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donGuidotti 3

È assediato dappertutto don Lorenzo Guidotti, il parroco di Bologna autore di un infelice post in merito alla vicenda di una ragazza che ha sporto denuncia per una violenza sessuale. Il concetto è da pelle-d'oca, lo stile da scaricatori-di-porto. Certo, anche un sacerdote fa la pipì: elegante quel sacerdote che, com'è dell'uomo, fa la pipì dentro il water. Accortosi, ha corretto il tiro. Il web, però, non conosce misericordia: una volta che gli affidi una parola, lui moltiplica per x che tende all'infinito. La parola, che nasce per essere letta e ascoltata, viene fotografata. Anche se la memoria dimentica e l'autore cancella, rimane la foto.
Dannazione eterna è lo screenshot di una schermata. Una foto-lapide.
Lo condannano quasi-tutti, pur sapendo che ha dato voce alla pancia della gente: "Guarda chi frequenta, hai visto quanto beve, osserva come va vestita: ha il coraggio di lamentarsi?" Penso a lui e, pur infastidito assai, sento l'obbligo di dirgli-grazie. Non per la stupidità ma perché, essendo lui sacerdote, la Grazia è riuscita a stare in piedi dentro la vergogna di quel post. Insudiciata, si è celata nella profondità di una domanda: «Ma dovrei provare pietà? No!» Che, tradotto, vale l'eterna domanda che abita il cuore del sacerdote: "Perché dovrei provare pietà per te, che sei una peccatrice?" È pazzesco Dio: anche quando il prete, che è Dio-in-miniatura, s'allontana dalla sua chiamata, non perde l'ispirazione di Dio: riesce a dire cose maestose, a pronunciare domande-ultime, pure senza la volontà di farlo. Dunque devo un grazie a questo sacerdote per avermi dato una possibilità gigantesca: quella di celebrare messa avvertendo la pelle d'oca nella mia anima. Ho iniziato l'eucaristia con l'eco addosso - "Perché dovrei provare pietà per te" – e subito la liturgia mi ha condannato all'evidenza, invitandomi alla pronuncia di un'orazione stupefacente: «Pietà di noi, Signore, (perché) contro te abbiamo peccato». L'avevo pronunciata a vanvera per un'iradiddìo di volte, ogni volta che celebro la messa. Stavolta, però, quell'orazione era l'evidente risposta a quella domanda del post: "Perché dovresti avere pietà? Perché io ho pietà di te, ogni giorno". Parole chiare, chiare-lettere: abbiamo conti in sospeso con Dio.
Non si celebra messa senza-pietà: arrischiarsi a farlo, è come per uno che è allergico al pomodoro ordinare una pizza-margherita, chiedendo del sugo al pomodoro in aggiunta. «Signore, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà»: cisterne di pietà chiede il sacerdote all'inizio dell'eucaristia. Cristo gliela concede: è credito di restituzione! Quella ragazza può aver bevuto, aver addosso vestiti succinti, le sue amicizie possono essere le più sgarbate: anche un prete, pur sapendo la faccia di Satana, ogni tanto ama frequentarla, stuzzicarla, provocarla. Non per questo Dio gli nega la salvezza. Anzi, più cade più s'innamora dell'uomo. Pietà, dunque, per il più semplice dei fatti: senza pietà – è il vangelo di Enea, figlio di Anchise, ancor prima dell'avvento di Cristo – l'uomo e la donna non si riuscirà a capirli, ad intravederli nelle loro misere storture. L'originalità del cristianesimo è tutta qui: non capire-per amare, ma amare-per-capire. "Ti amo, brutta come sei, perché sogno di renderti più bella". Che, a pensarci, è quello che si ostina a fare Cristo coi suoi preti, con me: "Sei una frana, don Marco, ma io ho tanta pietà di te: ti voglio mio a tutti i costi, costi quel che costi". Perché dovrei provare pietà per quella ragazza? Perché Dio ha pietà di me: non mi hai mai svergognato sul palcoscenico di nessuna storia. A quattr'occhi, avendo pietà, mi ha spogliato.
Ringrazio quel post-lurido, pur condannandolo. Mi ha ricordato chi sono io come prete, quando mi dimentico che senza-Dio non sono nessuno: un misero uomo che gioca con la tastiera come un tempo giocavano con la ghigliottina. La grazia di Dio, però, batte tutti, batte-tutto: anche nei nostri fuori-onda linguistici, è capace d'infilarci dentro una ballata delle sue, perché nessuna porta sia chiusa per sempre, neanche quella dell'anima di un sacerdote. Rileggete la domanda di quel post: «Ma dovrei provare pietà?» È diamante di zaffiro in fiume di fango.

(da Il Mattino di Padova, 12 novembre 2017)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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Commenti   

Andrea75
#1 RE: La Grazia nel fango. Perché dico grazie al prete di BolognaAndrea75 11-11-2017 12:45
Caro don tu scrivi: "Lo condannano quasi-tutti, pur sapendo che ha dato voce alla pancia della gente..." , io avendo letto i commenti subito dopo il post del sacerdote (ed erano veramente molti!) avrei potuto scrivere:" lo hanno assolto quasi-tutti proprio perché ha dato voce alla pancia della gente". Come vedi è sempre questione di" tempo" le persone prima scrivono e giudicano senza riflettere facendo danni enormi ( le parole sono come coltellate al cuore), dopo in un secondo "tempo" tutti condannano e sono più accorti a quello che scrivono e dicono ( hanno acceso il cervello). Il buon Dio ci ha dotato di un cervello e di un cuore quando scriviamo ,parliamo, ragioniamo cerchiamo di conneterli insieme vedremo che funzionano meglio e con ottimi risultati... e funziona per tutti! anche per Don Guidotti!
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Maddalena
#2 Rettifica e spiegazione delle intenzioniMaddalena 11-11-2017 19:42
Rettifica di don Lorenzo Guidotti:
«In merito a quanto postato dal sottoscritto sulla pagina personale di FB, commentando un articolo di cronaca cittadina che riportava l’ennesimo caso di stupro, dichiaro in piena libertà quanto segue: “Non provo pietà”? Certo che provo pietà per questa ragazza come per tutte le altre vittime di violenza a cui assistiamo ogni giorno sfogliando i giornali. Non posso che dolermi con me stesso per i termini usati nel commentare e per le affermazioni che riesco a capire possano essere intese come un atto di accusa alla vittima. Io stesso leggendo oggi quel post ravviso questo. Ovviamente non era questo l’obiettivo del mio attacco, il mio obiettivo non era accusare la ragazza ma la cultura dello sballo. Che vi siano in particolare zone in cui tutto pare permesso. Ci sono riuscito? No! Certo che provo pietà per questa ragazza. Già all’origine ho più volte corretto il lungo post perché non volevo sembrasse quello che invece appare. Nel farlo pensavo: “questa ragazzina potrebbe essere una delle mie ragazze della Parrocchia, non sai chi sia”. Pensavo al suo dramma e a quello della sua famiglia! Io col mio intervento ho sbagliato, i termini, i modi, le correzioni. Non posso perciò che chiedere scusa a lei e ai suoi genitori se le mie parole imprudenti possono aver aggiunto dolore, come invece accadrà leggendole. Chiedo però a tutti, capaci magari di miglior linguaggio e possibilità (autorità, giornalisti, insegnanti, genitori) di aiutare a smantellare questa cultura dello sballo in cui i nostri ragazzi vivono. Altrimenti domani dovremo provare pietà per un’altra vittima e poi un’altra. Fino a quando? Fino a quando saremo in grado di dire “Basta!”. È necessario fornire un’alternativa».
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bigi
#3 do’ ragione a don Lorenzobigi 11-11-2017 21:59
do’ ragione al prete che , non dimentichiamolo, è anche un uomo che a volte è stanco per quello che vede e sente....stanco dei buonisti che pregano in chiesa e poi razzolano male....stanco del politicamente corretto ... stanco di un Dio che sembra sia indifferente al dolore umano.... do’ ragione a chi dice la verità , a chi si scaglia contro il peccatore come un padre si dovrebbe scagliare contro una figlia se si comporta male... il padre quando picchia un figlio discolo, lo fa con tutto l’amore è soffrendo per lui, ma lo picchia...e don Lorenzo ha detto quello che ha detto, sono convinto, con il dolore che provava... evitiamo di essere farisei..... la verità ci rende liberi, ma fa male a chi vuole rimane schiavo...
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Mario68
#4 Non giudicoMario68 12-11-2017 10:13
Come dice Sant Agostino la carità avvolte è forte... Se quelle parole pesanti vengono dal cuore hanno già una direzione, quella dell incontro della pecora smarrita in un rovo, dove chi serve l ovile del Signore entra per riportarla all ovile. Senza interrogarsi molto... È questo lo zelo che il signore Ama.
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vincenzo63
#5 La grazia nel fangovincenzo63 13-11-2017 07:26
Caro don Marco, il titolo vale già da sé più di mille parole. Giudicare la ragazza o l'atteggiamento del parroco, è certamente non cosa facile. Nell'evento reale quanto drammatico (lo sballo, la violenza, ecc.) vi è una reazione civile motivata del primo momento (la posizione assunta dall'uomo prete), che però è "forse" in contrasto con le maniere e l'atteggiamento di Dio, ma non con il suo "volere". Purtroppo questa volta la parola è stata sopraffatta dal "metodo grezzo e verace di un uomo" ma è venuta dal cuore di un prete che ama Dio. Certamente ha sbagliato, ma ha sbagliato veramente? Le considerazioni nate da questo fatto, ci inducono a riflettere su tante cose: il senso della vita, lo sbando dei giovani, il ruolo dei genitori e della famiglia, la scuola, la Chiesa....... Da questo triste fatto, caro don Marco, ci viene una grande lezione, che hai saputo cogliere nel piccolo seme nascosto nel " letame" e cioè che "senza Dio non siamo nessuno". Ce lo hai indicato e trasmesso con la semplicità che è la forza della fede. Mi è piaciuta molta la consapevolezza con cui affermi che "Dio ha pietà di me: non mi hai mai svergognato sul palcoscenico di nessuna storia. A quattr'occhi, avendo pietà, mi ha spogliato." E' bello essere "spogli" davanti a Dio, senza veli, condizioni, giustificazioni.... nella trasparenza di un rapporto unico e fantastico tra Padre e figlio, che non deve vedere tramonto, anche quando tutto sembra finito o peggio ancora, finito in fondo al burrone senza senso della vita. Don Lorenzo certamente ha sbagliato luogo, ..... forse le sue considerazioni, probabilmente forti ma con giusto scopo, doveva affrontarle direttamente "senza svergognare nessuno sul palcoscenico della vita, ma a quattr'occhi....". Lo avrà fatto? lo avrà pensato? Non è dato a noi di saperlo veramente! Certo è che anche questo episodio, almeno per me, mi ricorda che solo Dio conosce i tempi ed aggiungo anche i modi.
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amascher
#6 La Grazia nel fango...amascher 13-11-2017 15:51
Grazie per queste tue parole di approfondimento che ci aiutano ad andare più a fondo del semplice fatto...
Rileggendoti mi hai rimandato alla pagina del Vangelo di Giovanni (Gv 8, 1-11)
Hai ragione: la Grazia di Dio batte tutti, batte tutto, perché nessuna porta sia chiusa per sempre!
Qui l'originalità del Cristianesimo: non capire per amare, ma amare per capire.
e come diceva don Lorenzo Milani: "...a Dio gli voglio bene. Voler bene a qualcuno è molto di più che credere nella sua esistenza"
E Gesù disse loro:
"Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra."
..."Donna dove sono tutti quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata?"
"Nessuno Signore"
"Neppure io ti condanno; va' e non peccare più".
Gesù riconosce e condanna l'errore, il peccato, ma ci insegna a salvare sempre l'uomo, il peccatore.
Questa è Misericordia, non buonismo.
Grazie ancora don Marco.
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mariaelena
#7 Grazie don Marcomariaelena 19-11-2017 21:09
Grazie don Marco per la sua riflessione che ci aiuta a capire di non essere troppo precipitosi nel giudicare e condannare i comportamenti di chi ci sta accanto. Grazie
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