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papa viadelcorso
L'uomo vestito di bianco che cammina sul marciapiede della città, a bordo strada, è solo: tutt'intorno regna il silenzio, il deserto, lo spavento, quasi lo sconforto. Somiglia, quell'uomo, a Cristoforo, il fraticello del Manzoni, narratore di una pestilenza pure lui: «Il padre Cristoforo - siamo nel capitolo VII de I Promessi Sposi - arrivava nell'attitudine d'un buon capitano che, perduta, senza sua colpa, una battaglia importante, afflito ma non scoraggito, sopra pensiero ma non sbalordito, di corsa e non in fuga, si porta dove il bisogno lo chiede, a premunire i luoghi minacciati, a raccoglier le truppe, a dar nuovi ordini». Del numero delle battaglie perse, il Papa ha memoria ancora più ferrea di chi le vorrebbe enumerare tutte, nei minimi particolari: l'importante, però, non è la singola battaglia ma la guerra finale. E' quella che si dovrà vincere. Nella stagione della crisi, che è perpetua, in Italia l'informazione avvisa spesso che “Il premier tal-dei-tali (i nomi cambiano molto velocemente, ndr) è salito al Quirinale per informare il Presidente della Repubblica”. Quanto valgano queste consultazioni politiche, sarà la storia a dircelo: nel frattempo non ci resta che enumerarle. Anche l'uomo vestito di bianco, Papa Francesco, ieri è andato a riferire al suo Dio: “Le consultazioni sono segrete, com'è giusto che sia” è la versione migliore di quanto si sono detti. E' andato da Lui perchè il clima, in paese, è quello dipinto da Geremia-profeta: «Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare» (Ger 14,7). In tempi d'incertezza, dunque, il da farsi il Papa lo sa: uscir di casa per andarsi a consultare con Lui. Parlargli, ascoltarlo: uscirne più aggraziati.
Nella Chiesa di san Marcellino al Corso, pieno centro di Roma, staziona un crocifisso. Nel 1519, un incendio distrusse quella chiesa: l'indomani, appena giunti sul luogo, trovarono solo cenere: tutto si ridusse a cenere. Si salvò solo la Croce. Cosicchè – quando nel 1522 una pestilenza colpì Roma – la gente ebbe buona memoria; lo portarono in processione fino alla basilica di san Pietro. Ciò che accadde – per fortuna erano secoli bui, ndr – fu che le autorità cercarono di bloccare il corteo, ma non vi riuscirono. La peste cessò. Era da solo anche ieri il Papa: solo, a consultarsi con Lui. Gli arnesi usati, probabilmente, saranno stati quelli consunti, di sempre: la supplica, l'intercessione, la fiducia. Non filastrocche, ma cannonate al Cielo: «O Gesù, che per il tuo ardente amore verso di noi hai voluto essere crocifisso, versare il tuo Sangue per redimere e salvare le anime nostre – recita la supplica al Crocifisso - , guarda me qui prostrato ai tuoi piedi fiducioso della tua misericordia. Per i tuoi dolori e per i meriti della tua santa Croce e morte, degnati concedermi la grazia che ardentemente ti chiedo. Tu, Madre mia, Maria Addolorata, ascolta la mia supplica, intercedi per me presso il tuo divin Figlio, e pregalo perché mi conceda i favori, le grazie che gli domando. (Amen)».
Pietro, il primo nome di ogni Papa, porta la forza del simbolismo cucita addosso: «Dio è il simbolo dei simboli» scrisse Carl Gustav Jung. Le sue gesta, in mezzo ad un frastuono disordinato di voci (anche nella chiesa), sono l'unica voce capace di interloquire. Di parlare al cuore dell'uomo che, a dar retta alle epigrafi serali della Protezione Civile, è ridotto ad essere paziente-1, defunto-2, tampone-3. E' diventato la curva di un grafico, corpo esangue, bara da riempire. «Abbiamo peccato contro di te - segue Geremia - Ma per il tuo nome non abbandonarci, non render spregevole il trono della tua gloria. Ricordati! Non rompere la tua alleanza con noi» (Ger 14,20-21). Papa Pio XII, sotto i bombardamenti, uscì per le strade di Roma a consolare il popolo, spezzando i protocolli, (so)spinto dall'Amore: era il 19 luglio 1943. Rientrò con la veste sporca di sangue, annotò qualcuno. La sua presenza, però, bastò per consolare il popolo-in-guerra: benedire la pena, maledire la Morte. Ieri, in piena emergenza, il Papa, è salito al Crocifisso per fare il punto della situazione, percorrendo le vie della città a mò di pellegrinaggio. Da Capitano, a nome del popolo. Per chiedere Grazia, intercedere, confidarsi. E' il tutto-possibile di Pietro: «Premunire i luoghi minacciati, raccoglier le truppe, dar nuovi ordini». In quella foto, molto più di un comunicato stampa, c'è il kit per la sopravvivenza: c'è il Crocifisso, c'è Maria, c'è Pietro.
C'è il destino finale del mondo.

crocifisso

(foto in altro tratta da www.adnkronos.it, quella in basso da www.vaticannews.va)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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