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L'annuncio dato a Maria pareva un insulto al buon senso: l'Eternità andrà a confinarsi nell'umano, l'immensità pianterà tenda nella piccolezza. Appena s'era sparsa la voce, era iniziato il festival delle risate: «Tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele» (Mic 5,1). Quando accadde, tanti appresero che il futuro non è di coloro che attendono che le cose accadano: è di coloro che le fanno accadere. A Betlemme il futuro è stato di Maria e Giuseppe: «Benedetto è il frutto del tuo seno». Parole dette-bene, benedette: ancora prima che nasca, Elisabetta s'accorge di ciò che sta prendendo forma nel grembo di Maria: «La gravidanza e la groppa di un cammello – dice un proverbio arabo - non possono essere nascoste». Un figlio che nasce è l'annuncio della più grande notizia: Dio non si è ancora stancato dell'umanità. Le usa misericordia rendendo gravidi i grembi delle donne, che sono chiese-madri. Il "figlio" è il tema della IV^ puntata del programma Ave Maria, in onda su TV2000 martedì 6 novembre alle 21.05: «Benedetto è il frutto del tuo seno». Storie di madri e di figlie. Nessuna nasce madre: lo diventa alla nascita del figlio. Qualcuna ne va fiera.
Altre tentano di cancellarne la traccia. È la storia di Luisa Velluti (nella foto sotto): andare alla ricerca della madre naturale è la sua missione. Risponderle sarà affare della madre. Quando e se vorrà. Per ora le uniche parole sono anonime, di risposta alla lettera della figlia: «Luisa, non ho accettato io di chiamarti così. Non ho nemmeno scelto di averti, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni, altro che madre naturale». Dietro, il dramma di una madre messa al muro dal cuore della figlia. «Ero una ragazza più giovane di quello che sei tu ora e tutto potevo sperare ma non certo la violenza che ho subito e di cui tu sei simbolo». Parole-materne che generano domande-di-figlia: "A questa signora non viene voglia di conoscermi?" è il pensiero che batte forte nel cuore di Luisa. «Ricordo ancora i suoi maledetti occhi azzurri, tu rispetta la mia privacy. Non sbandierare una storia melensa che non c'è». Punto, a capo. O quasi, per Luisa: "Mi dispiace se ha sofferto per una violenza – ragiona tra sé -, ma da quel rapporto è nato qualcosa di buono. Sono nata io". Una storia spettinata, la sua: quasi un'ironia per una che di professione fa la parrucchiera. O, magari, l'occasione più feconda per chiederci chi siamo, da dove arriviamo, verso dove andiamo: «Io vivo spettinata – scrive Mafalda, la protagonista di una fortunatissima serie di fumetti – perché tutte le cose veramente belle di questa vita, spettinano». Per Luisa, i lavori di ricerca sono ancora in corso. L'operazione di salvataggio s'annuncia ardita.
Non per questo maledetta, perché "nella vita può succedere che il peggio sia la cosa migliore che possa accadere". È la certezza di Carla Signoris, sposata Crozza (nella foto sopra): attrice, comica, doppiatrice. Mamma: "I figli sono soggetti, non oggetti", racconta parlando di Pietro e Giovanni, frutti del suo grembo. Di un matrimonio che dura dal 1992. Di una vita attraversata col talento dell'umorismo: "Il mondo è diventato così serio che l'umorismo è una professione pericolosa". Eppure, ad ascoltarla, viene da dar ragione a Marziale, poeta romano del I^ secolo: «Ridi e saprai di più su te stesso». Ridere di sé, per volare prendendosi alla leggera.
In una sorta di caverna nacque Iddio: occupò lo spazio di una culla ma era già certo di conquistare il mondo intero con la sua piccolezza. Ancor oggi, chi si reca pellegrino alla Grotta della Natività, vien preso da una sorta d'illogicità: che una creatura dipenda dal Creatore è cosa accettata. Che il Creatore, un giorno, decida di dipendere dalla creatura, è roba da perdere il sonno per intere nottate.
Ci sono tante cose che non capiamo. Non per questo sono cose sbagliate.

(da Maria con te, 3 novembre 2018)

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don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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