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empireromain 395
Non esiste nessuna magia come quella delle parole. Loro compito è afferrare l'istante, acciuffare l'attimo: «Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola – scriveva E. Dickinson – A volte ne scrivo una, poi la guardo fino a quando non comincia a splendere». Un giorno, poi, quella parola si farà maiuscola: «La Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Il trono scelto è proprio buffo - «In mezzo a noi» -: è uno di quei postacci dove chi vuol fare carriera si guarda bene di evitare. È tutto un mangia-mangia, un fuggi-fuggi verso il ribasso, un quartiere abitato da politicanti di tutte le specie che, se avessero per elettori dei cannibali, prometterebbero loro dei missionari a cena, come amava scherzare (lui non scherzava) H. Mencken. La parola-maiuscola ai politicanti ride in faccia, pur rispettandone l'aurea magnifica che li attornia. Oggi, entrando in chiesa, sentiamo parole di cronaca: “Nell'anno terzo del mandato di presidente di Mattarella Sergio, mentre Conte Giuseppe è premier d'Italia (con due vicepremier aggiunti), Luca Zaia governatore del Veneto, sindaco del paese il signor con la fascia-tricolore addosso, «la parola di Dio venne su Giovanni». Qualcuno, forse, riderà nel sentire pronunciare quest'insolita litania di politici: Iddio, invece, a quest'ansia politica da prestazione fa scorrere sotto i baffi la sua politica-della-strada. “Volete stare al governo? - dice loro – Tranquilli! Non sarò certo io a fare delle vostre teste una mattanza”. Loro governeranno; Lui, onesto cittadino, sarà rispettoso dei doveri che Gl'imporranno. Nel frattempo, in attesa di salire Lui sul vero trono del potere, farà delle infiltrazioni alla storia: nel mezzo del bailamme di quaggiù, aprirà una piccola piazzola dove far poggiare il suo sogno di storia, del mondo, dell'uomo. Lancia Giovanni Battista, ultimo lanciafiamme prima della grande Fiamma. «Percorse tutta la regione del Giordano»: mica a gatto-miao andò per strade, vallate. Usò la parola, fece politica con la parola. La politica rottamatrice - «Dire che non mi occupo di politica, è come dire che non mi occupo della vita» (J. Renand) - stava per segnare l'inizio della repubblica della Parola.
Lo fece in mezzo a tutta quella cianfrusaglia di gente uscita ubriaca dalle urne: la sfida fu quella di riformare il mondo dal di-dentro. Evitò di guardare la storia dall'elicottero, preferì i tuguri, perlustrò sotto i tappeti, rovistò in cantina. Quando s'accenderà la luce, «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio». Giovanni è il capocantiere del cantiere più enorme della storia: «Preparate la via, raddrizzate i suoi sentieri». Burroni da riempire, monti da abbassare, strade da raddrizzare: cuori da rendere fertili. È scontro frontale tra due partiti tra loro avversi, dunque in stato avversario. Tiberio-Ponzio-Erode hanno scritto sui manifesti: “Se sarò eletto...”. Giovanni e il Cristo optano per il vecchio leitmotiv, quello che ancora strega il cuore dei bambini: “C'era una volta un sogno”. Che adesso, alla faccia dei ministri di turno, sta per farsi lancinante realtà. I poveri saranno scontenti dei primi, quelli che stanno in alto. I potenti saranno scontenti dei secondi, il Cristo col Battista per mano. Da che mondo è mondo, non esistono governi popolari: governare è scontentare. Iddio, a differenza di Erode, lo sa. Parte, dunque, dal basso, dal fondo, dal deserto: è assai convinto che non sia possibile diventare generale d'armata se prima non si è stato un soldato semplice. Per saper comandare, è necessario imparare ad obbedire. Giovanni lo avverte sulla pelle, Cristo ha avvertito Giovanni: “Lasciati abitare dai sogni di Dio, non accettare di sognare sogni già sognati”. È usanza del Cielo organizzare la festa di fidanzamento nel deserto, corsia di emergenza: «Mi è sempre piaciuto il deserto – annota il buon Antoine de Saint-Exupéry -. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. Tuttavia qualcosa risplende nel silenzio». È domenica di grossi lavori-in-corso. Nella buvette del senato, Ponzio Pilato taglia già il panettone. Nel deserto, con l'acqua alla gola, Giovanni s'infila la giubba da lavoro.
Il Bambino, dietro la duna, spia. È in rampa di lancio.

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (Luca 3,1-6).

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mela

Lo strabismo è materia attinente la vista: gli occhi non sono orientati nella medesima direzione. Mentre un occhio è intento a fissare un oggetto, l'altro è rivolto all'interno, all'esterno, in alto, in basso. Lo strabismo è un difetto: dunque nessuno augurerà a qualcuno d'essere strabico senza venir tacciato d'essere un animo cattivo. Nessuno, eccetto Uno: il Cristo dei Vangeli, l'Uomo dalla vista finissima, figlio dell'Oculista-primo, il genio degli sguardi. Di Lui, giudicandone lo sguardo, scrissero che «qualsiasi sciocco può contare i semi in una mela. Solo Dio può contare tutte le mele in un seme» (R. Schuller). Lui, esperto di occhi, a chi ama – e (chi)ama – augura di farsi strabico, per amore. E' strabismo strano quello del Vangeli: “Guardare in alto con gli occhi in basso” pare affisso, come in un cartello, alla porta d'ingresso della Novella, quella buona. Dell'Avvento, lo spazio d'attesa che inizia oggi. In basso: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle: sulla terra angoscia di popoli in ansia». Terremoti, calamità tempeste e sfuriate di mari. In alto: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina». Libertà, abbracci, oceani di tenerezza. L'alto, guardando il basso: giravolte di sguardi, capriole per gli occhi, lo strabismo augurale dei Vangeli.
Un quasi-insulto agli specialisti della vista.
Per quanto grande sia un baobab – recitano nel Madagascar – ha sempre come genitore un seme piccolo. Il piccolo, poi, certe volte impaurisce: sembra il nulla, l'inadatto, l'opposto della capacità. “E' un caos!”, dice l'uomo quando tutto gli pare limitato, piccolo, sproporzionato. Nel caos, però, abita Dio. E In qualsiasi caos l'uomo abiti, quello sarà il punto di partenza per (ri)tornare a Lui. “Non aspettare Godot. Cercalo!” ha scritto qualcuno in un muro appresso alla metro B di Roma. Cercalo in basso, guardando verso l'alto: «Deve esserci un processo chimico che rilascia delle sostanze benefiche nel corpo quando fai del bene al prossimo, pensai durante il viaggio di ritorno (…) Sto iniziando a vedere le cose da un altro punto di vista» (Pif, ...e che Dio perdona a tutti). Occorrerà augurarci vicendevolmente lo strabismo perpetuo per salvarci: di contare i semi in una mela sono capaci tutti. Di contare le mele in un seme, saranno capaci solo gli strabici. Che è la beatitudine aggiunta all'ingresso dell'Avvento: “Beati gli strabici, solo loro riusciranno a veder nascere il Regno di Dio”. Uno strabismo che il Vangelo raccomanda di mantenere in-forma con una dieta ferrea da imporre al cuore: «Che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita». Perchè è dal cuore – che è organo riproduttivo esattamente come l'altro – che dipende il corretto andamento della vista: io vedo ciò che custodisco nel cuore. “E' tutto un cesso questo mondo!” dice l'uomo che ha un cuore a forma di water. “E' un gioiello il mondo, così com'è!” dice l'uomo il cui cuore è in festa. Il mondo è lo stesso, ciò che fa la differenza è lo sguardo che si posa sul mondo, il cuore che solletica lo sguardo a muoversi. “Non ingrassate il cuore! - suggerisce Dio – Si appesantirà lo sguardo e il mondo vi apparirà tutto una stanchezza". Da strabici, invece, con il cuore leggero, il mondo apparirà per com'è: l'abitacolo di Dio, la cui presenza innerva nell'intera storia umana un bellissimo progetto di sviluppo. E' speranza in arrivo.
Nel mondo di-giù batte forte un germoglio del mondo di-su: «I semi sono invisibili. Dormono tutti nel segreto della terra finché a uno di loro non piglia il ghiribizzo di svegliarsi. Allora si stiracchia, fa spuntare timidamente verso il sole uno splendido, innocuo germoglio». (A. de Saint-Exupéry). Il Vangelo tradisce un'immensa fiducia nei semi: “Dimostrami che hai un seme, t'aspetterò per tutta la vita, se servirà”, bisbiglia Dio al peccatore. Degli oggetti inutili mi affascina, da sempre, la capacità che hanno di aspettare il loro momento. Vegliano - «Vegliate in ogni momento» - e quand'è il loro turno si alzano, scattando «davanti al Figlio dell'uomo». Strabici e senza grassi-aggiunti nel cuore: ogni Amore, quand'è tale, mostra di avere le sue esigenze.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo» (Luca 21,25-28.34-36)

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redicuoriL'armato e il disarmato. Pilato è armato di un'arma gagliarda: del potere. Cristo, oramai ridotto ad un brandello di stracci e schiaffi, il potere non lo ha mai avuto, mai l'ha voluto. Il potere di Pilato, s'intende: «Sei tu il re dei Giudei?» è la domanda che il governatore pone al Suddito. Che, fedele alla sua pedagogia, a domanda risponde con una domanda: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?» L'interrogatore, d'un tratto, si tramuta in interrogato. E' tutta una questione d'identità, entrambi stanno compilando la loro carta d'identità: «Non si può conoscere veramente la natura di un uomo – scriveva il pensatore Sofocle – finchè non lo si vede gestire il potere». Il potere è l'afrodisiaco supremo: fare i conti con esso è raccontarsi, mostrarsi per quello che si è. Pilato è un fifone, ha paura, teme di fare cilecca: quell'Uomo gli è d'inciampo nella sua scalata, averlo contro è non dormire sonni tranquilli. “Chi sei, tu che m'interroghi?”: è questa la domanda che il Cristo gli ribatte nella loro partita a ping-pong. E' geniale Cristo: non odia il potere, giacchè lui ricorda bene di non aver mai sentito un uomo che abbia attaccato il potere senza volerlo tutto per sé. In questo, scrive E. Canetti, «i moralisti religiosi sono i peggiori». Cristo non lo attacca, lo sfida: anche Lui è un potente. Ha dimostrato a Betlemme di che pasta era fatto, sin da bambino: in quel tempo occupava lo spazio di una culla, ma già mostrava i tratti di chi era convinto di occupare il mondo intero. “Se non lo capiscono, saranno affari loro!”
Pilato, il fifone, è pure grullo: «(I tuoi) ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?» Non capisce, il potere, che il Potere non ha né corte né cortigiani: chi ha se stesso in suo potere costui è il vero potente. E sarà capace di governare il mondo intero. Da tre anni – più i trent'anni di apprendistato a Nazareth – Colui che ora sta in fronte a Pilato racconta la solita storia, l'unica che Lui abbia a sua disposizione: «Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi, credete al Vangelo» (Mc 1,15). Pochi gli han dato retta: «La storia è sempre la stessa: la vecchia storia dell'indifferenza, suonata in diverso tono, da cuori nuovi e in tempi nuovi» (F. Sheen). Da subito mise le cose in chiaro. Parlò di Regno, ch'è sempre legato ad un potere, ad un governo, all'autorità. Ne parlò così a lungo, a fondo, che mise in subbuglio il mondo intero: “Questo ci espelle tutti. Mettiamoci tutti d'accordo, amici e nemici: facciamolo fuori il prima possibile”. Quello che tutti ebbero chiaro fu che quell'Uomo non lasciava indifferente nessuno. Parlava del potere, certo: ma quando il pitocco di Satana glielo offrì, lo rifiutò. Era strano come uomo. Però lo voleva il potere, voleva quello vero. Lo fraintesero: mentre parlavano, loro guardavano verso il basso, Lui verso l'alto. Il fraintendimento è tutt'ora in corso: “Cosa vuole fare da grande quest'uomo?” si dibattevano l'uno all'altro. Voleva diventare, questo voleva: «Tu lo dici: io sono re». E' chiaro una volta per tutte? «Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo». Era da quand'era piccolo che sognava di diventare Re. Per questo, adesso è chiaro, non c'era posto per Lui: c'era la fila per diventare re a quel tempo. Le iscrizioni sono a numero chiuso: «Non c'era posto per lui a Nazareth quando viveva, non c'era posto per lui a Gerusalemme quando moriva» (F. Sheen).
Lui, che di diventare re mai smise di sognare, Re lo diventò: il Re dei cuori. Era l'unica regalità che andava cercando, sfidando il mondo a carte scoperte: «Il mio regno non è di questo mondo». Gli dissero ch'era pazzo, l'accusarono di sobillare il popolo, andavano dicendo che bestemmiava. Eppoi meretrici, usurai, malavitosi e donne di malcostume. Tacque, s'inginocchiò, sciacquò e asciugò. Il catino, la brocca: pane, acqua. Al livello del pavimento non trovò rivali: lavare i piedi non fa curriculum. Lui, invece, fece carriera servendo, cioè governando. Ecce homo! rise Pilato. Non s'accorse d'averlo incoronato re: “Non è un uomo qualsiasi, è l'uomo-maiuscolo!” Scivolò su una buccia di banana: disse la verità.

(da Il Sussidiario, 24 novembre 2018)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» (Giovanni, 18, 33-37).

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