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edith stein - suora carmeliatana - film "a rose in winter"

Una donna come poche ne sono nate sulla terra. Una femminista vera e audace, senza però tutti gli aspetti deteriori che il movimento ha assunto negli ultimi tempi.Un’intellettuale seria, precisa, accademicamente puntigliosa ed un’instancabile ricercatrice del Vero. Una mistica cattolica, che ha saputo vivere la radicalità del Vangelo in un monastero carmelitano, senza rinunciare ai propri doni, ma mettendoli al servizio di Dio.Ultimo, ma non meno importante: una donna che ha scelto di non dimenticare le proprie radici ebraiche, proprio in un periodo storico in cui il mondo intero pareva voler dimenticare il popolo eletto.
Forse, è proprio per questo che, nel 1999, Giovanni Paolo II volle Edith Stein (di cui abbiamo celebrato la memoria liturgica il 9 agosto) patrona dell’Europa, un continente geograficamente inesistente (non ha oceani che la separino dall’Asia), che necessita, più di tutti, di un’umanità forte che ne sorregga l’esistenza.
Nata nel 1891 a Breslavia, in Polonia, sin da piccola intellettualmente curiosa ed avida di conoscenza, studia filosofia presso l’università di Gottinga, con il professor Edmund Husserl (inventore della fenomenologia) e, con lui, scrive una tesi sull’empatia, diventandone, in seguito anche assistente. In questo periodo, si professa atea, non riuscendo a trovare compatibilità tra la fede ebraica in cui è cresciuta e la ricerca di verità sottesa agli studi filosofici che affronta con passione.
Un episodio considerato rilevante per la conversione di Edith è stato vedere una signora, con le borse della spesa (in una situazione di ferialità e informalità) pregare in una chiesa cattolica. Far visita alla vedova di Adolf Reinach, compagno di studi morto in battaglia, la illumina di nuove domande: nonostante il dolore, intravvede in quegli occhi la luce della fede, quando le spiega che entrambi avevano scelto di battezzarsi poco tempo prima che lui partisse. Si fece familiare di santa Teresa d’Avila, fino a maturare la convinzione del Battesimo. Lo comunica alla madre, che non ne è felice, perché vede in questa sua conversione un profondo solco tra le due, tuttavia, rimanendo ferma nella sua decisione, lo riceve nel gennaio del 1922.
Insegna in tutta Europa, è molto rinomata in ambito accademico e tiene conferenze sul ruolo della donna. Si sente profondamente chiamata in causa dal proprio tempo, tanto che decide di scrivere al Papa, da cui però non riceve altro che una benedizione, per sé e la propria famiglia.
Il 14 agosto 1934, entra, come novizia carmelitana, nel convento di Colonia, in Germania, con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce e il 21 aprile 1938 suor Teresa Benedetta della Croce emette la professione perpetua.
Il 31 dicembre 1938, lascia precipitosamente la Germania, diretta verso il monastero di Echt, nei Paesi Bassi, in obbedienza agli ordini superiori, che vogliono tutelarla, a motivo delle sue origini ebraiche.
Tutta la sua vita è segnata da forti turbamenti spirituali, ma la sua superiore la incoraggia a scrivere, perché vede, in questa sua opera, possibilità di edificazione per molti.
Il 26 luglio 1942, in seguito ad una lettera di ferma condanna, da parte dei vescovi olandesi, contro la deportazione degli ebrei, effettuata dai nazisti, ha luogo la ritorsione: anche gli ebrei convertiti al cattolicesimo diventano vittima di deportazione.
Nel suo diario, Edith scrive: «La mia vita sarebbe fallita, se non potessi partecipare al destino del mio popolo». Morirà il 9 agosto 1942, nel campo di concentramento di Auschwitz. La sua vita non è stata falciata, come un fiore di campo: Edith ha scelto di donarla, per il suo popolo, per il mondo intero, per la pace, per il trionfo di Cristo. Il suo martirio conserva la forza folle della Croce stessa di Cristo, la speranza che può venire solo dalla fede e dalla fortezza di una scelta radicale per la Verità.

 

Nonostante sia ormai del secolo passato, è impossibile non trovare in lei tanti problemi, tante aspettative, tante domande che sono del mondo d’oggi.
Innanzitutto, in lei sono simbolicamente racchiuse le anime su cui poggia la grandezza d’animo europea: polacca (richiama alla ricchezza spirituale orientale, che ancora oggi, ci richiama all’essenzialità della fede), filosofa in Germania (richiama alla ricchezza culturale degli studi filosofici europei, in particolare quelli dell’Europa centrale, di lingua tedesca, di cui visse probabilmente uno tra i periodi più proficui), di origine ebraica (richiama alla cultura cui il cristianesimo stesso attinge e senza il quale l’Europa perde ragion d’essere).
Di fronte ad un approccio e ad una sete di conoscenza che rispecchia la grandezza dell’animo umano, santa Teresa, ancora oggi ci ricorda che, pur senza rinnegare la bellezza dello studio della Verità, non dobbiamo scordarci di avere il coraggio di mostrarci nudi, innanzi ad essa, così da poterLa accogliere pienamente ed amarLa nei misteri più insondabili, che oltrepassano l’umana conoscenza.
Di fronte ad un’Europa spocchiosa ed impomatata, che basa le proprie motivazioni sulla fredda economia e su meri calcoli politici d’interesse, risplende, oggi più che mai, la figura di Edith Stein che, dopo anni di studi, ha trovato in Dio la pienezza di Verità, cui da sempre anelava, e nell’Amore l’unico motivo per cui si possa offrire la vita.

 

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Fonti:
santiebeati
avvenire
edithstein
La settima stanza - una casa sulla roccia

Fonte immagine: Newscinema

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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