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La liturgia delle Ore e le orazioni dell’Epifania attestano come, in precedenza, in questa solennità si conglobassero diverse manifestazioni (epifanie) del Signore: non solo quella del fanciullo Gesù innanzi ai Magi e ad Erode, ma anche l’episodio del Battesimo lungo le acque del Giordano, il primo miracolo avvenuto a Cana di Galilea e, infine, anche la moltiplicazione dei pani (sono queste le letture che ci aspettano, nelle prossime domeniche).
In tutti e tre gli eventi, pur distinti e distanti (nello spazio come nel tempo), possiamo tuttavia registrare una caratteristica in comune, una costante che si ripete.
È Dio che ci anticipa e ci precede. Come la stella che aspetta i magi, sulla casa dove c’è il bambino.
Come Cristo, che si mette in fila come se fosse un peccatore, che si fa peccato, pur essendone immune, affinché noi possiamo imparare ad affidarci a Lui, nella lotta contro il Male, consapevoli di non essere più soli ed indifesi, ma anticipati dalla larghezza di una Redenzione che va al di là dei nostri meriti, oltrepassandoli ampiamente. Lo stesso potremmo dire anche per gli ultimi due episodi.
Dio non aspetta che noi ci rendiamo conto di essere fragili e bisognosi di aiuto. Si alza Lui, ci viene Lui incontro, per darci una mano a sconfiggere il nostro maledetto orgoglio, perché, solo così, potremo guadagnarci la vera libertà. Quella dei figli di Dio.
Una libertà che va oltre le norme o i divieti, che oltrepassa quella che era l’Antica Alleanza, intrapresa con il popolo d’Israele e apre nuovi orizzonti e traguardi, in precedenza, insperati ed insperabili.

A questo si riferisce l’Apostolo, nell’Epistola, con cui si rivolge agli Efesini:

«Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini» (Ef 2, 14-16).

Un Corpo, come un ponte: a saldare anime, a salvare uomini. Vicini e lontani, pagani e prediletti nell’Antica Legge, istituita in Abramo. Un Corpo ad abbattere il muro che divideva uomini ed idee.

La Croce: scandalo e follia, imprescindibile strumento per la nostra salvezza, incomprensibile disegno di Dio per redimere l’uomo. Un Figlio Giusto e Santo, sacrificato per salvare uomini corrotti ed insipienti.
Non c’è niente di giusto, probabilmente, secondo la logica umana. Ma è proprio della logica divina scardinare la nostra, in nome di quella stoltezza che è la follia di un amore s-misurato, incapace di trovare argini di contenimento.

«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1, 11)

Così si conclude il brano evangelico. Ed è forse questo il monito più prezioso da trattenere ed interiorizzare. Perché, se è vero che si tratta di un compiacimento del Padre, espresso sul Figlio di Dio, per tramite dello Spirito Santo, tenendo conto che Cristo ha dato la propria vita per ciascuno di noi, non possiamo dimenticare che siamo tenuti a considerarlo detto, personalmente, a ciascuno di noi.
Perché, in Cristo, tramite il Battesimo, anche noi siamo diventati figli di Dio, invitati ad entrare nel vortice dell’amore trinitario, perché – solo lì – la Comunione potrà essere piena e perfetta.
Riflettere su questo può rivelarsi di vitale importanza, perché – troppo spesso – lasciamo che siano altri (la televisione, gli amici, anche fossero la nostra famiglia o i nostri genitori) a stabilire chi siamo. Accettiamo che sia lo sguardo degli altri su di noi a definirci e fatichiamo a metterci sotto lo sguardo di un Dio che vuole farci percepire il suo amore, perché sa che – amandoci come figli – potremo corrispondere al Suo progetto sulla nostra vita.

 

Rif: Letture festive ambrosiane, nella solennità del Battesimo di Gesù (Is 55, 4 - 7; Ef 2, 13 - 22; Mc 1, 7 - 11)


Fonte immagine: Fotocommunity

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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