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An intentionally lit controlled fire burns intensely near Tomerong, Australia, Wednesday, Jan. 8, 2020, in an effort to contain a larger fire nearby. Around 2,300 firefighters in New South Wales state were making the most of relatively benign conditions by frantically consolidating containment lines around more than 110 blazes and patrolling for lightning strikes, state Rural Fire Service Commissioner Shane Fitzsimmons said. (AP Photo/Rick Rycroft)

La diatriba in atto era feroce: “Insistiamo con le nostre dirette social dal cenacolo, vero?” La schiavitù acquisita dalla paura era diventata una sicurezza: la paura, altissima, era quella di ritornare in strada ed affrontare la nuova situazione creatasi dopo il virus. Dopo la morte del Maestro. Per tal motivo altri, per apparire moderati e non aver grovigli di pensieri da sciogliere, fecero le vittime: “Cogliamo l'occasione: restiamo nel cenacolo per sempre, fuori il mondo è tutto brutto, cattivo”. Fu così che volevano far nascere la Chiesa: tra rimpianti e lamenti, tra la sicurezza che veniva loro dalla gestione della paura e il rischio della libertà del cuore. Einstein arrivò dopo, ma risolse il problema con la stringatezza del suo genio: «La logica vi porterà da A a B. L'immaginazione vi porterà dappertutto». Quando era ancora in vita il Maestro, i discepoli avevano dimostrato di non apprezzare affatto la democrazia dello Spirito: «Signore – Gli suggerirono dopo essersi visti rifiutare il transito attraverso la Samaria - , vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» (Lc 9,54). Quel giorno Cristo non si scompose più di tanto, si tenne il fuoco in tasca per la prima occasione opportuna. Che Gli si presentò dentro il cenacolo, appena risorto. Li vide scannarsi tra lo stare sulla difensiva - “Continuiamo con le dirette social!” - e il mettersi sull'offensiva: “Tutto il mondo è brutto, cattivo, nessuno più ci vuole”. Decise Lui, ch'è il padre fondatore di quel sogno chiamato Chiesa, cos'avrebbero fatto: nessuna difensiva e nessuna offensiva, era necessario prendere l'iniziativa. Nessuna democrazia, ha deciso Lui così.
La cosa buffa è questa: Iddio li convinse con lo stesso strumento col quale volevano sterminare chi non la pensava come loro, il fuoco. Eccolo, narrato dalla viva voce di chi l'ha subito: «Apparvero loro lingue come di fuoco (…) che si posarono su ciascuno di loro» (At 2,3). Volevano mettere al rogo i Samaritani, Cristo appiccicò il fuoco sulle loro teste: da questo incendio doloso, il più grande incendio doloso mai accaduto nella storia, nacque la Chiesa. Col fuoco vivo del Cristo addosso, furono costretti ad uscire dal cenacolo e correre per le strade: il vecchio trucco di starsene rintanati dietro un pc, nel cenacolo dell'episcopio, in un comfort diabolico venne cancellato da un fuoco che li arse vivi, dalla testa ai piedi. Fu questa la prima Pentecoste cristiana, la nascita della prima Chiesa del Signore Risorto: nacque da pensieri polverosi di uomini scoraggiati e infiacchiti che, d'un tratto, si videro togliere di dosso la coperta da un incendio devastante, con annessa assicurazione di salvataggio in corso: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi (…) Ricevete lo Spirito Santo». Qualora un po' di respiro fosse rimasto loro addosso dopo la crocifissione del Maestro, Dio in persona ci pensò a strappare loro pure quegli ultimi sprazzi d'aria. Il modo migliore per spegnere un incendio è levargli l'ossigeno: il problema, con Cristo, è che tutto cominciò perchè tolse loro il fiato. Lasciandoli senza più parole che il solo scudo della sua Parola. Una parola di fuoco: «Un fiammifero può appiccare un incendio, ma quando l'incendio è in corso per fermarlo non basta spegnere il fiammifero – scriveva M. Chricton -. Il problema non è più il fiammifero».
Questa è la Chiesa di Cristo, per lei è morto in Croce, per tenerla in forma ogni giorno s'adopra manovrando gli arnesi a disposizione: perchè uomini e donne, passandole accanto, trattengano il fiato come fossero davanti ad un'opera d'arte. Per questo la fece venire al mondo: «A tenere il fiato, si sentiva il rumore del sole come fosse un incendio» (C. Pavese). La modalità, dopo due millenni e oltre di sopravvivenza più che nobile, non muta d'aspetto: nessuna difensiva Gli è gradita, visto che «della sua grazia è piena la terra» (Sal 33,5). Il mondo non è brutto e nemmeno cattivo: perchè stare sull'offensiva, dunque? “Avanti, rimboccatevi tutti le maniche. Fuori subito, tutti in strada” gridò il Risorto-incendiario. D'allora, tra alti e bassi, a chi sta dentro basti ricordare che, per chi crede, poco fuoco incendia un bosco.

(da Il Sussidiario, 30 maggio 2020)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Giovanni 20,19-23).

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Dal 3 giugno in tutte le librerie I gabbiani e la rondine (Rizzoli), il nuovo libro di Marco Pozza

La sofferenza, la rinascita, la bellezza nella Via Crucis che ha commosso il mondo.
Roma, 10 aprile 2020, Venerdì Santo. Nel pieno della pandemia, la Via Crucis celebrata dal Papa non si svolge in mezzo alla folla, nel Colosseo, ma nella piazza San Pietro deserta, sotto lo sguardo dell’antico crocifisso della chiesa di San Marcello al Corso. Le parole che risuonano nella notte della morte e del dolore provengono dalla parrocchia del carcere di Padova: a meditare sulle quattordici stazioni della Passione di Cristo è un’intera comunità di uomini e donne che abita e lavora in questo mondo ristretto. “Mi sono commosso” ha scritto Papa Francesco. “Mi sono sentito molto partecipe di questa storia, mi sono sentito fratello di chi ha sbagliato e di chi accetta di mettersi accanto a loro per riprendere la risalita della scarpata.” In questo libro, partendo dalle meditazioni sulla Via Crucis raccolte e scritte insieme alla giornalista e volontaria Tatiana Mario, don Marco Pozza ha costruito un racconto sulla fede e la risurrezione dei viventi: la Via Crucis di Gesù diventa così una Via Lucis degli uomini, la cui sofferenza è stata riscattata da Cristo in persona. “Mai celebrata una Via Crucis così” scrive l’autore. “Pareva davvero d’attraversare l’Odio desiderando l’Amore.”
(Per prenotarlo clicca qui)

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everest
Nelle mani giuste, la fragilità smette di mostrarsi di acciaio. È meraviglioso quando una persona forte ti mostra le sue fragilità: è come se ti dicesse: “Abbi cura della mia fragilità, è la cosa più importante che possieda al mondo”. Se, poi, uno tratta la fragilità degli altri con delicatezza, il Vangelo (ri)accade perpetuamente: «Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono». Quegli uomini rimasti, assieme alle donne che mai se ne sono andate, amano Cristo alla follia: undici archetipi di amori umani alla prova-del-nove che è quella di amare Dio ma, prima ancora, di lasciarsi amare da Dio. Avessero avuto delicatezze d'animo femminili, non è fuorviante pensare cosa Gli avrebbero bisbigliato: “Io sono fragile, fortissima, ma il mio cuore è a pezzi. Eppure oggi rido fino alle lacrime. Dipende da che cosa tu vuoi vedere, Diommìo: il mio insieme è impegnativo”. Nella ciurma di chi era rimasto, c'erano uomini con braccia nerborute, esperti di burrasche e di navigazione: ma era il cuore la loro scatola nera, laddove era registrata la misurazione perfetta di quanto amavano l'amico Cristo e i suoi segreti progetti. La verità, fino alla fine, è che era gente fragilissima come le rose, ma si mettevano delle spine attorno per evitare che qualcuno ne venisse a conoscenza. E, venuti a conoscenza, magari ne approfittassero di loro. Con Lui, invece, avevano capito fin da subito che mostrarsi fragili era la posizione migliore da augurarsi nell'attimo del suo passaggio. Nell'attimo finale della storia.
Nell'istante dell'Ascensione al Cielo, Gesù ha lasciato l'intero patrimonio nelle mani di costoro. Oltre che fragili, super-fragili, erano anche dubbiosi: «Essi dubitarono». Non è stata questa una ragione per ravvedersi, da parte di Cristo: volle che la sua Chiesa poggiasse sul cuore gobbo di gente zeppa di dubbi invece che di false certezze Lasciò come fondamenta della sua Sposa il cuore di gente che non l'ha mai capito del tutto – quanto poco hanno capito i discepoli di ciò che diceva loro, quanto poco capisco io – ma che hanno dato prova d'amarlo assai, più dell'altra gente. L'amore delle donne al seguito è servito loro come preparazione e addestramento: vedendole all'opera, si allenavano pure loro a migliorare le loro pur misere prestazioni del cuore. Andandosene in Cielo, Cristo lascia il suo cuore, affida la sua intimità alle mani fragili, ai cuori incerti degli ultimi della classe: dagli inizi preferisce sempre la sincerità imperfetta dei poveri all'intelligenza intoccabile dei primi della classe. La sua gioia è di saperli e vederli fragili: la fragilità non è una mancanza, è un valore assoluto. Ci rende meravigliosamente umani: è mostrandosi fragili che loro diventeranno invincibili. Parola (ascoltata) del loro Dio e Signore, Gesù.
Quando sale al Padre, se fosse uomo, è come se partisse per un viaggio di addio. È anche Dio, però: dunque si allontana da loro per restare ancora più vicino. Partire-per-restare è un'accoppiata che fa imbufalire la logica, fa strizzare i cervelli, fa dubitare della sensatezza. Eppure è così! A me è capitato con la nonna: il giorno in cui è morta, ero lontano da casa, per il giorno della sepoltura nessun aereo riusciva a farmi rientrare. L'attesa era impossibile quell'estate: ancora una giornata e il cadavere si scioglieva, tant'era l'afa. Vissi tutto da lontano: fu uno di quegli strazi-strazianti, piansi, rimasi insonne. Sentii d'abbandonarla, mi sentii di essere stato abbandonato da lei, nell'impotenza più totale. Dopo qualche mese, scoprii il suo regalo: non permettendomi di vederla morta, mi obbligò a ricordare l'ultimo frangente con lei, sulla porta di casa, stretti in un abbraccio. Grazie a lei, imparai cos'è l'amore di chi parte, per restarti più vicino: prima, per vederla, ero obbligato passare per casa; oggi, invece, la sento dappertutto, me la porto con me ovunque, mi è sempre addosso. È nonna-tascabile: vivo con lei, con l'altra nonna, una forma di delirio di onnipresenza. È la versione in borghese del mio Dio: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,16-20). Dio-dappertutto, un genio del cuore: parte per andare lontano e, così, rimanere più vicino. “Mi è apparso qui. No, l'ho visto io di là. Io l'ho veduto da tutt'altra parte”. Dicono tutti la verità, nessuno mente: è il destino degli amori folli. Fanno finta d'andarsene, per restare incollati per sempre.

(da Il Sussidiario, 23 maggio 2020)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28,16-20).

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matrioska
Il riscatto pagato per la liberazione è stato altissimo, il più alto riscatto mai più versato nella storia dell'umanità. Paolo, tagliateste divenuto apostolo in virtù della Grazia, si sforzò di quantificarne la somma: «Dio mandò il suo Figlio per riscattare coloro che erano sotto la legge, perchè ricevessimo l'adozione a figli», (Gl 4,4-5). L'uomo manco si era accorto d'essere schiavo della Legge: Dio, ch'è Padre premuroso, piuttosto di sapere i figli in mano ai sequestratori, decise che avrebbe pagato Lui in persona il riscatto. Pagò in natura, mettendo sul tavolo il Figliolo suo. Non lo mandò nel mondo allo sbaraglio, lo mandò «nella pienezza dei tempi», cioè dopo che tutte le trattative erano state avviate, tramite i profeti-ambasciatori. Dopo che tutti i negoziati erano andati a vuoto: inascoltati, irrisi, sbeffeggiati. Quel riscatto, iniziato a Betlemme, entrò di diritto nella storia, fece storia: la Croce – mica il Padre voleva che il Figlio finisse così, ma per rispetto della libertà accettò finisse così – divenne il riscatto per tutta l'umanità: d'allora, se accetterà, nessuno più sarà schiavo della legge. Dell'uomo, delle sue manie.
Rinunciò a se stesso, Cristo, per una dose esagerata d'amore: sognava di vedere le creature vivere libere dai laccioli della legge, delle leggi bischere degli umani. Quando risorse – e risorse perchè Iddio non poteva lasciarlo prigioniero della morte, volle fare giustizia! - non avanzò pretese per il fatto d'aver riscattato l'uomo: se un gesto lo rinfacci non è più una rinuncia, diventa ricatto. Dio, però, non volle mai che il riscatto divenisse ricatto: fece di tutto perchè rimanesse una forma d'amare, la forma più esosa ed esagerata d'amore. Morire per amore, dal momento che «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). L'uomo fatica a credere a quest'amore, fatica pure nel credere a questo Dio: ci spera in Dio, lo va cercando, auspica che sia vero per davvero, si augura non sia tutta una farsa. Più che creduto, quello cristiano è un Dio sperato: “Troppo bello per essere vero: e se fosse tutta un'illusione?”. Satàn è violento: dare dell'inaffidabile a Dio è il suo passatempo preferito. Quando era in vita Cristo, spargeva voce che l'Uomo fosse un illusionista, uno di quelli che usano gli uomini per farsi belli. Quando risorse – Satàn è un animale da macello di quelli duri da morire – cambiò versione: “Vedrete che dura poco questa gioia: vi lascerà piantati di punto in bianco!”. Per questo Cristo ritorna, appare a destra e a manca, a uno e a diecimila: per incoraggiarli, per dire che non è niente vero (neanche stavolta) tutto quello che il Demonio va dicendo. Per chiedere loro se sarebbe logico pagare un riscatto così alto per liberare un figlio e poi lasciare il figlio ancora in balia dei sequestratori. Eccolo, dunque, il Dio della consolazione e del grande riscatto: «Non vi lascerò orfani, verrò da voi». Mai più soli.
E' l'orfanezza l'ultima tentazione di Satàn: “Dio vi ha abbandonati, il Cielo è vuoto, siete rimasti orfani!” Lui, come risposta, ritorna: ricomincia, fa un ripasso, si mette a riordinare i cuori. Spiega loro il futuro in maniera semplicissima, come se l'Eternità fosse una di quelle meravigliose matrioske russe d'altissima fattura: «In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio, voi in me, io in voi». Uno dentro l'altro: Lui nel Padre, noi in Lui, tutti assieme appassionatamente. Se non è un sogno questo, poco ci manca! Un'unica condizione: «Se mi amate (…)». ll Demonio questo lo chiama ricatto, per Cristo è l'accordo per il riscatto: nessuna salvezza controvoglia, nessuna conversione forzata a Lui, nessun proselitismo a favore del Cielo. Unica condizione la libertà, anche di rifiutare quell'amore: “Io voglio rimanere sequestrato, schiavo: non m'importa essere liberato da te”. Per amore, anche questo ha messo in conto Dio: non per questo, però, si arrende. Stazionerà ad oltranza sulla soglia del covo dei malviventi: pronto a versare il riscatto qualora l'uomo ci ripensasse. Il suo riscatto non prevede nessun ricatto.

(da Il Sussidiario, 16 maggio 2020)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,15-21).

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