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umbrella
Perché non c'è grandezza dove non c'è passione, cioè esagerazione. Nel mondo nulla di grande di tutto ciò che esiste è stato fatto senza passione: non assaggia la passione, ti divora. Non è cieca, è visionaria. E' appassionandosi che si vive e si vibra, tutto il resto sarà un arrancare stanchi. Passioni moderate, poi, partoriranno uomini comuni, storie già-viste: «Preferisco morire di passione che di noia» lasciò scritto il pittore Vincent Van Gogh. Il Cristo, da parte sua, è un appassionato: ha una logica tutta sua, non sbaglia. “Esagera, porca miseria!” va dicendo qualcuno. Anche no, semplicemente cerca di iniziare una nuova giornata dell'educazione umana: «Non è colpa di Gesù se ancora brancoliamo nel crepuscolo della mattina» (G. Papini). Rovescia tutto: è Dio della passione.
Il più stupefacente dei rovesciamenti: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”». Tutti, in verità, l'avevano inteso: rispondere al male con il male, da quando esiste il mondo, è la cosa più immediata da farsi. Il bello, infatti, deve ancora arrivare. Eccolo, come se fosse la cosa più naturale: «Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pòrgigli anche l'altra». Vendicarsi o fuggire: con la vendetta o con la fuga, così risponde l'uomo alla violenza degli uomini. Di fronte al male c'è chi invita alla difensiva, che è l'altro nome del fuggire: “Stai buono, fai finta di niente, altrimenti verrà fuori una mattanza!” Il che, sotto-sotto, è come cedere le armi al nemico. Altri, invece, invitano all'offensiva, alla vendetta: “Vendicati più che puoi, in fin dei conti è stato lui a provocare, tu hai solo reagito”. E' legittima difesa, infatti, potersi difendere dopo essere stati attaccati. “Dunque, Cristo-Dio, come reagiresti tu: con la fuga o la vendetta?”, sembrano provocarlo gli avversi che si mettono di traverso. Né con l'una, né con l'altra: tra l'andare in difensiva e il mettersi in offensiva, Cristo prende l'iniziativa: pòrgigli la guancia. Il che, a ben pensarci, è d'una innovazione micidiale. Basta col taglione: la legge del taglione può dare bestiale sollievo a chi è colpito, ma invece che scemare il male non fa altro che aumentarlo. Nemmeno in fuga, però: chi si nasconde raddoppia al suo nemico il coraggio del male perpetrato. E' legge agonistica: «Chi fugge invita l'altro a inseguirlo; chi si dà per morto incita l'avversario a finirlo – scrive Papini nella sua Storia di Cristo -: la sua debolezza diventa complice dell'altrui ferocità».
Dunque? A voler essere felici per un istante, sembra suggerire sotto-sotto il Cristo, basterà vendicarsi: per voler essere felici sempre occorrerà perdonare. Tutto così semplice: l'avversario, che s'aspetta la resistenza o la fuga, vedendo l'altra guancia porgersi rimarrà umiliato dinanzi a quel volto. Tutto si aspettava, fuorché questo. Manco potrà accusarti d'essere fifone o pauroso, giacché non solo sei pronto a ricevere il secondo colpo ma gli mostri pure il punto dove potrà colpire: ci vuol più coraggio a rimanere impassibile che a mostrarsi vigliacchi. E' perdono questo? Molto più, fa «sentire alla bestia che quell'uomo è più che un uomo». Anche la bestia, poi, quando non è invitata alla replica rimane interdetta di fronte ad una forza nuova che non conosceva affatto. Che la confonde assai: “Perdono non perché loro meritano il perdono, ma perché io merito la pace” è la conclusione di un ragazzo, in un tema scolastico in materia. È l'affondo finale, quello di chi ti dice: “Non ti basta? Ecco qui l'altra guancia: sfogati finché ti piace”. E' la vittoria finale, quella definitiva: potrai farmi male quanto vuoi, ma non potrai mai forzarmi ad esser furioso come te. Il cristianesimo, alla fine, è tutto qui: piaccia o non piaccia pare ovvio che sia questa l'unica forma che possa vincere il male della violenza e far sì che il mondo diventi meno doloroso per tutti. “Difficilissimo vivere così, gente!” ci discolpiamo. Pare ovvio che sia un ordine di quelli rivoltanti. Cristo non ha mai detto che seguirlo sia cosa facile.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Matteo 5,38-48).

 

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compimento
Più uno stato è corrotto, più ama emanare delle leggi: per questo «non c'è tirannia peggiore di quella esercitata all'ombra della legge e sotto il calore della giustizia» scriveva Montesquieu. Le leggi, anche le migliori, si potranno dunque solo rispettare o temere, ma non amare: anche perchè – è sotto gli occhi di tutti – ci sono situazioni nelle quali la giustizia e la legge sono dei cugini così lontani che nemmeno si parlano. A questo, poi, aggiungiamo il fatto che «la legge degli uomini – scrive il romanziere russo Tolstoj - è come la banderuola di un vecchio campanile che varia e si muove a seconda di come spirano i venti». Perchè una legge sia buona, insomma, dovrebbe facilitare il compiere la cosa giusta e fare in modo che diventi più difficile fare la cosa sbagliata. Basterà la Legge?
Quella che Cristo conosceva così bene d'azzardarsi nel dire d'esserle superiore in tutto, per tutto. Non le manca di rispetto, semplicemente dice che Lui vale molto di più della Legge. Vale così tanto che, senza di Lui, la legge non vale un fico-secco: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti – si affretta a dire prima di affondare il colpo - ; non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento (alla legge)». Dare-compimento è verbo partoriente, materiale esplosivo: per chi vorrà diventare grande agli occhi di Dio, dunque, la Legge non basterà più. Chi si arresterà alla Legge sarà come quel bambino che, innamorato delle istruzioni d'uso di montaggio di un giocattolo, si scorderà di prendere in mano il giocattolo e continuerà a contemplare le istruzioni. “Grazie per il servizio che mi hai reso!” dice, invece, Cristo alla Legge: “Adesso, però, spostati: tocca a me entrare in scena”. E' l'esame di maturità del Cristo-bambino: la vera maturità inizia quando ti basterà sapere di avere ragione, senza sentire il bisogno di mostrare che l'altro ha torto. Cristo non dice che la Legge ha torto, semplicemente dichiara che Lui è venuto perchè tutto quello che si è osservato sinora possa maturare appieno. E' l'ammissione di umiltà più nobile che si possa formulare. L'arrogante dice "faccio tutto io, chi è venuto prima di me non conta nulla"; l'umile dice: "Semplicemente prendo tutto quello che gli altri hanno fatto e porto a compimento l'opera". Che è come dire che senza di Lui la legge resta carta straccia. Il minimo sindacale della storia.
Arroganza? Assolutamente: c'è un'enorme differenza tra avere carattere e essere arrogante. E' la buona educazione, quella che Cristo dimostra d'avere in abbondanza. L'argomentare di Cristo è liscio: “Se vi comporterete come vi siete comportati finora, rimarrete sulla cresta dell'onda. Io sono venuto per allenarvi a diventare fuoriclasse”. Diventare adulti, con Cristo, è terribile a farsi. E' molto più facile evitare e passare da un'infanzia all'altra, da una regola all'altra, da una schiavitù all'altra. Non l'accettate? Amen, rimarrete come gli altri e nessuno si accorgerà di voi. Nel mondo non farete la differenza: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». Ma a cosa serve, dunque, seguire Cristo se poi non si accetta d'andare verso il regno dei cieli? Sarà tutto tempo perso: a leggere le istruzioni quando c'è la possibilità di mettersi a costruire l'oggetto a lungo desiderato. Fatica, Cristo, a fare mettere radici al suo sogno di quaggiù: «Non ci vogliono nove mesi ma sessant'anni per formare un uomo» scriveva Andrè Malraux, l'ateo naturalmente cristiano.
“Ha stravolto la tradizione, non si capisce più cosa fare” dicono di Cristo, lo dicono del Papa. Nessuno dei due, però, ha mai rinnegato il passato: molto più semplicemente l'hanno ricondotto alla sua bellezza primigenia, rinfrescando sul volto le sembianze originali che il tempo (s)travolge. Il fatto buffo è che proprio quando sembra di perdere la fede è quello il momento in cui si sta affinando: il meglio è sempre la cosa più difficile. Nessun tradimento in atto, dunque: semplicemente l'occasione per fare il salto di qualità, per mostrare al mondo la differenza cristiana, quella ch'è nata apposta per fare la differenza nel mondo. Ci sta anche che a qualcuno, del gioco, gli piaccia fermarsi alle istruzioni d'uso, senza raccogliere la pienezza del gioco stesso. Ci sta. Quanto a quelli che hanno tirato il bidone, però, stanno freschi se credono di essere invitati un'altra volta. Cristo, bastian-contrario, ora pro nobis.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno» (Matteo 5,17-37).

copertina FB pozza

Dal 17 gennaio 2020, in tutte le librerie, il nuovo libro di Marco Pozza dal titolo "Il balzo maldestro" (San Paolo)

«Quella cristiana è la storia del riscatto da un sequestro: Satana sequestra l’uomo, Dio paga di persona per liberarlo. È una storia che si intreccia con l’autobiografia dell’autore, scandita da un’originale rilettura dei complementi di luogo imparati alla scuola elementare. Dal giardino dell’Eden alla gattabuia del Demonio, andata e ritorno, è l’indicazione dell’eterno viaggio della speranza. Poiché tutto può il demonio, ma non cancellare dal cuore la nostalgia di Dio. Nulla hanno ancora potuto stragi, graticole, ripicche: la sua memoria è dappertutto. Basterà poco, il bisbiglìo di un Mistero, per risvegliare nell’uomo il sapore del Cielo. Accadrà come per le anatre domestiche, al tempo delle migrazioni: attratte dal grande volo triangolare delle anatre selvatiche di passaggio, esse «abbozzano un balzo maldestro», disprezzando per un istante il pollaio. Seguendo questa intuizione, suggerita da quello straordinario maestro della narrazione che è Antoine de Saint-Exupéry, Marco Pozza, in questo suo nuovo libro ricchissimo di suggestioni, ci racconta una storia che parla di anatre, di gazzelle e di deserti. Di un sequestro e del suo riscatto. Di una Cittadella da (ri)costruire, oggi più che mai, nel cuore dell’uomo» (dalla quarta di copertina).
(clicca qui per leggere la scheda e acquistarlo online)

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sale

Il sale: è sempre quel pizzico di sale in più o in meno che fa la differenza. La luce: quei sorrisi che sono riserve di luce e poco t'importa se ti bruci un po' le ali per raccoglierli. Sale e luce, condimenti primordiali di un Dio-buongustaio: «Voi siete il sale della terra (…) Voi siete la luce del mondo». Una dichiarazione di guerra più che un invito a cena: più una missione che una ricetta. Un'ammissione di generosità: il sale non serve a se stesso, è a favore di una pietanza. La luce non serve a sé stessa: è e favore di uno spazio. E' ordinaria amministrazione della vita: «La più importante qualità di una casa è la luce – scrive una ragazza sul profilo twitter - Quanta luce fa entrare? Lo stesso vale con le persone». Chi non riesce a fare luce, dunque, è pregato di non fare ombra: «Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere». Niente è più utile del sole e del sale: istruzioni primordiali per la sopravvivenza dei discepoli. E' parola di Gesù.
Il rischio d'apparire un giorno insipidi, il ruggito della tentazione di mostrarsi insignificanti – ch'è lo scherzo stupido del Demonio – Cristo l'ha calcolata all'inizio della sua missione, mettendo le cose subito in chiaro: “Nessuna lezioncina al mondo, gente: solamente la vostra testimonianza”. Che è un invito ad andare in guerra con la luce sul volto e il sale sulle labbra. Facciano attenzione che nessuno li imbrogli, perchè l'aspetto inganna: l'ho imparato un giorno, a mie spese, quando ho messo il sale nel caffè. Mi è capitato anche il contrario: di mettere lo zucchero nell'insalata. La bocciatura è stata firmata dal senso con la più alta indicazione di gradimento: il gusto. Il sale non è lo zucchero, dunque. Tant'è che il Maestro non disse: “Voi siete lo zucchero”, ma si premunì di dire l'esatto contrario: «Voi siete il sale». A confondere il tutto, fu il guascone di Lucifero, che metterebbe il dolcificante dappertutto: rimane il padre delle persone che sono necessarie come il sale nel caffè. Il rischio dell'insignificanza, dunque, è altissimo: «Se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?» Lo zucchero è un sale-scaduto, andato a male: «A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente» (cfr Mt 5,13-16). C'è tutto un mondo cristiano esperto in piagnistei: “La gente non ci vuole più, non c'è più l'interesse di una volta” si recita negli anfratti nascosti delle sacristie. E' davvero così: abbiamo qualche problemino con il mondo. E' un problema-rovescio, però: non siamo più un problema per il mondo, il nostro messaggio non ha più sprazzi di novità per nessuno. E la fede diventa scontatezza, il sale tramuta in zucchero, la luce si fa penombra: «L'ateo – scrive il filosofo Salvatore Natoli - può essere non turbato da quello che il cristianesimo annuncia, dal contenuto improbabile di questa fede, ma di certo è turbato dal fatto che vi siano uomini capaci di essa». La ricetta del sale, in versione moderna: “Accettate la fatica di testimoniare ciò in cui credete, di sapere chi siete professandovi credenti”.
Al bando l'arte del piagnisteo. “Il mondo ci rifiuta, è finita un'epoca” dicono in tanti sulla soglia di chiese semideserte: «Le nostre chiese sono ancora piene di pagani che vanno a messa» rispose il grande genio di padre Yves Congar. Più che un problema di rifiuto, dunque, è un problema d'insignificanza: il sale s'è fatto di zucchero, la lampadina si è bruciata. La gente, nel frattempo, si è accorta che il mercato è pieno di contraffazioni: fregata, a più riprese, sulle sofisticazioni degli alimenti, in materia di adulterazioni spirituali ha il fiuto affinato. E declina, gentilmente, l'invito: rispedendolo al mittente. Più che un rifiuto, dunque, è una tirata d'orecchi a crederci di più, con più sale e meno zucchero, per non venire calpestati: «Chi non ha luce in viso, non diventerà mai una stella» (W. Blake).
Esistono due modi per diffondere luce: essere una candela o uno specchio che riflette. Nel caso, poi, non avessimo più luce, qualcuno potrebbe dirci di aver capito finalmente di che pasta siamo fatti: pasta che manca di un po' di sale. Una sorta di tradimento: il sale c'era nella credenza, bastava alzarsi e andare a prenderlo.


(da Il Sussidiario, 8 febbraio 2020)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Vangelo diMatteo 5,13-16).

 

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Dal 17 gennaio 2020, in tutte le librerie, il nuovo libro di Marco Pozza dal titolo "Il balzo maldestro" (San Paolo)

«Quella cristiana è la storia del riscatto da un sequestro: Satana sequestra l’uomo, Dio paga di persona per liberarlo. È una storia che si intreccia con l’autobiografia dell’autore, scandita da un’originale rilettura dei complementi di luogo imparati alla scuola elementare. Dal giardino dell’Eden alla gattabuia del Demonio, andata e ritorno, è l’indicazione dell’eterno viaggio della speranza. Poiché tutto può il demonio, ma non cancellare dal cuore la nostalgia di Dio. Nulla hanno ancora potuto stragi, graticole, ripicche: la sua memoria è dappertutto. Basterà poco, il bisbiglìo di un Mistero, per risvegliare nell’uomo il sapore del Cielo. Accadrà come per le anatre domestiche, al tempo delle migrazioni: attratte dal grande volo triangolare delle anatre selvatiche di passaggio, esse «abbozzano un balzo maldestro», disprezzando per un istante il pollaio. Seguendo questa intuizione, suggerita da quello straordinario maestro della narrazione che è Antoine de Saint-Exupéry, Marco Pozza, in questo suo nuovo libro ricchissimo di suggestioni, ci racconta una storia che parla di anatre, di gazzelle e di deserti. Di un sequestro e del suo riscatto. Di una Cittadella da (ri)costruire, oggi più che mai, nel cuore dell’uomo» (dalla quarta di copertina).
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