirizza la ragione e la volontà. "Cuore" indica appunto questo gioco d'insieme delle forze percettive dell'uomo, in cui è in gioco anche il giusto intreccio di corpo e anima, che appartiene alla totalità della creatura chiamata "uomo". La fondamentale disposizione affettiva dell'uomo dipende proprio anche da questa unità di anima e corpo e dal presupposto che egli accetti insieme il suo essere corpo e il suo essere spirito; che sottometta il corpo alla disciplina dello spirito, senza però isolare la ragione o la volontà ma, accettando se stesso da Dio, riconosca e viva anche la corporeità dell'esistenza come ricchezza per lo spirito. Il cuore – la totalità dell'uomo deve essere pura, intimamente aperta e libera perché l'uomo possa vedere Dio. (p. 118)
Joseph Ratzinger, Gesù di Nazareth (Jesus von Nazareth), traduzione di Chicca Galli e Roberta Zuppet, LEV - RCS, Roma - Milano, 2007]

Concludo rispondendo alla tua domanda:
Cosa s'intende per "cuore" e cosa per "mente"?
Si può rispondere in molti modi: filosofico, teologico, antropologico, sociologico, etc.… oppure in modo personale la propria storia.
Prigionieri di un ambiente sociale, dello stesso, che una volta spiavi da dietro una tenda e che ammiravi, tutto luccicava, tutto sembrava facile e gioioso, della tribolazione neppure l’ombra.
Quell'ambiente ora è tuo, ci sei dentro totalmente, ti senti potente; ti accorgi ben presto però che per stare, ci sono dei compromessi, li accetti in modo inconscio ma, quando il cuore parla, quando senti quel leggero sussurro, la fatica inizia a farsi sentire. Nel cuore Dio ha impresso la sua legge morale, la consapevolezza di sé stessi dentro al cuore.
Ingabbiata non puoi uscire da quell'ambiente, non ascolti il cuore e la mente pensa in modo scongiunto, agisce da sola, mente e cuore lottano tra loro, la mente agisce, parla si muove e il cuore non concorda, non importa lo zittisci!
L’atteggiamento che usi, le frasi che formuli sono come scrivi tu, Paolo, in balia del "mondo", specie se si ha a che fare con una realtà dove si crede di poter fare a meno di Dio!
Paolo_Coveri
#5 DubbiPaolo_Coveri 2015-02-22 23:43
Grazie a te Rita. Non dovevi scusarti: il mio non era un rimprovero, ma una provocazione, un'esortazione ad andare "oltre" in compagnia del "Logos".
Ho apprezzato tantissimo la tua citazione dal primo "Gesù di Nazaret" di Benedetto XVI: lui per me è un grandissimo maestro, come pochi altri ce ne sono all'interno della Chiesa Cattolica.
Mi concedo però un'ulteriore osservazione dovuta a un dubbio che mi hai fatto sorgere.
Tu scrivi: "Padre Amorth precisa che Satana può prendere il corpo ma non l'anima, a meno che non sia la persona stessa che di sua volontà gliela cede.".
Ebbene, ho dei dubbi sulla effettiva valenza di questa affermazione.
Anzitutto perché non so se padre Amorth si sia riferito o meno ai soli casi di "possessione diabolica", dove effettivamente l'anima viene in qualche modo messa da parte. Poi anche perché, come riportato nella tua citazione di Ratzinger, "La volontà deve essere pura e già prima dev'esserlo il fondo affettivo dell'anima, che indirizza la ragione e la volontà".
Quindi, dato che la nostra "volontà" dipende sostanzialmente dalla "coscienza" (quella che viene da Dio o il suo surrogato che viene dal mondo il cui "principe" sappiamo chi è) a cui si dà ascolto, di conseguenza la volontà stessa potrà essere più o meno "pura". Per questo motivo suppongo - ma non ne sono certo e vorrei ragionarci, se vorrai, insieme a te e a chi vorrà eventualmente partecipare a questo dialogo - che vi siano casi in cui, oltre al corpo, anche l'anima possa cadere nelle mani di Satana attraverso l'inganno da lui costantemente perpetrato.
donmarcopozza
#6 Gesù che tenta Satana. La spavalderia al potere.donmarcopozza 2015-02-23 06:44
Mi suona sconcertante - forse anche imbarazzante - pensare che il primo segno che Gesù s’ingegna appena uscito dalla sua infanzia non è un miracolo, né una parabola. Ma è questo spartire con noi la legge di chi nasce uomo, che si chiama tentazione. Poteva cedere, perché era diventato uomo fino in fondo, perché non sarebbe stata vera tentazione senza la possibilità di cadere. Un Cristo tentato dalla seduzione di Satana non mi dà scandalo, non mi stupisce, mi è di consolante compagnia. Anzi, se guardo i gesti di Satana m’innamoro ancor di più di questo Uomo che sta sconvolgendo il sonno dell’umanità. Perchè mi rendo conto che Satana non sa proprio con chi si sta misurando. Imbevuto di cecità, dilettante di teologia, psicologo ridicolo conosce bene le tecniche per mettere in crisi me, povera creatura impreziosita di limiti; ma di fronte al fascino indecifrabile dell’Infinito, nel mezzo di quel deserto – condizione ideale per smantellare la grandezza di Gesù - impazzisce per lo smarrimento e la stanchezza di un mestiere che si è logorato nel corso dei secoli.
Ecco allora le sue provocazioni come assaggio a questo sospettato Messia. “Se Tu sei il Figlio di Dio, fa che queste pietre diventino pane” (Mt 4,3). “Se tu sei il Figlio di Dio, gettati giù da questo pinnacolo e gli angeli ti sosterranno con le loro mani” (Mt 4,6). Un Cristo prestigiatore, un Cristo acrobata sui tetti delle case per sbigottire e sbalordire la folla: questa è l’idea che Satana ha del Messia. Proposte meschine e arroganti, strumenti ridicoli di proprietà di uno che ha compreso male la fisionomia di quest’avventura. Scrutate l’eleganza nella risposta data da Gesù: non c’è asprezza, non c’è sdegno nelle sue parole. C’è la serenità di un uomo che non ama la mezza misura, un uomo libero, un uomo ottimista, un uomo che sa resistere ai deserti e controbattere ai diavoli. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio…”(Mt 4,4). “Sta scritto: non tenterai il Signore Dio tuo” (Mt 4,7). Perché se l’intelligenza di Satana arriva a citare le Scritture Sacre, Gesù Cristo non è da meno. Due segnali per far capire a quel maldestro avversario di abbandonare quello sproporzionato duello perché a provocazione – ieri come oggi - bisogna reagire con provocazione! Ma Satana è sordo di fronte al richiamo della bellezza: continua ad immaginare un uomo comperabile con il fascino delle cose di quaggiù.
Si gioca il tutto per tutto, perché si vede messo alle strette. Gli rovescia sotto gli occhi l’intero tesoro, tenta di appendergli nel cuore l’intera umanità, rischia di addomesticarlo con il luccichio della banalità: “Io ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni se mi adorerai”. Ma Satana può regalare quello che non è suo? Egli non è il padrone – come qualcuno ha tentato di insegnarci – di foreste, cattedrali, fiumi e giardini – ma ne è l’usurpatore. E’ padrone solo delle bave che noi facciamo di fronte al richiamo di tutto questo. E Gesù si stanza. Lo bracca, lo smantella e lo invita a cedere: “Vattene, Satana”. Un comando, una risposta, un sogno: non quello di preservare la sua incorruttibilità ma di proteggere il mondo in tutta la sua fantasia. E’ geniale un Gesù così! Si è lasciato tentare perché non ripetiamo nei suoi confronti le medesime seduzioni, perché non abbiamo a costruire la nostra fede su un’immagine meschina e ridicola di Lui. Ha indossato la nuda libertà di Adamo: per ri-cucire l’errore di un uomo che voleva diventare come Dio, Dio diventa uomo fino a rivestirsi della debolezza della caduta e della seduzione.

Satana che si allontana tra le dune del deserto, gli angeli che s’avvicinano a quest’uomo dichiaratosi Figlio di Dio per servirlo, noi che ci accorgiamo, chiusa questa pagina azzardata, che il gioco era stato inventato al contrario. Perché è stato Gesù Cristo che ha tentato il suo tentatore. Ha provocato l’altro a capire chi fosse veramente, ma Satana non ha retto al gioco, ne è uscito perdente. Perdente perché vittima anche lui della sindrome di donna Prassede – di cui parla Alessandro Manzoni - la quale “diceva spesso agli altri e a se stessa che tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, che era di prendere per cielo il suo cervello” (A. Manzoni, I promessi sposi, cap.XXV)
Perdente… come sua madre Maria quando lo trovò ancora bambino seduto nel Tempio ad insegnare, come me, come tanti altri, perché di fronte al suo mistero brancoliamo tutti nel buio: peccatori e santi, diavolo e Madonna.

Anche se il messaggio è semplice: nell’amore non c’è altra tariffa che la vita e chi non mette in conto di perderla, non sa amare. E’ per questo, forse, che ancora oggi ci fa tremare l’idea di imbatterci in un grande Amore.
Rita71
#7 Spirito Psiche CorpoRita71 2015-02-23 11:55
Certo, era chiara la provocazione ma, era doveroso da parte mia data la serietà del sito e dell’argomento, scusarmi per l’errore commesso e con la consapevolezza di chi sono la maggior parte dei parrocchiani ritengo sia meglio non commentare, piuttosto di passare informazioni errate.
Ti confermo che padre Amorth fa riferimento al suo ministero di esorcista.
Il demonio è una serpe, si insinua nell'uomo nel punto più debole e poi da lì tutto viene coinvolto.

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è unico. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze” (Dt 6, 4-5): cuore, anima, forza corrispondono a spirito, psiche, corpo; con questi termini si indica l’intero essere umano, in tutte le sue dimensioni; non si tratta quindi di tre elementi a sé stanti.
Ora questa visione dell’uomo triplice ci consente di approfondire maggiormente la persona umana, secondo l’agire più che secondo l’essere. Per questa ulteriore riflessione prendo ispirazione dalla visione antropologica di san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), per cui sono così ridefinite le tre dimensioni dell’uomo triplice:
- la materia è ciò che è vivificabile (può diventare vita),
- l’anima è ciò che è spiritualizzabile (può diventare spirito),
- lo spirito è ciò che è divinizzabile (può diventare Dio).
Così l’identità umana si presenta come stratificata da tre livelli (fisico, psichico e spirituale), collegati da un finalismo intrinseco, che fa sì che il punto terminale della fisicità sia la vita, il punto terminale della vita sia la psiche, il punto terminale della psiche sia lo spirito, il punto terminale dello spirito sia Dio. Quindi nel corpo fisico dell’uomo c’è la potenzialità alla vita, nella vita umana c’è la potenzialità alla psiche, nella psiche umana c’è la potenzialità allo spirito, nello spirito umano c’è la potenzialità a partecipare alla vita divina; e questa potenzialità manifesta il valore e il corretto funzionamento della vita fisica dell’uomo, della sua psiche e del suo spirito.
Pertanto il corretto funzionamento della natura umana richiede alcuni riconoscimenti specifici al corpo, alla psiche e allo spirito; questi tre livelli o aspetti della nostra identità: fisico, psichico e spirituale, devono configurarsi simultaneamente, per darci il nostro vero volto. La sintesi dei tre livelli si scopre dalla luce degli occhi, dall'espressività dei lineamenti, dalla semplicità del sorriso, dalla sincerità delle lacrime.
L’uomo tanto è grande, quanto è fragile;
“Il diavolo e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma son diventati cattivi da se stessi, per propria iniziativa; quanto all'uomo, egli ha peccato per istigazione del diavolo”. Si tratta di una affermazione importante, sul cui valore di fede non è consentito dubitare (cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Fede cristiana e demologia, 1975); ed è per questo che la dignità dell’uomo è sofferta: è un tesoro che va difeso e assicurato.
Ma il nemico di Dio, colui che il Figlio di Dio vide “cadere come folgore dal cielo” (Lc 10, 18), per invidia, si presentò ai nostri progenitori, Adamo ed Eva; e successe quel che sappiamo. Però il Creatore, che non li ritenne del tutto colpevoli ed anche perché se ne pentirono subito, non li abbandonò, non ci abbandonò. E venne il Figlio di Dio, Cristo Gesù di Nàzareth.
Paolo_Coveri
#8 Senza esitazioniPaolo_Coveri 2015-02-23 15:05
Citazione donmarcopozza:
(...) Poteva cedere, perché era diventato uomo fino in fondo, perché non sarebbe stata vera tentazione senza la possibilità di cadere. Un Cristo tentato dalla seduzione di Satana non mi dà scandalo, non mi stupisce, mi è di consolante compagnia. Anzi, se guardo i gesti di Satana m’innamoro ancor di più di questo Uomo che sta sconvolgendo il sonno dell’umanità. Perchè mi rendo conto che Satana non sa proprio con chi si sta misurando. Imbevuto di cecità, dilettante di teologia, psicologo ridicolo conosce bene le tecniche per mettere in crisi me, povera creatura impreziosita di limiti; ma di fronte al fascino indecifrabile dell’Infinito, nel mezzo di quel deserto – condizione ideale per smantellare la grandezza di Gesù - impazzisce per lo smarrimento e la stanchezza di un mestiere che si è logorato nel corso dei secoli. (...)

La Lettera agli Ebrei (4,15), come ricorda lo stesso Benedetto XVI nel suo primo "Gesù di Nazaret", dice che Gesù "è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato".
Lui - Figlio di Dio - è divenuto, sì, fino in fondo Uomo, ma con la "U" maiuscola, perché perfetto, dotato di anima pura, perfettamente conformata al Padre, non macchiata dal peccato originale. Ecco perché Gesù è riuscito a non cedere alle lusinghe. E personalmente penso che non abbia nemmeno esitato di fronte al Nemico. L'esitazione, infatti (vedere anche, a proposito di esitazione, la lettera di Giacomo 1,5-8), sarebbe stata segno di quella "debolezza" derivante dal peccato originale di cui noi, al contrario di Gesù, siamo macchiati e che ci porta a dubitare dell'Amore infinito che il nostro Creatore nutre nei nostri confronti. Quindi credo che Gesù non abbia esitato e tanto meno dubitato. E, seppur soffrendo nel corpo e nella mente, ha fatto la volontà del Padre.
Amo quindi Gesù Cristo sia perché ha sofferto come noi e per noi, sia perché riconosco in Lui quella perfezione assoluta (che può derivare solo e soltanto da una perfetta aderenza al Padre) e quella Santità a cui Lui stesso chiama tutti noi, nonostante i nostri limiti. Santità e perfezione a cui, anche se per noi praticamente impossibile da raggiungere pienamente, dobbiamo puntare seguendo Lui che è "via, verità e vita", contribuendo a portare tra noi "pecore", che odoriamo di "peccato", il Suo "profumo" attraverso l'evangelizzazione.
Accontentarci e consolarci tra noi umani, secondo la filosofia del "mal comune, mezzo gaudio", è anch'essa una tentazione da non sottovalutare perché ci porterebbe a tollerare il peccato, mentre Lui ci chiama invece a perseverare nella conversione e a percorrere la Sua via che porta alla Santità. E credo non importi se non potremo mai arrivarci pienamente, perché sono convinto che quel che conta davvero siano gli sforzi che compiamo per andare avanti in quella direzione finché il nostro cuore batte, spendendo meglio che possiamo i nostri "talenti".
Per tutto questo amo Gesù Cristo, anche se riconosco che il mio è un amore imperfetto, ostacolato com'è da mille dubbi e tentazioni derivanti dalla mia "essenza terrena" limitata, ma soprattutto da un'anima non sufficientemente depurata. Ostacoli che "frenano" pertanto la crescita della mia stessa fede, molto più piccola rispetto al "granello di senape": dimensione che - se raggiunta - consentirebbe già di spostare anche un monte (Mt 17,20).
Paolo_Coveri
#9 GraziePaolo_Coveri 2015-02-23 15:19
Grazie Rita, sia per la conferma sull'affermazione di padre Amorh sia per la bellissima e illuminante riflessione basata sulla visione antropologica di san Bernardo di Chiaravalle.
Giovanni Romana
#10 GrazieGiovanni Romana 2015-02-26 10:21
Grazie per i preziosi stimoli, soprattutto per l'invito ad allenare i sensi. :)
Buon cammino insieme.
Uniti sempre.
Giò
Giovanni Romana
#11 GrazieGiovanni Romana 2015-02-26 10:29
Penso che il richiamo forte a non farci abbattere dalla tentazione (come ha fatto Gesù) sia per noi uno stimolo a conoscere la Parola e a rispondere a Satana con le dovute rime.. impariamo da Gesù in questo.
Aiutiamoci l'un l'altro a camminare! Questa quaresima sia per tutti noi un cambiamento concreto..
Ciao a tutti e grazie veramente.
Giò

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