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La liturgia della VII domenica dopo Pentecoste pone al centro il tema della scelta.
Nella prima lettura, Giosuè, ormai avanti con gli anni, vuole sincerarsi che il popolo d’Israele, prima di disperdersi, si fortifichi nella propria fede, così da mantenerne la costanza, senza lasciarsi influenzare dalle vivaci (e politeiste) culture dei popoli confinanti. Ecco quindi perché Giosué realizza un rito che richiama le promesse (la stele) ed erige una pietra, come fecero i patriarchi. È il popolo che liberamente sceglie la propria adesione alla fede: accetta di prendersi un impegno di fedeltà, anche se sappiamo – prima della storia, ce lo insegna il nostro cuore – che, spesso, i proclami e i buoni propositi, spesso tali rimangono perché la nostra indole è fragile ed è difficile perseverare in quello che – pur liberamente – decidiamo di compiere. È Dio a rimanere sempre fedele alla propria Parola, fino a pagarne le estreme conseguenze; l’uomo no: a volte per paura, a volte per conformismo, a volte per entrambe le cose, siamo noi i primi a tendere al sincretismo, ad essere sempre più indulgenti con noi stessi che con gli altri, fino – talvolta a raggiungere un pressapochismo che sfiora l’ipocrisia.
Ecco perché i riti sono importanti.
Ci aiutano a rivivere il nostro punto di partenza, quello che ci ha messo in cammino e ci ha condotti a compiere quelle scelte che la libertà ha avallato, ma, talvolta, la scarsa volontà infrange.

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Caro Giovanni,
sono Laura. Non hai chiesto il mio nome, ma mi hai offerto un bicchiere di acqua fresca e limone. Sono la prof a cui hai dedicato un po’ del tuo tempo e a cui hai voluto regalare un pezzo della tua storia. Ero in viaggio con Maria, la mia amica e collega, e in una vietta del centro di Porto, al tavolino del tuo bar, come marinai che si scambiano aneddoti delle loro gesta, ci hai lasciate approdare nel tuo mondo. La vita ti ha molto scalfito, il tuo viso ne portavo i segni. A poco più di sessant’anni eri arrivato al capolinea. A molti uomini sarebbe mancato il coraggio di vivere. Hai scelto di partire dal caos della tua grande città, dal disordine che abitava le tue relazioni e il tuo lavoro e di ridare una possibilità alla vita, o forse è lei che la stava dando a te. Il destino, come tu lo hai definito, ti è venuto a prendere per mano. Una mano di donna e di un’amicizia nuova e fedele. Mentre ce lo raccontavi, il tuo sguardo continuava a fissare un punto nel vuoto e, distrattamente, seguivi il passo di chiunque camminasse davanti a noi; come a ricordare una storia che ancora non ti sai spiegare. Un leggero rossore ti colorava le guance e gli occhi, per un breve istante, hanno avuto un guizzo di luce. Dopo aver toccato il fondo, in una giornata di fine marzo, sotto la pioggia e un freddo pungente, ha iniziato a rinascere il tuo futuro in una terra straniera. Ancora non lo sapevi, ma la vita era già pronta a sbocciare dalle macerie delle tenebre in cui eri finito. Una donna, e non a caso, visto il tuo amore viscerale per il genere femminile, con cura, tempo, pazienza e perseveranza, ti ha ridonato dignità, un lavoro e un cuore da amare. Giovanni, quel pomeriggio non mi è stato possibile dirtelo perché i clienti ti hanno riportato alla realtà, ma, tornata in camera, ti ho ripensato con un sorriso. Spero proprio che un giorno, nonostante l’avversità che nutri per ciò che è religioso- e quindi incoerente-, tu possa scoprire il Volto del Padre dietro a ciò che hai chiamato destino e che tu possa conoscere il Tu a cui gridare il tuo grazie per la resurrezione di cui ti ha reso testimone. 

Tenha un bom dia,

Laura

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Domandami che musica ascolto e ti dirò chi sono. Il modo migliore per entrare nella vita di un adolescente è attraverso le note che escono dal suo smartphone. Spesso noi prof sottovalutiamo o addirittura snobbiamo o demonizziamo ciò che i nostri studenti ascoltano. Rabbrividiamo davanti alla musica trap, rap, tecno, senza accorgerci che è in quella odierna arte e poesia che passa la loro vita. È il loro specchio su un mondo che sta perdendo ogni tinta colorata e si sta tingendo di grigio, rabbia e paura del futuro. Una “Guernica” musicale.

Eppure, anche in quel marasma di suoni, voci e invettive, spesso dure, incattivite, volgari, polemiche, si cela un gancio di speranza. L’ultimo talento scoperto da X-Factor, Marco Anastasio, cantautore rap, mi ha molto provocata. Alcuni suoi testi, una penna sopraffina, e il suo stile ricco di rime baciate e beatbox possono aprire una finestra su un panorama musicale odierno apparentemente lontano dai grandi classici, dalla letteratura o dalla musica classica. Sono mondi davvero così lontani o qualche deviazione nel programma ministeriale può essere presa in considerazione?

Quanto, noi professori, conosciamo il mondo in cui sono immersi i nostri studenti? Quanto conosciamo il loro linguaggio? Non certo per stravolgere il nostro o renderci fantocci ai loro occhi – nemmeno loro ce lo chiedono e lo vogliono -, quanto per aiutarli a trovare collegamenti nella quotidianità rendendo più vicini e familiari testi e argomenti, a volte, apparentemente estranei e lontani. Partire dal reale per elevare e donare ancor più spessore al classico. La vita in cui siamo immersi è davvero stimolante e interessante. Che meraviglia, allora, poter coniugare Giovanni Verga con le tematiche o il sound dell’ultimo rapper in voga. Ascoltare le vicende di “Rosso Malpelo” a suon di “flow” potrebbe risultare sconvolgente e irriverente o semplicemente potrebbe essere occasione per creare un ponte tra generazioni e novelle. I sogni, le tematiche, le domande, le fatiche, le sfide hanno solo cambiato date, secoli, paesi ma rimangono intatte nei cuori di ogni giovane. Oggi, come un tempo.

L’estate può trasformarsi in un tempo favorevole anche per noi insegnanti. Occasione per tornare a studiare, non solo sui libri, ma rovistando e curiosando nel background musicale e non dei nostri ragazzi e magari scoprire molti altri ponti di contatto. Sarà davvero entusiasmante tornare a settembre con nuovi strumenti per far appassionare i nostri studenti a tutto ciò che di bello la scuola continua ad offrire, fornendo loro nuovi strumenti per leggere e vivere la propria vita partendo dal reale.

 

Fonte immagine: PIxabay


Vedi anche: ilsussidiario

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