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L’episodio riportato nella prima lettura ci riporta forse a Galileo Galilei ed alle teorie eliocentriche, difficili da accogliere, dal punto di vista teologico – tra gli altri motivi – proprio alla luce di quanto raccontato nel libro di Giosuè. Di come, cioè, durante la battaglia degli Israeliti contro gli Amorrei, nella valle di Gabaon, “il sole si fermò”.

Al di là dell’obiezione prima che si potrebbe fare e che, in realtà si biforca in due, la Bibbia non aveva torto – lo affermano gli scienziati odierni – : semplicemente, il compilatore del testo biblico non era in grado di descriverlo secondo i termini scientifici che utilizzeremmo oggi. L’obiezione prima è, però che, anzitutto, la Bibbia non è un libro scientifico e dunque non le spetta una spiegazione scientifica degli avvenimenti che accadono o sono accaduti. Può essere in parte considerato un libro di storia, che raccoglie tante storie; può essere considerato un insieme di leggi morali, una raccolta di motti filosofici (si pensi a Qohelet). Ma, evidentemente, non è solo questo. Quest’obiezione si ramifica ulteriormente nella specifica che la Bibbia non è tenuta a trattare ciò che accade in modo realistico: si pensi al libro dell’Apocalisse che contiene molte descrizioni  riguardanti realtà che non possiamo conoscere empiricamente. Va infatti considerato il valore simbolico che hanno tutte le pagine della Bibbia: persino quelle che raccontano fatti storicamente accertati lo interpretano alla luce della fede e della Rivelazione. Quindi, ne consegue che, anche qualora avesse raccontato un episodio non effettivamente accaduto, ma dotato di valore simbolico per l’arricchimento nella fede, ciò avrebbe dovuto essere sufficiente al credente. Anche perché va evidenziato che è sempre vero l’opposto: anche quando l’esposizione argomenta a riguardo di fatti storicamente certi (come la cattività babilonese, attesta dagli storici intorno al VI – V secolo a. C.), essi sono riletti alla luce del disegno di salvezza di Dio sull’uomo.

Tuttavia, non è falso quanto riportato nel libro di Giosuè: uno studio recente mette in relazione la pagina biblica con quanto affermano gli egittologi. Non ci sono attestazioni di eclissi totali compatibili con quella datazione, ma è anche da considerare che gli esperti non hanno distinto tra eclissi totale e anulare fino al 1292 d.C. L’unica eclissi anulare che sia stata visibile nella valle di Gabaon è stata il 30 ottobre 1207 a.C., di pomeriggio. Coincidendo con un periodo di assenza lunare, di cui gli Israeliti dovevano essere a conoscenza (il calendario ebraico, ancora adesso, da allora, si basa sulle fasi lunari), ecco spiegato il motivo per il quale questi ultimi avessero pensato di sferrare proprio quel giorno il loro attacco decisivo, approfittando di un momento in cui l’illuminazione notturna naturale era assente, così da cogliere di sorpresa i rivali. Riguardo poi alla durata, giustifica l’iperbole riportata (“un giorno”), in sé impossibile, da ascriversi alal cognizione soggettiva del tempo, legata a questi eventi. Tale teoria è infatti corroborata da una testimonianza ben più vicina a noi: Mahmoud Bey, che assiste all’eclisse solare del 18 luglio 1860, osserva, infatti, che «a tutti, i due minuti dell’eclisse sembrarono come due ore… molte persone a cui chiesi, dopo l’eclissi, la sua durata totale, risposero che era stata di due ore» (cfr. Faye, “Comptes rendus hebdomadaires des séances de l'Académie des Sciences”, 1860).

Al di là dell’astronomia, però, cos’ha da dire alla nostra vita l’episodio di Giosuè, il condottiero d’Israele e del sole che si è fermato nella valle di Gabaon (non importa per quanto tempo)?

Forse, può venirci in soccorso la seconda lettura, anche se, in questo caso, la storia potrebbe un po’ confonderci. Infatti, sentire parole che dicono «Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31) ci fa correre, con il pensiero, al motto inciso sulle fibbie naziste (“Gott mit uns”). Come pensare, in questo modo? Può Dio essere con chi compie atrocità? Senz’altro bisogna fare attenzione fra chi usurpa la Parola di Dio, piegandola ai propri fini. Dio ama ogni uomo, dall’eternità e per l’eternità. Questo, però, non equivale ad approvare tutti in tutto, evidentemente.

«Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?» (Rm 8, 35) domanda san Paolo. Sono i primi tempi dell’era cristiana: segnati da persecuzioni cruente, incomprensione, divisioni, ma anche da una predicazione vivace ed itinerante e da comunità attive e partecipi. È senz’altro a ciò che pensa, quando prosegue:

«Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Rm 8, 37-39).

Sicuramente, non era facile la situazione dei primi cristiani: molte erano le difficoltà da fronteggiare. Anche le nostre comunità, anche il nostro tempo, così come ognuno di noi ha dei momenti difficili da affrontare. Qualcosa, dentro di noi, ci dice che l’amore ha una forza nascosta ma potentissima, più forte di qualunque altra. È quello che ci dà forza e coraggio nelle avversità, nelle prove, nelle difficoltà, nello spaesamento e in tutti i momenti della vita più densi di fatica.
Nel caso di chi crede in Gesù, l’amore ha un nome, l’amore accade. Oggi, ogni giorno, da più di duemila anni ed in vista dell’Eterno Presente di Dio. L’amore di Dio non è una bella parola, ma il Verbo di Dio fatto carne, che dimora ancora nelle nostre città, tra le vie, in mezzo a noi. Perché è quel Dio-con noi che non ha mai smesso di amare ciascuna delle sue creature e che ha promesso: “Sarò con voi, fino alla fine del mondo” (cfr. Mt 28,20).

È in  questo senso che Dio è alla testa del nostro esercito: per guidarci nelle nostre battaglie quotidiane, nelle nostre difficoltà, piccole e grandi, con cui abbiamo a che fare lungo il corso della nostra esistenza!


Rif. Letture festive ambrosiane, nella VII domenica dopo Pentecoste, anno B

In quei giorni. Gli uomini di Gàbaon inviarono questa richiesta a Giosuè, all’accampamento di Gàlgala: «Da’ una mano ai tuoi servi! Vieni presto da noi a salvarci e aiutaci, perché si sono alleati contro di noi tutti i re degli Amorrei, che abitano le montagne». Allora Giosuè salì da Gàlgala con tutto l’esercito e i prodi guerrieri, e il Signore gli disse: «Non aver paura di loro, perché li consegno in mano tua: nessuno di loro resisterà davanti a te». Giosuè piombò su di loro all’improvviso, avendo marciato tutta la notte da Gàlgala. Il Signore li disperse davanti a Israele e inflisse loro una grande sconfitta a Gàbaon, li inseguì sulla via della salita di Bet-Oron e li batté fino ad Azekà e a Makkedà. Mentre essi fuggivano dinanzi a Israele ed erano alla discesa di Bet-Oron, il Signore lanciò dal cielo su di loro come grosse pietre fino ad Azekà e molti morirono. Morirono per le pietre della grandine più di quanti ne avessero uccisi gli Israeliti con la spada. Quando il Signore consegnò gli Amorrei in mano agli Israeliti, Giosuè parlò al Signore e disse alla presenza d’Israele: «Férmati, sole, su Gàbaon, luna, sulla valle di Àialon». Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto? Stette fermo il sole nel mezzo del cielo, non corse al tramonto un giorno intero. Né prima né poi vi fu giorno come quello, in cui il Signore ascoltò la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele. Giosuè e tutto Israele ritornarono verso l’accampamento di Gàlgala. (Gs 10, 6-15)

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Rm 8, 31-39)


Fonte:  Colin Humphreys, Graeme Waddington, “Solar eclipse of 1207 BC helps to date pharaohs”, Astronomy & Geophysics, Volume 58, Issue 5, October 2017, Pages 5.39–5.42, https://doi.org/10.1093/astrogeo/atx178

Fonte immagine:  JW.org

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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