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frecciarossa
FrecciaRossa AV Roma Termini – Venezia. Campi di grano accarezzati dalla neve, la terra appena arata, squarci di girasoli ancora nascosti nelle sementi. Greggi, armenti e pastori. La statale veloce, le colline silenziose, i casali della Toscana coi loro seriosi cipressi. Nuvole passeggere, il colore rossastro del tramonto. Stormi d’uccelli neri. Lo scorrere dei binari sembra il volteggiare di un testo di storia dell’arte: le spigolatrici di Milet, le stiratrici di Degas, le ninfee di Monet. I girasoli di Van Gogh.
Nel vagone qualcuno sbadiglia. Altri dormono accovacciati al finestrino. S’oscurano i vetri per chiudersi alla luce. Chissà cosa direbbe il Piccolo Principe: non ci sono nasi schiacciati contro il vetro in questo vespro d'inizio gennaio. Tra le mani reggo un libro iniziato a leggere mille volte. E altrettante volte lasciato incompiuto: perché mi sapeva di pagine tra loro disordinate. Fotografa compagni, aerei e pianeti. Oasi e deserti. All’ultimo capitolo racconta di uomini.

Ci sono in Europa duecento milioni di uomini che non hanno alcun senso e che vorrebbero nascere. L’industria li ha strappati al lignaggio delle stirpi contadine e li ha rinchiusi in quei ghetti enormi che somigliano a stazioni di smistamento ingombre di serie interminabili di vagoni neri. Dal fondo dei quartieri operai, essi vorrebbero essere risvegliati.
Ve ne sono degli altri, presi nell’ingranaggio di tutti i mestieri, ai quali sono negate le gioie del pioniere, le gioie religiose, le gioie dello scienziato. Si è creduto che, per ingrandirli, bastasse vestirli, nutrirli, rispondere a tutti i loro bisogni. E in essi si è fondato, a poco a poco, il piccolo borghese di Courteline, il politicante di villaggio, il tecnico chiuso alla vita interiore. Vengono bene istruirli, forse; ma non vengono più coltivati. Si fa una ben misera idea della cultura, colui che crede ch’essa riposi sulla memoria delle formule. Un cattivo allievo di istituto tecnico la sa più lunga, in fatto di natura e di leggi, che Descartes o Pascal. E’ capace di avere gli stessi procedimenti dello spirito?
Tutti provano, in modo più o meno confuso, il bisogno di nascere. Ma ci sono soluzioni che ingannano (A. de Saint-Exupéry, Terra degli uomini).

Rammento quel domenicano orante: c’era una presenza densa. Quest’uomo non era mai così uomo come quando era là prostrato e immobile. In Pasteur che tratteneva il fiato sopra il suo microscopio, c’era una presenza densa. Pasteur non era mai così uomo come quando analizzava. Allora s’affrettava. Allora, anche se immobile, s’inoltrava a passi da gigante e decifrava la vastità. Così pure Cezanne, immobile e muto, dinanzi al suo abbozzo, era di una presenza inestimabile; non era mai così uomo come quando taceva, provava e giudicava. Allora la sua tela diventava per lui più vasta del mare. Ma quel treno…! «A tormentarmi non sono né quelle cavità, né quelle gibbosità, né quella bruttezza. Mi tormenta che in ognuno di questi uomini c’è un po’ Mozart, assassinato. Solo lo Spirito, se soffia sull’argilla, può creare l’uomo» (A. de Saint-Exupéry, ibidem).
I casali della Toscana e la locanda di Emmaus (Lc 24, 13-35). Su binari che corrono veloci. Anche là si sbadigliava, ci s’annoiava, s’era tristemente esistenti. 

Essi vogliono assordare la desolazione della loro solitudine con le dicerie e colmare il vuoto del cuore con chiacchiere, e così danno a Dio l’opportunità di mischiarsi nel discorso. Spesso la grazia opera in noi, anche quando fuggiamo da essa. Talvolta Dio parla già con noi, quando pensiamo di trattare solo in silenzio di lui, il Dio morto. Ecco avvicinarsi un estraneo sulla strada. E’ il Signore! (…) Certo, egli accompagna molti lungo la via senza che se ne accorgano (K. Rahner, Croce e risurrezione. Preghiere e riflessioni sulla Passione e la Pasqua).

Innalzato da terra, attirerà tutti a Sé. Parola Celeste annotata negli archivi dell’Evangelo (Gv 12,32). Perché la vita non avanza per dei colpi di volontà. Ma per un’attrazione.


Avviso parrocchiale
Inizia domani sera, in Sardegna, un nuovo ciclo di incontri condotti da don Marco Pozza. Tutti i lunedì, dal 14 gennaio al 4 febbraio 2019, alle ore 20.30, presso la Chiesa parrocchiale San Gavino Martire (via Garibaldi 12 - 07020 Monti, Olbia - Tempio) avrà luogo il corso dal titolo: “Le stagioni di Maria: la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno di Maria”. Si tratta di un percorso di 4 lezioni che tenterà di ripercorrere la figura e la vita di Maria di Nazareth, colta nella prospettiva della storia della salvezza cristiana. 
Il corso è a numero chiuso. Per informazioni e iscrizioni: 

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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