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abraham and sarah at mamre

Parlare di Trinità comporta, inevitabilmente, qualche problema.

Innanzitutto, per quanto uno ci metta tutta la propria buona volontà ecumenica, non si può fare a meno di toccare un tema divisivo, come va di moda dire oggi, perché è proprio in questo ambito che si evidenziano le più importanti fratture dottrinali, in particolar modo, nel celeberrimo Filioque, che, dai tempi del concilio di Costantinopoli (481), ha causato tante controversie, all’interno e all’esterno della Chiesa. Come mai parlare di Trinità comporta sempre difficoltà, fa arrovellare i cervelli e, molto spesso, trasforma in vere e proprie risse da bar anche il più innocuo dei commenti?
Probabilmente, il primo motivo è che la dottrina sulla Trinità non è pienamente attingibile dalla ragione umana. Altre verità possono essere intuite dal sensus religiosus di un uomo che si rivela, in un certo senso, “spontaneamente” capax Dei, perché volto a farsi domande sulla propria esistenza.
Forse, però, proprio questo ci dà un secondo motivo – per così dire – apologetico. Se parlare di Trinità non è mai – del tutto – immediato e ci provoca sempre una certa estraneità ed un certo disagio, forse, è perché questo ambito ci trascende. Al contempo, però, questa stessa caratteristica ci spinge a pensare che quella cattolica non sia dottrina frutto del semplice pensiero umano, che, in un certo senso, ingigantisce le aspettative e le qualità umane, per dar forma ad una sorta di super-uomo, più affidabile dell’uomo, in cui confidare nel momento della difficoltà e dello smarrimento.
Vi è, infine, un quarto motivo che è interessante rilevare. Persino la Scrittura, in ciò, non è del tutto esplicativa. Da una parte è rivelatrice, ma dall’altra celatrice, nel senso che – senz’altro – vi sono diversi riferimenti, cui possiamo attingere e che ci spingono a ritenere fondata la teologia susseguente, tuttavia, questi richiami sono come “sparpagliati” qua e là nel Vangelo, in un modo che sembra quasi confuso, come se si trattasse dell’invito ad una caccia al tesoro: «Trova tu gli indizi per capire come sia la Trinità!». Non è così per tutti gli argomenti dottrinali, anzi: basti pensare, ad esempio, alle lunghe “catechesi eucaristiche” che animano le pagine del Vangelo di Giovanni e si soffermano sul significato di quel (inizialmente) criptico: «Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue, rimane in me ed io in lui» (Gv 6, 56).

Tornando alla Trinità, sicuramente, dalla Bibbia, sappiamo che Dio si rivolge al Padre, in diverse occasioni[1] e, in diversi passi, Cristo richiama un misterioso Paraclito, che dovrà venire[2], vi è persino  un brano, in particolare, che evidenzia la loro unità:

«Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18-20)

Quello che manca, e che aggiungerà la speculazione teologica successiva, saranno le relazioni peculiari che intercorrono tra le varie Persone della Santissima Trinità (pericoresi intratrinitaria), così come la presenza di missioni specifiche per ciascuna di esse, pur rimanendo un solo Dio e non tre dei (triteismo).

Fin qui, abbiamo guardato ai Vangeli e, quindi, al Nuovo Testamento. Vi è, però, un brano, in particolare, che gli esegeti ritengono figura della Trinità: è proprio quello dell’incontro tra Abramo e i tre uomini, alle querce di Mamre (Genesi 18, 1-10). Si tratta  di una pagina ricca di fascino e di mistero, perché non è subito chiaro chi siano i misteriosi ospiti; non è chiaro, anzitutto, ad Abramo, motivo per il quale è ancora maggiormente lodevole il calore della sua accoglienza verso gli ignoti ospiti, che riflette il valore dell’ospitalità, ancora oggi in auge nel Medio Oriente: perché l’ospite è sacro, come se fosse Dio, tanto è vero che Abramo si prostra, dinanzi ai tre sconosciuti. E, non pago, non solo ordina alla moglie e ai servi di spendersi per i nuovi. Fa di più: mostra la sua sincera sollecitudine, si sporca le mani in prima persona, prodigandosi affinché siano rifocillati e rinfrescati, con i piedi puliti dopo un viaggio che si presume in ogni caso impegnativo (come era abbastanza impegnativo, a quell’epoca, sotto la calura, senza i comfort che i moderni mezzi di trasporto ci possono garantire).  
Abramo non ha idea di chi siano, non può immaginarsi chi siano. Solo gli esegeti cristiani, millenni dopo la stesura originaria, potevano avere gli strumenti per interpretare questo quadro come una prefigurazione della Trinità. Che ci dice, con un’immagine, la cosa più importante da ricordare sulla Trinità: che Dio è, anzitutto, strabordante relazione che, dall’inizio dei tempi, pensa all’uomo come creatura da amare e su cui riversare un perdono senza fine, oltre ogni recidiva dell’allontanamento umano. 


Note

[1] Ad esempio: Mt 11, 25 – 26 (In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te»); Gv 11, 41 – 42 («Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato»); la bellissima preghiera sacerdotale di Gv 17.

[2] Gv 14, 26 («Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto»); Gv 16, 7 («Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò»)


Rif. Lettura, Solennità della SS. Trinità, rito ambrosiano

Genesi 18,1-10
1
 In quei giorni. Il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. 2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, 3 dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. 4 Si vada a prendere un po' di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. 5 Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa' pure come hai detto». 6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». 7 All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. 8 Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono.
9 Poi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». 10 Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui.


 Fonte immagine: Disciplesofhope - Abramo e Sara alle Querce di Mamre (Felix Fossey, 1854)

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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