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Alex Zanardi dopo aver vinto il suo secondo oro alle Olimpiadi di Rio 2016 nella staffetta di handbike, insieme a Vittorio Podestà e Luca Mazzone, 16 settembre 2016(AP Photo/Mauro Pimentel)

La vita di Alex, «Però, Zanardi da Castelmaggiore...» come direbbe lui, è racchiusa in una tazzina di caffè: «Puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaio. A stare fermi non succede niente». Ragione per cui il muro di Berlino non è mai caduto: fosse dipeso da quell'ammasso di cemento, starebbe ancora lì a tenere divisi fratelli, prospettive. Il 9 novembre 1989, invece, è accaduto l'opposto: il muro di Berlino l'hanno fatto cadere. A colpi di sogni, con la forza della volontà, usando come un caterpillar il cuore. Un evento accade se c'è qualcuno disposto a farlo accadere, costi quel che costi: «Si può fare molto più che stare a schiacciare un telecomando, c'è una vita da vivere» disse un giorno Alex ad una platea giovane.
E' una professione di fede, un credo.
Berlino è una delle sue città: da quell'ospedale rinacque la seconda volta nel 2001. Da quel giorno è cittadino-onorario di mezzo mondo. Sul circuito del Lausitzring si frantumò, negli stessi giorni in cui crollarono le torri gemelle: a loro rimase il rimpianto di essere state un giorno in piedi, ad Alex venne una voglia folle di rimettersi in piedi. Detto, fatto: d'allora assomiglia molto di più alla torre di Pisa, storta, che a quelle perpendicolarmente perfette che a New York non esistono più. Fu così che, senza volerlo, tenne al mondo la prima lezione sulla bellezza: lo splendore della torre di Pisa è che è storta, ma non cade. Fosse dritta sarebbe una delle tante torri al mondo: storta e in piedi, a sorreggere i visitatori, è un capolavoro che la rende inimitabile. “La vita è dura!” sostiene qualcuno quando al mattino si sente un condannato alla vita. Dura paragonata a che cosa: con le gambe, le braccia e un corpo fisicamente abile, cosa manca per la felicità? Nulla, a sentire Alex, uomo-antidoto al lamento, alla pigrizia. “Cos'altro aggiungere di lui che non sia già detto?” dirà qualcuno. Anche questa è pigrizia. Reinventiamo di continuo grammatiche per il lamento, dovremmo la stessa cosa alla volontà: reinventarci aggettivi  per dirla, amarla. Alex è questo, nulla di più. Stanchi degli eroi di cartapesta, lasciamogli l'unica sua identità: d'essere un uomo che morde la vita, aiutandola ad accadere. Accadere è verbo che implica il cadere: anche lo zucchero cade per addolcire il caffè.
Quando nulla cade, nulla accade: è la vita.
Zanardi è non-solo-sport: ha una visione, indica una direzione, ha il curriculum della vita addosso. Allenandosi ogni giorno ricerca la versione migliore di sè. “Balconare la vita” - è di Papa Francesco – non è pane per i suoi denti: sarà per questa voglia di assomigliargli che l'Italia, stavolta, è un'unica tifoseria: il cucchiaino, anche stavolta, deve girare veloce.
Per imparare, quando la vita colpisce, a resistere. Per ritentare nuovi sorpassi all'ozio.

(da Famiglia Cristiana, 27/2020)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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