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QUADRATO PRESENTAZIONE PUNTATE

Dopo la santificazione del nome e l'avvento del Regno, ecco il terzo desiderio che l'orante chiede al suo Dio, per il Dio medesimo: «Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra». La volontà di Dio chiesta così, a occhi chiusi. Una sorta di cambiale-in-bianco: «Solo una persona che ha perso la testa può dire cose simili. È aprire le porte ad un vento che scompiglia. Offrire un pranzo al Dio affamato» scriveva l'Abbé Pierre. Volontà-di-Dio è espressione che impaurisce e lenisce, ferisce e sana, mortifica e rialza. È tutto, eccetto che passività. L'ho intuito a Lucca, mare e pini lungo la statale: la città di Emanuele Campostrini. Una malattia, tanti quadri, una volontà misteriosa. Volontà è termine-verticale, come in terra così in cielo. Viceversa. Quante volte ho sentito ripetere questa frase da gente che scala le montagne: “Quando la montagna chiama, io devo andare”. Montagne dell'anima, come la storia di Emanuele. Montagne di ghiacci e rocce, come quelle di Simone e Tamara. Li vedo salire-scendere dai colossi dell'Himalaya: capisco che la volontà è muscolo da allenare. Dunque non è vero che molti non hanno forza di volontà: è più giusto dire che molti spendono la loro dose giornaliera alzandosi la mattina dal letto.
Siamo «scordati strumenti», scrisse Montale: volontà è credere che la volontà del maestro può rendere intonato lo scordato. Me l'ha confidato Simone Moro e Tamara Lunger, due tra i più forti alpinisti in circolazione che, in cordata, danno del tu agli Ottomila della terra. Prima desiderandoli, poi conquistandoli.
Le montagne sono posti nei quali Dio mostra d'essere più genio di Michelangelo. La sofferenza, che è montagna di lacrime, è un'ombra. E' anche vero che non esiste ombra senza la luce. Abitare l'ombra è accordare l'oscurità con la luce. Accordare è un verbo-di-cuore, porta in grembo la parola cuore: “Accordare una grazia, accordare la fede con la ragione”.
Volontà è parola che m'incuriosisce, mi atterrisce. 

«Mentre sono scesa sono anche caduta: mi pensavo già morta. Quindi mi sono sentita molto di più vicina alla morte e questo, magari per uno può sembrare molto brutto, per me era una cosa molto bella perché avevo questa fede: che se adesso devo morire è solo perché è previsto per me. Ho parlato con Dio e gli ho detto: “Non pensavo che dovesse essere ora, però sono consapevole che poteva essere. E mi do nelle tue mani"» (Tamara Lunger)

Chissà se questa piacerà a donna-Prassede, quella narrata dal Manzoni. Con il Padre nostro, Gesù ci insegna a pregare Realizzare ciò che domandiamo nella preghiera, è affare di Dio: volontà-di-Dio non è ciò che l'uomo deve fare per obbedire a Dio, ma ciò che Dio dovrà fare per salvare l'uomo. Che, il più delle volte, è l'esatto contrario di quello che l'uomo attenderebbe da Dio. «Sia fatta la tua volontà»: riaprimi la strada per tornare a te, Dio.
L'ha raccomandato, l'ha fatto: «Non come voglio io, ma come vuoi tu» è stato il suo grido d'angoscia. Ha santificato il nome, facendosi uomo dove il nome era infamato; ha portato, nella terra del peccato, il regno della mitezza; in Croce si è mostrato ligio al desiderio di Dio: «Questo avviene quando siamo capaci di trasformare ogni fatto accaduto, qualunque sia, in oggetto di desiderio» scriveva Simone Weil.
Pare insulto al buonsenso. Nessuno obbliga a seguire Cristo.


 

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don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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