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muraro
Da donna, Maria visse con Dio un'intimità senza precedenti. Nessuna prima di lei, nessuna dopo di lei potrà dire di aver frequentato Dio al pari di lei. Il poeta Giovanni Testori, nel suo Processo a Maria, la interroga così: «Ma tu, se puoi, se troppo non chiediamo cos'hai sentito dentro Te, lì, nel Tuo santo ventre, in quel momento». E' l'annunciazione che si tramuta in canto. Maria, di corsa, va per le colline di Galilea a casa di Elisabetta: «L'anima mia magnifica il Signore». Sono parole dette sottovoce, in punta di piedi: “Pensa te, Elisabetta: Dio si è invaghito della mia piccolezza. Ha perduto la testa per me!” Quasi non ci crede, Maria: troppa la gioia. Però non si monta la testa: anche se vincitrice, resta quel bellissimo candelabro ch'è sempre stata. A importare è la luce, il Bambino. Che, pare strano a dirsi, è anche il suo Dio. Il Magnificat, nella sua prima parte, sarà il tema della IX^ puntata del programma di TV2000 Ave Maria, in onda martedì 11 dicembre, 21.05, dal titolo: «L'anima mia magnifica il Signore». "Magnificare" è fare marcia-indietro rispetto a noi, dare la precedenza a Dio: “Mi ha guardata, si è accorto di me! Proprio Lui, il più bello tra i figli dell'uomo, Elisabetta”. A Maria fu fatto dono di concepire l'Infinito: se questo fu vanto, lasciò fosse Dio a trarne vantaggio. Un passo dietro i figli: è questo il destino della madri. Di Maria.
Un passo indietro, avendo sempre davanti il loro bene. E' la storia struggente di due mamme: Manuela Dviri, Mary Bittar (nella foto sotto). Una è israeliana, l'altra palestinese: annessi, connessi di due terre in perpetua villaneria reciproca. Loro due, invece che farsi guerra, tentano di organizzare la carità, in attesa della pace che verrà: «Chiudete gli occhi per un attimo e guardate il mondo non in orizzontale o in verticale, guardatelo per un attimo in trasversale». A parlare è Manuela Dviri, la mamma di Joni, ucciso durante la guerra di occupazione del Libano. Contro l'occupazione in Libano fonda Le quattro madri, un movimento che si batte per il ritiro delle truppe dal Libano: occupano gli incroci, manifestano, organizzano carovane. Nel 2000 Israele abbandona il Libano: «Doveva proprio morire? Lei è proprio sicuro che non c'era un'altra scelta?» scrive al presidente. Lei, invece, un'alternativa al farsi la guerra la trova incrociando una mamma palestinese, Mary Bittar: «Ho sempre insegnato ai miei figli il rispetto per ogni singolo uomo, a prescindere da chi sia» dice della sua famiglia. Ascoltandosi, creano alleanza: organizzano un fondo di emergenza per curare bambini palestinesi ammalati di diabete, di tumore, di cuore, delle malattie più varie: «Il che prova che i bambini sono identici ovunque. Sono gli adulti che li vogliono diversi». Nel 2003 nasce il sogno di Saving Children, che in questi anni ha salvato dodicimila bambini della Palestina, curandoli in Israele. Avevano profetizzato giusto: «I medici saranno medici israeliani. Vi dà fastidio l'idea? Pazienza: dobbiamo imparare ad aiutarci l'un con l'altro». E' così che si ricrea il futuro, non piangendo e commiserando.
Il futuro è nell'imprenditoria materna. Per quel saperci-stare che è tipico delle madri. Parola di Luisa Muraro (nella foto sopra), filosofa dal pensiero raffinato: «Avere studiato non aiuta, né aiuta l'essere buoni, bravi, come molti credono. Conta solo non essere all'altezza, saperlo e rimanerci lo stesso. Amare». Luisa è più pittrice che imbianchina, ragionare di sfumature è la sua specialità. Ascoltandola, percepisci che il suo è tutto un altro parlare, anche di Dio. Perchè Dio, quando è raccontato da una donna, ha tutto un altro sapore di quando, a parlarti di Lui, è l'uomo. Anche Maria, raccontata da una donna, appare meno scontata: «E se Maria – mi provoca con la sua verve -, quella volta a Nazareth, avesse detto no? Non possiamo saltare questa domanda: tutto si sarebbe fermato lì».
Invece no, ha detto sì. E' la salvezza: «Basterà esserci quando Dio passa, senza fare troppo ingombro». Esserci è verbo di presenza, è il verbo di Maria.

(da Maria con te, 8 dicembre 2018)


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don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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