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Betlemme di Efrata. Nella Bibbia ricorre 44 volte (contro le 780 di Gerusalemme). Eppure, Betlemme è ricca di storia. Nei pressi di Betlemme, dopo aver dato alla luce Beniamino, morì Rachele, moglie di Giacobbe.
In seguito, Betlemme sarà la meta del viaggio di Rut, in compagnia della suocera Noemi, protagoniste, nel libro di Rut, di una bella storia di amicizia al femminile: quando Noemi perde il marito ed i figli, decide di fare ritorno a casa e Rut, una delle due nuore la accompagna. Nei pressi di Betlemme, Rut spigola nel campo di Booz, parente di Noemi: sarà l’inizio della storia d’amore che darà origine alla dinastia di Davide, tramite Obed, padre di Iesse e quindi nonno di Davide (1000 a.C.), il futuro re d’Israele.
Secondo la genealogia paterna, Gesù discende dalla famiglia di Davide. È per questo che, nonostante Giuseppe non sia ricco, poteva vantare ugualmente delle origini prestigiose.
Betlemme, a tempi in cui nasce Gesù, è poco più di una borgata. Una manciata di case, abbarbicate sulla collina, addossate alla roccia, a prendersi, con la forza, qualche metro in più che possa essere edificabile (o adibito a cantina o bottega): pastori, contadini, qualche artigiano. Vita aspra, di gente semplice, lontana dai gangli della storia che conta e dai suoi intrighi.
La prima lettura si presenta composita: al primo verso, che prefigura l’importanza di Betlemme (Michea 5, 1), segue un breve brano, tratto da Malachia (3,1 - 7). Il primo rappresenta il secondo profeta scrittore del Regno di Giuda ed è contemporaneo ad Isaia (seconda metà del sec. VIII a.C.): un periodo di difficoltà economica, ma soprattutto di ingiustizia sociale.
Il secondo, invece, vive dopo la ricostruzione del secondo tempio, con un popolo tornato da Babilonia alcune decine di anni prima. Dal suo brano, percepiamo l’insoddisfazione di constatare come la ricostituzione della società nella Giudea, ed, in particolare, a Gerusalemme, non abbia – tuttavia – portato lo splendore e la giustizia sognati.

Le parole di Malachia richiamano il monito, forte e tenace, del Battista, che troviamo nel brano evangelico, tratto da Giovanni, ed invita alla conversione, in virtù di un’attesa messianica che, da questione di popolo, si fa scelta personale, che va a toccare le corde di ciascuno ed invita ad un cambiamento personale e personalizzato: come far entrare Dio nella mia vita, come favorire la sua presenza, nella mia quotidianità? Ognuno di noi potrà trovare il proprio modo, magari a partire da piccoli accorgimenti che dicono, però, di una disponibilità del cuore. Giovanni Battista precede l’avvento del Cristo; eppure, è pienamente consapevole del proprio ruolo di subalterno, da cui non cerca – in alcun modo – di smarcarsi: anzi, pare proprio sottolineare, in ogni occasione, la sostanziale differenza tra sé ed il cugino, quasi preoccupato che possa avvenire qualche spiacevole fraintendimento. Perché il Battista è uomo d’indubbio carisma, dalle posizioni forti: uno che attira oppure respinge, senza lasciare alcuno spazio alle mezze misure.

 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato (Gv 1, 15 -18)

Gesù è molto più di un profeta. È la pienezza della Rivelazione di Dio, nel Suo farsi incontro all’uomo. Mostra il volto di quel Dio nascosto e lontano, che Mosè avrebbe voluto vedere in faccia (ma non poté), a cui il re Davide avrebbe voluto costruire un tempio (ma non gli fu concesso). Il Dio intangibile e sfuggente, che nessuno ha mai visto, decide invece di prendere corpo nel grembo di una fanciulla, di Nazareth. Dio come il Padre, prende forma di bimbo, trova posto tra le braccia della Madre, come potremo vedere nei presepi che adornano le contrade dei nostri borghi. L’ineffabile diventa comprensibile. L’intoccabile diventa palpabile. L’Onnipotente diventa Bisognoso, come un neonato.

Eccola, la Rivoluzione del Natale. La Parola si è fatta carne.

Ma noi sappiamo diventare, noi stessi, parola incarnata, che parla al mondo della gratuità dell’amore di un Dio che ci ama così tanto da diventare come noi?

 

Rif: letture festive ambrosiane, nella V Domenica di Avvento (Michea 5,1. Malachia 3,1-5a. 6-7b; Salmo 145(146); Galati 3,23-28; Gv 1,6-8.15-18)


Fonti:
Lesław Daniel Chrupcała, Betlemme tra cielo e terra, Ed. Terra Santa, 2018)
Parole nuove, don Raffaello Ciccone 

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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