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Mai, come in questo periodo, emergono con maggiore violenza alcuni problemi che caratterizzano - tipicamente - la nostra società. Non ultimo, è inevitabile rendersi conto di come, nelle nostre città, si perda sempre più il contatto umano.
Nelle campagne, forse anche solo in modo superficiale, ma ci si conosceva tutti. E, anche in città, del resto, complici - in diversi casi - le cosiddette case di ringhiera, era inevitabile incrociarsi, anche solo per uscire di casa, oppure per stendere la biancheria. Un saluto, una chiacchierata: era impossibile non accorgersi se la vicina di casa non apriva le imposte per di più un giorno. Il minimo del buon vicinato era bussare, domandare se tutto fosse in regola e, eventualmente, portare un po’ di brodo caldo o fare un po’ di compagnia, una volta saputo che la vecchietta fosse sola in casa, con l’influenza.
Niente di trascendentale, anzi, si potrebbe dire: la norma, per il bon ton del buon vicinato.
I social network si moltiplicano, siamo invasi di selfie in cui noi stessi guardiamo noi stessi sullo schermo del nostro telefono. Le case di ringhiera tendono a scomparire e i nostri vicini sembrano straordinariamente distanti, nonostante abitino accanto a noi.
Così, capita che possa addirittura succedere che si possa scoprire che il vicino di casa è morto, solo dopo giorni, esclusivamente per un imbarazzante motivo: l’odore acre che ormai neppure la porta chiusa riesce a trattenere.
Da sempre, i popoli si sono distinti per la cura prodigata verso i più fragili e per l’attenzione dedicata ai propri morti: la dignità con cui questi erano sepolti è stata - spesso - criterio per valutarne il grado di civiltà.
Essere anziani, quando è caldo e la città è deserta, è sempre più difficile. Tra la sensazione diffusa di inutilità e il caldo che complica la vita di chi è già, abitualmente, più fragile e debole della media della popolazione, l’estate accentua il disagio e la solitudine, negli anziani, che avvertono ancora più forte le difficoltà del tramonto della vita umana.
Perché sono in relazione i funerali e la solitudine estiva degli anziani? Perché è sempre più all’ordine del giorno che gli anziani rimangano soli e, soffrendo più di altre parti della popolazione gli effetti negativi della calura, spesso concludono la loro vita in estate.
In un film, Still Life, si racconta proprio questo dramma. Il protagonista, un impiegato comunale che si occupa della sepoltura dei defunti, specie di chi non ha nessuno che gli è rimasto accanto, è licenziato. Chiede però di occuparsi dell’ultimo caso. Non avendo trovato nessuno che risponda positivamente (né l’ex moglie, né la figlia, né i commilitoni, né i compagni di cella o di mendicità) alla richiesta di accollarsi le spese del funerale, scova infine una seconda figlia di quest’uomo e le propone di darle la propria, di tomba, affinché il padre (di cui lei ignorava l’esistenza) non finisca nella fossa comune. La donna si commuove per l’impegno profuso dall’impiegato, mentre lo ringrazia. L’impiegato, felice, di ritorno dalle compere, è investito da un pullman: al suo funerale non c’è nessuno. Nel frattempo, al funerale dell’ altro uomo, sono andati tutti: anche quelli che, inizialmente, avevano nicchiato. Di notte, però, l’uomo appena deceduto, si alza dalla propria tomba, per raggiungere quella dell’impiegato e ringraziarlo dello splendido funerale che gli aveva regalato. E lo stesso fanno anche tutti altri, per cui si era rivelato un benefattore.
Chi crede, si augura che il proprio funerale sia lo spalancarsi della vita eterna, nella gioia senza fine. Per chi non crede, resta comunque l’atto finale dell’irripetibile spettacolo della propria vita. In nessun caso, dunque, possiamo rimanerne indifferenti.
In un mondo sovrappopolato di social network, con la sovraesposizione dell’ego a livelli bulimici, rischiamo di perdere proprio quelle reti sociali che, da sempre, hanno costituito il “paracadute” dei nostri anziani: la certezza di poter contare su qualcuno (il fattorino di fiducia, il vicino di casa, l’amico di sempre: poco importa), nei momenti di difficoltà, anche quando la città è deserta e tutti sono in vacanza, con spensieratezza.

Non aspettiamo troppo. Cominciamo da subito a riscoprire la bellezza di un sorriso, di un saluto, di uno sguardo, di un’attenzione gratuita, nei confronti di chi condivide i nostri spazi. A noi costa poco; per chi li riceve, però, può valere infinitamente!


Fonti cinematografiche:
Sivana De Mari, Facebook
Still Life

Fonte immagine: Pixabay

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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