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«Tu es sacerdos in aeternum, secundum ordinem Melchisedech»: queste parole risuonano, inevitabilmente, nella mente, richiamando il mistero che avvolge il sacerdozio ministeriale. Riporta alla luce una scelta che è – al contempo – chiamata e risposta. È la consapevolezza che Dio non sceglie mai i più adatti, ma – piuttosto – rende adatti quelli che sceglie.
Più ancora che essere un alter-Christus, il sacerdote rinnova la scelta di Maria, perché ogni volta che sale all’altare, genera, nuovamente, per tutti noi, Cristo, così come Maria lo ha generato – una volta sola – con quel suo Sì che ha fatto fremere tutta la creazione ed ha sconvolto le sorti dell’intera umanità. Come disse S. Francesco: «Se incontrassi simultaneamente un Angelo e un Sacerdote, saluterei prima il Sacerdote, perché egli è un altro Cristo. Sei un essere divino! Sull’altare fai nascere Gesù, come nacque a Betlemme, dal grembo di Maria; tu, sacerdote, non una sola volta lo fai nascere, ma tutte le volte che lo chiami».
Ogni sacerdote, prima e innanzi a qualunque altra cosa, è chiamato ad essere uomo eucaristico. Scopriamo e ri-scopriamo quanto il sacramento del sacerdozio sia così importante nella vita della Chiesa proprio nel suo legame con l’Eucaristia.

Gli educatori, nella Chiesa ed anche nella società, sono importanti, perfino importantissimi; ma non sono fondamentali.
I teologi ci aprono alla comprensione del Mistero, dunque non possono non essere importanti; ma non sono fondamentali.
I comunicatori sanno infiammare i nostri cuori ed aprire all’ascolto della parola di Dio, dunque sono senz’altro importanti; ma non sono fondamentali.
Gli esempi sanno trascinare verso mete sempre più ambiziose, quindi sono sicuramente molto importanti; eppure, neppure questi sono fondamentali.
Quello che è fondamentale ed imprescindibile, però, è la presenza di Cristo: ecco perché i sacerdoti, sì, sono fondamentali!
Nonostante tutto e tutti.

Certo, i sacerdoti sono "persone come noi". Eppure, è comprensibile perché sia tanto alta da essere - talvolta - opprimente l'aspettativa del mondo - laico e non - nei loro riguardi. Non sono altro che "portinai" che, però, ci dischiudono le porte del sacro. Su ogni altare del mondo, attraverso le parole da loro pronunciate, memoriale di quelle di Cristo, uno spiraglio di Cielo si affaccia sulla terra e quel Dio, fattosi carne, riprende corpo e sangue, in mezzo al Suo popolo. Ogni volta, ogni santa volta, il miracolo si ripete: Cristo è presente in mezzo a noi. Ad ogni Eucaristia, non abbiamo innanzi a noi un idolo da osannare, ma lo stesso Creatore che, come un bambino in braccio alla propria madre, giace, docile, tra le mani del sacerdote.
Chi accoglie il disegno di Dio su di sé e s’incammina verso il sacramento dell’ordine ministeriale non abbraccia solo un impiego: un sacerdote - cattolico! - non diventa (soltanto) "amministratore del sacro", ma sceglie di essere costante richiamo a Dio, nella frazione del Pane e nella remissione dei peccati, diventando, così – innanzitutto – uomo di Comunione.
La gratitudine verso il sacerdote (chiunque sia, simpatico o antipatico, bello o brutto, gentile o scorbutico, sensibile o grezzo, moralmente ineccepibile oppure sommerso d’indegnità morale) è immensa per un motivo semplicissimo e – al contempo – incommensurabile: dalle sue mani, riceviamo, ogni volta, al di là della sua dignità, Cristo. Il sacerdote rende presente Cristo: non per modo di dire, ma realmente. Ogni volta che il sacerdote consacra Pane e Vino eucaristici, Cristo si degna di farsi presente, in mezzo a noi. Egli conosce la povertà dei mezzi, conosce il fatto che nessun uomo sarà mai sufficientemente preparato per poter essere anello di congiunzione tra l’uomo e l’Altissimo. Eppure, ogni giorno, Cristo sceglie di dare fiducia a uomini oggettivamente indegni, affinché Egli possa essere presente, come fiamma nella notte e come nube di giorno, come fu per il Popolo d’Israele che attraversava il deserto. Così vuol esserlo per noi, nel cammino della nostra vita, offrendosi a ciascuno di noi, tramite le loro mani.
Senza dimenticare poi un altro sacramento, che è mansione specifica del presbitero ordinato e sua peculiare competenza: la vituperata Confessione, tramite la quale il perdono e la misericordia di dio trovano spazio nel nostro vivere. Ci è dato modo di sperimentare l’amore di un Padre generoso nel perdono, affinché noi possiamo imparare a crescere nell’amore e nella libertà. Troppo spesso considerata un sacramento inutile e “ripetitivo”, in realtà è il nostro salva-vita: come il medico può salvare il nostro corpo, dal sacerdote, attraverso cui si attualizza la Confessione, dipende la salvezza della nostra anima.
Ma c’è di più.

«Sono consacrato per consacrare la vita, la realtà, la quotidianità. È la cosa più grande. Essere prete è un modo di stare nella vita , un modo di esistere, e ci si trova la felicità».
(P. Facundo Beretta)

Nella sua quotidianità, il sacerdote è una persona-segno, che, persino nella vita tumultuosa d’un oratorio, con la sua semplice presenza, si fa richiamo al sacro. Ci ricorda che la vita di ciascuno ha un senso: che ognuno di noi è scelto per un disegno imperscrutabile ed insostituibile, di cui lui solo può essere protagonista. Lui solo e nessun altro.

 Ecco perché dobbiamo stare vicini ai nostri sacerdoti: siamo chiamati a voler loro bene, così come sono, con tutto il loro fardello di difetti, con gratitudine ed amore di verità. Non possiamo lasciarli soli. Perché, se è vero che il sacerdote è chiamato a santificare il popolo che gli è affidato, è anche vero che il popolo di Dio è chiamato - tramite il sacerdozio ordinario, conferito ad ogni battezzato - a sostenere e santificare il sacerdote, nel suo specifico ministero. Perché "molti sono i carismi, ma uno solo è lo Spirito" (1Cor 12, 4).

 

Quest’anno, sono quindici. Quindici anni di servizio fedele, creativo, ininterrotto, generoso.
L’augurio è che tu rimanga, sempre, un sacerdote di Cristo, capace di guardare con gratitudine al dono di Dio che si fa compagno di viaggio, nel nostro cammino!
Ad multos annos!

 

Fonte immagine: archivio Diana Saccardo

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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