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Figurati se stanotte avrà dormito! Ci scommetterei che, appena chiusi i balconi degli occhi a quei figli spauriti (e magari gettato in sogno un pensiero pure a Giuda), s'è rimessa la tunica, ha annodato i suoi lunghi capelli di nazarena e, armata del suo silenzio di donna, ha imboccato il sentiero in direzione del giardino. Nella notte strana del Sabato Santo, solo una donna è rimasta a custodia della speranza. Superba Maria! Non può scordare quel Figlio: è legge di maternità. Me la sono sognata correre ovunque stanotte: con le spalle appena incurvate dalla stanchezza, con l'argento dei capelli complici dei raggi della luna. Danzare con una luce in mano per dire di aspettare, di non cedere, di resistere: l'alba era ormai prossima! Una mamma che sfida il buio della vita per prepararsi all'incontro con il Figlio Risorto. E, passando, fa un cenno di saluto al mare che, brontolando sotto la scogliera, come un bambino sta per alzarsi. Avvia le prove degli animali della campagna che iniziano a provare l'Exultet. Suggerisce ai fiori del giardino di indossare colorati vestiti. Il mondo ai suoi piedi sembra un'orchestra pronta per l'ouverture della vita.
E' l'alba della domenica. Davanti al sepolcro sta un'orchestra vestita a festa. Artisti venuti da Baghdad e Mossul, da New Dehli, Mogadiscio e Beirut. Da Boston, Medellin e Buenos Aires. Da Madrid. Per tutta la notte non aveva fatto altro che bussare alle porte e raccogliere tristezze. Adesso son tutti lì. Che attendono un cenno da Lei per iniziare.
Tutti a chiedersi: "Chi è questa che sorge come l'aurora, bella come la luna, splendente come il sole, terribile come un esercito spiegato?" Con lo sguardo diretto sul sepolcro, non s'accorge che un Uomo Bellissimo le giunge da dietro. Fa segno ai musicisti di tacere. Le tocca la spalla e le dice: "Donna, perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui, è risorto!" (Lc 24,5).
Si volta: quella domenica il suo Bambino era bello come non mai.
Era vestito di risurrezione.
E' Napoli - bollata in mondovisione come sepolcro d'immondizie - a dipingere una storia di risurrezione. Un bambino di tredici anni (avete letto bene) ha deciso di denunciare Mario Buono, killer che aveva visto premere il grilletto in una sera d'estate per ammazzare Nunzio Cangiano. Adesso - a 13 anni - vive sotto protezione giorno e notte in una località segreta. Scortato perché testimone di Risurrezione in un mondo comodamente addormentato in un sepolcro di rassegnazione!
Ti passo una notizia: "Cristo è risorto".
E una domanda: "Perché non t'emozioni più?!"
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E' come voler chiudere un vaso che hai riempito troppo: la pressione che scalpita da sotto il coperchio t'impedisce d'avvitarlo. Giorno strano il Sabato Santo: un giorno non giorno, forse l'unico giorno pre-festivo che vorremmo più corto degli altri sabati. Fatto sta che ormai trapassiamo dal Venerdì della Morte alla Domenica della Risurrezione: quasi a non voler guardare in faccia il sabato. Sembra quasi che il tempo che abita tra il dramma della morte e la voglia di risurrezione sia una terra sulla quale gli imprenditori non bramano investire. Eppure nel Vangelo è uno dei giorni più densi: non c'è attimo che non gravi come macigno sul cuore di chi ci abita. Giorno di tristezza, di sconfitta, di delusione. Giorno d'interrogativi. Un personaggio gironzola solitario in queste ore: Giuseppe d'Arimatea, ricco notaio, che "di nascosto" (Mt 15,43) va a prendere il cadavere di Gesù per deporlo nel sepolcro. Non sembra impresa ardua immaginarlo che, asciugatosi del sudore e assicuratosi del vuoto attorno, abbia sussurrato tra se: "Finalmente è sistemato. Adesso abbiamo fatto davvero tutto". Ha compiuto la buona azione che rasserena la notte.
Peccato che fuori dal sepolcro due donne non diano segni di rassegnazione. Maria di Magdala e l'altra Maria sembrano le uniche a reggere la pressione della storia. Stanno lì, sentinelle innamorate, quasi a voler fissare nell'anima il luogo del sepolcro, la posizione del masso, il pertugio su cui far leva per spandere di nascosto l'aroma e il profumo. Rimangono le donne: strano destino il loro. Costrette a credere nell'impossibile per quella speranza che le rende troppo simili a Dio. Scappati tutti: rimangono loro. Forse che intuiscono qualcosa? Non sarebbe la prima volta che la donna anticipa la storia con la sua sensibilità tutta femminile.
E pensare che - tra papiri e rotoli della Legge, precetti da imparare e filatteri da allacciare - pure loro avranno imparato che un romanzo si legge dall'inizio alla fine. Poi un giorno inciamparono nei passi di un Maestro strano che insegnò loro come, usando gli occhiali dell'Amore, ci siano romanzi che possono iniziare dalla fine.
Non aver fretta di fare gli auguri! Dire oggi "Buona Pasqua" è come aprire il regalo di compleanno la sera prima della ricorrenza. Dimostri di non saper gustare la vigilia nascosta negli occhi di una donzelletta che sale fiduciosa dalla campagna della morte.
Attendendo la domenica della vita.
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Parte da Gerusalemme il rush finale della strana campagna elettorale del Profeta di Nazareth. Al comizio festoso sulla piazza del mercato non si presenta a bordo di un pullman o sulla cabina di un elicottero: preferisce la groppa di un puledro a ricordo delle promesse fatte ai suoi pescatori-elettori. Scelse l'ulivo come immagine sintesi. Chi tentò bambinescamente di copiarne la scelta avvertì subito la differenza: era l'Uomo e la sua idea a rendere forte quel ramo. Da allora si disse: "Un ulivo non fa primavera".
Il ritrovo è alle porte della città santa: poi il Messia proseguirà verso l'altura del Calvario (venerdì santo) facendo sosta con i suoi collaboratori presso il Cenacolo (giovedì santo), attraversando il giardino degli Ulivi per arrivare oltre il sepolcro domenica mattina. Un tour di tutto rispetto per serbare una promessa rimasta celebre: "Dopo tre giorni risusciterò". Lo seguono in tanti. Tutti, verrebbe da dire. Ma a giudicare dalla platea del Venerdì, meglio ridimensionare le cifre "da manifestazione": lo segue chi lo ama. A vederli sfilare ci son parecchi volti noti alle cronache locali. Di uomini: Simone, Giacomo di Zebedeo, Giovanni, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota. Ma anche Caifa, Ponzio Pilato, il sacerdote Anna, Lazzaro. Volti di donne: Salome, Maria di Magdala, Mamma Maria, Maddalena, le donne di Gerusalemme. E poi, saltellante tra i piedi di questa ciurma festante, un animale - evidente nella sua cresta - a fare compagnia al puledro affaticato: un gallo. Non è fanta-Scrittura: è Vangelo. E dentro le stradine del Vangelo abita ancora questo gallo. Una delle figure più fastidiose che la Scrittura ospiti al suo interno. Il puledro cammina al posto di Gesù, il gallo sussurrerà al Pietro impaurito lontane promesse fatte all'Amico. Come la fata turchina nel Pinocchio di Collodi - o come la volpe al principe di Saint-Exupèry - il gallo che fece lacrimare Pietro oggi è oggetto di continue intimidazioni. Necessita di un sistema di scorta! Soprattutto quando attraverserà luoghi pericolosi: casa mia, Palazzo Madama, Piazza San Pietro, Montecitorio, il fiume Po, Padova. I fucili sono già caricati. Basta premere.
Almeno Pietro un'anima la serbava: cantato il gallo, pianse amaramente.
A noi oggi il chicchirichì del gallo rimanda all'osteria del paese dove sulla griglia s'arrostisce il galletto. O, se canta all'alba, i galletti del Mulino Bianco.
Lui canta. Noi rispondiamo: "Buon pranzo".
Pietro piangeva: aveva un'anima lui...!
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