5 1 1 1 1 1

moratti
E' cosa curiosa che gli uomini, quando si intestardiscono a volersi salvare da soli, somiglino a dei passeri dopo una sassaiola: storditi, rintronati. Han tentato di diventare grandi senza la Madre, rinnegando pure il Padre. Poi, però, quando il mondo crolla, ritornano a casa. Tornano a bussare alla Madre, che addolcisca Papà: «(Prega per noi peccatori) adesso e nell'ora della nostra morte». (Amen!) Nessun problema: al Figlio andrà bene tutto pur di raggiungerci, sopratutto se il livello di allerta è altissimo: il rantolo di chi è sul punto di crepare («Adesso»), oppure il grido di chi, già ora, supplica un'assistenza qualora la vita vada in malora, viva una brutta-ora: «Nell'ora della nostra morte». Adesso è un avverbio di velocità: "Di colpo, all'istante, subito". Nell'ora della nostra morte è avverbio di tempo futuro, assicurazione sulla vita: "Stammi vicino oggi, e poi quando starò per morire". L'uomo, in punto di morte, torna a chiamare la madre.
La preghiera-compagnia di Maria, adesso e sul punto di morire, sarà il tema dell'ottava puntata del programma di TV2000 Ave Maria, martedì 27 novembre, alle 21.05, dal titolo: «Adesso e nell'ora della nostra morte». Della morte non è mai facile parlare: “Meglio non parlarne, parlarne arreca angoscia” è la scusa di Satana. Noi, invece, ne parleremo con tre donne di coraggio. Con Talita Leite, sorella di Carolina Picchio (nella foto sotto). Parla Talita, prestando le parole a Carolina: lei, la mattanza imbecille dei social, l'ha indotta a suicidarsi. Nella città di Novara – snodo di commercio tra Torino e Milano, Genova e la Svizzera – anni fa viveva una bella ragazza di nome Carolina. “Viveva” è verbo coniugato all'indicativo, tempo imperfetto: un'azione passata, indica che oggi Carolina non c'è più. «Lei, Carolina – leggo in un giornale – che alla festa si sente male, che se ne va va in bagno, barcolla ubriaca. Loro la seguono, la circondano, la molestano e la filmano. Il video finisce in rete, pubblicato su Facebook, e dopo qualche tempo Carolina decide di farla finita: si lancia nel vuoto dal terzo piano della sua casa di Novara». E' il 5 gennaio 2013. Una morte, con due inchieste aperte.
La prima è a carico di sei ragazzi: all'epoca dei fatti avevano tredici, quindici anni. L'accusa è da capogiro: per cinque è violenza sessuale di gruppo, per un altro è anche diffusione di materiale pedopornografico. La seconda indagine, su Facebook, per il mancato controllo su video come quello che ritraeva Carolina: 2600 messaggi di insulti in meno di 24 ore, una macelleria mortale, un colosseo di leoni da tastiera. «Vivo per creare anticorpi, per una società migliore» dice il papà di Carolina. Le parole, per chi vuole ammazzare, fan più male delle botte.
Per chi, morto, vuol tornare a vivere, adesso è il tempo giusto per rimboccare le maniche. E' la storia di Sofia Cantisani, una delle giovinezze ricostruite nella comunità di San Patrignano, nella Rimini che s'affaccia sull'Adriatico. Lei: «Non pensavo più al futuro. Pensavo che di lì a pochi anni sarei morta così – mi dice – Non ero niente, non volevo niente. Non m'importava più di niente». A SanPa, come la ribattezza chi l'ha frequentata, incontra lo sguardo di una donna, Maria Letizia Moratti (nella foto sopra). Sofia vince il pregiudizio su quella donna d'imperi, di potere. Lei fiuta un'occasione di futuro per Sofia: «Forse la donna ha questo senso del futuro che le è dato» confessa MariaLetizia. Aveva ragione, ammette Sofia, una laurea in tasca e un sorriso trasbordante: «La vera Sofia era nascosta là sotto, dietro quella corazza che mi ero costruita negli anni». Ha vinto la vita. Ancora.
In prossimità della morte, Maria è certificato di garanzia del Cielo. Pregarla è rovinare la festa a Lucifero, l'autore della morte: «La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono» (Sap 2,24). Maria, invece, non morì: fu assunta in Cielo. Per questo la invidia, non la sopporta affatto: smaschera tutte le sue bugie. Nessun pipistrello ama la luce.

(da Maria con te, 1 dicembre 2018)

carolinapicchio

(foto da www.vanityfair.it)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
Leggi tutto...


Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"

N.B. - I commenti potrebbero tardare alcuni secondi prima di apparire.

Solo gli utenti registrati possono inserire commenti!