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Giulian, da domani, anche lei entra in quarantena”. Ho faticato a trattenere una risata isterica, quando il mio Dirigente mi ha dato questa notizia. Dentro di me ho subito pensato “Non ci credo. La vita è davvero bastarda e si prende gioco di me. Manca solo un giorno!”. Ero riuscita ad evitare l’isolamento fiduciario, zigzagando a destra e a sinistra tra le classi che, a scuola, ci stavano finendo una a una.  É stato come se qualcuno mi facesse lo sgambetto da dietro, il modo più meschino che ci sia per fermare una persona in corsa, diretta verso la porta avversaria per fare goal. Senza rendertene conto, in un attimo sei sdraiato a terra, cadendo in un modo rovinoso e decisamente poco aggraziato. Non mi vergogno a scrivere che la rabbia e la frustrazione, rientrando a casa, sono state mie compagne. Non ero arrabbiata per l’isolamento, ma per il fatto che mi aveva “regalato” il secondo compleanno completamente da sola, chiusa in casa. Mi ha assalita tanta tristezza e un profondo senso di ingiustizia. Bastava che aspettasse un giorno, almeno avrei festeggiato.

E, invece, l’amore se ne frega di tutto: della quarantena, dell’isolamento, dei limiti della zona rossa. Ho sperimentato sulla mia pelle, da donna sempre così profondamente incredula e difficile da convertire alla gratuità, che il Bene conosce strade impensate. Quando l’amore arriva, lo fa in un modo che ti travolge, è abbondante. Non ho mai ricevuto così tanti mazzi di fiori (e tutti diversi!) come durante il mio secondo compleanno totalmente isolata. Ero già pronta ad affrontare una giornata intrisa di malinconia. Lo scorso anno lo ricordo come un grande giorno buio. Invece sono state 24 ore non-stop di messaggi, telefonate, sorprese, corrieri che suonavano, gente appostata sotto al mio terrazzo solo per salutarmi, cacce al tesoro a distanza. É stato come essere stata travolta da un’onda di Bene totalmente fuori programma, che ognuno lo ha espresso a proprio modo.

È da giorni che ci ripenso e rigusto tutta quella bellezza, e ancora ho il cuore che non se ne capacita. É stato come fare esperienza diretta e tangibile di cosa significhi sentirsi amati in modo unico, personale. Ciascuno di loro aveva proprio pensato a me e ha cercato e trovato un modo per farmi sentire tutto quel bene. È proprio vero: l’Amore rende ingegnosi e creativi. É quel bene che tu non chiedi e, proprio per questo, ha un sapore ancora più buono. Dio mi sta lasciando senza parole da giorni. Mi viene solo voglia di ringraziare e di restituire per aver ricevuto gratuitamente così tanto. La sera, a letto, prima di chiudere gli occhi, sorridendo ho pensato: “Allora, è così che ci si sente quando ci si sente voluti bene in modo totalmente gratuito? È così che ci si sente amati da Dio?”. Auguro a tutti noi un Amore così e di diventare, a nostra volta, strumenti creativi per molti altri.


Fonte immagine: cdnuploads

Laura Giulian
L'autore: Laura Giulian

Classe ‘85, un’ottima annata! Professoressa precaria per sogno nel cassetto, passione, vocazione. Affascinata dal mondo dell’educazione e dai suoi protagonisti.
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