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In principio era l'Amore. Un tempo si celebravano le nozze d'argento. Le nozze d'oro. Taluno osava oltre: alle nozze di diamante. 25, 50, 75 anni d'amore. Di fedeltà. Un tempo che oggi pare entrato nel Guiness dei Primati, tanto da dubitarne l'esistenza. Questo è l'uomo: quando non s'arrischia più di scalare una cima, decide che la vetta va abbassata. O, più comunemente, insinua che nessuno ci è mai arrivato. Annota Veronica - un'adolescente vicentina - nel suo blog: "Oggi è un mese che stiamo insieme e ti amo da una vita". Ovvio che non riuscendo più a reggere il tempo, accorciamo le tappe: non più 25, 50, 75 anni, bensì 25 giorni, i più robusti 50, 75 secondi i più veloci: tempo di un morso al punto giusto e via! Il "compimese" oggi è, quindi, equiparabile al diamante di una volta! Ma le chiamano comunque "storie d'amore". Pur essendo avventure, non storie! La storia fiorisce quando dietro gli eventi se ne sta nascosto e inizia a dischiudersi un senso, un fine. Un senso: ovvero la capacità di dispiegare lo sguardo oltre lo scorrere degli ormoni, oltre il fascino della giovinezza, più in là di un seno perfetto o di un fondoschiena da urlo. Qualcosa che vinca il semplice e ripetitivo gesto di un istante. L'Amore, ovvero l'occasione bella di scoprire il senso custodito nell'animo. Scrisse Viktor E. Frankl: "Noi non possediamo la libertà d'inventare un senso qualunque, bensì abbiamo la responsabilità di scoprire in concreto il senso".
Domani a Calvene una mamma e un papà festeggeranno 30 anni di matrimonio. Cioè 360 "compimesi": un'impresa. Una possibilità. Mi piacerebbe tuffarmi dentro questo mucchio di giorni e tornarmene con una manciata di segreti: le loro fatiche di giovani sposi, i dubbi e le tristezze, le angosce e le speranze, lo stupore e il nervosismo. Papà che per 30 anni, da appassionato cultore del particolare, spia i bisogni della sua donna, ne intuisce le ansie, ne interpreta le sue improvvise stanchezze. E mamma che, tra lavatrici e fornelli, fatica ad intercettare gli spazi vuoti di un marito taciturno. E loro due, mano nella mano, a viaggiare, tra timore e stupore, nelle pieghe tumultuose dell'adolescenza dei figli.
30 anni: cioè 360 mesi. 10800 giorni in cui, ogni primo mattino, hanno rinfrescato un amore. Il loro amore!
Lo rinfrescano perché "l'abitudine è una morte a rate" (C. Peguy)
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Nuvole all'orizzonte e profumo di pioggia rammentano al viandante che è preferibile rimandare la partenza. Per i palati fini, basta fiutare l'aria, posare gli occhi sulla rugiada, tradurre la voce del gallo. Della natura. Di se stessi. Ci s'incammina se abbiamo presupposti probabili per riuscite fortunate: la convinzione sembra non importare. Tutto relativo alle perturbazioni. Meterologiche, culturali, sentimentali. Partenza per una scalata, per un viaggio, per una scampagnata. Per una scelta di vita.
Tanti ragionano così. Troppi ragionano così. C'è un rifugio, però, - non annoverato dal CAI - in cui più le perturbazioni minacciano, più sembra crescere la voglia di partire. Rifugio - il Seminario Maggiore di Padova - in cui s'allenano atleti strani: purosangue qualcuno lo è, ma apparentemente sono incapaci di cogliere l'attimo giusto per scattare. Eppure a scuola apprendono - con fatica - come leggere i "segni dei tempi". Tommaso è uno di questi. Nei muscoli abita una storia che non affonda nell'ovvietà, nel "pane che manca", nella sicurezza di un clergyma che faccia da contraccettivo al mondo. E' storia giovane: sogno e follia, fatica di giovinezza e profumo di sapienza, stupore di Dio e passione per l'uomo. Domani firmerà una delle ultime rifiniture davanti al suo Vescovo. Poi sarà avventura pura sui pascoli di Dio.
A pensarla da escursionista, il momento per partire non è dei migliori. Ad essere "esperti del settore" è deleterio scommettere su di lui, su uno sprovveduto. Se lo incontrassero a Ponte Milvio, lucchetto in mano, a scarabocchiare graffiti - "sei la mia toporagna", "panzerottina mia", "tigrotta e tigrino fanno una coppia felicemente felina" - forse firmerebbe più credenziali. Magari troverebbe agenti fiduciosi. Ma sembra non capirci ragione: e allora...che vada! Che diventi pure prete, ma che sia un prete bello: per guardare in faccia le persone. Per accostarle. Per incrociarle. Che sia un prete innamorato: del suo Dio. Della sua gente. Della sua scelta! Non brillerà: perché oggi un prete vero non può brillare! Ma almeno non dovrà mettersi occhiali finti per camminare nel mondo...
Un giorno una nonna disse con orgoglio: "mio nipote diventa prete!" Una sua comare, vestita di ignoranza post-moderna, rispose convinta: "Piuttosto che si droghi...".
Gli "straordinari". Ovvero: il contratto lavorativo di Dio!
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E adesso spiegatemi! Proclamata e celebrata anzi-tempo l'insignificanza di Dio, forse non si pensava che l'uomo, dimentico delle altezze, smarrisse la bellezza d'essere uomo nell'abisso della brutalità. Si è ripulito l'umano sentiero dalle tracce di Dio per far accasare comodità che giuravano serenità a prezzi irrisori. Ci si è trastullati tra le braccia inebrianti della scienza: prometteva prospettive vertiginose e moderne sul futuro dell'uomo. E sull'uomo del futuro. Abbiamo sollazzato a lungo sulle sponde allettanti delle rivoluzioni. Per troppo tempo i nostri padri si sono prostituiti alle sorgenti inquinate di utopie irrealizzabili. Ma d'altronde Dio era insignificante: palliativo pubblicizzato per sedare l'angoscia della finitezza umana. Peccato scoprire che grandi promesse, sganciate brutalmente da Dio, non hanno mai ripagato le preferenze accordate loro. C'han lasciato come "provvigione" per il favore arrecato inquinamenti generalizzati, disastri sociali, disuguaglianze ormai divenute da casta. Odorava di bigottismo il futuro colorato di promessa del Maestro di Nazareth: meglio il mordi e fuggi del tempo presente. D'altronde, del domani non c'è certezza!
Alle cattedrali abitate da una Parola Sacra, abbiamo preferito gli outlet, residenza folle di chi è disposto a mettere in svendita pure l'anima. Il pensiero. Il corpo! Conseguenza deleteria: abbiamo s-colorato la Bellezza, smarrito la poesia, annebbiato il mistero strozzandolo nel prurito. Garlasco e Perugia: ovvero gli outlet "ultima versione" in cui l'uomo ha nostalgia di un Dio strangolato in fretta e furia. E' rimasta una marionetta sull'altare vuoto. Una marionetta chiamata sesso: da tutti deificata, innalzata, elogiata. Fino a farsi schiavi di lei. Apri Youtube e t'accorgi che il video di Sara Varone è il più cliccato: ci entri e vedi tette penzolanti, mutandine bene in vista, provocazione sulle labbra, sorriso ammaliante. I titoli successivi: "Canalis senza mutande a Controcampo", "Varone nuda per Capri", "studentessa in perizoma". Il tutto corredato di foto e video che certificano l'onestà dei titoli. E poi ci disgustiamo perché i bambini s'inventano baby prestazioni sessuali per pagare i debiti del gioco. Ma perché?! Applaudiamoli: finalmente qualcuno presenta il conto ad una sapienza frettolosamente promossa a dogma. Sono semplicemente piccoli alunni obbedienti di maestri scioccamente seguiti nelle loro nude lezioni. Violentati mentalmente da un sesso venduto in allegato a qualsiasi prodotto, la sua grandezza chi la riconosce più? Ridotto a puro movimento ginnico e streching inadatto per un cervello stressato, non abbiamo calcolato gli effetti collaterali. Spaventosi, anche se non l'ammetteremo mai!
Svuotato di originali significati, rimane come petalo di fiore appassito. Forse non si pensava che dalla sessualità al Mistero il cammino fosse così breve: passeggiano entrambi ai limiti dell'Abisso. E su quelle sponde il prezzo per la superficialità è ancora spaventoso da pagare!
Stasera inizia l'Avvento! In terra s'attende il ritorno di Cristo. In cielo bramano il ritorno dell'uomo. Segui gli sviluppi delle indagini di Perugia e una strana storia, celante la soluzione, fa capolino all'orizzonte!
Storia di sfrenata smania sessuale. Guarda caso...!
Maranatha! Vieni, Signore Gesù!
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