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Giovanni Papini, uno noto scrittore del nostro secolo, diceva che "l'uomo per innalzarsi ha bisogno di mettersi in ginocchio". Agli albori del terzo millennio...un'apparente assurdità. Non per tutti! Per Mons. Sandro Panizzolo e i suoi ragazzi (qualcuno già prete) più che un'assurdità è una scommessa. Tanto che questa sera (ore 20.15) riapriranno il Seminario al mondo dei giovani raccogliendo la sfida evangelica di quel vecchio papa che, posto di fronte alla stanchezza del mondo, scrisse: "Alzatevi, andiamo!". Non sognano di convertire il mondo, ne tantomeno una città. Tengono una sola urgenza: annunciare all'uomo che la storia non è finita! Coraggiosi perché stregati da un Volto che li rende sentinelle dai messaggi freschi per un mondo che si sente già vecchio. Sono i brividi dei primi inizi...è il vangelo che non vogliamo più testimoniare, perché rischioso: affiancarsi come nella strada che portava ad Emmaus, accogliere l'adultera, farsi invitare dalla curiosità di Zaccheo. Rischioso! Ma non impossibile! Giorni fa Massimo Cacciari (che qualcuno ha accostato ad Andrè Marlaux quando disse: "Io sono un ateo naturalmente cattolico") è sembrato dar loro man forte sostenendo la funzione terapeutica di quella preghiera in un certo senso affascinante anche per un ateo!
D'altronde è da millenni che la conclusione è sotto gli occhi di tutti: il cristiano esiste o scompare con la preghiera!
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Una sigaretta tra dita ingiallite, un bicchiere di rosso in mano e un lessico grottesco sulle labbra. La carta d'identità lo colloca tra i sessantenni d'Italia, il fisico non lo reputa figlio di nessuno sport, probabilmente. Mi stupisce, vista l'età, il libro che sta leggendo sulla panchina di Piazzale Ravenna, nel mio quartiere: "Io e te tre metri sopra il cielo" di Federico Moccia. Mi riconosce, alza lo sguardo e mi scandisce a chiare lettere: "Padre, siete tornati all'anno zero!" E mi manda a quel paese! Chiaro il collegamento con la trasmissione televisiva di giovedì scorso.
Tiro dritto e mi tornano alla mente le parole posate e sudate di Abebe Bikila, maratoneta africano: "Corro scalzo per sentire cosa mi sussurra la terra". Uno corre scalzo per sentire la voce della terra, l'altro sogna di vivere tre metri sopra il cielo per estranearsi tranquillamente. Uno rimane fedele alla terra, l'altro preferisce essere straniero per non sentirsi figlio di una storia difficile, arrugginita ma abitata certamente da Dio. Uno s'incarna nella storia, l'altro dipinge ironia sulla storia senza volerla abitare. Anche sotto il ponte, poco più in là campeggia la stessa scritta: "Io e te 3MsC". Ma stavolta i lineamenti delle lettere sono giovani, distratti, colorati. Penso a Padova: grembo di Mantenga e di Squarcione, di Donatello, Giotto e Petrarca. Terra di santi e poeti, di imprenditori e artisti, d'ingegneri e santi. Custode della sapienza dal 1223, 106 corsi di laurea, piazze dipinte di giovinezza. E mi chiedo: perché vivere tre metri sopra il cielo? Forse ci fa paura la bellezza, proviamo sgomento quando vediamo il mare in tempesta o il firmamento nelle notti d'agosto, il colore dei fiori che spuntano nei crepacci o l'incantesimo delle vette innevate, lo struggimento degli alberi che si torcono nella bufera o lo splendore degli occhi di una donna... Forse siamo anche noi come gli uomini e le donne del tempo di Gesù: quello che ci rompe cerchiamo di evitarlo. Salvo poi l'assurdità: attraversiamo i meridiani, disturbiamo i paralleli, sborsiamo cifre non indifferenti per andare a vedere oceani lontani e non ci accorgiamo della goccia d'acqua piovana sul davanzale di casa nostra.
Preferisco inciampare camminando nella storia piuttosto che dormire appisolato lassù! Il cielo è azzurro per chi apre gli occhi; è nero per chi li chiude.
Anche se abiti "tre metri sopra il cielo"!
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"La politica non mi dice niente. Non amo le persone che sono insensibili alla verità". Penso a questa frase di Pasternak vedendo le foto nervose della giunta comunale di Padova, della miseria del parlamento italiano, della trattoria divenuta sala stampa del premier per un'estate, le foto di una classe politica dirigente che ironizza sulla sicurezza di quel Papa tanto ossequiato in mesi passati. Sui muri della Sorbona, nel '68 gli studenti scrissero: "L'immaginazione al potere". L'immaginazione, non la derisione. Siamo canzonati sul New York Times, mezzo mondo di tv sono piantonate in via Anelli e ci prendono in giro, ci son pagine di storia, di fede e di cultura che siamo disposti a svendere. Vi siete mai chiesti perché noi giovani c'innamoriamo dei cantanti, degli sportivi e dei poeti... ma della politica non c'interessiamo più se non per disegnare graffitti e scrivere barzellette? Perché il cantante trasforma una nota in emozione, uno sportivo dipinge suggestione nel gesto atletico, il poeta cela musica in una rima... ma il politico dove suscita emozione? Lo so che oggi il vostro mestiere è fra i più ingrati e incompresi. Per dieci applausi, venti contestazioni. Un motivo in più per scommettere con noi! Anche se sarà in perdita all'inizio!
Come fare? Noi ragazzi abitiamo nella strada, rompiamo, sfondiamo ma chi risponde? Cresciamo sulla strada, nella polvere dipingiamo sogni, urliamo per le nostre idee. Veniteci incontro! Ma sulla via. Non  guardateci dall'elicottero, come usate spesso quando fate l'analisi della situazione. Vi mettete al di là, da bravi, e dite: "Il mondo va male. Il mondo è frammentato, i giovani non sognano...". Begli slogan che ci girano attorno, di cui vi gonfiate la bocca ma che vi rivoltiamo contro perché ci hanno rotto. Questa è la mentalità dell'elicottero che a noi fa semplicemente schifo. Perché non camminate con noi? Chi siete? Noi giovani applaudiamo Beppe Grillo e voi avete paura: perché se un politico  non compie bene il suo dovere va buttato giù dalle stesse mani che ne hanno firmato la stima. La storia ce lo additerà come delitto se lasceremo la politica in mano agli avventurieri! "Il futuro è nelle nostre radici" - ho letto su una panchina. Che non affondano in un comodo pluralismo come volete dimostrarci, ma in un Veneto cristiano e geloso delle sue tradizioni.
"La più grande virtù politica è non perdere il senso dell'insieme" - scrisse E. Mounier. Buon lavoro, politici! Divertitevi pure!
Ma non sparate sui sognatori!
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