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Roma Termini: intasata. Ciampino: ritardo su tutti i voli. GRA, altezza Via Aurelia: coda di tre km in direzione centro. Clacson nervosi, automobilisti impazziti, strade troppo piccole per sogni megalomani: ogni anno la Befana regala attimi di suspence ad una città anelante all'eternità. Riparte il quotidiano vivere dopo un "sabato del villaggio" in versione extra - large per la nascita di un Bambino dalle pretese universali. Frigoriferi svuotati, conti bancari infiacchiti, pensieri sommersi da eventi faticosi da leggere: la morte di Benazir Bhutto, l' apprensione del Kenya africano, la love story Sarkozy-Bruni, la preghiera della Chiesa per gli abusi dei suoi preti, l'inflazione che fa abitare il lastrico a milioni di italiani. E poi il tempo che se ne va, la spesa che sale e il salario che scende, la pazienza che s'accorcia e il nervosismo che s'ingigantisce. La voglia di scappare e la necessità di rimanere. Suoni, profumi e odori di una terra da abitare. Nasce oggi "Con i piedi per terra", zona di speranza per chi s'appassiona nel tessere trame da protagonisti nei meridiani e paralleli dell'esistenza.
Non tre a metri sopra il cielo: ma sulla terra! Senz'annoiarsi: perché risulta che gli sbadigli abbiano danneggiato la storia più di tutte le polveri da sparo.
L'uomo, per dormire sonni tranquilli, s'è inventato la befana. L'Epifania ha rilanciato il suo pungolo: chi s'inginocchia di fronte a Dio saprà stare in piedi davanti agli uomini.
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Sempre la solita minestra: con il dado, scaldata, rinvigorita da un po' di pepe, di formaggio grattugiato, versata su piatti lavati. Ma rimane la solita minestra. Uomo insospettabile, educato, cuore grande, gentiluomo, perfetto marito per ogni donna che sogni sereni giorni a venire. Salvo poi scoprire che, sega elettrica alla mano, spezzetta in 29 pezzi di uguale dimensioni il volto, la storia e i sogni di una donna incrociata nel suo umano vagare. Persino il medico che ha firmato l'autopsia (che pure deve annoverarne di immagini truci nella sua memoria) rimase sconvolto. Però era insospettabile!
Seguivo da lontano i funerali di Iole Tassitani, massacrata - sgozzata - tagliata nella nostra bella Bassano del Grappa. Fra poco arriveranno gli Alpini, apriremmo le botti di vino, canteremo un'Italia che "se desta" per risanare il nostro senso nazional - patriottico...ma dopo il sogno di un'eterna giovinezza nessuno può più nascondere il ritorno della paura. Paura perché scopriamo che il nostro vicino di casa - che magari la mattina prima s'è offerto di farci la spesa - è capace del più turpe dei delitti. E il grembo della paura genera diffidenza, mancanza di fiducia, apprensione, sospetto, preoccupazione e ansia. In sintesi: voglia di star da soli! Con la conseguenza di non essere significanti più per nessuno. Ma sul terreno della paura non è che sia stato costruito un granchè nella storia dell'uomo. Benedetto XVI, pastore - filosofo, ribadisce nella sua ultima fatica letteraria, che sarà la speranza a salvare l'uomo. Ancora una volta è un anziano papa a scrollare le membra fiacche e vacillanti: senza speranza l'uomo è un cadavere ambulante. Ridiamo speranza al mondo: il rischio è la morte per soffocamento!
Domani festeggeremo l'Epifania del Signore: tre magi partiti da lontano s'inginocchieranno di fronte alle debole bellezza di un Bambino, salvato da Erode perché Salvatore da tutti gli Erodi della storia. L'uomo ha inventato la befana, l'Epifania porge certezza più grande: chi è capace di inginocchiarsi davanti a Dio è capace di stare in piedi davanti agli uomini! E la Scrittura Sacra possiede quella capacità inimitabile di rendere grande Dio senza rendere piccoli gli uomini. E questo - non me ne vogliano i paladini del totem del dialogo - è dato senza confronto tra le religioni del mondo.
Contro tutte le minestre riscaldate!
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Barbados, Seychelle, Sharm El-Sheik, Cortina d'Ampezzo: luoghi esotici, montagne innevate, profumo di spiagge lontane. M'arresto sulla biglietteria di Passo Vezzena e contemplo: m'impressiona la gente che scappa impaurita per lo scorrere del tempo. Volti intenti a comprare skipass, facce tristi condannate al divertimento, briciole di mondo alla disperata ricerca di una scheggia di felicità. Vedo gente che si sforza di sorridere. Viaggiare, assaporare terre lontane, ubriacarsi di spensieratezza: è felicità? Non è automatico! La Società Autostrade tace, ma tantissime altre famiglie sono in viaggio in questi giorni. Ma al posto delle spiagge trovano una Finanziaria assassina, al posto d'abbronzature e spensieratezze colpisce la loro composta dignità, al posto della frenesia ti regalano l'occasione di pensare l'essenziale nella vita.
Radio Birikina, sugli impianti, manda in onda un approfondimento sulla morte di Benazir Bhutto, leader Pakistana, ammazzata da un folle kamikaze. L'ennesimo! Una signora, mia occasionale coinquilina nella seggiovia, borbotta tra sè: "Cosa ci rovinano le vacanze con queste notizie!". Ha ragione, nella sua follia, quella signora: quello che frena il divertimento deve sparire. Salvo rendersi conto che si può buttare a mare la storia, ma negarla non ci è concesso. L'11 settembre 2001 la festa è finita a New York: il rombo del World Trade Center dichiara conclusa la sagra. Ma era distante l'America. Così 911 giorni dopo, l'11 marzo 2004, la festa finisce anche in Europa: Madrid paga il prezzo di duecento morti e più bombe esplose contemporaneamente. Ora tocca al Pakistan, che è l'equivalente di un fiammifero gettato in un pagliaio: il 27 dicembre 2007, probabilmente, la festa è finita pure lì con la morte di una donna-simbolo. Il giorno seguente l'11 settembre americano Peter Scholl-Latour, giornalista esperto in questioni islamiche, scrisse: "Questa è la fine della maledetta società del divertimento. La fantasia che il mondo e gli uomini siano buoni è finalmente stata accantonata".
Finalmente o purtroppo la festa è finita. Rimane una domanda: che cosa offriamo agli esseri umani oltre alle vetrine strapiene? Se regalassimo occhi nuovi per leggere la storia, forse ce ne guadagneremmo. Perché l'attentato in Pakistan è l'ennesimo piccolo fiasco. La storia non crolla improvvisamente: se n'accorgerebbero tutti. Si sta sgretolando con una sorta di piccoli fiaschi e insuccessi che quasi nessuno nota, mentre si pensa a mangiare bene, a pochi soldi e tanti saldi, ad avere bei vestiti, sci nuovi e creme solari che offuschino vecchie rughe. Finchè tutto scompare. Il filosofo Max Scheler definisce una "metafisica sciocchezza" credere che l'uomo possa fare tutto da solo e non abbia bisogno di Dio! Troppi la pensano così...
Partecipo all'Eucaristia il 1 gennaio in una chiesa dell'Altopiano: strapiena. D'attenzione, va dimostrato. Il sacerdote, funzionario perfetto di Santa Romana Chiesa, conclude la messa in modo perfettamente ortodosso (mancava solo il latino): "La messa è finita. Andate in pace". Che occasione persa.
Visto il termometro inquieto del mondo sarebbe stato più azzeccato dire: "La pace è finita. Andate a messa!".
Ma forse avrebbe rischiato la carriera episcopale!
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