0 1 1 1 1 1

pexels photo 3992949

Prima di ritornare in classe fisicamente, nonostante tutte le avversità con cui stiamo facendo i conti per una scuola in presenza, credo sia importante fermarsi un momento a rimettere a fuoco i motivi, i significati e gli orizzonti dentro cui andare ad operare. Noi docenti rischiamo di puntare tutto solo sulla didattica e le metodologie.
Esse sono senz'altro fondamentali: un lavoro preparato, programmato e competente è la base solida su cui costruire una professione e strada maestra per poter suscitare interesse e attrazione verso il sapere e la conoscenza. È altrettanto importante, però, ritornare alla “teoria” e alla visione che sottende il nostro agire, così da ricordare che è l’alunno il centro del nostro operare. Le Indicazioni nazionali sono il nostro punto di riferimento ufficiale,  con le Raccomandazioni e l’Agenda 2030. Occorre fare memoria della direzione da indicare: “la scuola è perciò investita da una domanda che comprende, insieme, l’apprendimento e il saper stare al mondo”. (Indicazioni nazionali, 2018)
Nelle Indicazioni nazionali si parla proprio di un “nuovo umanesimo”, quasi a ricordarci che la scuola forma ed educa cittadini. Interi, curiosi, inquieti: uomini e donne del futuro. Forse è da tenere aperta la domanda e la sfida sul “come” coniugare apprendimento e persona, didattica e domande di senso. “Per imboccare la strada dell’umanesimo occorre formare la persona, con la letteratura che educa al sentimento, con la filosofia che addestra al pensiero critico, con la storia che ti dice chi potrai essere”. (L. Ciotti e Vittorio V. Alberti, Per un nuovo umanesimo, Solferino 2019)
Tenendo lo sguardo teso in questa direzione possiamo intraprendere assieme la sfida di questo nuovo e così particolare anno scolastico. Di fronte a tanta precarietà burocratica, umana, lavorativa, economica, ecologica e di salute, possono essere la scuola e la cultura una strada attraverso cui ripensare il progresso e il futuro dei nostri alunni. Forse è proprio il ritorno alla “teoria”, alla costruzione di un pensiero, alla riscoperta della bellezza del “classico”, alla capacità di riconnettere tra loro le discipline e i settori, la via per formare una nuova umanità di giovani più consapevoli di sé, della propria identità, delle proprie radici e, quindi, in grado di “stare al mondo” in un clima di dialogo, di cooperazione e di responsabilità.
Se noi docenti sapremo far memoria della visione a cui tendere, saremo capaci di instillare un fine attraverso le nostre lezioni. Ai nostri alunni è necessario tale fine per formarsi e costruire futuro e società. Un orizzonte senza il quale il domani non avrebbe senso d’essere, non avrebbe gusto e attrazione, “un pensiero che motivi la decisione”. (Ciotti, Alberti, cit.)

Alle porte di un nuovo anno scolastico, solo con questa visione nel cuore, possiamo dare nuove risposte attraverso la scuola e la cultura alle crisi che viviamo con la potenza del pensiero e una rinnovata idea di umanità.


Vedi anche: ilsussidiario.net

Fonte immagine: Pexels

Laura Giulian
L'autore: Laura Giulian

Classe ‘85, un’ottima annata! Professoressa precaria per sogno nel cassetto, passione, vocazione. Affascinata dal mondo dell’educazione e dai suoi protagonisti.
Leggi tutto...


Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"

Commenti   

MaestraManu
#1 Scuola, saper stareMaestraManu 2020-09-07 14:26
Stiamo freneticamente ultimando le ultime modalità, da protocollo sanitario, per accogliere i bambini. Il clima è teso e i dubbi tanti, ma...la domanda fondamentale è come e cosa dire. Ormai gli anni, i miei, sono quasi da pensione, però questa volta mi sento poco "esperta", perché quel metodo d'incontro e di collaborazione, non basta più. Dietro ad ogni bambino c'è una famiglia che va rassicurata, accolta e anche accontentata e dunque, che fare? Basteranno i principi e i contenuti, per quanto fondanti il pensiero pedagogico, a garantire la qualità del sapere e del saper fare? Non mi sento di fare proseliti e dare lezioni di etica e morale, credo piuttosto nella condivisione di un sentimento nuovo e inaspettato e il primo passo sarà proprio condividere l'incertezza e la reciproca comprensione. Siamo capaci di belle parole, ma la realtà in classe chiederà fatti e azioni, tra una sanificazione e l'altra, poi arriverà anche la teoria umanistica. Buon anno colleghi.

N.B. - I commenti potrebbero tardare alcuni secondi prima di apparire.

Solo gli utenti registrati possono inserire commenti!