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Con la scuola da poco iniziata, riprendono tante, annose questioni: è davvero utile oppure è un mero “intruppamento”, che uccide la creatività? Se sento spiegare a lezione la teoria dell’evoluzione, devo forse rinunciare alla mia fede e a quanto si legge nella Genesi?
Un’utile prospettiva e un intramontabile punto di riferimento, non solo per gli intellettuali, ma anche per tutti gli studenti e studiosi, può rivelarsi la Fides et Ratio, di cui oggi celebriamo il ventesimo dalla sua pubblicazione.
Nonostante siano passati vent’anni, era, è e sarà perennemente attuale, per l’argomento centrale su cui essa s’impernia, vale a dire la Verità, tema che, da sempre, interessa ed accende il pensiero e l’indagine filosofica dell’uomo. dopo l’Aeterni Patris (1879) di Leone XIII, essa è la seconda enciclica espressamente filosofica ed esplicitamente ad essa rimanda, in vari luoghi.
Giovanni Paolo II, dopo una breve introduzione sul senso della ragione nella cultura odierna, esige con forza la necessarietà della biunivocità del rapporto tra fede e ragione, nella ricerca della Verità. Da un lato, infatti, Cristo ci mostra il volto del Padre in un modo che nessun’altra religione rivelata ha saputo fare, allargando gli orizzonti della ricerca; dall’altra, invece, una fede acritica, che non si ponga domande, che non sia - quindi - accompagnata costantemente, nel proprio cammino, dalla ragione, risulta povera e debole, di fronte a chi “domandi ragione della speranza che è in noi” (1Pt 3, 15). Pur estendendosi alla cultura tutta, invitandola ad un afflato, che, superando il pessimismo iper-razionalistico (che rischia di non aver fiducia nelle capacità stesse dell’essere umano in quanto tale di potersi approcciare alla conoscenza di Dio), accolga - e promuova - una ragione che sia aperta alla fede, tanto più, specificamente, quest’enciclica si indirizza alla teologia fondamentale, in particolare coi capitoli sesto e settimo.

Nella Fides et Ratio

«si ribadisce che Dio resta l'oggetto centrale di ogni riflessione filosofica (cfr. nn. 5, 15), non solo come possibilità od apertura atematica, ma come verità, causa e fondamento sulla cui realtà si può costruire la certezza del proprio agire e la sincerità del proprio sperare (cfr. n. 27). La capacità che la ragione ha di cogliere il significato e la portata della nozione di Dio non dissolve il mistero che questa nozione reca con sé, ma piuttosto lo indica come meritevole di essere cercato ed abbracciato con la fede (cfr. n. 13). La fede presuppone il linguaggio umano e quest'ultimo è adeguato ad esprimere la realtà divina e trascendente (cfr. n. 84). Un ruolo chiave lo riveste in proposito, come in altre tematiche suscitate dall'enciclica, l'utilizzo di una prospettiva metafisica, ove ciò che supera il sensibile non viene semplicemente indicato o ipotizzato, ma conosciuto»
(L’enciclica fides et Ratio: alcune riflessioni di teologia fondamentale, Tanzella - Nitti)

Il quarto capitolo (intitolato, significativamente, “il rapporto tra fede e ragione”) costituisce una vera e propria “carrellata riassuntiva” dello sforzo dell’uomo di interrogarsi su Dio, a partire dai filosofi pagani (greci in particolare), fino al considerevole contributo dell’ardente desiderio di conoscenza di S. Agostino e alla “novità perenne” del pensiero di S. Tommaso, che, con la sua razionale sistematicità, sempre accompagnata da una particolare sensibilità, ha saputo affrontare pressoché ogni aspetto della dottrina cristiana.
Il quinto capitolo si sofferma, quindi, sugli interventi del Magistero, in materia filosofica, rileggendoli come diaconia (quindi, “servizio” alla Verità, che è Cristo, Parola Incarnata): una simile concezione richiamando, del resto, un’altra importante enciclica del Pontefice, la Veritatis Splendor (6 agosto 1993).
Il sesto capitolo si sofferma più dettagliatamente sul rapporto tra teologia (che, essendo “studio di Dio”, ne presuppone l’esistenza, eliminando, in certo senso, il principale dei problemi razionali sull’argomento) e filosofia (che, nelle sue branche di ontologia, “studio dell’essere in quanto essere” e di metafisica, “studio degli enti in quanto tali”) va ad essere, per certi aspetti, tangente alla teologia.
Il settimo capitolo approfondisce, poi, le nuove esigenze a cui la Chiesa e gli intellettuali cattolici sono chiamati a rispondere, alla luce di un clima culturale profondamente mutato e, spesso, permeato di un diffuso pessimo razionalista, che tende a sfociare, quasi per paradosso, nell’irrazionalità. Nella formula agostiniana intellige ut credas, crede ut intelligas (capisco per credere, credo per capire), risulta chiaro come il rapporto tra fede (credere ad un contenuto proposto) e ragione (interrogarsi per meglio penetrare tale contenuto di fede) sia molto intenso, anche - e soprattutto - negli uomini di fede.
Da parte di chi è impegnato nel campo della filosofia, essa non è stata - come ampiamente prevedibile - accolta con unanime consenso. Persino chi ha promosso critiche aspre, come Savater, però, si trova costretto a riconoscere che «il meno che possiamo fare noi professionisti di questa corporazione impossibile è cercare di prendere la sua lettera pastorale sul serio tanto quanto lui fa con la nostra disciplina». È inoltre interessante rilevare la sintetica sottolineatura di Natoli, che, sostanzialmente, conferma la validità dell’enciclica, definendola «nel suo complesso, utile. Ma non tanto per il modo in cui pone i problemi e neppure per i problemi che pone - che in fondo sono la riproposizione di una pur nobile tradizione - ma per il fatto stesso che li pone» (per ulteriori approfondimenti, rimanderei, per brevità, allo studio di Antonio Sabetta, citato in calce).
Nel decennale della sua pubblicazione, S.S. Benedetto XVI, in occasione del congresso internazionale promosso dalla pontificia università lateranense, ha modo di evidenziarne, innanzitutto, la “lungimirante profondità”, tramite la “grande apertura nei confronti della ragione, soprattutto in un periodo in cui ne viene teorizzata la debolezza”. Al contrario, Giovanni Paolo «sottolinea l’importanza di coniugare fede e ragione nella loro reciproca relazione, pur nel rispetto della sfera di autonomia propria di ciascuna. Con questo magistero, la Chiesa si è fatta interprete di un'esigenza emergente nell'attuale contesto culturale. Ha voluto difendere la forza della ragione e la sua capacità di raggiungere la verità, presentando ancora una volta la fede come una peculiare forma di conoscenza, grazie alla quale ci si apre alla verità della Rivelazione (cfr Fides et ratio, 13). Si legge nell’Enciclica che bisogna avere fiducia nelle capacità della ragione umana e non prefiggersi mete troppo modeste: “È la fede che provoca la ragione a uscire da ogni isolamento e a rischiare volentieri per tutto ciò che è bello, buono e vero. La fede si fa così avvocato convinto e convincente della ragione” (n. 56)». Insomma, in un periodo in cui si tende all’idolatria del sapere tecnico - scientifico (slegato, però, dall’etica e dal valore soteriologico), San Giovanni Paolo II ha scelto, invece di rilanciare, sulla scia di San Tommaso d’Aquino e di Sant’Agostino, una visione ottimista sia sulla fede che sulla ragione, vedendo il loro connubio quale felice collaborazione, pur nella reciproca autonomia di ambiti e strumenti.
Nel finale, troviamo, poi un’illuminante metafora, che conferma la forte spiritualità mariana, nella quale quotidianamente viveva il Santo Padre: «come la Vergine fu chiamata ad offrire tutta la sua umanità e femminilità affinché il Verbo di Dio potesse prendere carne e farsi uno di noi, così la filosofia è chiamata a prestare la sua opera, razionale e critica, affinché la teologia come comprensione della fede sia feconda ed efficace».
Può darsi che, chi non è avvezzo alla filosofia, trovi alcuni passaggi di quest’enciclica un po’ complicati. Tuttavia, credo di non esagerare a dire che queste pagine preziose, regalateci da San Giovanni Paolo II non possano essere considerate - riduttivamente - consultazione elitaria di “addetti ai lavori”. Se alcuni capitoli possono essere più specifici, vi sono altri (particolarmente, i primi tre), che, a mio avviso, sono imprescindibili per qualunque uomo e donna di buona volontà che si ponga in seria ricerca della verità e di un senso profondo per la propria vita (in primo, luogo, quindi, tutti i credenti, a cui però si aggiungono anche tutti quelli che si considerano - onestamente - in ricerca).
In conclusione, l’enciclica Fides et Ratio, lungi dal sentire il passare del tempo come un ostacolo alla propria validità, rimane ancora oggi un fulgido esempio ed un positivo auspicio che fede e ragione, anziché combattersi, possano divenire - in un certo senso - sorelle nel cammino alla conquista della Verità autentica.

NOTA
È con “timore e tremore” che mi sono accostata ad una simile enciclica, di grande spessore e profondità culturale (e non solo teologica). Ma, al contempo, anche con trepidazione, affetto ed un pizzico di nostalgia, dal momento che fu la mia compagna di viaggio nel preparare la tesina del mio esame di maturità, nel 2005.
Poco allenata col latino e totalmente digiuna di greco, il mio “Virgilio” nella comprensione del testo, insieme con il cardinal Ratzinger tramite qualche sua conferenza che trovai in rete a quell’epoca, fu don Luca Pedroli, allora Rettore del seminario di Vigevano, che non ringrazierò mai abbastanza per la sua cordiale, disinteressata e competente collaborazione, nella comprensione di quel testo.
Ne approfitto per ringraziare anche fra Gabriele Scardocci (OP) per la cortese collaborazione nella ricerca di fonti più recenti, oltre alla consulenza filosofica della dott.ssa Chiara Liberti e del prof. Salvatore D’Ambrosio (quest’ultimo mi aveva già enormemente aiutata nel 2005).


Vedi anche, sempre sulla Strada di Emmaus:
L’atleta di Dio - XI

Fonte immagine:
Pixabay

Fonti:
Fides et Ratio, Vatican.va

D
iscorso del Santo Padre Benedetto XVI ai partecipanti al congresso internazionale promosso dalla pontificia università lateranense, nel X anniversario dell'enciclica Fides et ratio

L’enciclica
fides et Ratio: alcune riflessioni di teologia fondamentale (Tanzella - Nitti)

Cardenal Ratzinger - Congreso Fe y Razon, Madrid, 2000 - YouTube

La ricezione critica di
Fides et Ratio a cinque anni dalla sua pubblicazione (Antonio Sabetta)

La pontificia Università San Tommaso su san Tommaso alla luce di
Fides et ratio

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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