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Avvicinare la vicenda di Lazzaro, che ci propone il Vangelo della V Domenica di Quaresima (secondo il rito ambrosiano) significa - innanzitutto - portare alla luce un nervo scoperto dell’animo umano. La morte e la paura di essa, che si allaccia inestricabilmente con il concetto del tempo. Sono concetti - al contempo - astratti e complessi, ma anche immediati e quotidiani. Sono astratti perché il solo parlarne significa tuffarsi in un abisso, di cui non è possibile vedere la fine. Eppure, dilemmi che hanno tenuto sveglie generazioni di filosofi, pensatori ed intellettuali, sono in realtà enormemente vicini alla nostra quotidiana realtà. La impregnano, talvolta la sommergono, la mettono in discussione, la sollecitano, la solleticano, la mettono al muro. E noi, con lei.
Il tempo è ciò che viviamo ogni giorno. Soggettivo, nel vano tentativo di renderlo oggettivo abbiamo ideato e realizzato strumenti sempre precisi; nonostante ciò, anche il più preciso orologio, perderà pur sempre “qualche colpo”, nello scorrere inesorabile del tempo. In più, gli ultimi studi della scienza hanno certificato come non sia possibile che esso sia, in modo assolutamente immutabile, sempre lo stesso (dipende anche dalla variabile spaziale).
La morte è il grande tarlo dell’uomo, di cui ci accorgiamo - in modo particolare - in questo periodo. Da una parte, vorremmo evitarla come la peste: per questo motivo, cerchiamo di non pensarci, vivendo come se non esistesse, come se non dovessimo mai incontrarla. Eppure, se ci fermiamo un attimo, ci rendiamo subito conto che non facciamo che illudere noi stessi, ma per quanto? Prima o poi, la morte colpisce tutti e - paradossalmente - ci fa sempre più male quando ci colpisce indirettamente: la morte - in un certo senso - risolve tanti problemi, per chi la subisce. I problemi sorgono - piuttosto - per chi resta, che si trova a fare i conti con un’assenza. Ecco allora che, in questa società, si moltiplica il tentativo di esorcizzarla: con i film dell’orrore o con il moltiplicarsi di videogiochi violenti in cui tutto, persino la morte, diventa una facezia di poco conto, della durata di qualche minuto, giusto il tempo del tentativo successivo.
Il tempo è lo strumento con la quale ci è dato di compiere la nostra vita. Proprio per la diversità di ciascuno, non esiste storia uguale all’altra, non esiste percorso che possa essere paragonato. Il termine di qualcuno possono essere pochi giorni, addirittura ore. La vita di altri invece potrebbe contare più di cent’anni. Si può forse misurare in questo modo la bellezza di una vita? L’obiettivo è il compimento, pur nell’imperfezione terrena, del nostro essere noi stessi e di incarnare il Vangelo con la vita. Ciascuno a proprio modo, nel tempo che gli è dato. Quando il tempo è compiuto (Gv 19,30), arriva l’ora (Gv 17), indipendentemente da quanto sia stato il periodo di tempo che ciascuno ha vissuto.
La resurrezione dell’amico Lazzaro rappresenta il preludio di quella di Cristo: ne è anticipazione, non ancora compimento. Lazzaro, infatti, è stato risuscitato dalla morte, ma si tratta di una vittoria effimera. Lazzaro morirà di nuovo. Prima o dopo le sue sorelle, ma qualcuno ancora lo piangerà, così come lui stesso si ritroverà a piangere per la morte di qualcuno a lui caro.
La vera vittoria di Cristo, apparentemente sconfitto dall’ingiustizia politica e religiosa, è quella sulla morte. Confitto alla Croce, muore atrocemente, come il più infido dei mascalzoni. Ma, con la Risurrezione, ci spalanca le porte della Vera Vita, contro ogni nostra piccola morte quotidiana.
San Paolo ci indirizza, infine, verso la pienezza di vita, nel nostro concreto quotidiano, invitando, non solo alla sobirietà, ma alla piena consapevolezza di noi stessi.
È nella gratitudine (“rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo” - Ef 5,20), infatti, che risiede il “sensus vitae”, capace di dare pienezza alla nostra esistenza, rischiarandone anche i punti più oscuri, alla luce della Provvidenza Divina, dispensatrice di doni.

 

(cfr.Letture festive della V domenica di Quaresima, Anno B, domenica “di Lazzaro”)


Fonti:
Enciclopedia Treccani
Scienzapertutti

Fonte immagine: Pexels

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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