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folla

A distanza di sicurezza, osservo l'uomo mentre grida: “Ma perchè, per far passare un concetto, l'uomo deve sempre urlare?” mi chiedo quando mi capita d'imbattermi in qualche flash politico, in qualche video strappato ai talk-show, in comizi di sorta (ecclesiali compresi). Quando li sento parlare (più un gracchiare che un conversare), temo che ciò che interessi loro non sia tanto conquistarsi la fiducia della singola persona, quanto raccattare l'umore della folla. Udire quelle voci a tutto volume, è come ricevere un'email scritta tutta a caratteri maiuscoli: irrita così tanto la lettura, che ti viene spontaneo chiederle perchè abbia bisogno di strillare. “Scusa, non è che puoi abbassare un po' il tono?” Quando avverto conversazioni così, sospetto che più che dei discepoli – d'idee, visioni, strategie – chi parla stia cercando degli ammiratori. Che, a tempo debito, si travestano da elettori. Sostenitori.
Una piazza colma – una chiesa zeppa, un teatro strapieno, una diretta con migliaia di partecipanti – stuzzica l'appetito di qualsiasi umano. La truffa, però, è sempre in agguato: non sempre (quasi mai) dove c'è la folla c'è anche la verità. La forza d'urto di un'idea, sovente, viaggia a tu per tu: è solo confrontandosi con il singolo che uno ha la misura di quant'è credibile il suo pensiero. A conquistar una folla ci vuol pochissimo, sono capaci tutti: un pizzico di talento retorico, una discreta percentuale di menzogna (che ti fa promettere ciò che sai di non potere mantenere), un'infarinatura sulle passioni umane, con una lista di luoghi comuni a memoria. Applausi: si alza la ola del pubblico (un milione per chi organizza, duemila per la questura) ma non si saprà mai se, singolarmente, ripeterebbero l'applauso fatto. Dopo certi applausi, invece, capita che vorremmo poterci lavare le mani.
Del Cristo mi ha conquistato, fin da bambino, la noncuranza della folla: la sua avventura si gioca tutta vis-a-vis, singolarmente. Guardate come inizia: con con un sogno in tasca e, bussando di porta in porta, mette su una squadra che lo condivida. Arrivato a Dodici, stop: poi ciascuno andrà a caccia di altri. È vero: nel tempo, singolo più singolo, diventeranno molti. Più popolo che folla, però: almeno questo è l'ardire di Cristo. Poi, anche nella Chiesa, abita la medesima tentazione del mondo: se si presenta un'anima sola ti secchi (“Devo dire messa: ci solo quattro gatti!”), se ne presentano a migliaia senti il bisogno d'ossequiare.
Da una parte o dall'altra, nessuno disprezza l'uomo quanto chi sta a capo di una (qualsiasi) folla. 

(da «Specchio» de La Stampa, 16 gennaio 2022) 


Articoli pubblicati su «Specchio», inserto domenicale de La Stampa, nel 2022

Complimento di vulnerabilità, 2 gennaio 2022

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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