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52 Fortezza e Incostanza

In autunno ho sempre amato, sin da piccolo, contemplare le foglie mentre cadono dall'albero: mi ha sempre colpito la costanza dei loro preparativi per una avventura che dura pochissimi secondi. Per un volo di pochi attimi, mesi-mesi di preparativi. Che avesse ragione il poeta tedesco Goethe: «Come raggiungere un traguardo? - si faceva la domanda. Dandosi anche la risposta - Senza fretta ma senza sosta» L'incostanza, dunque, è come scrivere una lettera a sé stessi: “Carissimo me insoddisfatto, timoroso, indeciso, sconveniente, preoccupato, incostante, anacronistico, conflittuale, inadeguato, intempestivo: che ne diresti di prenderci una tregua?” Non per nulla Giotto l'ha annoverata tra i suoi viziacci: l'incostanza, tutt'oggi, sembra essere la cosa più costante che esista quaggiù in terra. Tant'è che, potessimo confessare al mondo chi noi siamo, come viviamo, verrebbe da dire che viviamo tra alti e bassi, incostante ascesa. Ammiriamo chi s'avventura a scalare gli Ottomila ghiacciati, chi sfida la corrente per solcare gli oceani, chi si addentra in qualcosa che è ai limiti del possibile. Li ammiriamo, diciamo che son eroici, qualcuno lo prendiamo pure come modello. Poi, quando tentiamo di emularlo, scopriamo quanto costa vivere così: allenamenti, sacrifici, la tenacia, la fermezza. La costanza, per l'appunto. L'opposto dell'incostanza.
La scusante è (sempre) dietro l'angolo: “Vabbè, ma lui è nato con il talento per fare queste cose”. Il che, badate bene, è come dire che basta avere talento per riuscire: chi l'ammette, ammette di non aver mai conosciuto il prezzo di una vittoria, di una conquista, di un brevetto. Il talento non basta affatto: c'è anche gente che, per troppo talento, s'è addormentata sul suo talento. Di contro ci son persone nate senza quel talento che sono arrivate oltre chi ne aveva a bizzeffe: sudando, grattando, alzandosi dal divano. “Riassumi la tua vita in una parola” è stato chiesto ad un ragazzo durante un test attitudinale. “Divano!”, è stata la sua risposta, condita da un bel sorriso. Al che, l'esaminatore gli ha fatto trovare una scialuppa di salvataggio: “In due parole, allora!” gli ha rilanciato. La sua risposta è stata all'altezza delle sue aspettative: “Divano/letto”. Immagino sia una cintura nera nelle arti parziali, piuttosto che in quelle marziali! D'altronde, a guardare la vita dalla finestra, pare che pigrizia sia il nome elegante dell'incostanza, “bella” abitudine di riposarsi ancora prima di essere stanchi. Fossimo cani, invece che correre dietro alle macchine, staremmo sul muretto a prendere le targhe.
Nel frattempo, però, qualcuno s'alza, alza il ritmo. L'unica garanzia per non riuscirci, è smettere di provarci: “La fortezza d'animo – spiegò un bravo prete di paese – è quel lavoro duro che fai dopo che ti sei stancato del duro lavoro che hai fatto”. D'altronde se l'attenzione è colei che fa selezione, è la costanza che fa la differenza. “Non è come, ma quanto!” continuava quel bravo pretaccio (che non aveva addosso, però, la talare. Nemmeno il colletto). Perseverare, dunque, è allenamento alla fortezza. Anche in fatto amore, come dappertutto: «Non ama veramente chi non ama costantemente» scriveva Aristotele. E' l'ammonimento delle foglie d'autunno. Non importa quanto breve sarà il volo, l'importante è che la brevità del volo non diventi scusante per essere incostanti: “A che pro faticare per un volo di pochi secondi?” Pochi secondi, però, riempiti di fortezza, valgono infinitamente di più di una foglia che, per non correre il rischio di cadere a terra, non accetta nemmeno d'ingiallirsi, di crescere, di farsi tappeto da dispiegare sul prato e farci rotolare poi i bambini. Foglie, oppure leoni e gazzelle: il leone, alla mattina, si alza per mangiare la gazzella. La gazzella, al mattino, si alza per non farsi mangiare dal leone. Entrambi, però, sia il leone che la gazzella appena la luce spunta si alzano per andare a correre. Il fatto è che il lavoro duro paga nel lungo periodo; la pigrizia, invece, paga sempre subito. Maledettamente subito.

leonegazzella

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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