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Interpretavo con attenzione la confusione triste nel volto di Emmanuele Milingo a Matrix. Non celava -  penso volutamente - una visibile ironia sulla sua castità vissuta fino all'età di settant'anni. Preti e celibato: basta un trafiletto di giornale vuoto per riaccendere l'ironia, la confusione e la superficialità su uno dei segni più forti di una scelta d'amore che mai come oggi appare una sorprendente stonatura. Spente le luci di Matrix, oggi si accendono quelle del Seminario Maggiore di Padova: 19 ragazzi firmano un capitolo di storia sacra. Dal Vescovo accoglieranno la Parola di Dio da proclamare e l'Eucaristia da distribuire per raffinare la vita della gente.
Punzecchiati da Maria di Nazareth, che oggi la Chiesa festeggia, intuiscono che in un mondo di schiavi c'è un solo modo per essere liberi veramente: essere servi del Signore. Se l'uomo s'intestardisce nel non voler capire che c'è un solo Dio a cui chinare il capo, piegare le ginocchia, far splendere il cuore... cambieranno i nomi, i volti, le fisionomie ma rimarranno sempre schiavi di padroni. Scegliere: la sicurezza della schiavitù o il rischio della libertà? Sottomessi a Dio: il più bell'atto d'amore e di sapienza. Se t'imbatti in qualcuno di loro, profumato di giovinezza e curato di divinità, non assapori la mesta sofferenza raccontata da Milingo, l'ironia di chi gioca su scelte fatte con libertà, la voglia di "urtare" una Chiesa che t'assicura un respiro che s'aggancia alle origini. E' fatica, tanta fatica ma per Qualcuno di eccezionale. Per una Bellezza che non tutti scorgono ma che abita le venature della storia, i meandri del vissuto. La verginità: la pazzia che nessuno conosceva ai tempi di Maria, l'eresia non concepita con logica da uomo alcuno sulla faccia della terra. Follia: avere un corpo e non darlo a nessuno, una vigna di carne e chiuderla alle carezze. Scelta ingarbugliata razionalmente... ma "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non riesce a conoscere" (B. Pascal). E se non intendi perché, non ironizzare... accetta che ci sia qualcuno destinato a qualcos'altro. Che non sia per il matrimonio. Che i suoi occhi ti guardino ma ti lascino libero. Che la sua mano stringa la tua ma non la trattenga. Che il suo amore ti avvolga ma non t'imprigioni. Ragazzi da decifrare, storie da svelare, sogni da scoprire... perché, forse, i loro occhi vedono ciò che non si riesce ad identificare con gli occhi della carne.
Nelle vigne è il sole che matura l'uva. Senza toccarla!
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Se è vero che sono giovani qualunque... figli della piccola borghesia, cresciuti in parrocchia, vittime di una rabbia che prende poi il sopravvento con furti, rapine, aggressioni e come outback lo spaccio di droga, allora dov'è la diversità con tantissimi altri angoli di mondo, d'Italia dove la quotidianità è tessuta della stessa trama? Dopo Anno Zero che ha tacciato Padova di essere "figlia di un Dio maggiore", adesso il viaggio verso una denigrazione irresponsabile passa attraverso le pagine di Panorama, il settimanale diretto da Pietro Calabrese. Un viaggio dentro un quartiere, forse per interesse definito troppo presto "Guizza bronx", alla ricerca esasperata di frammenti di disperazione da ingigantire per poi vendere come prodotto. E questi mezzi di comunicazione sanno di raccogliere ciò che loro da tempo seminano. Non accettano di mettersi "in cooperativa" con loro ma preferiscono creare una cultura della morte a loro spese, investire tanto sul virtuale (reality show, programmi trash, pornografia) a scapito del reale. Prima li imbambolano, poi li accusano! Per poi scandalizzarsi - o peggio ancora stupirsi (ma questo è "stupore"?) - che questi loro prodotti si buttino come avvoltoi sulle uniche cose che sembrano richiamare l'infinito: il sesso, la violenza, la notorietà.
Penso che se durante tutto l'arco della storia umana non ci fossimo stancati di risvegliare l'anima nell'uomo, l'umanità sarebbe diversa. I ragazzini nostri vanno educati ad avere un'anima. Ai loro corpi non basta la legalità. Il vero deterrente è il peccatore pentito che cambia vita e diventa faro per i naviganti della storia. L'esaltazione del reato commesso fa esultare, vendere e dibattere, ma non fa maturare l'umanità.
E poi la conclusione ridicola di quell'articolo: "in Veneto sono i ragazzi apparentemente normali quelli che preoccupano di più". Forse sarebbe bene chiedersi cosa intendano loro per "normalità". A me sembra sia diventata un'eccezione! O forse la normalità autentica non garantisce audience a nessun boss. Quella di don Egidio, il parroco di quell'angolo di umanità, era una storia degna da raccontare. Un prete, un "riparatore di brecce" - come scrisse il vecchio Isaia - un uomo che ogni mattino quando getta l'occhio su quel muretto sogna di trovare qualcuno disposto a raccontare i germi di speranza della sua parrocchia!
Quelli sì che stupirebbero!
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Uno degli sport più amati dai teenager britannici è chiamato "hit and run" che consiste nel marinare la scuola, andare in giro per le strade assieme ad uno o due amici, colpire sulla testa un passante, fargli una foto e far circolare le immagini tra i coetanei.
Leggendo con una mano il giornale e con l'altra la Scrittura Sacra, in questi giorni ho pensato che nel nostro piccolo mondo sta capitando un po' quello che succede con le autoradio, quando la domenica pomeriggio, in macchina, si vuole ascoltare tutto il calcio minuto per minuto. Dopo che sei riuscito a selezionare il programma giusto nella selva di trasmissioni analoghe, è quasi impossibile seguirlo fino in fondo perché continuamente frantumato dalle interferenze. Che, guarda caso, si scatenano sempre nei momenti di maggior interesse. Intasati dalle interferenze, siamo confusi nel capire la programmazione della nostra  "civile" società.
A Torino un ragazzo autistico viene picchiato in classe: centonovantun secondi di pura follia gettonatissimi nel mondo solitario di Internet. Bullismo? Nel vocabolario è violenza allo stato puro, è seguire e imitare, eccitati come una muta di cani, qualcuno che irresponsabilmente si improvvisa capobranco! Dico la verità: a me non piacciono gli eroi. Preferisco che i ragazzi vivano qui sulla terra e non nel posto riservato agli eroi nel cielo. Mi fa paura il bisogno di eroismo dei ragazzi. Quante volte penso di arruolare qualche anziano - che troppo presto abbiamo cacciato dalla nostra casa - per costituire un pool di "mani sporche" - esattamente contrario a quello sorto per giudicare - capace di calarsi in profondità nel pozzo di questa confusione per spiegare che certe vigliaccate più che malvagie, sono imbecilli perché tutti un giorno ci troveremo "disabili" rispetto a qualcun altro altrettanto stupido e brutale con noi. Questo esercito di straccioni - di cui forse non fanno parte solo giovani attori - non si cura con una terapia di gruppo, ma valorizzando in loro l'anima. Le cronache raccontano che mentre si preparava la disfatta di Caporetto i capi dell'esercito e della Nazione erano distratti, o affaccendati in altro. E uscì una triste pagina di storia! E' la "tragica normalità" - ha commentato il procuratore per i minorenni Ugo Pastore. O forse una "tragica inadempienza"?
Ma contro la stupidità - ce lo ricorda F. Schiller - gli dei stessi lottano invano!
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