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All'uscita del casello di Padova Ovest campeggia una scritta: "Meglio perdere un secondo nella vita che la vita in un secondo". Un invito ad "alleggerire" il piede sull'acceleratore per evitare di scrivere altre pagine di cronaca nera. Sono le cosiddette "stragi del sabato sera", anche se ormai possiamo parlare di stragi continue. E' l'aria del fine settimana che presagisce il divertimento e il relax ma che, purtroppo per qualcuno, è preavviso di dolore e di morte.
"Trasgredire": sembra essere il comandamento primo del popolo della notte. Salvo poi imbattersi nella constatazione di E. Caffo: "Molti comportamenti a rischio dei ragazzi italiani nascondono una forte distruttività che segnala una sofferenza mentale che non sempre viene colta". Ovvero: è nascosta una voglia disperata di farsi del male fino ad uccidersi. Scaricarsi sull'acceleratore fino a rischiare la propria vita: ma perché? Perché secondo i sondaggi la mia è una gioventù piena di emozioni, pudori, sentimenti, valori e ideali ma che non trova il coraggio di condividerli assieme. Siamo la gioventù capace di volontariato e di corse da brivido: tra questi due estremi abita il dramma di non capire granchè del nostro futuro, il desiderio di sbalordire per strozzare la noia del quotidiano, l' angoscia di crescere e la voglia di sbalordire a tutti i costi. Diffidenti del futuro, ci tuffiamo con dramma nel presente per opporci tante volte all'abitudine del vivere. Ma scendendo nel nostro profondo... respiriamo più la delusione che la ribellione.
Tutti ci insegnano ad essere vincenti: qualcuno può spiegarci come si affrontano le sconfitte? Spetta solo alle pubblicità progresso? Risulta che poche volte la vita chieda la brillantezza di un centometrista: il più dei giorni si costruisce con la pazienza, la durata e la fatica del maratoneta. Oggi ai week end di morte ci siamo ormai abituati, non fanno più notizia. Salvo poi piangere l'amico del cuore che sognava di volare sui cordoli delle strade ma s'è imbattuto nella morte. Direbbe Beppe Grillo: "montagna assassina o alpinista pirla?"
Come fare? Nessuno può brevettare la ricetta magica: in questa terra siamo tutti apprendisti aspiranti al dottorato. Ma cercare di innestare un senso all'esistenza di ognuno di noi potrebbe essere un percorso praticabile.
Rimane l'invito di Isoradio:  meglio arrivare tardi in terra che in anticipo in cielo!
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Se li guardi vedi che hanno tutti una ciocca di capelli e una treccia legata che scende fino alla guancia. Ce l'hanno tutti. Perché? Guardali. Tutti lo stesso andazzo: scarpe slacciate, mutandoni in evidenza, jeans a vita bassa. Se uno bestemmia, tutti a seguirlo. Uno disegna un rutto, inizia un concerto di miseria. Tutti! Perché? La polizia costiera scheda dei ragazzi del Fermi di Padova: nascondono hashish e marijuana, bevono parecchio al pub. Sembra normale: i maschi si "alcolizzano" per tirarsi su, le ragazze s'imbirrano per non sfigurare. Studio Aperto rassicura che siamo in piena era Scamarcio. Lui che al cinema interpreta Step, ribelle dal cuore tenero, ora lancia un nuovo linguaggio: lo slag della generazione Scamarcio. "Paccare, ti ribalto, ho fatto pippa". Guardali in tv: hanno uno sguardo stanco, fanno l'occhio come il pesce che pipa. Tristi perché a tre metri sopra il cielo sono in troppi, per cui già si parla di abitare quattro metri sopra il cielo.
E così finisci per essere uno dei tanti budini molli, uno che nel sangue ha la grinta di un pesce bollito. Perdi la fantasia. Cioè la capacità di creare, il brivido di scoprire, l'astuzia di immaginare, il coraggio della novità. Perché fantasia è potere, genio, sregolatezza. Essere vivi e sentirsi vibrare, disegnare e colorare, comporre musica e scrivere poesie, baciare - innamorarsi - piangere. E' il grado massimo della personalità: la possibilità d'architettare la tua vita!
Parigi, 23 agosto '97: un milione di persone, per lo più giovani, hanno pregato con Giovanni Paolo II. Per molti è stata una sorpresa, per tanti un miracolo. Il miracolo della vittoria di Cristo sull'incredulità degli organizzatori. Si prevedevano 70.000 giovani: si sono presentati in 700.000. Perché questo errore? Perché la gente, dopo millenni di speranza, è ancora convinta che ai giovani interessino più i rave-party, vallettopoli, gli assalti alla polizia, le manifestazioni in piazza più che l'incontro con Cristo. E' la dimostrazione che gli "specialisti" dei giovani non li conoscono al pari di Dio. La società ignora, ma Lui intuisce che le sfighe dei giovani d'oggi sono i genitori che si separano, l'amico che muore, la fidanzata rubata dall'amico, la paura di sbagliare, essere grassi - magri - abulimici - anoressici, diventare rossi e vergognarsi. Lui sa che la sfiga delle sfighe è la "vasca" perché non si sa cosa fare!
Inventarsi sfighe o sfide? All'uomo la libera scelta...
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"Verrà un giorno in cui..." - minacciava fra Cristoforo parlando di don Rodrigo. E il giorno, a scuola, è arrivato: i professori non possono più fare quello che vogliono nelle aule. Una volta eri costretto al rispetto perchè avevano loro il coltello dalla parte del manico. Ora l'ingegneria è cambiata, è migliorata: al posto del coltello c'è il videotelefonino, e il tasto per fare clic ce l'hanno gli studenti. Peggio di un manico di coltello. Youtube, il portale internet mondiale, sta diventando la raccolta di video-choc filmati nella quotidianità della nostra scuola. Una gloria per chi li firma, una vergogna per chi è beccato. In un liceo di Padova, durante un compito, il professore se ne sta appisolato a sognare giorni migliori (e gli studenti non se ne dispiacciono), a Lecce una maestra sfoggia altri seni e tutt'altri coseni da quelli di geometrica memoria (e qui si che si fa la ola mentre la maestra spiega - come direbbe John Beer), altrove s'architettano spogliarelli didattici, note pilotate per diventare famosi, azioni di vero depistaggio nei confronti di docenti inermi.
Magnaromagna.it definisce così la scuola: "Un luogo di massima tortura che si divide in elementare, media inferiore, media superiore, a seconda del grado di cavolate sparate dai professori. E' di solito situata in angoli remoti della Terra, da cui è quasi impossibile scappare. Il motivo della sua fondazione è ancora a noi sconosciuto".
Ma se il docente (quand'è sveglio) pensasse agli alunni come a dei fuochi d'accendere invece che a dei vasi da riempire... sarebbe la stessa musica? Serbo geloso nel cuore il mio docente di esegesi dell'Antico Testamento. Insegnava l'ebraico e lo vedevi commuoversi, ingigantirsi, sentirsi nano, rabbrividire, esplodere, innamorarsi, stupirsi...Vibrava la passione e la miseria dell'uomo, parlava di Abramo e di Sara come se li avesse conosciuti, ti gettava nella mischia della Scrittura Sacra. Fortuna, perché non è mai scontato trovare nella vita maestri che si sforzino di saldare la terra al cielo, che sappiano tessere con la poesia la quotidianità della loro fede, che sappiano tradurre il loro genio con le parole semplici dei bambini, che sappiano, in poche parole, far trasparire dalla povertà del linguaggio la ricchezza di una fede millenaria.
Fuochi da accendere! Al massimo con una lacrima, non con un pisolino!
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