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melodiaC'è una chiesa da preservare e un gregge da accudire: nessun dubbio veleggia su questo mandato. E la gerarchia dagli albori s'innalza proprio con questa missione. La periferia, dal canto suo, ha il diritto di proporre, spingere e aiutare nella continua ri-creazione di stili di pensiero e di azione adatti al contesto in cui si chiede di testimoniare il Vangelo. L'episodio di don Paolo Spoladore aiuta in una duplice riflessione. C'è un'ortodossia di magistero, di responsabilità e di agire che va tutelata: in questo senso i 1752 canoni del Codice di Diritto Canonico ci sono - come ricorda la Costituzione Apostolica Sacrae Disciplinae Leges del 1983 - per "creare ordine nella società ecclesiastica". E da questo punto di vista gli organi competenti non mancano di certo per richiamare all'ordine, raddrizzare le strade, salvaguardare la fedeltà.
Ma c'è un altro versante sul quale ci si può confrontare liberamente, per cercare di dare una fisionomia a dei sacerdozi giudicati creativi oltre misura. Dopo gli scandali occorsi in America nel 2002, un sacerdote della Diocesi di Eyre - nel tentativo di capire il perchè di certe derive pericolose - s'aggrappò al linguaggio del marketing. Quando uno è insoddisfatto di un prodotto gli rimangono due scelte: o smette di acquistarlo rivolgendosi ad un prodotto analogo della concorrenza («l'uscita») o esprime la sua insoddisfazione alla direzione («la voce»). Nella Chiesa, dove la fedeltà alla direzione tende ad essere alta, succede lo stesso: ci si rivolge alla direzione nell'attesa di una correzione (l'opzione della voce). Ma se non arriverà risposta s'eserciterà l'opzione dell'uscita. Per John Beal la mancanza di risposte all'opzione della voce sta causando un allontanamento dei sacerdoti e il mostrarsi della Chiesa come una forma di monopolio pigro. Quando tutto scende dall'alto verso il basso (insegnamento, santificazione e governo) coloro che stanno in basso altro non devono fare che ricevere, amministrare e obbedire: dimenticando che anche alla gerarchia spetta il compito di imparare prima che di insegnare, di santificarsi prima che di santificare, di ascoltare prima di governare.
Oggi il dissenso e la figura dell'eretico, per una strana forma di interpretazione, appare fashion. Come tanti libri debbono il loro straripante successo editoriale ad una certa messa all'indice da parte delle autorità ecclesiastiche. Non si cerca di rendere il dissenso enciclica programmatica di nessun sacerdozio: si cerca solo di capire come si possano far sposare - senza rischi di adulterio o di dolorosissima convivenza - il carisma del singolo con l'istituzione della Chiesa. Convinti che uno scisma è pericoloso quando ci s'imbatte nelle conseguenze pratiche, ma lo è minimo altrettanto quando si cela nascosto sotto un'apparente ortodossia: e la storia ecclesiastica di questi mesi è un invito esplicito alla purificazione della memoria.
L'episodio di don Paolo - al di là degli aspetti giuridici che di dovere cercherà di tradurre - è l'ennesima conferma che un carisma forte (e anche i detrattori questo glielo devono riconoscere) con molta fatica s'aggancia al treno ufficiale della Chiesa. Il sogno è quello - per riprendere l'esempio - di usare la "voce" come desiderio di fedeltà. Sapendo che l'alternativa a volte rimane quella dell' "uscita": con la conseguenza che nessuna delle due parti ne esce vincitrice.
Rimane un gesto di grande umanità, nel frattempo: la delicatezza di evitare quel chiacchiericcio frivolo che a tutto concorre fuorchè alla costruzione di una Chiesa in cui strumenti diversi s'arrischino di suonare un'unica melodia. Tanto per restare in tema di musica.
don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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Commenti   

Diana
#1 RE: Don Paolo Spoladore. E una chiesa sinfonica.Diana 2010-06-30 13:33
“IL GAZZETTINO PADOVA (25 giugno) - Don Paolo Spoladore, noto anche come don Rock, è stato sospeso dall'esercizio del suo ministero dalla Curia di Padova per la vicenda che lo vede “sospettato di essere il padre” di un bambino di 7 anni. La curia ha altresì preso le distanze dalle sue iniziative nel campo della musica e dell'editoria.
"A seguito dell’indagine avviata nei mesi scorsi dalla Curia di Padova su alcuni fatti riguardanti don Paolo Spoladore - recita una nota diffusa dall'ufficio stampa della diocesi patavina -, il vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo, dopo aver valutato con il sacerdote interessato le notizie divulgate relativamente ad una sua presunta paternità e ad altre circostanze, e seguendo la procedura prevista dal Codice di Diritto Canonico ha emanato nei suoi confronti un decreto di sospensione dall’esercizio del ministero presbiterale, in attesa di ulteriori determinazioni".
Il decreto del vescovo, che prescinderebbe dal procedimento civile attualmente in corso, è stato notificato a don Paolo oggi, con valenza immediata.
Il vescovo di Padova Mattiazzo precisa inoltre "che i corsi di formazione organizzati e condotti da don Paolo Spoladore e l’attività da lui svolta in ambito musicale ed editoriale (concerti, cd, libri…) sono iniziative di cui il sacerdote risponde personalmente e non hanno alcuna approvazione da parte dell’autorità ecclesiastica".

Non posso esimermi dal commentare questa ennesima notizia che getta ancora fango mediatico sui preti e conseguentemente sulla Chiesa.
Sembra non volersi placare la morbosa attenzione riservata dai giornali veneti e padovani in particolare, ai sacerdoti schierati in prima linea e particolarmente impegnati nel sociale.
Adesso è la volta di Don Paolo Spoladore, sacerdote cantautore molto noto e seguito in tutto il Veneto, non solo tra i giovani. Don Spoladore, oltre ad essere un artista molto apprezzato anche a livello internazionale (le sue canzoni sono cantate da una ventina d'anni nelle parrocchie di tutta Italia e non solo), è un prete molto impegnato in attività di formazione.
Ma prima di lui a passare attraverso la “gogna mediatica” sono stati don Sguotti, soprannominato "il prete innamorato", "reo" di avere tessuto una presunta relazione sentimentale dalla quale sarebbe nato addirittura un figlio, don Marino Ruggero, il parroco che fu rimosso per aver partecipato ai provini del Grande Fratello e aver aperto il bar "Pub dal Don", don Federico Bollettin il giovane prete che si innamora di una ragazza che aveva aiutato ad uscire dalla tratta. Ma nemmeno il ns. Parroco don Marco, soprannominato “don Spritz” a causa della sua opera di evangelizzazione condotta nelle piazze e nei bar dove è tanto di moda lo spritz è passato indenne qualche anno fa in nome di quel famoso diritto d’informazione e dovere di cronaca che troppe volte distrugge senza nulla costruire.
Ancora una volta comunque non è stato colpito un prete qualunque e, come in precedenza, vengono colpiti sicuramente preti alternativi, forse preti un po’ troppo scomodi per la Chiesa del Veneto, regione ricca del nordest, che ancora una volta risulta essere una regione troppo bigotta ed ancorata al passato.
pspola
#2 RE: Don Paolo Spoladore. E una chiesa sinfonica.pspola 2010-07-02 15:45
Caro Don Marco,
negli ultimi 5 anni ho avuto modo di avvicinarmi particolarmente alle due chiese: dico due non a caso, la prima è la Chiesa di Cristo con la C maiuscola, la seconda è la chiesa intesa come gerarchia, come Vaticano.
Nel secondo caso ho avuto modo di appurare con estrema delusione, quanto infimo, bugiardo, disonesto, altezzoso, sprezzante e mancante di ogni senso di umiltà sia il mondo della gerarchia ecclesiale; ho avuto modo di rimbalzare su mura di insabbiamento della realtà e di pregiudizio, di omertà talvolta in perfetto stile mafioso.
Nel primo caso, ho avuto il dono di vivere una chiesa che porta la magnificenza della fede nella vita di tutti i giorni, che rende la santità alla portata anche di noi peccatori, che ha sostituito alla percezione di una chiesa dell'espiazione, del senso di colpa per i propri peccati alla percezione della grandezza del perdono e dell'amore incondizionato di Dio Padre a prescindere dal nostro stato di poveri ingannati dal peccato.
La seconda attaccata ai canoni e agli interessi politici di facciata, la seconda in strada a raccogliere anime; la seconda, chiesa delle grandi cattedrali e dei souvenir, la prima, al servizio delle anime in ricerca.
L'una contro l'altra. La seconda che castiga la prima, che rinnega la prima, che zittisce la prima, troppo pericolosa per il potere del controllo.
La voce? La voce non viene ascoltata dalla seconda chiesa, nè quella del gregge nè quella dei pastori scomodi e ti assicuro che abbiamo parlato, gridato, scritto e pianto tanto davanti al portone della nostra Diocesi. Nella seconda chiesa, se segui troppo il messaggio di Cristo vieni messo alla porta, prete o laico che tu sia. Ci sono altri interessi da difendere.
Io con questa seconda chiesa non voglio avere nulla a che fare; e finchè continuerà a zittire, allontanare, spostare, "avvicendare" quei preti che con il loro "stile" umano, con la loro "croce", i loro sbagli umani, avvicinano i cuori delle persone a Cristo, per i cuori della gente questa chiesa ha fatto il suo tempo e si avvia all'inesorabile e sempre più rapido declino.
marghe
#3 RE: Don Paolo Spoladore. E una chiesa sinfonica.marghe 2010-07-03 14:34
Leggo oggi l'intervento su don Spoladore...

Cara Diana, non mi pare si possa incolpare il Gazzettino di Padova se ha pubblicato un comunicato stampa della curia vescovile. Il Vescovo di Padova, facendo un comunicato stampa, ha chiesto che la stampa cittadina pubblicassero la notizia della sospensione dall’esercizio del ministero presbiterale di don Paolo Spoladore.

Da padovana 'doc' poi mi sembra di poter aggiungere che la curia ha fatto molto bene: don Spoladore non mi sembra un prete particolarmente impegnato nel sociale, ma direi piuttosto nel commerciale (vedi www.usiogope.it/home.php)…
Maisha
#4 RE: Don Paolo Spoladore. E una chiesa sinfonica.Maisha 2010-07-06 13:25
E' vero: vengono colpiti i preti giovani, innovativi, fuori dalle righe, quei pochi preti insomma che mi davano\danno la forza di dichiararmi ancora cristiana-quasi-cattolica...i preti insomma che non vanno bene ai piani alti, perchè ai piani alti se ne vogliono star comodi e non amano pensare, riflettere, lottare...
E' vero anche che quando ho saputo di don Paolo, io che ero stata a un concerto due mesi prima, io che avevo atteso quel concerto, perchè la fede necessita di nutrimento vero ogni tanto, di pappa buona, non quella che ti imboccano a forza la domenica e che hai già sentito e risentito mille volte, ma quella che ti viene voglia di fare il bis, ecco, quando ho letto l'articolo sul giornale ho tristemente, messamente, senza neanche troppa sorpresa, pensato che in fondo un po' me l'aspettavo.
E qui arriviamo al punto: perchè me l'aspettavo? Perchè avevo quasi la certezza che un prete così dovesse avere qualcosa che non andava? E soprattutto...PERCHE' AVERE UN BAMBINO DOVREBBE ESSERE QUALCOSA CHE NON VA? Allora, questo è un problema bello grosso: o si è preti e non si fanno bambini, o si fanno bambini e non si è più preti (purtroppo). (Io non sarei tanto d'accordo, ma le regole sono queste ed è sicuramente un problema più grande di me.)
Ad ogni modo, se un prete è meraviglioso, accattivante, intelligente, capace di riportare la fede anche dove sembrava impossibile, capace di far pensare, sognare, piangere e ridere, alla Chiesa non piace, ma è sempre un prete. Ma se un prete se ne viene fuori con un bambino, gliela dà proprio vinta alla Chiesa...e allora non possiamo neanche prendercela, perchè lo sapevamo tutti che le regole sono quelle, perciò per quanto io personalmente non trovi molto sensate determinate regole (tipo questa)non capisco perchè una volta che il prete ha il figlio e deve per forza "spretarsi", la gente accorra in sua difesa! Insomma, se uno si prende delle responsabilità, cerca di rispettarle; e se non riesce a rispettarle, si fa carico delle conseguenze, non fa finta di niente per un tempo indefinito continuando a fare il suo mestiere, che nel caso specifico di un prete con figlio, non può più fare... (con questo non penso solo a don Paolo ma a tante altre situazioni, anche perchè a quanto mi risulta non siamo ancora sicuri che sia suo ecc ecc).
Non vedo perchè io che sono un piccolo puntino sconosciuto ai più devo tanto impegnarmi per essere una persona vera e onesta, e chi ha ruoli ben più in vista e ben più importanti possa permettersi di fare come gli pare e piace infischinadosene dei suoi doveri (ma mai dei suoi diritti).
Un saluto a tutti specialmente alla Maddalena e a don Marco! :)
Marta
donmarcopozza
#5 RE: Don Paolo Spoladore. E una chiesa sinfonica.donmarcopozza 2010-07-06 17:09
La situazione che in questi ultimi anni sta vivendo la nostra chiesa padovana, sta avendo il suo illustre "caso" proprio in questi giorni in cui al centro della ribalta c'è il caso di don Paolo Spoladore il quale, a differenza di altri casi ben noti in diocesi, ha scelto di non darsi in pasta ai mezzi di comunicazione evitando così di creare un "don Sante 2" che, sinceramente, mi avrebbe stupito vista l'intelligenza (e anche i detrattori questa la devono riconoscere) di don Paolo.
Ammessa la mia stima per un prete a lungo tenuto "distante" con l'ausilio di battute, sospetti e quanto altro, non posso però certamente condividere a lungo questo silenzio tirato fino alle estreme conseguenze. E l'episodio in questi giorni mi sta aiutando a riflettere su due fronti.

1) L'altro giorno, in una mia riflessione pubblicata su Il Mattino di Padova, ripresi la distinzione tra le due opzioni - quella della "voce" e quella dell'"uscita" - per spiegare come una realtà istituzionale come la chiesa annoveri al suo interno ministri e fedeli che vogliono essere partecipi della vita ecclesiale. E non solo amministrare - obbedire - combattere agli ordini di una gerarchia dimentica di santificarsi prima che di santificare. A ben ragione il Santo Padre, in occasione della festa di Pietro e Paolo, ha ribadito come la Chiesa - sotto sotto - debba smetterla di fare la vittima e iniziare a riconoscere come i mali vengano dall'interno di essa. Ora se tutto questo è vero, rimane la certezza che in una chiesa ci si deve anche stare per continuare a combattere. Nessuno si stupisce delle dichiarazioni ufficiali - oramai solo a livello di comunicati stampa - con le quali si prende continuamente le distanze da qualsiasi cosa succeda. Il popolo di Dio nell'antichità era autorevole nelle decisioni: lo stesso popolo di Dio - che magari vive in un quartiere di città - ride quando legge che "non è al corrente di qualcosa" quando tutti sono al corrente di tutto. E questo non giova assolutamente a far si che la Chiesa riacquisti una sua credibilità storica e civile. Chiedere scusa, ammettere gli sbagli e riconoscere il lato debole di un clero umano non può far altro che far ritrovare quell'affetto - attualmente tramutatosi in dis-affetto - verso una figura di prete che nelle nostre zone (non si sa per quanto) gode ancora di un alto indice di gradimento.

2) La riflessione fatta questa mattina da Federico Bollettin su Il Mattino di Padova non aiuta certamente a riflettere sul caso di don Paolo e di altri sacerdoti che l'hanno preceduto o lo seguiranno. Chiedere ad un Vescovo - Nonno di riconoscere figli che i suoi preti hanno seminato è un po' superficiale come proposta. E denota una certa tensione, forse personale, nei confronti di una istituzione che, voglia o non voglia, è chiamata ad agire in territorio diocesano. A me sembra che Federico torni troppo spesso a criticare dall'esterno quella chiesa che ha scelto di abbandonare per fare delle scelte - certamente pensate, sofferte e amate - diverse. Un conto è combattere dentro una Chiesa vivendoci, un conto è combattere dentro una Chiesa dopo esserne usciti, creando magari sofferenze con giudizi pubblici e mediatici. Episodi come quelli che stanno capitando alla nostra Diocesi ci insegnano ad usare l'eleganza e la signorilità nel giudicare le situazioni, sopratutto se da tantissimo tempo esse sono all'opera. Ben vengano i suggerimenti, gli stimoli e la fantasia creativa nell'additare alla Chiesa opportuni passi e passaggi da compiere, ma il tutto sia fatto senza la fretta che fa di un profeta un cartomante di passaggio. Detto questo se il Vescovo un giorno accetterà la proposta di Bollettin sarà un gesto suo, ma chiederlo pubblicamente mi sembra sia una cosa che a tutto s'avvicini fuorchè ad una sana provocazione. Sopratutto se le indagini sono ancora in corso.

3) Chi scrive è cosciente di appartenere ad una razza di preti che agisce-pensa-propone avvicinandosi sempre al limite: esserne coscienti non è garanzia di immunità a lungo andare. C'è una constatazione che tengo fissa nel mio ideale sacerdotale, guarda caso una constatazione frmata da un pensatore (Padre Yves Congar) duramente criticato e combattuto dalla Chiesa ufficiale che si è visto riconoscere la validità del pensiero sulla soglia della morte. Uno dei quattro punti che lui descrive per costruire una vera riforma della Chiesa va sotto il nome di "pazienza e rispetto dell'attesa". Perché un riformismo sia attuabile chiede - nella logica evangelica che padre Congar sposa - la dimensione della pazienza. Proprio perchè tutte le riforme sono una specie d’anticipazione dell’escaton finale, chi le firma tenderebbe ad affrettarne la realizzazione. Con la possibilità funesta che l’im-pazienza sia facilmente annodabile ad una lettura frettolosa della realtà. Anche in questo caso Lutero ha tracciato un precedente contro il quale interrogarci spesso.
La dimensione della pazienza si ricollega molto bene alla realtà, già abbozzata nella prima condizione, della storicità del fatto cristiano. Fosse teorema astratto e intellettuale l’impazienza potrebbe pure starci, ma nell’attimo in cui entra in gioco la dinamica dell’esistenza, i ritmi impongono che all’impazienza della rivolta si unisca la pazienza del certosino. Padre Congar è convinto che la dimensione dell’attesa e la condizione della pastoralità non attenuino la potenza di un’intuizione profetica ma la conducano a degli adattamenti per renderla fruttuosa nella Chiesa. Anche se il rischio di viaggiare in solitario è gigante, soprattutto per una stimata reputazione di chi viene ostacolato. Scrive Congar: «perciò, come rileva Newman, l’innovatore fa figura di grande iniziatore misconosciuto, perseguitato, mentre l’autorità che lo condanna appare retrograda e tirannica» (Congar Y., Vera e falsa riforma nella Chiesa, Jaca Book 19942, pp.30) E’ la stima di cui gode l’eretico e il perseguitato oggi. Ma – continua - «l’innovatore o il rinnovatore impaziente compromette purtroppo il verso col falso; volendo accelerare lo sviluppo ne ritarda il movimento».La biografia stessa di Padre Congar è l’avventura di un pensatore scomodo che, testimoniando con sofferenza la sua fedeltà alla Chiesa, mostra come nessun parto avvenga senza dolore. Scrive Melloni: «Una ventina d’anni dopo, all’inizio degli anni Trenta, si presenta una nuova stagione di fermento di cui sono protagonisti alcuni teologi. Una buona parte di loro morirà cardinale, di una porpora venuta da vecchi, in limine vitae, come accade – ad esempio – al padre Yves Congar. Sono teologi che a Lione, a Monaco di Baviera, a Parigi si lasciavano interrogare dalle caratteristiche della società contemporanea […] anziché comportarsi come bravi cattolici latini ai quali doveva bastare e avanzare il magistero “onnivoro” di Pio XII» (Melloni A., «La Chiesa che si riforma: conversazione sul realismo nell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II», in Credere Oggi 1 (2006) 7 – 21.)

4)Può anche darsi che in un momento storico come questo - specchio di molti altri momenti storici - chi ha fantasia venga allontanato e non di rado irriso: è dato certo che un prete vero oggi non può brillare, ma sarà sempre considerato un idiota di passaggio. Ma l'allontanamento è la forma ridicola dell'uomo - anche quello di chiesa - quando insegue il sogno di spegnere un carisma che Dio ha seminato. Sarà semplicemente tempo perso e illusione vana: perchè il Signore ad una porta chiusa dagli uomini penserà in proprio di spalancare i portoni della sua fantasia per mettere a frutto i talenti donati. Ma tutto questo fa parte della storia della Chiesa: nonostante le più belle riforme siano quasi sempre partite dalla periferia, nei palazzi della gerarchia meno fantasia si usa più tranquilli sono i sonni che si fanno.
Tutto ciò non importa: l'importante - in vista della santificazione personale e comunitaria - è che ognuno faccia bene il suo compito: chi deve proteggere protegga, chi dev'essere truppa d'assalto non si addormenti, chi deve salvaguardare la tradizione lo faccia con la credibilità della sua vita, chi deve spingere all'innovazione lo faccia con la carità nel cuore.

Qualcuno domenica scorsa, commentando un noto caso di cronaca ecclesiale diocesana, scrisse che la storia rimette ordine nelle cose, carissima Marta. Forse basta attendere che i tempi maturino e la Verità venga a galla. Sempre fedeli a quella spassionata citazione di George Bernanos nel suo "Diario di un curato di campagna": «Vedi, i superiori hanno ragione a consigliare la prudenza. Io stesso sono prudente se non posso essere di meglio. E’ nel mio carattere. Non c’è niente di più stupido di un prete sconsiderato che faccia la testa matta, così, per darsi un tono. Ma resta il fatto che le nostre vie non sono quelle del mondo! Non si propone agli uomini la verità come fosse una polizza di assicurazione o un disintossicante. La Vita è la Vita. La Verità del buon Dio è la Vita. Diamo l’impressione di essere noi i portatori, ma è lei che ci porta, caro ragazzo» (Bernanos G., Diario di un curato di campagna, 77)

Per concludere. Ancora una volta è stato il Santo Padre ad usare la sapienza migliore: parlando anzitempo di sporcizia nelle Chiesa e continuando a tutt'oggi a denunciare (da Papa!) le nefandezze presenti in essa, lancia sempre l'invito a purificare la memoria e rilanciare la storia chiedendo scusa. In fin dei conti è la bella possibilità che tiene in mano l'uomo, sopratutto quello di Dio: accelerare la costruzione del regno di Dio quaggiù facendo onestamente i conti con la propria debolezza di uomini.
A tutti i miei confratelli che con passione e creativa fedeltà s'impegnano nella periferia fino allo stremo delle forze (e sono i più) giunga la mia buona giornata!
Che Dio non ci spenga mai l'entuasiasmo nel cuore!
marghe
#6 RE: Don Paolo Spoladore. E una chiesa sinfonica.marghe 2010-07-07 23:39
Non ho una grandissima simpatia per la Chiesa del Vaticano... Ma francamente fra don Paolo Spoladore (...

*** *** ***
UNA PARTE DI QUESTO COMMENTO E' STATA ELIMINATA PERCHE' RITENUTA PER NULLA ATTINENTE ALLA VICENDA IN QUESTIONE, OLTRE CHE POTENZIALMENTE OFFENSIVA NEI CONFRONTI DELLA PERSONA CHIAMATA IN CAUSA.

Gli Amministratori del sito sullastradadiemmaus.it
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...), don Sante Sguotti (con la sua storia sentimentale), don Marino Ruggero (che voleva andare al Grande Fratello e poi ha deciso di aprire un Pub), e don Federico Bollettin (altra storia d'amore), preferisco il Vaticano...

I preti 'dissidenti', e che ho ammirato e che hanno spinto nella direzione del rinnovamento e dell svecchiamento erano altri: Don Milani, Don Mazzolari...

Non sono affato contraria al matrimonio per i preti, ma che facciano come tutti: si fidanzino prima, e poi si sposino in Chiesa o in comune, o semplicemente convivano, ma alla luce del sole... Non facciano figli di nascosto, senza riconoscerli, lasciando che la donna, poveretta, se li allevi...
Diana
#7 RE: Don Paolo Spoladore. E una chiesa sinfonica.Diana 2010-07-08 13:02
Cara Marghe la mia non era di certo un’accusa al Gazzettino di aver pubblicato la notizia su Don Paolo anche se sinceramente il comunicato stampa per me è un’altra cosa: è la “coreografia giornalistica” che non mi piace. Il Giornale di Vicenza gli ha “dedicato” un articolo in prima pagina e non solo, in tutte le edicole trionfava nella locandina pubblicitaria e sicuramente questo ha contribuito all’aumento delle vendite dei giornali stessi perché, come ben si sa, il gossip fa notizia!
Non voglio entrare nel merito della faccenda perché sicuramente non spetta a noi dare giudizi, anzi, e sicuramente Don Paolo ne dovrà rendere conto nelle sedi opportune.
Sono la prima a dire che bisogna fare chiarezza in molte cose ma certe volte un po’ di attendismo non farebbe male. E’ un malcostume all’italiana dare sempre in pasto all’opinione pubblica fatti e persone senza la benchè minima prova di colpevolezza. Troppe vittime ormai sono state sacrificate in nome di un molto discutibile "dovere d’informazione"!
Sono stanca ormai dello “sciacallaggio” giornalistico, sia esso stampato o televisivo, con il quale vengono affrontate anche le tragedie quotidiane: la corsa allo scoop è frenetica, interviste ai parenti di vittime, riprese televisive, perfino in diretta, di funerali e addirittura riprese nelle tombe di famiglia! Basta: non c’è più nemmeno il rispetto per il dolore e la sofferenza altrui, altro che privacy!
Sarò diventata insofferente ma in questo periodo preferisco sicuramente leggere la notizia dell’ernia di Buffon o la paternità di Cristiano Ronaldo (perché la maternità è rigorosamente segreta!) che in questi giorni spadroneggiano nei giornali sportivi e non……..

Anche la lettera di Federico Bollettin pubblicata sul Mattino di Padova ed indirizzata al “Padre Vescovo” ha tutta l’aria di voler buttare benzina sul fuoco anziché acqua per spegnerlo………. se realmente Federico Bollettin voleva avere un dialogo aperto e sincero con il Vescovo lo poteva cercare in altro modo e non pubblicamente alimentando ancor di più un clima rovente. Tutto ciò non aiuta sicuramente chi legge a riflettere serenamente e crea ulteriore disagio e soprattutto un forte disorientamento per tutto quanto negli ultimi tempi sta accadendo all’interno della Chiesa. Ritrovo anche in quella nota una certa criticità maliziosa ed assolutamente, a mio avviso, improduttiva.
Buona giornata

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