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L'ho conosciuta quand'ero ancora un bambino: mi appartiene come mi appartengono le donne di casa mia. La prima volta l'ho vista riflessa nello sguardo della nonna mentre recitava il rosario: il suo latino era maccheronico e slabbrato, la sua fede era fresca e bambina. La seconda volta l'ho vista specchiata nel volto di mia madre, la figlia della nonna. La somma dei loro due volti è stato il primo libro di teologia che ho letto in vita mia. «È sempre capitato così a casa nostra: noi ci allontanavamo, Lei ci veniva incontro», ricordava sempre, a noi bambini, la nonna. Lei che era stata donna di guerra, di emigrazione, di faticose ripartenze. È il cristianesimo medesimo: è quando tutto sembra finito che il Signore appare in maniera improvvisa, straordinaria. È Dio ad essere così: Lui chiama molto prima che la creatura sia disposta ad ascoltarlo. È la storia di una donna così bella da venire chiamata (ma)donna, la mia-donna: il suo nome – Maria di Nazareth – è il riverbero di tutto ciò che nel mondo si ricollega alla vita. Alla donna.
A casa nostra, Maria è il dodicesimo giocatore in campo, il valore aggiunto del nostro faticare. Non c'è sera nella quale si spenga la luce senza avere detto la litania di chi nasce con l'accento vicentino: «Madonna di Monte Berico, prega per noi (peccatori)». A Gesù ci sono arrivato tramite Maria: prima ho conosciuto la Madre, poi m'innamorai pazzamente del Figlio. Negli anni pensavo di essere andato fuori strada innamorandomi prima di Lei che di Lui. Il santo di casa nostra, quel Giovanni Bosco tanto amato dalla nonna, m'incoraggiò: «È quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria» diceva. Più nessun dubbio: qualora sbagliassi strada, sono in ottima compagnia. Non ero ancora ferrato negli studi di teologia, ma capii – unendo quelle poche scorribande di teologia casalinga e artigianale – che Dio spiana il terreno con anni, decenni d'anticipo: poi, quando arriva, Gli basta un colpo solo ed è fatta. A Nazareth, quella volta, esplose un mortaio, giusto in faccia al Demonio, porco-di-gelosia: «Rallegrati, piena di grazia» (Lc 1,28). A Betlemme, nove mesi dopo, Dio s'inginocchiò per terra: s'affacciò al mondo il Cristo, ch'era sceso per le scale del grembo di Maria. Satana, furioso, impazzì di rabbia.
A Maria non ho mai chiesto nulla: mi ha sempre dato troppo per avvertire la mancanza di qualcosa che mi fosse necessario. Il suo volto, nella mia storia, è scolpito dappertutto. Con lei, la preghiera diventa batticuore: «Non ho niente da offrire e niente da domandare. Vengo solamente, Madre, a vederti. Vederti, piangere di felicità, sapere questo: che sono tuo figlio e Tu sei qui». Sono parole di poesia, di Paul Claudel: sono parole mie, perché poesie e preghiere non sono mai di chi le scrive ma di chi le sente proprie. La fede mi ha reso un viaggiatore notturno, spericolato: «Com'è possibile questo?» (1,34) Spaventa essere così piccoli e al tempo stesso dire al Cielo: “Siediti, parliamone. Non si accettano caramelle da sconosciuti” Credere è chiedere e ascoltare. Decidere: «Eccomi!» (1,38) Spaventa essere così piccoli, ma allo stesso tempo essere così avventurosi, geniali. Incoraggia.
Dopo Padre nostro – ch'era, nelle nostre intenzioni, un tentato elogio della paternità, di Dio – la sfida si è affinata: Ave Maria è il nuovo programma che, con Andrea Salvadore, abbiamo firmato per TV2000 (in onda da martedì 16 ottobre, 21.05 per undici martedì, ndr). Il contenuto è presto detto: Maria. In punta di piedi, a bassa voce, sottovoce. Con un'evidente imbarazzo cucito addosso: come parlare della Bellezza fatta carne? Sono partito da mia mamma: nel suo volto, oggi, è ancora scolpito l'appellativo di Maria, mamma. E, nel dipanarsi delle puntate, ho incontrato per strada delle compagne di viaggio che sono state di un'inattesa bellezza. Sonia Bergamasco, Michelle Hunziker, Cristiana Capotondi, Carla Signoris, Cristina Parodi, Cristina Comencini, Letizia Moratti, Luisa Muraro, Noa: tutta gente apparentemente conosciuta. E figure di bottega, vite in perpetuo nascondimento, cioè grandiose: Vera Vigevani Jarach, Daniela Manzitti, Luisa Velluti, Carlo Mocellin, le “suore del ponte” di Trieste, Gennaro Troia, Antonio Romano, Sofia Cantisani, Talita Leite, Federica Angeli, Manuela Dviri e Mary Bittar. Un incantevole mosaico, cucito dalla fanciullezza di un uomo straordinario come Papa Francesco. Dopo Padre Nostro, anche quest'anno si è fatto nostro compagno di viaggio. Un'eterna sorpresa la sua parola: la bellezza, quando torna, non ritorna mai vestita come la volta prima. Dio è l'eterna bellezza.
«Da bambino mi hanno insegnato a recitare tre Ave Maria la sera, prima di dormire» mi ha confidato papa Francesco. La stessa cosa che hanno insegnato anche a me: le recito, poi mi addormento. E qualche volta sogno. Sogno, anche, il giorno in cui comparirò davanti al mio Dio. Sarà un giorno tremendo, glorioso: per quel giorno l'unica sicurezza è il suo amore per me. E solo un'altra certezza: le Ave Maria che ho recitato.
Tutto il resto, se sarà, sarà grazia.
Tanta grazia.

Vi aspettiamo martedì 16 ottobre, ore 21.05, su TV2000 con Ave Maria!

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«Ave Maria» è un programma di Marco Pozza e Andrea Salvadore, con la partecipazione di Papa Francesco. La regia è di Andrea Salvadore (montaggio Alessandro Muzi). In redazione Paola Buonomini e Beatrice Bernacchi, riprese audio e video di Vasile Caplescu e Marco Capitano.
Dal programma tv è nato il libro “Ave Maria” (LEV-Rizzoli), in uscita in Italia martedì 9 ottobre. L'intero progetto editoriale è frutto della collaborazione tra TV2000, Segreteria per la Comunicazione e Rizzoli.


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don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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