5 1 1 1 1 1
5 1 1 1 1 1

P1290284
L'Uomo è partito: ciò che resta, d'ora innanzi, sarà capire se quell'Uomo siA un folle oppure un santo. Lui, nel frattempo, dice d'essere Iddio: pressa il tempo e minaccia le fondamenta, alza i tappeti e fruga nei sottoscala, alza gli occhi e il mondo si illumina. “Quasi quasi mollo tutto e divento felice”: sono già molti che, dopo averlo ascoltato, giurano d'essersi incamminati dietro a Lui, alla disperata ricerca della felicità. Ha un esercito al seguito che quasi l'ostacola, «da tutta la Giudea, da Gerusalemme, dal litorale di Tiro, di Sidone». Tutta gente che a quel Rabbì chiede lumi circa la felicità. I vecchi maestri, a scuola, hanno chiesto loro cosa volessero diventare da grandi: “Essere felici”, scrissero i più. Li bocciarono, dicendo che non avevano capito il compito. Risposero che eran loro, maestri di improvvisazione, a non aver capito come s'accende la vita. Quando passò Lui, il richiamo fu assordante. S'arrestò improvviso, facendo di un pianoro la cattedra dalla quale pronunciare le parole, quelle per le quali Lui era venuto al mondo.
A Cana, Gli batterono tutti le mani: pareva avesse toccato l'apice mutando l'acqua in vino. Qui Gli misero a disposizione tutti i timpani quando avvertirono che stava mutando la povertà in ricchezza, le lacrime in gioia, che la terra stava per entrare in possesso dei miti, non dei bellicosi: la rivoluzione era arrivata. La folla era tutta in visibilio: la felicità era ciò che stava al cuore di tutti quei cuori. A chi non importa essere felice? «Ho commesso il peggior peccato che un uomo possa commettere – scrisse Luis Borges -: non sono stato felice». Al contrario, loro volevano sapere proprio quello: cos'avrebbero dovuto fare per diventarlo. E poi tentare la scalata alla felicità. Lui, accerchiato da centinaia di occhi che guardavano i suoi occhi, disse di chi sarebbe stata la felicità. Lo disse dicendo a chi sarebbe toccata quest'immane eredità chiamata Regno-dei-cieli: ai poveri, a quelli con la pancia vuota, ai lacrimosi, agli sgraditi. «Beati!» (cfr Lc 6,17-26) Disse ciò che la storia proprio non sopportava: che gli uomini feriti stavano diventando le feritoie attraverso le quali transitava il Regno di lassù. L'ha ammesso sin dall'inizio, nel modo degli onesti, in modo che nessuno abbia poi nulla da rinfacciargli: il Dio di Cristo ha un debole per la gente guasta, per le storie depresse, per le occhiaie smunte dal pianto. D'ora innanzi, date tempo al tempo, diventeranno cisterne di eternità. Faranno la ricchezza del nuovo popolo: «Se il PIL del mio paese non è elevato – disse un funzionario del Bhutan – la FIL (Felicità Interna Lorda) invece è più che soddisfacente». Sul pianoro, Cristo prese la storia sottobraccio, dal basso: la ribalta come fosse un carro di fieno. E tutto il mondo capì la pasta di cui era fatto il suo sogno: gli straccioni sarebbero diventati i terreni edificabili del Regno che si stava inaugurando quaggiù. La povertà incinta della ricchezza.
Quell'Uomo è così paradossale d'essere in eterno Paradosso: «È pazzo? Difatti è, rispetto agli uomini, uno stato di demenza, che pretende e otterrà dai suoi diletti» (F. Mauriac). Col sogno che nulla e nessuno si perda: «Guai» a voi con le tasche piene, la pancia gonfia, la risata sulle labbra, l'applauso sempre a filo di naso. Nessuna maledizione, state bene attenti: Cristo, a differenza di quel birbone di Lucifero, sa gioire della felicità dell'altro. Loro, invece, hanno il cuore-fogna a cielo aperto: “State in guardia, gente. Che non pensiate vi basti questo per ereditare Me, con il mio sogno di civiltà”. Eccolo il guai di Cristo: più carezza ai tempi supplementari che tentativo di malignità, lancio di un salvagente e non spintone verso il basso, avvisaglia e non condanna. Per tutti quelli che sono sul pianoro sono le parole del Cristo: le scrive tutte nella carne dei cuori, incidendo il marchio negli sguardi di chi le afferra. Da domani sarà quel che l'uomo vorrà. Resta un fatto, però: che l'insulto dei cattivi sarà la consacrazione dei buoni. Per un manifesto di così alta fattura, quell'Uomo non poteva che finire com'è finito.

(da Il Sussidiario, 16 febbraio 2019)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. 
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti» (Luca 6,17-26).

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
5 1 1 1 1 1

IMG 1965

Barche accostate: ormeggiate, ancorate, parcheggiate. Dunque non-barche, giacché la barca non è fatta per giacere nel porto, ma per veleggiare in mare aperto. Erano sotto gli occhi di tutti, sulla bocca di tutti: erano barche che, a Genessaret, tutti erano soliti adocchiare piene di pesci, eccitate dagli urrà dei pescatori al porto. Lui, sguardo rapace, non s’arrestò alla superficie, scavò in profondità. Erano barche ormeggiate, erano uomini ormeggiati: spenti, tristi, disoccupati. Per un pescatore non pescare è la disgrazia più grande, una sconfitta da barricarsi in casa. Cristo sfruttò il vento a favore, tentò il primo dei suoi miracoli, quello che ancor oggi è il più folle e bambino: mutare la destinazione d’uso delle esistenze di quaggiù. Rispettoso del loro passato, allargare le prospettive del loro futuro. Li vide lì, cotti al porto della delusione, e decise d’insultare il buon senso: “Ditemi la verità, gente: davvero volete passare tutta la vita a battere le acque di questo lago?” Erano pescatori perché figli di pescatori, la loro tribù era tutta gente di pesca: gettare la rete era il loro mestiere, riempirla l’affare della corrente, del mare. Perché abbandonare il vecchio per il nuovo? Chi abbandona la vecchia per la nuova, peggio trova – andava ripetendo la gente del borgo. Lui, finto sprovveduto senza esserlo affatto, getta l’amo dritto nei loro occhi: “Perché non tentate l’avventura assieme a me?” La prospettiva è nuova, così nuova da far tremare anche braccia nerborute come le loro, avvezze al mare, alle sue furiane: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Lo guardano, s’arrovellano per non ridergli in faccia: pescare quando il sole è a picco sul mare? Già intravedono tutto il paese pisciarsi addosso dalle risate! Lui, Dio avventuriero, li ha già messi nel mirino, prima ancora che loro s’accorgano: “Il futuro non sarà affatto semplice, ma io mi ci butterò assieme a voi!” La prospettiva è lusinghiera: dopo una notte taccagna come quella trascorsa, rischiare non costa nulla. Eccolo il capociurma, per dirgli “eccoci, nostro capitano!”: «Abbiamo pescato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Colpiti e affondati, pescatori pescati. 

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"

5 1 1 1 1 1

dribbling
Peggio di un'incomprensione c'è solo un'incomprensione che, forse, non verrà mai chiarita. Le città somigliano assai alle persone: non sono frequentabili nel momento della gloria. La fortuna le rende volgari, la volgarità è anticipo di crudeltà: «La gloria è una forma d'incomprensione – scriveva Jorge Luis Borges -; forse la peggiore». A Nazareth è accaduto, quel sabato mattina, è accaduto al Re: dissero di non comprenderlo, lasciando dietro di loro il sospetto, invece, che l'avessero compreso assai. Scoprendolo contrario alle attese che battevano nel cuore. Fu così che in un lampo passarono dall'incanto alla rabbia: «Tutti erano meravigliati dalle parole di grazia (…) Lo condussero fin sul ciglio del monte per gettarlo giù». Tanti avevano promesso, a quelle promesse in tanti avevano fatto fede: quando la promessa s'avverò, invece che produrre batticuore - “Iddio è un buonuomo, è credibile!” - produsse furia, astio: “Si stava meglio quando si stava peggio, gente”. Tutto, guardate bene, nacque da un fattore che avrebbe dovuto essere cagione d'irrefrenabile contentezza: Dio era uno di loro. Era cresciuto al pari dei loro figli: una storia di casa, bottega e sinagoga. La paternità era nota, il suo albero genealogico era paesano, la gavetta era sotto gli occhi di tutti. Parve loro disonesta l'onestà di Dio. Quell'onestà che parve onestissima ad un'anima foresta come quella di Paolo: «Pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso» (Fil 2,6-7). L'inaspettato a Nazareth prese forma visibile: non Gli credettero, s'imbufalirono. Pareva uno di quei ministri che sogliono andare in giro senza veste, per non farsi riconoscere: «Non è costui il Figlio di Giuseppe?» Lo era per davvero, senza veste addosso. E nulla Gli impedì di essere pure Colui che tutti dicevano d'attendere. Fregati!
Gli sciocchi non capiscono le persone di spirito, figurarsi le persone spinte dallo Spirito. Loro – che nel vicinato si lodavano d'essere paesani della persona ch'era sulla bocca di tutti – pensavano che quella familiarità permettesse loro di saltare la coda, d'imbucarsi senza biglietto, d'essere raccomandati sulla carriera verso l'Alto. Quando fiutarono d'essere impotenti a manovrarlo, diffusero strane voci sul suo conto. Dissero ch'era un matto-esaltato: «Questa mania di dare del pazzo a quelli che non si comprendono! Che pigrizia mentale» (A. Nothomb). A fraintendersi sono buoni tutti, ma vuoi mettere l'atto rivoluzionario di capirsi? Era questo che il Paesano voleva spiegare loro: “Mettiamo da parte le aspettative e guardiamo in faccia la realtà”. Nessuna storia d'amore – non fa certo eccezione la mia storia d'amore con Dio - è esente dalle incomprensioni. E' la volontà di superarle a fare la differenza. Niente da fare, non vollero capire ragione: non c'è più sordo di chi non vuol capire, più cieco di chi non vuol vedere. Quello che capirono fu ciò che bastò loro: che avevano capito bene ciò che Lui voleva dire. Che non L'avrebbero manovrato, tantomeno usato o condotto facilmente dalla loro parte solo per il fatto d'essere nati nel numero civico dinanzi al suo. Giocò d'anticipò, prima ancora che montasse la rabbia nei loro petti: «Nessun profeta è bene accetto nella sua patria». Che, tradotto, Gli accreditò stima immensa dal Cielo: “Chi mi ama mi segua, chi mi odia m'insegua!” disse. La partita è iniziata.
I vigliacchi – che sono sempre la gente più prossima – vanno all'attacco: «Si riempirono di sdegno, si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città». Lui, Dio-fuoriclasse, replica con uno sfottò ai loro sfottò d'ultras: «Passando in mezzo a loro, si mise in cammino». S'ingegnò uno di quei dribbling che mandano sulle furie l'avversario, quello che tentava in tutti i modi di spingerti fuori-campo, fuori-gioco. Poi aprì l'acceleratore, seminandoli nei loro pensieri: «Di corsa e non in fuga, si porta dove il bisogno lo chiede» (A. Manzoni). D'ora innanzi Iddio non muterà ritmo: s'arresterà solo per dare un passaggio, mai per cambiare strada. E' rossa come una rosa, vecchia come il tempo. Creata nella nuda roccia, con gli anni divenne snodo cruciale per le rotte commerciali della seta e delle spezie. Domani con Le ragioni della speranza (RaiUno, ore 16.10, in replica domenica mattina alle 6.20) saremo a Petra, nel sud della Giordania, una delle sette meraviglie del mondo moderno. Visitarla è lasciarsi guardare dalla sua bellezza. Per troppa bellezza, però, gli uomini possono anche non credere. A Nazareth, al tempo di Gesù, è capitato: i paesani minacciarono di gettarlo giù dalla rupe. Era fin troppo bello credere che fosse veramente Lui il Dio che tutti aspettavano. Chi gli diede retta, giura di non essere più riuscito a dormire: la realtà è migliore dei sogni. Come a Petra.

(da Il Sussidiario, 2 febbraio 2019)

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». 
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino (Luca 4,21-30).


Avviso parrocchiale
È rossa come una rosa, vecchia come il tempo. Creata nella nuda roccia, con gli anni divenne snodo cruciale per le rotte commerciali della seta e delle spezie. Domani con Le ragioni della speranza (RaiUno, ore 16.10, in replica domenica mattina alle 6.20) saremo a Petra, nel sud della Giordania, una delle sette meraviglie del mondo moderno. Visitarla è lasciarsi guardare dalla sua bellezza. Per troppa bellezza, però, gli uomini possono anche non credere. A Nazareth, al tempo di Gesù, è capitato: i paesani minacciarono di gettarlo giù dalla rupe. Era fin troppo bello credere che fosse veramente Lui il Dio che tutti aspettavano. Chi gli diede retta, giura di non essere più riuscito a dormire: la realtà è migliore dei sogni. Come a Petra.


petra

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"