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Copia di Pellegrini Coraggiosi

Sogni: ne vale la pena

 “Ci scopriremo più grandi, più cresciuti a nostra insaputa” (L. Gamberini)

Come mai i ragazzi vanno in crisi, quando pensano al loro futuro? Tra le molteplici risposte, probabilmente, la più azzeccata è che gli venga un grande dubbio circa la bontà della realtà, che non esista un bene per loro, una sorta di provvidenza, un dono che è lì solo per loro. Questa constatazione, inizialmente, può provocare rabbia, aggressività, ribellione; se prolungata nel tempo, porta alla disillusione, scema la ribellione e si fa strada la rassegnazione. Ciascuno di noi va in crisi, quando la vita non incontra la propria vocazione, quando non si sa a cosa si è chiamati.

“Cosa vorrei fare dopo l’università? Questa è davvero una bella domanda. Considerando il fatto che fino a due mesi fa ero indecisa se iscrivermi alla facoltà di giurisprudenza o a quella di ingegneria, direi che non ho un’idea molto precisa della mia futura professione. Ho scelto giurisprudenza e, più precisamente, vorrei studiare diritto internazionale per riuscire, in questo modo, a viaggiare e a imparare più lingue possibili. La professione di avvocato mi affascina e mi terrorizza allo stesso tempo. Se penso alle arringhe che si tengono nei tribunali americani, mi viene la pelle d’oca e vorrei essere alla loro altezza; subito dopo, arriva il panico di non essere in grado, di essere inferiore e di non riuscire a tenergli testa. Non so se voglio fare l’avvocato per questi motivi o, semplicemente, perché la sento come una professione che mi potrebbe appartenere, o semplicemente, sono ancora troppo giovane e inesperta per farmi un’idea precisa di quella che una professione del genere realmente sia. Un settore che, di recente, ha particolarmente catturato il mio interesse è la diplomazia. Il settore diplomatico offre un sacco di possibilità di scoperta di nuove culture e tradizioni, presenti nei diversi paesi e, con l’occasione, si possono imparare le lingue più differenti. Mi piacerebbe lavorare per un’organizzazione internazionale, magari come interprete o come vero e proprio diplomatico. Tutte queste aspirazioni e questi sguardi al futuro sembrano quasi una nevicata in piena estate, in questo momento di crisi, perché tutto, ora, sembra impossibile e lontanissimo da noi: tutto ciò che da noi veniva considerato normale ora è un divieto, una restrizione, una follia.
Dopotutto, forse, anche io sono un’adolescente normale. Forse, anche io ho dei sogni.”

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La preghiera sacerdotale, del capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, che ci accompagna in questo Tempo Pasquale, mostra, quale primo pensiero per la Chiesa nascente “che siano perfetti nell’unità”, ad imitazione della stessa Trinità, nella cui comunione siamo chiamati ad entrare, insieme coi fratelli.
Prima persona, plurale. Non: singolare. La Chiesa è di Cristo: è una sua idea e una sua realizzazione, l’ha fortemente voluta e cercata. Se ne è fatto carico, da prima che nascesse, l’ha pensata, prima anche che fosse costituita. I suoi occhi erano rivolti a lei, mentre i suoi membri erano ancora persi nei pensieri del Giovedì Santo, quando si sono dispersi e sparpagliati, nella cupa notte del Venerdì Santo.
Non è possibile credere a Cristo, scindendolo dalla Sua Chiesa. Sfida, fatica, ma, insieme: fascino di una tensione verso cui, in un certo senso, spontaneamente, tendiamo. Perché, in fondo, non possiamo pensarci senza quegli altri che pur ci infastidiscono, costringono, limitano: che, in ogni modo e in ogni caso, sempre e comunque, finiscono con il metterci in discussione, nelle nostre certezze, come nelle nostre idiosincrasie e nelle nostre fisime.
Eppure, se accettiamo di essere onesti con noi stessi fino in fondo, ci convinciamo che, molto spesso, gli altri sono il nostro specchio: quello che ci dà fastidio nasce da qualcosa che, se non facciamo, almeno pensiamo noi. Solo che, vissuto sulla propria pelle, è sempre diverso. Così, forse, solo imparando ad usare un po’ di pazienza e guardando sia noi stessi che gli altri con gli occhi misericordiosi di Dio, riusciamo a vedere riflessa, anche in loro, la bellezza del volto di Dio che, in Cristo, ha preso la carne del figlio dell’uomo.

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Copia di Pellegrini Coraggiosi

La musica non smetterà di suonare

 

“Sono goccia in mezzo al mare / Non mi voglio accontentare / Una nota basta a questa melodia / Che ora guida dolcemente la vita mia” (“Il meglio di me” New Horizons)

Cristina e Paolo sono due dei tantissimi adolescenti appassionati di musica che sognano di trasformare questa passione in un lavoro vero. Il mondo dell’arte e della musica è stato colpito nel suo epicentro durante quest’anno. Esso esiste solo in rapporto ad altri che ne possano godere, non sussiste da solo.  “Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa.”  È la sua bellezza intrinseca ed ispiratrice, che permette all’anima di immaginare mondi nuovi, di godere della vita.
Di fronte ad ogni evento negativo o sfidante, il bivio rimane sempre lo stesso: abbandonare la strada imboccata, mollare la presa, rinunciare, accontentarsi sfiduciati, oppure non smettere di cercare un modo per non tradire se stessi, per dare voce alla fiamma che arde dentro. 

La cosa più dura, però, è stata sicuramente smettere di suonare. Io sono musicista e i miei colleghi lo sanno: musica significa suonare insieme.
Personalmente ho dovuto smettere con il coro, con le band fra amici, con l'orchestra della scuola, ma pensiamo anche a chi, con la musica, ci ha costruito la propria carriera. Quanti artisti, in tutti gli ambiti, stanno facendo la fame sentendosi abbandonati dalle istituzioni? Anni di studio e di pratica gettati al vento, perché - diciamoci la verità - tutto ciò sembra un tunnel senza uscita
. Tante certezze sono crollate e molti progetti sono volati via. Se prima sognavo l'adrenalina dei concerti e le emozioni sui palchi, ora, che ho visto come la pandemia ha penalizzato molte categorie di lavoratori, tra cui i musicisti, per un attimo ho pensato che forse è meglio rinunciare ai grandi sogni e accontentarsi di una professione diversa, ma più stabile e sicura. Perciò, che dobbiamo fare? Nasconderci e accontentarci anche di ciò che non ci piace pur di sentirci "al sicuro", o rischiare e rincorrere ciò per cui sentiamo di essere nati?
Anche se questo periodo ci ha sbattuto in faccia la realtà con tutti i suoi difetti, non dobbiamo mai e poi mai smettere di sognare, di credere, di sperare perché, proprio la pandemia, ci ha mostrato, sollevando quel velo di illusorie convinzioni che copriva la vera essenza di questa vita fuggevole e incerta, che niente è certo, niente è dovuto e niente è per sempre. Il denaro, il vizio, le ricchezze, il potere, la fama. Abbiamo solo la salute, il tempo e l’amore. Siamo passeggeri.”

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