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I fatti sono ormai noti a tutti. Impossibile non rimanerne scossi.
Dopo più di un mese, settimana scorsa, si è presentato spontaneamente ai carabinieri, Said Mechaouat, il presunto assassino, che ha accoltellaato mortalmente a Torino, il 23 febbraio scorso Stefano Leo, un trentaquattrenne di Biella. “L'assassino si è affiancato a lui, camminando, e lo ha colpito con un coltello alla gola, uccidendolo”, riporta Today. Una narrazione asciutta, stringata, essenziale. Proprio per questo, forse, ancora più inquietante: come se fosse normale.
"Il pensiero che mio figlio sia morto per uno sguardo, forse per un sorriso che aveva regalato al suo assassino, è inaccettabile", ha detto suo padre Maurizio. "Volevo un nome, una ragione. Non questa. Sono senza fiato. Che senso ha scoprire che un ragazzo di trent’anni ammazza un suo coetaneo senza neanche conoscerlo? Che è bastato uno sguardo? Non mi sento meglio, mi sento malissimo", ha spiegato il genitore”, prosegue la testata, riportando il commento del padre del ragazzo alle dichiarazioni rilasciate da Mechaouat. .
Come non comprendere il disorientamento del padre? Colpisce, un fatto così, perché sembra assurdo che un sorriso possa essere la causa della propria morte. Perché - in un mondo di "musi lunghi" - incrociare uno sguardo che ti sorrida davvero, con gli occhi luminosi, dovrebbe essere da bacio accademico e medaglia al merito. Perché, oltre a garantire l'apporto di serotonina indispensabile al proprio benessere personale, contribuisce, in modo semplice ma al contempo eloquente, a fare del mondo un posto migliore in cui vivere.
Qualcuno sottolinea che “no, non è il solo motivo”. In un certo senso, quasi viene da augurarselo. Suona grottesco, oltre che dolorosamente triste, il solo pensare che un sorriso possa davvero essere il motivo che causa la morte di un ragazzo. Del resto, certamente, Mechaouat non viveva una situazione di agiatezza economica e di problemi doveva averne parecchi: non doveva far fatica, insomma, a trovare motivi per essere arrabbiato con il mondo intero. Del resto, non era nuovo all’uso della violenza, come possono testimoniare la ex compagna e la ex datrice di lavoro.
Tuttavia, non è neppure possibile pensare di appoggiarsi alla sua situazione personale per giustificare una simile, folle violenza.
Sono, infatti, parecchie le decisioni che non spetta a noi prendere. Non scegliamo quando nascere. Non spetta a noi decidere neppure se nascere. Non possiamo stabilire il budget familiare della nostra famiglia (che – inevitabilmente – inciderà sulle nostre opportunità formative e di accesso al mondo del lavoro).
Possiamo però – sempre – scegliere come approcciarci alla nostra vita ed alle sue difficoltà. Possiamo passare la vita a lamentarci per quello che non abbiamo o che non possiamo raggiungere o che siamo costretti a fronteggiare. Possiamo invece decidere di sorridere ai nostri problemi, per dire al mondo che, nonostante tutto, noi non siamo i nostri problemi: siamo sempre, incommensurabilmente, un valore aggiunto.
Perché è inevitabile: ognuno ha le proprie le lotte da affrontare, i propri fantasmi da combattere. Ma partire con un sorriso è sempre l’opzione di partenza migliore, tra quelle disponibili. La scelta, sempre possibile, che possiamo costruire ogni giorno, nonostante i problemi e le avversità, è quella di essere felice, nel periodo di tempo che ci è dato di vivere. La scelta del sorriso dovrebbe essere una scelta obbligata per chiunque scelga di regalare, innanzitutto a sé, un’esistenza migliore.
Chi, al contrario, prova invidia per un sorriso? Solo un perdente radicale . Ecco perché, nonostante sia morto, Stefano ha vinto. Ha sbancato il jackpot. Sembra perdente, così come sembra perdente Cristo dalla Croce, ma, già sulla Croce, gli occhi del Cristo mirano lontano: allo spiraglio, aperto con la Sua Morte, della Vita Eterna.
Com’è morire? Come morirò io? Di certezza ce n’è una soltanto: la morte attende tutti e ciascuno e nessuno può sfuggirle.
Ma può variare – e di molto – come andarle incontro.
Mi viene da pensare che con il sorriso rimanga – nonostante tutto – il modo migliore.

 

Fonte immagine: Pixabay


Per approfondire:

Stefano Leo, giudice chiede scusa ai genitori – Quotidiano.net

Fanpage: testimonianza datrice di lavoro di Said

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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