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È inevitabile. Non può passare inosservata la condizione particolare in cui ci troviamo ad iniziare questa Quaresima. Probabilmente, nessun parroco, al momento di pensare come organizzare la Quaresima per la sua comunità, avrebbe mai pensato di dover affrontare un’ordinanza regionale che impone di sciogliere ogni assembramento di persone, perché possibile veicolo di contagio di un virus che viene da lontano e che – forse, così, ci eravamo illusi – non avrebbe toccato le nostre vite. In questo mondo globalizzato, persino le malattie fanno chilometri, in poco tempo, ed è impensabile pensare di essere esenti. La tecnologia ci ha resi vicini, nel bene come nel male.
Ora, l’occasione ci porta ad essere responsabili gli uni per gli altri. Perché, per tanti, forse, questa situazione non sarà medicalmente rilevante. Eppure, il richiamo è a pensarci parte di un’unica comunità, per cui le membra più dolenti sono quelle da riguardare di più, non come un peso, bensì come un’opportunità.
Qualcuno si è sentito sopraffatto, qualcuno sta vivendo questo forzato digiuno eucaristico come un disagio, altri si sentono presi in giro. “Tutto è lecito, ma non tutto giova”. Cerchiamo, piuttosto, di far giocare a nostro vantaggio anche questa situazione. Innanzitutto, è bello che a qualcuno sia scappato di dire: «Mi manca l’Eucaristia». Quante volte l’abbiamo lasciato solo, nonostante fossimo invitati a stare con Lui, per l’Adorazione? Quante volte abbiamo lasciato che i nostri impegni, la famiglia, le cene, gli amici, un concerto, una partita, potessero prendere il posto dell’Eucaristia domenicale? Del resto, come dice una canzone, la lontananza è come il vento, che fa dimenticare chi non s’ama… se la lontananza, al contrario, ci provoca nostalgia e desiderio, questo significa che, nonostante la nostra umana fragilità che ci impedisce di amare Dio come vorremmo, il desiderio non manca e, al di là delle nostre imperfezioni, Gli vogliamo bene e vorremmo imparare dal Suo esempio a prenderci cura gli uni degli altri. Non dimentichiamo, del resto come, al contrario degli altri evangelisti, San Giovanni decide, dell’Ultima Cena, di soffermarsi, nel suo Vangelo, sull’episodio della lavanda dei Piedi (Gv 13). Se i sinottici, ci spiegano cosa sia il memoriale che ci porta al cospetto di Dio, il discepolo amato ci ricorda con quale stile avvicinarci, che è quello del servizio.
Comprendo ogni reazione a quelle care abitudini che, come le quattro del pomeriggio del Piccolo Principe, danno forma alle nostre giornate. Proviamo, però, a fare nostro lo sguardo di Giovanni: il fastidio, la difficoltà, lo sconvolgimento delle abitudini, la rinuncia all’Eucaristia condivisa con la comunità possa alimentare il desiderio di vivere con più intensità e meno superficialità questo momento, ricordando a chi, in modo temporaneo oppure permanente è costretto a rinunciarvi, non senza dispiacere, per motivi di salute oppure per garantire assistenza a qualche familiare. Ogni situazione può essere occasione per diventare migliore ed affinare la nostra sensibilità, nei confronti dei piccoli, che sono accanto a noi.
Rivolgendomi, in particolare, ai miei confratelli di rito ambrosiano, per noi, tutti i venerdì di Quaresima sono, da sempre, aneucaristici: una peculiarità che mi lasciò interdetta quando, tempo fa, durante un viaggio in Francia, mi accorsi che, un venerdì di Quaresima, qualcuno, in una chiesa stava celebrando davvero una Messa! Qual è il significato di quest’assenza, se non una più forte presenza? Se l’amore s’accende solo in presenza, il rischio è che manchi il desiderio, sepolto dall’abitudine, fino a sfiorare il banale e lo scontato. Abbiamo sempre avuto, quotidianamente, l’Eucaristia a disposizione. Ma: abbiamo saputo apprezzarla? Alle volte, solo perdendo qualcosa di prezioso, riusciamo ad apprezzarlo davvero.
Questa prima Domenica di Quaresima sarà diversa per molti. Diversa, però, non significa peggiore. Lasciamoci catturare dallo sguardo di Giovanni, capace di non perdere di vista il centro, ma, anche, di interrogarsi su come arrivarvi. «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» ci esorta San Paolo, nella sua lettera. Il cristiano vive, con Cristo, incarnato nella storia: è chiamato ad uno sguardo di fede sul presente, che sappia guardare, però, oltre il contingente, scorgendo segni di misericordia sul nostro cammino.

«Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane» (Mt 4,2). Gesù è nel deserto, prima di cominciare la predicazione. Sa cosa lo aspetta. Come ogni preparatore, sa che bisogna preparare il corpo, con lo spirito. Perché sia un tutt’uno, perché si integrino tra loro. Perché non si può mai andare a due velocità. Siamo anime incarnate e corpi animati. Di fronte agli appuntamenti importanti, la preparazione è bene che sia totale. Il Tentatore vorrebbe far uscire Cristo dalla difficoltà, in modo comodo, facile, indolore, secondo le possibilità di cui dispone. Ma come potrebbe Cristo portare la salvezza, se rinuncia al proprio immergersi nell’umanità? Solo affiancandosi ad un’umanità che anela a Dio, ma cerca il pane ogni giorno, potrà indicare la salvezza in sguardo verso il Cielo, che non dimentica, però, chi ci vive accanto.

“Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra” (Mt 4,6): questa è un po’ un’illusione diffusa. Anche se non siamo Dio, alle volte, quasi ci illudiamo, di essere portati in palmo di mano da Lui, di essere un grande esempio per gli altri; sembra, quasi, che siamo noi a dover rimettere i debiti a Dio e non viceversa. Per cui, è logico, che, con il nostro integerrimo impegno ecclesiale, ci valutiamo ai primi posti della classifica delle simpatie celesti, per cui ci riteniamo immuni dalle avversità. Dio ce lo deve, perché, in fondo, non si può lamentare: siamo brave persone. Come se bastasse esserlo, per poter ricambiare ad un amore totale e gratuito, dalla notte dei tempi!

Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano (Mt 4, 11)

Il finale del brano evangelico è, infine, il più fulgido dei contrappassi. Dopo aver rifiutato di adorare il Diavolo e di usare a proprio vantaggio il proprio essere Figlio di Dio, Cristo è servito dagli angeli, che non aveva invocato né cercato. Una volta libero, può ricevere oltre il proprio desiderio, perché era disposto a perdere ogni cosa, pur di aderire alla volontà di Dio. È il tacito invito a confidare in un Padre che conosce i desideri più profondi del cuore (quand’anche questi rimangono inespressi e quand’anche ad essi non seguono azioni coerenti per mancanza di volontà e per fragilità) e che si appresta a soddisfarli, con generosità abbondante e premurosa. Perché «come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono» (Sal 102).

 

Rif: letture festive ambrosiane, nella I Domenica di Quaresima (Anno A)


Per tutti gli amici diocesani: l’elenco delle Messe in diretta e in streaming, per la I domenica di Quaresima.


 Fonte immagine: Pinterest

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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Commenti   

PaoloGiuseppe
#1 RE: Pane e pietre: nostalgia e desiderio PaoloGiuseppe 2020-03-03 17:39
Una preghiera della Messa di domenica prima di quaresima rito ambrosiano fa capire che c'è un contagio pericoloso anche se meno visibile e rilevato del coronavirus,
Assisti, o Dio di misericordia, la tua Chiesa,
che entra in questo tempo di penitenza con
animo docile e pronto, perché, liberandosi
dall’antico contagio del male, possa giungere
in novità di vita alla gioia della Pasqua. Per
Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e
nostro Dio,
.....
ANCHE IL MALE CONTAGIA E CONTAGIA L'ANIMA.... TENIAMOCI LONTANI CON PRECAUZIONI SPIRTUALI COME FACCIAMO COM

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